24 dicembre 2009

In radio, il 50% alla musica italiana

Lei è nota come Mestizia Moratti, ma non sono veri nè il nome nè il cognome. Il primo è in realtà Letizia. Il secondo sarebbe Brichetto Arnaboldi ma, avendo sposato il rampollo Gianmarco della dinastia Moratti, ne ha preso bellamente il famoso cognome. Fatto sta che è una delle più potenti donne italiane, essendo stata amministratore delegato di News Corp Europe (la corporation di Murdoch, per intenderci), presidente della RAI, ministressa dell'Istruzione ed attualmente sindachessa di Milano. Cosa c'entra tutto questo con il titolo del post? Beh, è lei l'autrice di una proposta certamente interessante: almeno la metà delle canzoni trasmesse dalle radio dovrà essere italiana.

Per la verità, una legge del genere esiste da circa un decennio in Francia ed ha dato ottimi risultati. Lo strapotere delle multinazionali è cosa nota. E le multinazionali sono per lo più americane. Ciò spiega perchè sui network nazionali siamo sommersi da musica anglofona. Che è poi quella che finisce per vendere di più. Ed è quella che forma il "gusto" degli ascolatori. Che poi finiscono per preferire la musica anglofona. In un circolo difficile da spezzare.

Ci prova la Moratti a farlo, come primo progetto da quando è entrata nel PDL come responsabile delle Politiche Sociali. E visto che è una delle persone di sicuro e navigato potere c'è da scommettere che ci riuscirà. Diciamo subito che la cosa ci vede totalmente d'accordo. Tanto più che di questo 50%, una quota di circa il 20% sarebbe riservata ai giovani.

Certo, la creatività e la qualità non la si impone per legge. Ma altrettanto certamente si aiuta un settore comatoso come quello della musica italiana ad innovare offrendo spazi generosi attualmente preclusi.

Già, perchè l'accesso ai grandi network radiofonici nazionali è molto costoso e completamente controllato dalle major discografiche che impongono le loro scelte, basate più che altro su grossi hit del mercato internazionale.

Ok, staremo a vedere se si tratta di una delle solite sparate propagandistiche cui l'attuale -becera- destra ci ha abituato. Oppure se questa gentildonna della borghesia-bene milanese riuscirà ad innovare come succedeva qualche decennio fa. Prima che un ciarlatano brianzolo ci rimbambisse con le sue televisioni.

18 commenti:

dj Paul ha detto...

Io non sono d'accordo con la proposta. In linea di principio imporre per legge la musica che si deve ascoltare non mi sembra giusto.
Capisco che in qualche modo dei benefici agli artisti italiani li potrebbe portare ma vedo alcune possibili falle nella proposta.
Le major continueranno a imporre il proprio dictat, spingendo i loro artisti, che siano italiani o stranieri.
Gli artisti italiani che ne beneficeranno saranno i soliti nomi. Il 20% di giovani deve essere ben definito.
Chi controlla?
Infine ha senso una proposta del genere nell'epoca di internet? Io ascolto di tutto senza necessità della radio tradizionale.

pop! ha detto...

