10 marzo 2006

Un'ora sola ti vorrei (il film)

Come vi preannunciavo in un post precedente, a Magenta è tornato il cineforum. Il primo film in programma di questa serie è stato una straordinaria opera intitolata Un'ora sola ti vorrei, di una sconosciuta quanto eccezionale regista italiana: Alina Marazzi.

Perchè straordinaria? Perchè non una sola scena è stata girata per questo film, essendo un'opera di puro montaggio di materiali preesistenti. "Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo di produrre una pellicola da montare" diceva uno dei più grandi registi dell'intera storia del cinema, Stanley Kubrick. Anch'egli appartenente a quella corrente di pensiero (Ejzenstein, Welles, Pasolini) che riteneva che se il cinema è arte, l'arte del cinema è il montaggio.

Beh, l'altra cosa straordinaria di questo film è che i materiali oggetti del montaggio sono piuttosto banali filmini di famiglia, girati con una cinepresa amatoriale 16mm dal nonno della regista. Ed anche il nonno della regista è un po' straordinario: l'editore Ulrico Hoepli. Ecco come l'autrice descrive il suo film:
"Il film è la ricostruzione della mia personale ricerca del volto di mia madre, attraverso il montaggio dei filmati girati da mio nonno. Un tentativo di ridarle vita anche solo sullo schermo, un modo per celebrarla ricordandola. Per quasi tutta la mia vita il nome di mia madre è stato ignorato, evitato, nascosto. Il suo volto anche. Ho la fortuna invece di poterla vedere muoversi, ridere, correre...".

Uno dei più bei film italiani degli ultimi dieci anni, risale al 2002 ed ha avuto una circolazione praticamente clandestina, ed approdato nelle sale cinematografiche solo nel 2005, dopo aver raccolto una decina di premi a livello nazionale ed internazionale: da Locarno al Torino Film Festival, al Festival dei Popoli di Firenze. E naturalmente, uno dei meno visti in assoluto. Un delitto.

Film molto complesso e fortemente teorico. Ma contemporaneamente di facile accesso sul piano emotivo. Splendido il contrasto tra la superficialità delle immagini e la profondità del testo tratto dal diario della madre e letto dalla regista stessa.

Ricchissime le chiavi di letture, ad iniziare dal titolo. C'è ovviamente il richiamo ad una vecchia canzonetta popolare del 1938 (l'anno di nascita della protagonista) come omaggio alla memoria. Ma anche un preciso riferimento al desiderio della regista di poter ri-avere la madre almeno per un'ora. Ed un'ora è la breve durata del film stesso.

Ma c'è un'altro curioso richiamo, forse involontario, nel titolo. "Un'ora sola ti vorrei" è uno dei primi esempi delle cosìdette "canzoni della fronda". Canzoni che, sotto testi apparentemente banali ed innocenti, venivano utilizzate dai dissidenti del regime reindirizzando e stravolgendo il il messaggio. La canzone in questione veniva cantata guardando il ritratto del duce: "Un'ora sola ti vorrei / per dirti quello che non sai / io che non so scordarmi mai / che cosa sei per me...". Straordinaria esemplificazione dell'arbitrarietà tra significante e significato.

Insomma, un tipo di film che non capita di vedere spesso e che, purtroppo, avete buone probabilità di non vedere mai.

Articolo precedente della serie: Scene da un pentagramma

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Vorrei solo aggiungere che questo film esiste in DVD ed è possibile acquistarlo anche via internet.

chartitalia ha detto...

Grazie per la segnalazione. Lo consigliamo vivamente. Potete acquistarlo qui:

http://www.internetbookshop.it/DVD/ser/serdsp.asp?e=8032700994657

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