09 luglio 2010

Chi ci lascia/ Lelio Luttazzi

Tra tutti i saluti che dedichiamo a "Chi ci lascia", questo a Lelio Luttazzi è tra i più sentiti. Almeno per il fatto che Lelio Luttazzi è stato lo sponsor (involontario) delle nostre fatiche sul web. Senza la sua mitica trasmissione radiofonica Hit Parade probabilmente un sito come www.hitparadeitalia.it non sarebbe esistito. E con esso, neanche questo blog. Anche questa volta, pubblichiamo un ricordo di Mario, ma prima una considerazione/iniziativa.

Tra le tante vergogne della nostra RAI, una tra le più indecorose è che non abbia pensato di conservare nei suoi archivi nessuna trasmissione radiofonica. E quindi neanche le strepitose puntate della Hit Parade luttazziana. Che si sono perse per sempre. O forse no? In quegli anni migliaia e migliaia di persone hanno registrato sui loro Geloso, magnetofoni, mangiacassette e registratori vari quell'oretta scarsa di vera e propria libidine.

Ecco, vorrei sperare che qualcuno abbia conservato qualcuna di quelle trasmissioni. E se ognuno condividesse quanto riesce a recuperare, magari si riesce a ricostruire, almeno in parte, una delle epopee più genuine della cultura popolare. L'idea è quella di mettere su un canale YouTube dove raccogliere le varie puntate di Hit Parade, nel tentativo di recuperare un pezzo della nostra memoria. E come sincero omaggio ad uno dei maestri dell'intrattenimento popolare.

L'indirizzo cui potete contattarci è il solito, riportato in alto a destra in questa pagina. Un grosso grazie in anticipo.

E questo è il ricordo di Mario (di cui vi segnaliamo lo strepitoso saggio sulla hit parade radiofonica), sincero e personale, a differenza della gran parte dei "coccodrilli" comparsi sulla stampa mainstream.

Quando si parla di "parentela mediatica" riguardo a personaggi del mondo della comunicazione, posso affermare che Lelio Luttazzi era un mio "parente" stretto. Proprio lui, il conduttore della Hit Parade, che alle 13 del venerdì per dieci anni dal 1967 al 1976 (io nacqui nel frattempo) intratteneva numerosi ascoltatori presentando i dischi più venduti, (a quel tempo solo i 45 giri) e fu il primo in Italia.

Luttazzi conduceva col distacco di chi ha suonato e composto tanta buona musica, spesso migliore di quella che doveva annunciare, intrattenitore già navigato, ma non era snobismo il suo: c'era tanta professionalità, prendeva sul serio la partecipazione del pubblico ai destini dei dischi più venduti, era una "parata di successi"? e lui li acclamava come si conviene a delle grandi attrazioni, il modo migliore per legittimare la scelta del pubblico che aveva acquistato quei dischi.

Il grande rammarico che la Rai non abbia archiviato le sue puntate (come non faceva con nessuna trasmissione tranne i notiziari) non rende giustizia a questo maestro di musica, nè a questo programma ormai leggendario che Luttazzi aveva plasmato a sua somiglianza, anche se i testi tra una canzone e l'altra erano curati insieme a tale Sergio Valentini.

A riascoltarli ora, tra qualche preziosa incisione di qualche appassionato, inutile dirlo, si troverebbe tutto quel momento storico, il voluttuario dei rutilanti anni 60 e 70, uno spaccato di società da ricordare, rivalutare, revisionare... e anche molte canzoni da riscoprire, cadute nell'oblio insieme al suo discreto quasi timido conduttore, che è stato anche altro: basta rileggere i numerosi articoli a lui dedicati per capirlo... era caposcuola di una nuova generazione di direttori di orchestra leggeri, era appassionato di jazz, era un fine dicitore, legato anche alla sua Trieste fino a unire lo swing al suo dialetto ("El can de Trieste" era solo un pretesto per questa fusione di due mondi all'opposto, ma che ritmo e che sana spensieratezza!).