Sottoscrivo l'intervento di DJ Paul. Credo che l'obbligo di trasmettere il 50% di musica italiana non farà altro che riaprire spazi (ora meritatamente preclusi) alle solite cariatidi della "musica leggera" italiana di cui non importa più nulla a nessuno o a una miriade di illustri sconosciuti bocciati persino da Sanremo o dai talent show televisivi. Nella migliore delle ipotesi vedremo riaffiorare molti più "oldies" italiani nei palinsesti.
Non sarà certo così che i network trasmetteranno brani di artisti come Afterhours, Zen Circus, Marta Sui Tubi, Paolo Benvegnù, Dente, Amor Fou, Il Teatro Degli Orrori, Amari (tanto per far qualche nome passato dalla nostra "hit parade che non c'è"), come allo stesso modo attualmente si guardano bene dal passare Radiohead, Massive Attack o Animal Collective. Il problema è tutto culturale oltre che legato alla solita logica audience/introiti pubblicitari/programmazione conservatrice.
Il paradosso è che emittenti come Virgin Radio (che programma soprattutto rock ed è sopra la media qualitativa dei network attuali) si troverebbero in serie difficoltà, mentre invece nessuno impone a Radio Italia Solo Musica Italiana (che per esempio esclude sistematicamente tutta la musica italiana di cui sopra, ma anche artisti meno "estremi") di passare anche musica internazionale.
Inoltre, l'esempio francese dimostra che la legge lì adottata non ha affatto aiutato l'esportazione di musica in lingua francese, che era molto maggiore proprio nei decenni precedenti (i '60 e i '70) all'introduzione della stessa. Gli artisti francesi che esportano la propria musica nel mondo sono oggi in stragrande maggioranza provenienti dal microcosmo della musica elettronica (dai Daft Punk a Bob Sinclar) e si esprimono in lingua inglese, fino al recente, clamoroso caso di Sebastien Tellier all'Eurofestival, e sono completamente esclusi dalla legge sulle "quote" nazionali, che anzi li ha danneggiati in patria.
In conclusione, mi pare che la proposta della Moratti sia degna del "ventennio" e rifletta l'attuale inaridimento culturale del nostro Paese e il suo progressivo (e letale) chiudersi in se stesso.

pop! ha detto...

Colgo l'occasione per segnalare una grave inesattezza nella premessa al ragionamento che sviluppi nel tuo intervento. Delle quattro maggiori multinazionali discografiche (le cosiddette "majors"), soltanto una è a capitale americano, ovvero la Warner. Le altre tre sono: francese (Universal, del gruppo Vivendi), inglese (EMI) e giapponese (Sony).
Aggiungo che:
1) tutte le major sopracitate (di cui si può dire tutto, tranne che abbiano atteggiamenti masochistici) continuano ad investire moltissimo nel repertorio italiano, visto che esso attualmente rappresenta il 60% della musica venduta in Italia (senza leggi protezionistiche e bislacche). Per intenderci, la Warner fattura molto di più con Laura Pausini e Marco Carta che con i Red Hot Chili Peppers o i Death Cab For Cutie; per la EMI italiana il catalogo di Vasco Rossi e Tiziano Ferro vale più di tutto il repertorio inglese messo insieme; il maggior successo di vendita della Universal italiana negli ultimi anni e "Safari" di Jovanotti, e della Sony che possiede i cataloghi RCA, Ricordi e CBS/Columbia non inizio manco a parlare.
2) perchè la Moratti o chi per lei non si è mossa quando le suddette majors rilevevano i cataloghi delle ultime grosse case discografiche italiane (CGD e Fonit-Cetra alla Warner, e Ricordi alla BMG, poi Sony)? Ora la maggiore casa "indipendente" italiana è la Sugar di Caterina Caselli. C'è qualcosa sotto?
3) come accennato nel mio commento precedente, i network dipendono molto più dalla logica Audiradio e dagli introiti pubblicitari ad essa connessi che a banali "condizionamenti" (in base a quali ricatti poi?) da parte delle case discografiche, oggi sempre più povere e senza effettivi poteri. Quello che scrivi poteva essere vero una ventina d'anni fa, oggi 105 o RDS -esattamente come Canale 5 o Rai1- badano a compiacere il grosso pubblico per non perdere audience, e del resto non gliene frega niente.
Dunque prepariamoci ad ascoltare "quote" maggiori di Gigi D'Alessio, Povia e Valerio Scanu, ahinoi...

chartitalia ha detto...

azz... per una volta che non volevo sparlare di un esponente di questo cialtro-destra...

ok, ok, mi avete (quasi) convinto (vabbe' ma dj paul è un algofilo convinto :-) )

quello che mi msebrava interessante nella proposta era questo "muovere le acque", partendo dal presupposto che peggio di quanto sia la situazione attuale della musica italiana non possa esserci; ma mi state facendo vedere uno scenario ancora più apocalittico

il mio ragionamento (speranza) era: se c'è poco spazio per la musica italiana, questo verrà occupato dai soliti tromboni; se aumenta magari si crea per proposte più interessante, visto che i tromboni lo spazio ce l'hanno già

mentre mi interesserebbe approfondire i risultati avuti in Francia, hai qualche link al riguardo? ma davvero vengono contegiati solo i brani in lingua francese e non quelli di produzione francese? quindi Eminem che rappasse in francese andrebbe in quota mentre Hallyday che canta in inglese no?

