06 ottobre 2007

Milano da morire

Amo Milano. "Non posso non amarla" mi sono sempre ripetuto. E' la città dove ho vissuto la maggior parte della mia vita. Già. Ma com'è che non la sopporto più? Com'è che trovo nauseabondi i suoi odori? Com'è che la sua aria la trovo ormai irrespirabile, soffocante? Com'è che i suoi ritmi frenetici che mi hanno sempre affascinato li trovo ormai nevrastenici? Com'è che sempre più spesso mi trovo a pensare Milano come tra le peggiori città al mondo in cui vivere? Alcune risposte sono contenute in un eccellente libro uscito qualche mese fa, intitolato Milano da morire, ad opera di due milanesi di adozione: Luigi Offeddu, giornalista del Corriere della Sera di orgini sarde e Ferruccio Sansa, giornalista genovese del Secolo XIX.

In un volume di oltre 500 pagine hanno messo insieme un ritratto impietoso delle miserie di questa ex-splendida città che, anno dopo anno, amministrazione dopo amministrazione, tangente dopo tangente, è giunta a livelli di indecenza assoluta, devastata da craxiani dapprima, legaioli poi, ciellini e berluscloni attualmente. Ma non è questione di colore politico: anche la sinistra meneghina è forse la peggiore sinistra che esista a livello nazionale, con dirigenti locali condannati per corruzione ed il presidente della Provincia che sembra dirigere più un comitato d'affari che un'istituzione pubblica.

Gli autori hanno scelto il rigore documentale al facile opinionismo, rischiando anche una certa pesantezza espositiva pur di documentare qualsiasi affermazione. Forse anche per evitare denunce di diffamazione, considerando gli altarini che scoprono. Precauzioni rivelatasi poi inutili, visto che la Moratti li ha denunciati richiedendo 500.000 euro di danni. Per cosa? Per aver pubblicato quanto è desumile da documenti protocollati e pubblicamente accessibili, come si desume da questa illuminante intervista ad uno degli autori, disponibile in questo video su YouTube.

Il libro è ricchissimo di dati e di documenti inediti. E vi sono anche dei passaggi straordinari. Troppi fatti per essere sintetizzati in un solo post. Meriterebbe una intera serie. E magari lo facciamo nelle prossime settimane. Per ora riportiamo solo l'incipit del primo paragrafo del libro: Fuga da Milano, una città vista dal casello.

"Venerdì ore 18: fuga da Milano. La scena si ripete puntuale ogni fine settimana. Il luogo migliore per assistervi è senza dubbio la barriera dell'autostrada Milano-Serravalle. Il titolo dello spettacolo potrebbe essere: fallimento di una città. Come definire altrimenti l'immagine di decine di migliaia di auto che corrono impazzite, si infilano nell'imbuto del casello e poi ripartono, fuggono di nuovo a tutta velocità, pur di lasciarsi alle spalle, il più lontano possibile, Milano?

Sappiamo tutti che questa città sta male, l'abbiamo ridotta ad uno strumento di lavoro, buona per andare in ufficio e fare affari, ma difficile, impossibile vivere. Milano si svuota rapidamente, come una clessidra capovolta che lascia uscire la sabbia."

(da MILANO DA MORIRE, di L.Offeddu & F.Sansa - Edizioni BUR)


"Milano da morire" Compilation

AMO MILANO - Tony Renis
MILAN TE SALUDI - Gianni Magni
MILANO - Lucio Dalla
BLUES IN MILAN - Lino Patruno
A MILANO NON CRESCONO FIORI - Gino Paoli
O MIA BELLA MADUNINA - Giovanni D'Anzi
IN OLD MILANO - Nicola Arigliano
STRAMILANO - Milly
IO SONO DI MILANO - Memo Remigi
MILANO LOVE STORY - Roberto Soffici

8 commenti:

Marcello ha detto...

Tralasciando la politica e parlando dell'aspetto urbano, trovo che l'80% minimo dell'area appartentente al comune di Milano sia semplicemente orribile.

I casermoni sono grigi e alti, il panorama cittadino è deprimente, manca totalmente ogni forma di verde urbano, manca ogni forma di spazi aperti, è tutto chiuso nel cemento.

A Roma puoi camminare per km e km nelle meraviglie di arte, natura, semplicità e poesia, a Milano già dopo 100 metri ti viene la nausea, a parte se sei in zona Castello e poche altre.

Per fortuna comunque lavoro abbastanza in centro in una zona quasi bellina, senza casermoni e con vie tranquille, ma è veramente un'eccezione all'interno di una città agghiacciante. E alla sera me ne torno sulle mie placide colline per fortuna !

gloucester ha detto...

