01 novembre 2006

Smemoranda / Il cimicione di Berlusconi

Agli inizi degli anni '70 il Presidente degli Stati Uniti ordinò ai servizi segreti di spiare gli avversari politici. Due giornalisti scoprirono tutto. Fu l'inizio del Watergate. Il Presidente Richard Nixon fu costretto a lasciare l'incarico a causa dell'enorme scandalo. Nella repubblica delle banane in cui ci è toccato in sorte di vivere succede invece che il relativo presidente fa spiare il suo principale avversario politico e la cosa sembra normale. Ma la "strategia" dell'uomo è abbastanza scontata ed ormai prevedibile: basta capovolgere le sue affermazioni e si è molto vicini alla verità. Così se lui dice di essere spiato, state tranquilli che ha in mente di spiare qualcuno. Come illustra il seguente articolo che riproniamo.

L’11 ottobre 1996 Berlusconi convoca una conferenza stampa e mostra al mondo intero una microspia trovata tre giorni prima dietro il termosifone di Palazzo Grazioli. Viste le dimensioni dell'aggeggio, molto più simile a un frigobar portatile che a una microspia, qualche giornale lo ribattezza «cimicione». Ma il Cavaliere giura che è «perfettamente funzionante», in grado di trasmettere «a 300 metri di distanza». E accusa fantomatiche «Procure eversive» di spiarlo in barba all'immunità. Da quel momento, per giorni e giorni, tutti i leader del Polo non fanno che cannoneggiare a reti ed edicole unificate sul presunto spionaggio.

Per Buttiglione è uno «scandalo non inferiore al Watergate». An pretende una commissione d'inchiesta. Sgarbi coglie l'occasione per chiedere le dimissioni del ministro Di Pietro, anche se non c'entra nulla. La Maiolo parla di «rapporti occulti e illegali fra politica, magistratura e criminalità». Pisanu e Taradash additano le «Procure deviate», Vertone parla di «uno Stato di polizia peggiore dell'Inquisizione di Torquemada». «Siamo in pieno socialismo reale», osserva Feltri. Giornali e tv, sempre a rimorchio dell'agenda dettata dai politici, non parlano d'altro.

E così i leader dell'Ulivo, sempre a rimorchio di giornali e tv. D'Alema assicura subito la sua solidarietà al Cavaliere: «È un fatto grave, che testimonia il clima torbido di un paese inquinato da intrighi, manovre, veleni e sospetti. Bisogna reagire con fermezza riscrivendo le regole della convivenza civile e democratica». Per Dini «sono a rischio le libertà fondamentali». Mussi invoca la «riforma dei servizi segreti». Manconi propone addirittura di licenziare «tutti i vertici di tutti i troppi servizi d'informazione, intelligence, spionaggio e controspionaggio».

Il 16 ottobre il presidente Violante convoca la Camera in seduta straordinaria: Berlusconi prende la parola in un'aula gremita all'inverosimile e in un'atmosfera carica di tensione: «Onorevoli colleghi, il fatto è davvero grave. Mai, in nessun periodo della storia repubblicana, sono gravate sulla libera attività politica tante ombre e tanto minacciose... ». Le stragi e i tentati colpi di Stato erano niente, al confronto. Poi il Cavaliere sporge denuncia contro ignoti per «spionaggio politico, violazione di domicilio, intercettazione abusiva, abuso d'ufficio e attentato ai diritti costituzionali del capo dell'opposizione». Solo Maroni e Veltri, malfidati, ipotizzano che il Cavaliere la cimice se la sia piazzata da solo, subito zittiti come disturbatori della quiete pubblica.

In un clima da golpe, si accelerano i tempi per la Bicamerale che deve rimettere in riga i giudici. Poi la Procura di Roma scopre che la microspia era un ferrovecchio inservibile, piazzato in casa Berlusconi non da una procura deviata, ma da un amico del capo della sua sicurezza incaricato di «bonificare» palazzo Grazioli.

Ecco, prima di dirsi accerchiato dai giornali e dalle tv dei poteri forti, forse Prodi dovrebbe rammentare quella superbufala che sequestrò l'attenzione della politica e dei media per giorni e giorni, anche se era fondata sul nulla, o forse proprio per questo. Come tanti altri scandali creati a tavolino dal centrodestra (vedi il «supertestimone» Igor Marini su Telekom Serbia), il «caso cimicione» non fu, o non fu solo colpa dell'asservimento di gran parte dei media al sire di Arcore. Fu soprattutto frutto di una tecnica collaudata della Cdl che, quando vuole imporre un falso problema alla pubblica attenzione, impegna tutti i suoi leader a martellare 24 ore su 24 lo stesso concetto con dichiarazioni-fotocopia, che finiscono col dettare l'agenda ai giornali e alle tv.

Ora Prodi è vittima di due scandali veri: il dossier-patacca confezionato contro di lui dal Sismi e rilanciato dal Riformista e da Libero dell'agente Betulla; e lo spionaggio Telecom ai suoi danni ai tempi dell'Ue. Ma, se nessun giornale o tv ne parla (a parte un articolo del Corriere e la campagna dell'Unità), è anche e soprattutto perché i suoi presunti alleati non ne fanno una questione cruciale, si guardano bene dal far quadrato intorno a lui e non hanno mai chiesto conto al Sismi e a Tronchetti Provera di quanto s'è scoperto. O parlano d'altro (per esempio, della gaffe di Rovati, infinitamente meno grave), o addirittura difendono Tronchetti e i vertici del Sismi. Il giornalismo italiano è quello che è. Ma anche gli alleati di Prodi non scherzano.


[da Smemoranda di Marco Travaglio]

Smemoranda/ Il Cimicione Compilation

Paul McCartney: SPIES LIKE US
Edoardo Bennato: SARA' FALSO SARA' VERO
Gigi Beccaria: CASCATELLA DI BUGIE
Paolo Meneguzzi: VEROFALSO
Luciana Gonzales: LA VITA E' UN PARADISO DI BUGIE
Den Harrow: LIES
Umberto Balsamo: BUGIARDI NOI
Spandau Ballet: TRUE LIES
Fabio De Rossi: L'ULTIMA BUGIA
Fleetwood Mac: LITTLE LIES
Was (Not Was): SPY IN THE HOUSE OF LOVE
Iron Maiden: NO MORE LIES

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