Anonimo ha detto...

Sono favorevole a questa proposta della Moratti.

Preciso che sono lontano anni luce dalle posizioni politiche e di pensiero-milano-bene della Moratti, ma stavolta la cosa trovo che sia interessante.
Non per una banale quanto "becera" difesa patriottica ma perche, cosiccome accade per esempio in altri settori, questo paese NON è piu una nazione, non c'è piu il concetto di cultura e paese italia, al massimo qui si difende il proprio ridicolo cortile rionale (Lega docet..), abbiamo un tumore culturale, l'essere forse la nazione al mondo piu "esterofila" del pianeta, nonostante mezzo mondo invidia la cultura e le "cose" Italiane.
Ci facciamo "invadere" sia da prodotti che da culture straniere senza un minimo di dignità, qui come in nessun paese al mondo la musica anglo-americana invade schiaccia la nostra e questo vuol dire anche annullare una nostra cultura ma anche industria, cosiccome per esempio solo qui l'industria nazionale dell'auto occupa appena il 30% del mercato interno (in francia è 60%, in Germania 80%, in Jap 90%) anche quando facciamo ottimi prodotti noi ci sputiamo sopra. E solo qui (incredibile...) abbiamo la "fighetteria" di dire che andiamo in vacanza all'estero... magari a vedere monumenti di Londra, Parigi ecc.. senza magari aver mai visto Roma, Firenze, Venezia ecc.. forse perche "meno figo".
Che ci sia un forte problema culturale e di prodotto da difendere, di cui anche la musica è parte, per me è assodato, poi (e anche questo non è un aspetto da sottovalutare) la nostra industria musicale (come altre) puo combattere nel mercato solo se siamo noi i primi a difenderla e solo dando spazio a questo che poi possiamo creare altri spazi per altri artisti: non mi si venga a dire che tutto andrà ai soliti nomi: NON E' VERO, cosiccome nel calcio se chiamiamo 10 stranieri per squadra, MAI avremo dei nostri calciatori che emergono e trovano spazio, altrettanto accade nel mercato della cultura e dei prodotti...
2cents.

ah... piccolo particolare, una nostra industria che lavora, vuol dire che, oltre all'occupazione, paga tasse nel mio paese: per il mio ospedale, per le mie strade, per i miei vigili del fuoco, per le mie scuole e per tanto altro...
ecco un francese ha chiaro che quando compra una Renault anziche una Golf, contribuisce anche a questo: forse sarebbe bene che anche in Italia cominciassimo a pensare le stesse cose in piu aspetti della nostra società. Altrimenti vuol dire che ha ragione la Lega a voler distruggere sto paese.

pop! ha detto...

Per chartitalia: la legge francese introdotta il 1° gennaio 1996 impone a tutte le radio la trasmissione di musica almeno per il 40% in lingua francese. Quindi per esempio è compreso il rap in linguamadre (che non a caso è divenuto un genere popolarissimo in patria negli ultimi anni) mentre sono escluse dal conteggio le produzioni francesi in lingua inglese (cioè quelle di maggior successo all'estero).
Come si può leggere a questo link (http://www.furious.com/perfect/radioquotas.html) -scusate se l'articolo è in inglese...- lo share di mercato delle etichette indipendenti è in costante calo, a dimostrazione di come una legge del genere non apra necessariamente degli spazi a chi non li ha attualmente o alla musica di qualità.
Dulcis in fundo, dedico all'"anonimo morattiano" il link ai venti album più venduti in Italia la scorsa settimana: http://www.fimi.it/classifiche_artisti.php.
14 titoli italiani e sei internazionali (di cui appena due nei primi 10): siamo il mercato discografico più autoreferenziale dell'Europa Occidentale, più della Francia, persino più della stra-sciovinista Gran Bretagna (che detiene l'oggettivo vantaggio linguistico). Abbiamo davvero bisogno di una legge protezionistica? Scusate ma mi viene da dire come Ghedini: ma va là... :-)

Anonimo non-morattiano ha detto...

