04 luglio 2005

Live8: il trionfo dell'ipocrisia?

Per dirla con l'ing. Cane, "sono numeri che fan girare la testa":
  • 9 megaconcerti sparsi per il mondo: Londra, Parigi, Berlino, Roma, Philadelphia, Barrie (Canada), Tokyo, Johannesburg, Mosca;
  • milioni di spettatori partecipanti ai giganteschi live show, di cui 700.000 solo a Roma;
  • 178 televisioni collegate;
  • un'audience televisiva calcolata intorno ai 4 milardi di spettatori (quindi circa i 2/3 di tutta l'umanità);
  • 26 milioni di sms inviati a supporto della causa del Live8;
  • e via elencando.
Lo scopo è ovviamente nobile: salvare un'intero continente dalla miseria, in primo luogo promuovendo la cancellazione del debito accumulato dai paesi poveri nei confronti di quelli più ricchi, racchiusi nella sigla G8. Ed in secondo luogo, promuovendo un raddoppio degli aiuti.

Ma c'era qualcosa che stonava, a dispetto delle dichiarazioni di intenti e del buonismo ecumenico imperante. Proverò a descriverlo.

I paesi poveri sono poveri sopratutto a causa delle politiche di organismi sovranazionali quali Banca Mondiale, WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), e simili. Chi comanda in tali organismi? Una lobby potentissima legata ad interessi di grandi aziende private. Il meccanismo perverso è che tale lobby non è eletta da nessuno, non rappresenta nessuno se non gli interessi delle grandi aziende multinazionali. Ora succede che, una volta approvato qualcosa all'interno di tali organismi, le decisioni prese devono essere applicate obbligatoriamente da tutti i paesi che vi aderiscono.

Un esempio per tutti è rappresentato dalle decisioni che disciplinano le proprietà intelletuali. All'interno dell'ONU vi è un'organismo chiamato WIPO che sta per World Intellectual Property Organization. Tale organismo detta le regole cui tutte le legislazioni nazionali devono adeguarsi su materie quali: diritto d'autore, brevetti, marchi ed altre cosette, immateriali sì, ma da cui dipende ormai la ricchezza e la possibilità di sviluppo di qualsiasi nazione.

Vi è un gruppo di paesi in via di sviluppo che ha messo a punto la "Dichiarazione di Ginevra sul Futuro della Proprietà Intellettuale" per chiedere una revisione dei trattati internazionali che disciplinano le proprietà intellettuali, primo tra tutti l'infame trattato TRIPs, imposto dalle lobby del WTO. Ecco l'inizio e la fine di tale dichiarazione:

L'umanità è di fronte ad una crisi globale nella gestione della conoscenza, della tecnologia e della cultura. La crisi si manifesta in molti modi.

- Milioni di persone soffrono e muoiono, senza l'accesso a medicine essenziali;

- Una diseguaglianza moralmente ripugnante nell'accesso all'istruzione, alla conoscenza e alla tecnologia mina lo sviluppo e la coesione sociale;

- Pratiche anticompetitive nell'economia della conoscenza impongono dei costi enormi sui consumatori e ritardano l'innovazione;

- La concentrazione della proprietà e del controllo della conoscenza, della tecnologia, delle risorse biologiche e della cultura danneggia lo sviluppo, la diversità e le istituzioni democratiche;

- Le misure tecnologiche dirette ad imporre l'applicazione i diritti di proprietà intellettuale negli ambienti digitali minacciano le eccezioni di base alle leggi sul copyright per le persone
disabili, le biblioteche, gli educatori, gli autori e i consumatori, e minano alla base la privacy e la libertà;

- I meccanismi di base per ricompensare e sostenere gli individui e le comunità creative sono ingiusti sia nei confronti delle persone creative che dei consumatori;

- Interessi privati accapparrano beni sociali e pubblici e incatenano il pubblico dominio;

......


