17 settembre 2008

Alea Acta Est?

No, non si tratta di un errore di digitazione del celebre motto latino. Vogliamo proprio riferirci ad una cosa misteriosa denominata ACTA, solito (orribile) acronimo che starebbe ad indicare l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement che una manciata di paesi sta cucinando e che rischia di cambiare pesantemente, ed irreversibilmente, la nostra quotidianetà. Quali sono questi paesi e cosa si sta negoziando?

I paesi che stanno cucinando questo ACTA sono i maggiori detentori di diritti su proprietà intellettuale: Stati Uniti, Unione Europea, Svizzera, Giappone e simili. Cosa si sta negoziando è un accordo che, trasformato in legge dai vari Stati aderente, dovrebbe sbaragliare la pirateria in ogni sua forma.

Beh, parlare di "paesi" che stanno negozianso è un po' un eufemismo. In realtà, il gruppo di lavoro che sta mettendo a punto le future regole che comanderanno, e sanzioneranno, i nostri futuri comportamenti non sono propriamente i nostri rappresentanti più o meno liberamente eletti, bensì un manipoli di rappresentanti dell'industria dei contenuti e di detentori di diritti di proprietà intellettuale. Insomma, una lobby molto ristretta di privati con precisi e circoscritti interessi, cui viene delegato il potere di decidere sulla quotidianità di miliardi di cittadini di tutto il mondo.

Punto Informatico elenca sinteticamente quello che questa lobby ci sta regalando: ennesimo inasprimento delle pene per i contraffattori che agissero con o senza l'intento di trarne guadagno, l'organizzazione di una task force transnazionale composta di personale proveniente dalle forze dell'ordine e da rappresentanti dell'industria, nuove procedure per esaminare dispositivi e contenuti che varcassero le frontiere, un ruolo attivo per i provider trasformati in cani da guardia su quanto i propri clienti svolgono in rete.

Insomma, i peggiori incubi possibili ed immaginabili che da anni l'industria culturale sta tentando di realizzare riuniti in questa tetra sigla: ACTA. E tutto ciò senza che le associazioni di cittadini possano partecipare o anche solo esaminare i documenti che stanno mettendo a punto sulle nostre teste. Tanto, basterà che uno di questi organismi sovranazionali quale il WIPO o il WTO emetta una direttiva per obbligare poi tutti gli Stati aderenti a recepirla e a trasformarla in legge nazionale.

E così i nostri comportamente quotidiani stanno per essere decisi al di fuori di qualsiasi processo decisionale che ci coinvolga: rivoluzione del ruolo dei provider di connettività, criminalizzazione del P2P, ridimensionamento del fair use, blindatura dell'economia dei farmaci. E, ciliegina sulla torta, obbligo per gli Stati a foraggiare campagne e rappresaglie contro coloro che attentano alla proprietà intellettuale. Oltre alla beffa, ovviamente non ci risparmiano neanche il danno.

Ma sì. Continuiamo pure a discutere dell'appassionante dibattito se il male assoluto fosse il fascismo del ventennio nero o solo le leggi razziali frutto di quel regime. Scusate l'interruzione.

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