All'amico pop!, a parte l'affibbiarmi "morattiano" magari con le menzioni "dell'illuminato" ghedini dopo che ho premesso alla prime righe di essere lontano anni luce dalle posizioni di sta gente... ha un po' dell'inutile provocazione, ma a parte questo forse non era chiaro il senso del post che, a prescindere dalle classifiche fmi (considerato poi quanto vendono oggi i dischi, direi contano come il 2 di picche..), vertevano piu su un discorso generale sulla cultura che piaccia o no, vede sto paese in chiare condizioni di ben poca auto-referenza, anzi esalta da sempre tutto cio che viene da fuori ben diversamente di come accade altrove*: come dicevo in qualsiasi campo, dai prodotti alla cultura e tra l'altro in modo sempre piu forte su nuove generazioni.
Poi nel caso specifico di questa "idea morattiana" non so se una cosa del genere la strada giusta x cambiare le cose ma penso sarebbe, magari in forme diverse, un segnale di una nazione che dal punto di vista culturale è assente su una popolazione che non sa nemmeno cosa sia un concetto di nazione, le sue istituzioni, prodotti e cultura propria (qui ormai confusa con becere battaglie sui crocefissi dal primo pirata che le spara per soliti tornaconto di cortile) quando altrove, forse gia da bambini insegnano almeno i principi fondamentali di una società che sa conoscere e magari "rivendere" se stessa in piu aspetti agli altri.
Cmq forse non è vero, è solo una mia impressione che questo paese sia, non solo oggi ma gia dagli anni 80, stato il piu "rambo-timberlaniano" d'Europa e oggi sia il piu "americo-celordurista-suvvista" del mondo (Primo paese al mondo per vendite di BmwX6 nonostante una economia e mercato non paragonabili ad altri) o ancora che SOLO in Italia la tedesca Continental ha lasciato lo slogan sui suoi spot "Supremazia tecnologica tedesca", quando altrove l'ha assolutamente rimosso perche ben consapevole che altrove sarebbe stato un boomerang che si rivolta contro chi "spara" contro il paese dove si propone...
cosa quindi diversa da quanto ha fatto, ripeto, solo in Italia, dove per esempio gli "inglesismi" anche nella lingua toccano l'estremo e il ridicolo (notato come la parola "Media" gli stessi la pronuncino "mIdia" all'inglese... quando è una ns parola Latina??)
- dici che sarà un segnale culturale referenziale? e verso chi? Noi?

pop! ha detto...

Caro "anonimo non-morattiano", da "non-ghediniano" (la mia citazione finale era ovviamente ironica, come naturalmente avrai colto, no?) ti rispondo innanzitutto che il periodo pre-natalizio è quello in cui si vendono più dischi, e quindi le classifiche di dicembre -concedimelo- contano almeno come il re di picche.
Comunque per aiutare la visibilità della musica italiana serve ben altro che il protezionismo, che è sinonimo di provincialismo e di rifiuto culturale.
Senza Brel e Cohen non avremmo avuto De Andrè, senza i Beatles e Wilson Pickett non avremmo avuto Battisti, senza i Weather Report o George Benson non ci sarebbe stato il primo, straordinario Pino Daniele, e così via.
Se proprio di "aiuti dall'alto" vogliamo parlare, alla (buona, s'intende) musica italiana servirebbero invece spazi televisivi sulle reti generaliste, attualmente inesistenti, a parte il solito Sanremo e i talent show e tutto ciò che rappresentano, più nel male che nel bene.
Servirebbe una politica di sussidi ai giovani e più meritevoli musicisti, o come minimo l'abolizione di balzelli assurdi che hanno ucciso il circuito della musica dal vivo "di base" in Italia.
Servirebbe un uomo delle istituzioni sinceramente affezionato alla causa come il francese Jack Lang -lui sì- capace negli anni '80 di valorizzare la "cultura popolare".
Se poi parli dell'industria discografica italiana, vale quanto dicevo prima: Sugar e piccoli volenterosi "artigiani" a parte, è già morta una quindicina d'anni fa, comprata in massa dalle multinazionali. Ma forse la signora Mestizia se n'è accorta solo adesso...

Giuseppe ha detto...