Il WIPO deve aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare i limiti e le eccezioni nelle leggi sui brevetti e sul copyright che sono essenziali per la giustizia, lo sviluppo e l'innovazione. Se il Segretariato del WIPO non riesce a capire le preoccupazioni e a rappresentare gli interessi dei poveri, l'intero programma di assistenza tecnica deve essere affidato ad un'entità indipendente che sia responsabile nei confronti dei paesi in via di sviluppo.

Enormi differenze nel potere di contrattazione portano a risultati ingiusti tra gli individui e le comunità creative (sia moderne che tradizionali) e le entità commerciali che vendono cultura e beni conoscitivi. Il WIPO deve onorare e sostenere gli individui e le comunità creative, investigando sulla natura delle rilevanti pratiche commerciali scorrette e deve promuovere modelli di "migliori pratiche" e riforme che proteggano gli individui e le comunità creative in queste situazioni, in maniera consistente con le norme delle comunità pertinenti.

Alle delegazioni che rappresentano gli stati membri del WIPO e al Segretariato del WIPO è stato chiesto di scegliere un futuro. Vogliamo un cambio di direzione, nuove priorità e risultati migliori per l'umanità. Non possiamo aspettare un'altra generazione. E` tempo di cogliere l'attimo e andare avanti.

In altri termini, una rappresentanza dei paesi in via di sviluppo sta chiedendo ai detentori dei diritti sulla proprietà intellettuale, sulla conoscenza e sulla cultura, di allentare la morsa sulla protezione spasmodica di brevetti e copyright perchè costituiscono uno dei princiapali freni al loro sviluppo. E lo stanno chiedendo a industrie farmaceutiche, editori e aziende che producono tecnologia e software. Sì, implicitamente lo stanno chiedendo a Bill Gates. Ma anche ai grandi editori, che invece sono i più strenui propugnatori dell'incatenamento del pubblico dominio, impadronendosi di qualsiasi pezzo di conoscenza, di cultura e rivendendolo a carissimo prezzo con pratiche monopolistiche.

E cosa succede al Live8 di Londra? Che si presenta Mr. Bill Gates a sostenere la causa dei diseredati. Quando lui è una delle principali cause che li rende diseredati. Così come lo sono i datori di lavoro delle varie Madonna, Elton John, Pink Floyd, U2, Paul McCartney, Angelina Jolie e tutte le altre star planetarie che si sono esibite al Live8, in una gara stucchevole di buonismo peloso ed ipocrita, a perorare la causa dei paesi poveri.

Le case discografiche, cinematografiche e di software sono le principali affossatrici di qualsiasi tentativo di allentare la morsa sulle proprietà intellettuali: brevetti o copyright che siano. E per difendere i loro meschini interessi, incatenano ed ostacolano qualsiasi tipo di condivisione libera di proprietà intellettuali: scoperte, invenzioni, libri, film, canzonette o P2P che siano. Un solo esempio: per difendere gli ancora ricchi proventi derivanti dallo sfruttamento di Topolino, qualche anno fa hanno ancora esteso la durata dei diritti d'autore portandola a 95 anni dopo la morte dell'ultimo coautore di un'opera. Incuranti che tale estensione si sarebbe applicata a qualsiasi opera dell'ingegno, anche a quelle che potrebbero essere utilizzate per abbattere le barriere di conoscenza e tecnologiche tra ricchi e poveri.

Ed è pensando a questo che ho provato un senso di nausea a vedere comparire sui palchi di Live8 individui quali: Andrea Bocelli, Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Elisa, Piero Pelù, Max Pezzali, Tiromancino. Tutti firmatari qualche tempo fa di una infame petizione contro il P2P, cioè di una petizione voluta dalle case discografiche nella loro meschina guerra tesa ad espandere il loro controllo sulle proprietà intellettuali, perfetta antitesi dei principi della dichiarazione di Ginevra sul futuro della proprietà intellettuale.

Senza nulla togliere alle capacità organizzative ed alle, credo sincere, intenzioni del promotore Bob Geldof. Live8: il trionfo dell'ipocrisia e della cattiva coscienza di chi si arricchisce grazie a regole vergognosamente ingiuste.

4 commenti:

Gianluca ha detto...

