28 febbraio 2008

Baudo & Sanremo: buone notizie

Come scrivevamo lo scorso anno, di Sanremo non si discutono le canzoni (che una volta era la ragion d'essere della manifestazione), non si discute la qualità dello spettacolo televisivo (che dovrebbe essere la ragion d'essere attuale) ma esclusivamente dei risultati dell'Auditel (che è l'unica vera ragion d'essere del baraccone rivierasco). Orbene, tali risultati sono i migliori di tutti i tempi.

Beh, certo. Lo share conquistato da queste prime due puntate della saga sanremese sono i più bassi da quando esistono le rilevazioni Auditel. Quindi, certamente si tratta di un fiasco televisivo. Ma coincidendo tale fiasco con l'edizione forse più noiosa di tutti i tempi, si tratta di una ottima notizia.

Perchè solo passando attraverso un fiasco clamoroso si può sperare che Sanremo possa cambiare. Non so se per farlo ritornare agli splendori antichi. Ma almeno, per noi che ci facciamo divertire dalle cose legate alla musica, che tenti di essere quello che dice il suo nome: il festival della canzone italiana. E non quello che ormai è: il festival della cialtroneria italiana.

E senza questa trasformazione, è ovvio che il degno "direttore artistico" di questa manifestazione debba continuare ad essere il Pippo Baudo e che il paradigma della canzone italiana non può che essere "Donna Rosa", come da (patetico) tormentone tentato nelle prime due serate.

E' piuttosto evidente che questa (salutare) crisi dell'attuale modello sanremese ha un nome (Giuseppe) e cognome (Baudo). Ha scelto una per una le 34 canzoni. Ha scelto uno per uno gli interpreti. Ha chiamato le due vallette/macchiette secondo la solita formula della "bionda e la mora". Si è scelto la spalla Chiambretti. Si è portato dietro il compare Pippo Caruso che sta provvedendo ad appiattire tutti i classici sanremesi. Invade qualsiasi spazio dello squallido spettacolo televisivo in una autocelebrazione parossistica.

Ma una idea della sua statura la si è avuta attraverso la sua reazione ai risultati sull'audience. Prima ha tirato in ballo l'interesse per la tragedia dei fratellini di Gravina, operazione davvero di dubbio gusto. Non contento, a commento dell'ancora più disastroso risultato della seconda serata, non ha esitato a definire l'Italia un paese di merda in quanto non in grado di apprezzare la qualità (sic!) del suo spettacolo.

Alt. Se l'Italia è un paese di merda, Baudo è uno di quelli che più ha contribuito a farlo diventare. Certamente non per "motu proprio" ma come zelante servitore del potente di turno. Ed ora che forse il Paese (o una sua parte consistente) inizia ad averne le palle piene dell'uno e degli altri, il fanciullo sta dando fuori di brutto.

E sempre per farsi un'idea della statura del personaggio, basta considerare come sta strumentalizzando la Bertè. Che Loredana abbia dei problemi lo si vede ad occhio nudo ed è risaputo da tutti. Musicalmente ha smesso di rappresentare qualcosa ormai da lungo tempo. Ma contemporaneamente ha aumentato le sue quotazioni da personaggio trash, impersonando la macchietta dellla "zia matta". E, guarda caso, è una delle poche cose di cui si parla di questo Sanremo.

Ed anche la questione del plagio di cui è accusata sembra solo una ulteriore squallida strumentalizzazione nel tentativo di evitare il disastro auditel annunciato. Così come la soluzione di escluderla dalla gara (tanto, per il valore che ha) ma di impedirne l'esibizione, proprio no. E' l'unica che può salvare lo share, no?

3 commenti:

Melina2811 ha detto...

Io lo stò seguendo alla pari dell'anno scorso.... cioè per niente. Si tratta di una cosa ormai ripetitiva che va avanti da troppi anni e francamente mi sono stufata. Maria

Anonimo ha detto...

Chartitalia,mi trovo d'accordo al 100% con quello che hai detto su Baudo(che a me era antipatico già ai tempi di "Settevoci").
Secondo me a Baudo gli calza a pennello la frase romanesca "A coso,nun t'allargà!".

Distinti saluti.


Miguel.

Anonimo ha detto...

Uhm...per doversi aspetti niente da dire, però la questione si più vedere anche da un altro punto di vista.
La noiosità non può rappresentare un parametro efficace per valutare la qualità di un prodotto; perchè altrimenti Brian Eno, che qualunque ascoltatore medio si rifiuterebbe di ascoltare per più di 10 minuti, dovrebbe essere considerato un quaqquaraqquà qualsiasi. Invece è un monumento della musica. Allo stesso modo gli U2 continuano a fare proseliti, nonostante non abbiano prodotto più nulla di decente da più di dieci anni.
A me questa edizione pare migliore di altre, sopratutto dal punto di vista dei testi.