Le radio francesi, l'ultima volta che le ho ascoltate, erano piene di "giovani talenti" usciti dagli Amici e X Factor locali, che scimmiottavano i generi che vanno per la maggiore all'estero. In pratica la legge ha tolto spazio agli originali anglosassoni per darne di più alle copie francofone, che non mi sembra un così bel risultato. Il risultato in Italia sarebbe che le stazioni darebbero ancora più spazio a Vasco e Pausini e ai "nuovi talenti" come Marco Carta.
Per giunta le poche radio francesi che davvero trasmettono nuovi talenti, come la parigina Radio Nova, vengono spesso parzialmente esentate da queste quote, perché semplicemente non c'è abbastanza materiale di qualità in lingua francese che si adatti al loro format. Come già menzionato, gli artisti francesi che hanno successo nel mondo cantano in inglese: Air, Daft Punk, Phoenix, M83, Sébastien Tellier, Tahiti 80, per dire i primi che mi vengono in mente. Non penso che gli artisti citati si sognino lontanamente di limitarsi all'asfittico panorama musicale locale. Notare che in Francia non c'è una stazione di qualche rilievo che trasmetta solo musica in francese, a differenza che in Italia dove l'FM è pieno di Radio Italia, Lattemiele e compagnia; accade anche che molte stazioni per rientrare nelle quote concentrino la musica in francese negli orari di minor ascolto (non nella fascia notturna, che non viene conteggiata).
Nella Svizzera di lingua francese comunque quelle restrizioni non esistono, e il risultato è che alla radio si sente sì meno musica in francese, ma anche molta meno spazzatura.

giuseppe.dm

Miguel ha detto...

Mi trovo molto d'accordo con quanto scritto da Pop! nel commento del 24/12/09 ore 13:17.
Secondo me con questa legge torneranno a galla "cantanti"(le virgolette non sono casuali) vecchiardi-nazionalpopolari che esistono solo perchè esiste il Festival di Sanremo(Cutugno in primis).

PS: Vi avverto(se lo state pensando) che non ho nulla contro il Festival di Sanremo.

Saluti

Anonimo ha detto...

Salve,

con un pò di attenzione si notano le finezze di Chart pur di "silurare" l'attuale compagine governativa.

Mi scuso per non avervi letto integralmente ma dopo il primo intervento di Pop uno si scogliona...

Afterhours, Zen Circus, Marta Sui Tubi, Paolo Benvegnù, Dente, Amor Fou, Il Teatro Degli Orrori, Amari... sarebbero la cultura ???????

Senza togliere nulla a nessuno di loro ma non viene in mente a nessuno che se sono una minoranza ad ascoltarli/passarli è perchè piacciono a pochi mentre molti vogliono ancora ascoltare buonanima di Mino Reitano?

Vabbè... per questi qua, la maggioranza degli italiani è zotica, puttaniera e posseduta dal diavolo quindi che ci volete fà?

A proposito di "la classifica che ci piacerebbe..." IL 2009 singoli e album sennò altro che Hit Parade.

pop! ha detto...

Caro Anonimo delle 12:26, io invece capisco la lingua italiana e ti ho letto integralmente, anche se a fatica: la tua ultima frase non ha un senso compiuto. Ti chiedo se tu abbia mai ascoltato la musica degli artisti da te ritenuti deprecabili (o per fare altri esempi, di Cristina Donà, Riccardo Sinigallia, Beatrice Antolini, Baustelle, Mariposa, Moltheni...) altrimenti dovrei dirti che parli per pregiudizi. Comunque Mino Reitano -purtroppo- l'ho ascoltato (non perchè uno è morto se ne deve fare un santo ad ogni costo, sennò saremmo messi malissimo), e vorrei svegliarti dal sogno, non mi pare che le grandi radio passino così tanto i suoi brani, anche perchè gli ascolti crollerebbero e i programmatori non arrivano a questo livello di autolesionismo.

Anonimo ha detto...

Caro Pop,

mi dispiace per il lavoro che hai fatto nel leggermi.

Ho capito cosa intendi per cultura e
siccome non vorrei averti sulla coscienza per sopravvenuto sforzo mentale, fai finta che non ho scritto niente.

Sai com'è? Mica si può pretendere che tutti capiscano le finezze di Chart.

Buon anno a tutti.

