27 marzo 2009

Cosa si ascoltava/ Rapimento Moro

Seconda puntata di questa serie dedicata ai motivi che ascoltavamo mentre nel mondo succedevano cose che, in un modo o nell'altro, avrebbero cambiato le nostre vite. Ed è indubitabile che il 16 marzo 1978 le vite di noi italiani cambiarono. O meglio, forse avrebbero potuto cambiare ed invece non cambiarono. Quel giovedì di 31 anni fa, a Roma in via Fani venne rapito Aldo Moro, l'allora presidente della Democrazia Cristiana che si stava recando in Parlamento dove stava per ottenere la fiducia il nuovo governo che, per la prima volta, includeva il partito comunista italiano.

Dopo una prigionia di 55 giorni, Moro venne trovato morto nel baule di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, a metà strada tra la sede della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano: i partiti che dovevano essere i protagonisti di quella nuova stagione politica, ideata dal presidente democristiano, e che tramontò per sempre insieme al suo ideatore.

Sono cose che tutti ricordiamo, almeno quelli che in qualche modo le hanno vissute. Ma qualcuno ricorda cosa si ascoltava nei juke box in quei giorni, quali pezzi trasmettevano le radio, cosa si acoltava nei programmi musicali televisivi?

La settimana del rapimento Moro al primo posto nella hit parade furoreggiava il punk all'amatriciana del brano di esordio di una cantante, pugliese come il leader assassinato: Anna Oxa con il pezzo con cui aveva quasi vinto il Festival di Sanremo tenutosi qualche settimana prima: Un'emozione da poco. Al 2° posto un altro pezzo ancora proveniente dalla città ligure: Gianna di un cantautore che doveva terminare anch'egli i suoi giorni all'interno di un'auto, una Volvo 343, in un incidente stradale. Al 3° posto, Figli delle stelle di un Alan Sorrenti in versione 2.0 che profetizzava: noi siamo figli delle stelle senza storia senza età eroi di un sogno noi stanotte figli delle stelle ci incontriamo per poi perderci...

Il 13 maggio la prigionia di Moro si concluse con la sua uccisione. In piena esplosione di febbre del sabato sera e dei suoi cantori, i Bee Gees che, quando si dice l'ironia della sorte, esortavano a mantenersi vivi con Stayin' Alive. Mentre Antonello Venditti, 2° posto, il poeta del nulla furoreggiava con Sotto il segno dei Pesci: "ti ricordi quella strada eravamo io e te e la gente che correva e gridava insieme a noi". E meno male che Elisabetta Viviani ci allietava con Heidi e le sue alate parole: "holalaidi, holalaidi, holalaidi, holalaidi... saresti un pesciolino che dall'acqua se ne và, un uccellino in gabbia che di noia morirà". A suo modo profetica anch'essa...

E mentre le Brigate Rosse diffondevano risoluzioni strategiche e bollettini di guerra blaterando di improbabili rivoluzioni, la rediviva Patty Pravo ammiccava in Pensiero stupendo ad un'altra rivoluzione, altrettanto improbabile ma molto "a la page", quella dei costumi sessuali. Il menage a tre nato un poco strisciando, le mani le sue e lei che adesso sa che vorrei, approda in prime time su Rai Uno, sdoganato dalle televisioni commerciali che avevano iniziato a dilagare propinando spogliarelli di casalinghe. Il tutto ancora propinato in salsa punk all'amatriciana: ad osservare il look della Strambelli negli spezzoni video dell'epoca c'è da farsi venire i brividi, dall'imbarazzo.

La cosa curiosa è che sia il pezzo della Pravo che quello della Oxa sono firmati da uno dei migliori autori degli scorsi decenni, Ivano Fossati. Ed infatti sono due pezzi eccellenti. Solo che per smerciarli si è dovuto ricorrere a scimmiottature di mode e look d'oltralpe. Fatto sta che entrambi hanno fatto inopinatamente da colonna sonora italiana nei giorni del sequestro Moro.

Il resto della colonna sonora di quei giorni è diviso tra gli immancabili cantautori anni '70 e la imperversante disco music che viveva in quei mesi il suo massimo fulgore. E così si alternavano le ricerche del corpo di Moro nel lago della Duchessa e La pulce d'acqua di Angelo Branduardi, le lettere di Moro e A mano a mano di Riccardo Cocciante, la P2 e i servizi deviati e Singin' in the Rain di Sheila and B. Devotion, la scoperta del covo di Via Gradoli e Queen of Chinatown di Amanda Lear, l'appello del papa e La vie en rose di Grace Jones.

Fatto sta che il rapimento Moro regalò altri 15 anni di potere alla Democrazia Cristiana. 1, 2, 3, 4 Gimme Some More cantavano im quei giorni i D.D. Sound.


Post precedente della serie: Assassinio di Kennedy

4 commenti:

Marcello ha detto...

In quella primavera 1978 usciva anche l'omonimo album "De Gregori" del Principe, e pochi mesi dopo era il turno di "E tu come stai?" di Claudio Baglioni... due dei miei cantautori preferiti (e il terzo, Venditti, è già citato nel post): quelli per la musica nostrana (ma non solo) erano anni irripetibili... che album pazzeschi!!!!

pop! ha detto...

Giusta la precisazione sull'album di "Generale", ma "E tu come stai?" di Baglioni vide la luce in realtà solo dopo l'estate. Invece un altro dei successi (più paradossali) di quel periodo fu la famigerata "Tanti auguri" di Raffaella Carrà...

Stefano ha detto...

Avevo 12 anni e ricordo quella sera in cui appresi in TV per la prima volta del rapimento.
Da incoscente qual'ero rimasi deluso perchè in RAI avevano fatto saltare il mio telefilm preferito, l'inglese "Su e giù per le scale" ambientato nella Londra vittoriana.
Scusi onorevole Moro, non capivo il suo dramma e me ne vergognerò per sempre.

Waddle ha detto...

Anch'io in quel 1978 ero piccolo, 8 anni appena. Ricordo però il dramma del giorno del rapimento di Aldo Moro. Ricordo i miei genitori preoccupati e incollati alla tv appena sono entrato tornando da scuola. E della tv di quegli anni ricordo le tante edizioni straordinarie dei tg che spesso interompevano i programmi, anche quelli pomeridiani seguiti da noi ragazzi per qualche evento funesto legato sopratutto al terrorismo. Direi che sono stati addirittura una caratteristica della seconda metà degli anni 70 e della prima metà degli anni 80.