Sono molto sensibile al problema, ho amici carissimi a Milano che lamentano una decadenza inarrestabile, cominciata negli anni ottanta, soprattutto dal punto di vista culturale.
Milano, per me, prima di diventare associata solo alla moda, è sempra stata: la Milano dell'Illuminismo, la Milano del Piccolo, La Scala, la Milano della società civile e borghese più moderna d'Italia, la Milano della solidarietà, la Milano laica, la Milano delle Mostre, l'unica città italiana in cui si respira l'Europa, nel suo senso più avanzato.
Da visitatore, prima più costante, ora molto occasionale, non la trovo nemmeno così brutta; sono arrivato ad apprezzare anche le enormi cicatrici degli enormi interventi razionalisti post-seconda guerra mondiale, che a loro modo, Le garantiscono una sorta di identità.
Certo come doveva essere bella e viva Milano e la sua campagna, i roggi e i canali, ancora fino agli anni Trenta non lo si può nemmeno immaginare. Una bellissima descrizione, tuttavia, ne ha dato Sergio Solmi, in qualche breve racconto ne Le Meditazioni dello Scorpione, che ho riletto qualche settimana fa.
Il confronto con Roma è impossibile: si sta parlando del più fantasmagorico museo a cielo aperto esistente nel mondo. Per chi abbia conoscenza e interesse per l'arte e le sue vicende passeggiare per Roma equivale a garantirsi eccitazioni costanti, euforie ripetute, senza neanche dover ricorrere a sostanze artificiale o sesso a pagamento.
Comprerò e leggerò il libro.

MIGUEL ha detto...

Non è cattiveria Chartitalia,ma le stesse cose che dici te le diceva Christian/Verdier su "Odio Roma".
In poche parole quando non si sopporta più la propria città si dicono sempre le stesse cose in qualsiasi parte del mondo,sia che sia l'Italia sia che sia l'Uganda.

chartitalia ha detto...

Infatti...
Lo squallore attuale di Milano non è architettonico: ha sempre avuto ed ha degli squarci bellissimi e degli splendidi. E' sopratutto il degrado ambientale, culturale, sociale, politico che la rende meschina. Ovviamente sto generalizzando e riferendomi alle forze attualmente prevalenti, neanche forse numericamente, ma che sono quelle che stanno caratterizzando questi decenni: fondamentalmente bottegai e costruttori di parcheggi.

chartitalia ha detto...

@miguel:
certo, con Christian ci sono tanti punti di sintonia, e diversi altri di divergenza; non so proprio se diciamo le stesse cose, e nel prosieguo della serie forse saranno più evidenti

Anonimo ha detto...

Mia zia aveva casa alla Bovisa. A Milano o messo piede due o tre volte, una ventina di anni fa. Abbastanza da desiderare di non ripetere mai più una simile esperienza.
Che si tratti di una città preda di nevrosi compulsive, lo si intuisce già al casello di Melegnano, dove se poco poco capita di fermarsi 30 secondi in coda, inizia un concerto di clacson allucinante. A parte l'aspetto cupo dei palazzi ammantati di grigio ed il fatto che quel che vale la pena vedere è visitabile in mezza giornata, quello che ho trovato davvero avvilente è l'alienazione della gente, che per decidere chi abbia la precedenza su un etto di mortadella, finisce per fare a cazzotti pure davanti al bancone del supermercato. Salvo soltanto l'Amico Motta che si trova tra Piazza Duomo e il Castello, ammesso esista ancora.

Cesare ha detto...

Una Milano che vuole fare la cosmopolita,magari con l'inglese che sta diventando la seconda lingua più che altrove,non importa se parlato male (vedi gli "eight zero zero" erroneamente sparati dalla speaker dell'ATM quando si tratta di citare il prefisso del numero verde,anzichè "eight-double o" come andrebbe di regola detto),ma che si sta sempre più riducendo ad un insieme di ghetti-gabinetti,sempre peggio curati.Dovrebbe salvarsi il centro storico,ma anche lì sta prendendo il sopravvento un esasperato remake degli anni craxiani,solo che l'ambiente non è più "da bere" come allora. E dire che Milano,per me che vivevo e crescevo al Sud,era un mito inarrivabile in quegli anni tardo-adolescenziali.Quando poi l'ho toccata con mano,mi sono accorto che la realtà era ben diversa. Era certamente meglio otto anni fa,quando mi era capitato di vivere il capoluogo longobardo con maggiore intensità e con l'entusiasmo di chi aveva tutto da scoprire. Oggi che risiedo in Piemonte e quindi mi viene molto più facile fare un salto nella città della Madonnina quasi tutti i mesi,mi accorgo che è in atto un malinconico declino,un nuovo Medioevo fatto di negozi di abbigliamento e sempre meno isole felici sotto il profilo culturale e sociale. Provo piacere solo a bazzicare l'area del Naviglio Grande,perchè soltanto là sopravvive qualche briciola di ciò che un tempo m'incantava. Solo là si conserva un grammo di distintiva milanesità.

sauro ha detto...

d'istinto, stasera ho fatto un post su milano nel mio blog...post critico della città ma anche della nazione...l'ho intitolato "Un nuovo medioevo"...poi ho visto che nel suo commento cesare ha usato questa espressione...e poi ho visto questo libro che non conoscevo...credo domani passerò in libreria