P.S.: Se solo Pop sapesse con chi sta conversando?
Metà della sua prima e quasi tutta la seconda lista sono stati da me intervistati anche diverse volte ma tant'è!!!

chartitalia ha detto...

@L'Innominato:
Caro Anonimo delle 12.26 e, suppongo, delle 21.03, non ti sembra la cosa un tantino ridicola?

Quale oscura maledizione ti costringe a non palesarti, neanche con uno straccio di sigla? Che poi il succo della discussione si riduce a: voi non sapete chi sono io. E visto che sono io, fidatevi di quello che dico, che la so lunga.

E francamente, quella che è la tua posizione non è che l'abbia capito granchè. Riassumendo, le linea della tua poetica sarebbero: gli interpreti più innovativi delle musica non sono cultura perchè non li conosce nessuno; mentre lo sono quelli morti e forse decrepiti, perchè noti. Con una inquietante coincidenza tra notorietà e cultura. Che fa trasparire il mantra di questi tempi bui: la popolarità che costituisce la misura di ogni cosa. Se una cosa non è popolare e benedetta dal popolo non è degna di esistere.

A questo punto porporrei un sondaggio per sottomettere alla verifica della popolarità il risultato di 2+2, e se vince 5 vorrà dire che 2+2=5 e chi dice il contrario è uno spocchioso comunista.

Grazie per il contributo.

L'Innominato ha detto...

Ciao Chart,

mi meraviglia questa difesa a spada tratta di Pop ma tant'è.

Prima di mettere in discussione cosa so (di musica poco ma più di Pop sicuro) e cosa non so (molto ma meno di Pop sicuro) non sarebbe il caso di rileggere cosa ho scritto?

Facciamo 2+2.

1) E' vero o no che non perdi occasione per fare propaganda?
2) E' vero o no che la classifica dei singoli e degli album 2009 non è presente sul sito dedicato tra uno sproloquio politico e l'altro anche alla musica?

+

1) Che cavolo ha letto (faticosamente) Pop?
2) Manco le metafore capisce e mi ha preso per un fan del mitico (come persona) Mino Reitano.

=

Sarà mica che in Italia ci sono più persone a cui piace ascoltare Lino Capozzi invece di Riccardo Sinigallia, Collage invece di Teatro degli Orrori, Stefano Zarfati invece di Baustelle, Alunni del Sole invece di Afterhours... ecc.?


Ho escluso Mino, va bene così? Non ho inserito apposta nomi conosciutissimi oggi. Mentre scrivo mi accorgo che in sottofondo c'è Rino Gaetano (è consentito?)

Tra le cose che non so c'è sicuramente l'uguaglianza Innovazione=Cultura oltre a, mi permetto, Conosciuto=Cultura.
Forse molti italiani (torniamo al tema del post) amano ascoltare frasi tipo :"due ragazzi nel sole ora fanno l'amore" invece di "sono le menzogne che ti rodono l'anima".

E se tutto questo fa 5 ? Chi ha detto che musica e matematica sono la stessa cosa? A scuola un 4 in matematica corrisponde quasi sempre almeno a un 6 in musica.

Grazie per il nick

pop! ha detto...

Caro Innominato (mi pare di aver capito chi tu sia e a questo punto credo di averti anche incontrato anni fa, comunque anch'io sono un "giornalista musicale", spero che tu possa apprezzare l'ironia delle virgolette...), la mia fatica era non solo proporzionale al tuo scoglionamento (parola che hai usato tu) ma anche dovuta all'ultima frase del tuo primo intervento, che era senza verbo.
Capisco che tu sia scoglionato nel leggermi ma ti pregherei di non leggere quel che non c'è scritto: non ho mai scritto che la musica degli artisti X è "cultura" e quella degli artisti Y non lo è. Ho invece affermato che la logica per cui le radio (aggiungo: tutte, tranne pochi casi isolati e soprattutto locali) ignorano artisti emergenti e "difficili" come quelli citati è un problema culturale del nostro Paese.
Concordo con te su un punto: sono certo anch'io che in Italia ci sia più gente che apprezza Collage e Alunni del Sole rispetto ai fans di Sinigallia e (forse) Afterhours. Resta il fatto che i primi sono molto ben serviti radiofonicamente dalle innumerevoli reti revival e "solo-musica-italiana", i secondi si devono accontentare di Radio Popolare (se sono in zona servita dal segnale) e poche altre frequenze sparse per la penisola.
Dall'alto della tua posizione, ti chiedo invece di spiegarmi -e di spiegare a chi ci sta leggendo- perchè in Francia c'è una Radio Nova che invece fa un discorso di valorizzazione dei nuovi talenti (e di musiche non mainstream) e raccoglie ascolti più che lusinghieri e in Gran Bretagna c'è addirittura tutta la programmazione serale e notturna di BBC Radio 1 dedicata da anni -per missione dichiarata- alla musica "alternativa" da te tanto detestata (con il risultato di promuovere nuovi talenti fino alle permetter loro di raggiungere le posizioni alte delle classifiche), mentre in Italia questo non accade.