Caro Michele,
sai come la penso sulla proprietà intellettuale e sui beni immateriali; ma mi sembra un po' ingeneroso pretendere dai "saltimbanchi" del pop la coerenza estrema di condotta, che ciascuno di noi non richiederebbe neppure ad uno stilita o ad un asceta.

E' senz'altro corretta la tua osservazione, sul rapporto di causa-effetto tra appropriazione monopolista del "contenuto-forma" delle idee e progressivo impoverimento dei paesi del terzo mondo (chiamarli "in via di sviluppo", a questo punto, sembra ipocrita). Ed è vero che in tale processo di impoverimento gli attori principali sono le "major" dell'industria della conoscenza. Ma non ritengo che si possano identificare la "major" con i loro "dipendenti" (seppur di lusso). Un conto sono la Sony e la Universal, un altro conto sono gli U2 o Will Smith, i quali - consapevoli o meno della contraddizione - si sono spesi per una giusta causa. Se poi la loro partecipazione era viziata da una riserva mentale (a fini biecamente pubblicitari) nessuno di noi può dirlo. Ed il tentativo di istruire un processo alle intenzioni rischia di farci precipitare in un novello medioevo, in cui usualmente i metodi dell'Inquisizione miravano a punire non la condotta materiale delle persone, ma le loro (pur celate) intenzioni.

Quanto a Bill Gates, non spetta a noi giudicare l'uomo (giacché neppure lo conosciamo). Ma temo che mr. Microsoft sia schizofrenicamente assillato da una sorta di sindrome di Giano: seguire la sua indole benefica o persegire, con la determinazione di un bulldozer, il profitto della propria azienda? Stavolta, mr. Gates, ci ha mostrato il suo volto bonario; in altre circostanze eravamo stati spettatori di ben altro ghigno!

Non lamentiamoci sempre: se piove della pioggia e se c'è il sole del caldo e della luce!

Ciò detto, non nascondo che anch'io non riesco ad iscrivermi al ruolo degli entusiasti del live-8. Ma, forse, per altri motivi, visto che l'approccio utilizzato per la cancellazione del debito mi sembra semplicistica e - se è lecito esprimersi in questi termini - puerilmente ingenua.

E' vero che le popolazioni di paesi come l'India ed il Brasile - potenzialmente grandi colossi economici - versano in uno stato di endemica indigenza anche per l'azione combinata dei monopoli industriali dell'Occidente sui beni immateriali.

Ma è altrettanto - ed innegabilmente - vero che la drammatica situazione economica di molti paesi africani ed asiatici è stata in larga parte causata dalla politica. Feroci tiranni hanno governato e/o governano con il riconoscimento e l'appoggio dell'Occidente, ricevendo generosi finanziamenti che hanno altrettanto generosamente speso per acquistare (dagli stessi paesi finanziatori) armi, o per alimentare il circuito della propria corte personale, o per rimpinguare i loro conti svizzeri (consapevoli che il potere, acquistato ed esercitato in certe condizioni, può essere perduto repentinamente).

Io sono pienamente favorevole alla cancellazione del debito, ma opererei qualche distinguo. Occorre - a mio sommesso parere - procedere alla cancellazione dei debiti non come un gratuito e generalizzato "colpo di spugna", ma come strumento di incentivazione per la costruizione di "società aperte" anche nei paesi afroasiatici. Il debito viene cancellato progressivamente, a misura che i paesi in questione si avvieranno sulla strada del rispetto (effettivo) dei diritti umani, della pacificazione dei conflitti interni tra opposte fazioni (etniche, religiose, politiche), della libertà del mercato, del disarmo...

Può darsi che io sbagli, ma questa mi pare anche una buona strada per fare una pacifica e costruttiva guerra ai fondamentalismi: una popolazione che vede crescere il proprio benessere, mediamente alfabetizzata, mediamente libera di scegliere i propri modelli comportamentali... sarà meno disposta a seguire questo o quell'esaltato capo-popolo, sarà vaccinata contro i vari fondamentalismi (di qualsiasi natura essi siano).