Ma pensate anche a "Una zebra a pois", alla sua portata rivoluzionaria aldilà del tema piuttosto demenziale benchè trasgressivo, e anche aldilà dei virtuosismi di Mina, che trasgressiva lo era stata di più con altri brani: la versione originale di questo successo parte con un inciso melodico, tappeto d'archi e poi esplode nel ritornello che tutti conosciamo, allo sferzante impianto dei fiati. Luttazzi, un vero rivoluzionario.

Ma il maestro purtroppo o per fortuna si è ritirato troppo presto dalle scene: confesso che qualche anno fa, mi chiedevo se fosse ancora in vita, tanto non sentivo parlare più di lui. Alla fine della Hit Parade radiofonica, aveva anche iniziato a fare la stessa cosa presso alcune emittenti private, saltando anche il fosso del provincialismo tipico di chi per anni ha prestato servizio alla rete "ammiraglia".

Dopo la triste vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto in crimini che non aveva commesso, e dalle cui accuse fu prosciolto in tutto e per tutto, Luttazzi ha tolto il disturbo (come forse avrebbe potuto dire egli stesso): in punta di piedi, forse provato dalle accuse, forse deluso dal rovescio della medaglia della popolarità, forse non riconoscendosi più in un mondo che cambiava faccia, forse scegliendo la vita privata, forse scaricato ingenerosamente. Lo stile di vita di un artista, quando è così sommesso e signorile, talvolta innalza ancora di più i meriti artistici, con buona pace dei musicisti "maledetti".

La sua ultima apparizione importante è stata una indovinata scelta di Paolo Bonolis, che al Sanremo del 2009, lo ha voluto tra i padrini d'eccezione, (tra uno Zucchero e un Burt Bacharach) per le Nuove Proposte di quell'edizione. Il caso ha voluto che fosse abbinato proprio ad Arisa, la vincitrice, con la quale ha partecipato in una versione speciale di "Sincerità", suonando al pianoforte, una esecuzione ovviamente a tinte jazz che ha avuto diverse "repliche" televisive: non solo la comparsata sanremese, ma quasi una guida virgiliana, un'occasione che Lelio, forse con nostalgia, ha colto per trasmettere la sua eredità artistica.

La cantante lucana aveva confessato che prima di incontrarlo non sapeva chi fosse, e se glielo possiamo perdonare per la sua età, questo in qualche modo testimonia del silenzio mediatico che si era imposto negli ultimi vent'anni e più, silenzio dal quale è uscito con estrema compostezza rarissime volte, fino a fare capolino dal palcoscenico dell'Ariston, dove sono tornate a suonare le sue mani, e si è mostrato anche nel suo volto ormai rugoso con quegli occhi che forse testimoniavano una certa amarezza di fondo. Grazie Lelio!

by Mario Bonatti


Lelio Luttazzi Compilation
  • 1943 - Ernesto Bonino - Il giovanotto matto
  • 1948 - Teddy Reno - Muleta mia
  • 1951 - Quartetto Cetra - Vecchia America
  • 1955 - Jula De Palma - Souvenir d'Italie
  • 1957 - Lelio Luttazzi - Il tuo cuore è mio
  • 1957 - Lelio Luttazzi - Il mio mondo sei tu
  • 1960 - Mina - Una zebra a pois
  • 1960 - Nicola Arigliano - Sentimentale
  • 1961 - Mina - Bum, ahi! Che colpo di luna
  • 1961 - Lelio Luttazzi - Legata ad uno scoglio
  • 1964 - Emilio Pericoli - Piccolo piccolo
  • 1968 - Lelio Luttazzi - El can de Trieste

1 commento:

Anonimo ha detto...

Tutti gli anni veniva a passare l'estate qui vicino a casa mia. Conosceva Massimo (che credo l'abbia incontrato anche la scorsa estate). Quest'anno volevo organizzare insieme a Massimo una intervista a Luttazzi da mettere sul blog, e volevo anche approfondire alcuni dubbi sulla Hit Parade, ma quest'anno non è venuto. Ora ne sappiamo il motivo.
Guido