chartitalia ha detto...

Ciao L'Innominato.
Intanto un grazie per il tono civile dei tuoi interventi. Li condivido scarsamente ma ci fa piacere riceverli: il dissenso di solito è ricchezza.

Per quanto riguarda Pop! se tu lo conoscessi come lo conosco io, vedresti ad occhio nudo che è uno dei massimi esperti di cose musicali qui in Italia e non ti avventureresti in giudizi che squalificano più chi li pronuncia che chi li riceve. Ma tant'è...

Venendo alle tue "argomentazioni":
1) "propaganda"? è mera questione terminologica; il nostro scopo è di fare "controinformazione" o meglio, "contro-opinione" perchè il punto di vista che presentiamo è un po' diverso rispetto alla stampa mainstream o agli editoriali minzoliniani; la testata di queste pagine recita "blog musical-politico", spero che ne abbia la facoltà di farlo e che non sia dichiarato illegale di per sè. Sarai d'accordo, spero.

2) per quanto riguarda il sito hitparadaeitalia è sempre stato un sito a natura enciplodecia e storica, quindi l'attualità non è di nostro interesse (cosa demandata più al blog); non solo: i ns criteri sono di cumulare su un solo anno (quello di maggior successo) tutte le vendite di un disco; morale della favola: sinchè non si è concluso il ciclo di vendita dei vari dischi, la classifica annuale non ha ancora senso.

Beh, comunque puoi recuperare tali classifiche annuale su Nmila siti, da quello fantastico di Fimi (come, non c'è?) o quello di M&D (come, voglione essere pagati?) o dove vuoi: non abbiamo mica il monopolio sulle classifiche, e nessuno nè ci paga e nè ci vuole bene...

Vabbè, tutto soommato mi sei simpatico: prova a scrivermi privatamente che ti dico qualche altra cosa...

1 saluto

L' Innominato ha detto...

A Chart,

lieto di aver chiarito il dissenso politico-musicale che mi anima, vorrei solo chiarire :

Per quanto riguarda l'amico Pop (posso?) non è perchè se uno non lo conosci bene non puoi accorgerti se dice "cose opinabili". O no? (sono stato educato visto? Altrimenti rischiavo di squalificarmi di più)

1) D'accordissimo anche perchè mi confermi che è vero quanto da me asserito. Giusto?

2) Arrampicata sugli specchi ma accettabile. (Tanto lo sai da Te che negli anni precedenti c'erano aggiornamenti in corso d'anno).

Non è proprio che mi mancavano le classifiche ma volevo ironizzare sul fatto che il Blog si aggiorna (legittimamente) più per boutade politico-musicali che musical-politiche.

Visto che chiedi di migliorare il post, non so se lo faccio, ma l'appunto potevo farlo o no? In caso negativo mi asterrò dal commentare ironicamente i post.

Chissà perchè tutti mi dicono che in fondo in fondo sono simpatico, ti garantisco che non faccio nessuno sforzo per esserlo e comincio a preoccuparmi visto che ciò messo'na vita a farmi la reputazione di rompiscatole.

Ci sono cose che non puoi dirmi in chiaro?

Guarda che ho delle difficoltà a socializzare in privato dopo che mi stanno facendo credere che papi-puttaneggiare e mazzarrare anche in ufficio sono "cose private".

Con cordialità Vi auguro Buon Anno