Il tema non è certo esaurito qui, ma ho l'impressione di avere scritto un po' troppo. Ora, perciò, mi fermo.

Ciao
Gianluca

chartitalia ha detto...

Caro Gianluca,
sai bene che ho il massimo rispetto delle tue conoscenze sulle cose che riguardano la normativa sulle proprietà intellettuali, così come delle tue opinioni su come "gira il mondo".

Tuttavia personalmente continuo ad essere perplesso di fronte a questa commistione tra potentati politici e potentati dello show business e francamente stento a riconoscere i confini. Mi chiedo, chi ha organizzato il Live8, Bob Geldof o Tony Blair, naturale preludio al G8?
E cosa dire di Bono, arrivato ad elogiare apertamente e ripetutamente George Bush, del quale oramai si presenta come intimo?

Sempre più mi convinco che il Live8 sia stato utilizzato, e forse concepito, come un faraonico preludio al G8, una sorta di cerimonia inaugurale. Con la complicità più o meno consapevole delle stelle del rock. Che così tanto ingenue non credo lo siano. E se lo sono non so se ciò costituisca una scusante od un'aggravante.
A riprova di ciò, basta osservare i risultati del G8: di una miseria totale. Ma la cattiva coscienza delle masse occidentali è stata tacitata per un po' di anni, convinta che qualcosa per risolvere i mali dell'Africa si stia facendo.

Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Premesso che gli argomenti presentati qui sopra sono tutti veri e legittimi, credo che sia importante sottolineare che Live8 non aveva intenzione di "predicare ai convertiti", come si dice qui in Inghilterra, ma di portare i problemi dell'Africa e di un mondo sempre meno egualitario all'attenzione di coloro che non si interessano né leggono di politica ed economia (e sono in tanti!) ma seguono con interesse tutto quello che riguarda rock e film star.
In altre parole Live8 ha fornito un palco di portata mondiale senza uguali da cui lanciare un messaggio diretto non solo ai G8, ma a tutta la societá occidentale.

Io ricordo le prime campagne (cui ho preso parte io stessa) per il Debito e il Commercio Equo molto prima che Bono e Jovanotti entrassero in scena e a quei tempi nessuno ne sapeva né faceva niente e certamente non se ne parlava nei media.
Adesso, grazie anche a Live8, TV, stampa, la gente per la strada e perfino i bambini ne parlano!

Sí certo c'é ancora moltissima strada da fare, ma molta ne é stata fatta.
Il disfattismo, il cinismo e la negativitá non portano da nessuna parte.
Troppo facile scendere in piazza a criticare, dando dell'ipocrita a questo e a quello.
Siamo tutti complici, in un modo o nell'altro e credo che sia importante rendere la societá consapevole del ruolo che i paesi ricchi (cioé NOI) hanno nelle grandi ingiustizie socio-economiche di questo mondo.
Come elettori e consumatori abbiamo un grande potere da utilizzare con coscienza e discernimento.
Essere entusisti di Live8, a meno che non se ne parli a livello di meriti puramente musicali, non é sicuramente giustificato, ma nemmeno denigrarlo come un "niente di fatto" o "una presa in giro".
Se a scuotere le coscienze e aprire gli occhi alla gente servono i "Live8", pur con i loro limiti, ben vengano!
Miki

chartitalia ha detto...

Cara Miki,
il mio post andava esattamente nella direzione che tu indichi: "che sia importante rendere la societá consapevole del ruolo che i paesi ricchi (cioé NOI) hanno nelle grandi ingiustizie socio-economiche di questo mondo."

E tanto più potere si ha in un paese ricco e tanta più responsabilità si ha nelle ingiustizie socio-economiche di questo mondo. Essendo indubitabile che i vari Blair e Gates di potere ne abbiano tantissimo, penso quindi che abbiano anche una grande responsabilità nella miseria in cui versano i paesi poveri. Il sospetto di ipocrisia da parte mi pare dunque che non sia del tutto infondato. O no?

Grazie comunque per il tuo accorato intervento.

Cordialità.

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