17 gennaio 2011

Silviò o le 120 giornate di Sodoma

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune."
Sono andato a ricercare questa dichiarazione di Pier Paolo Pasolini durante la lavorazione del suo ultimo film, uscito postumo a fine 1975, Salò o le 120 giornate di Sodoma, perchè le cronache di questi giorni di quanto avviene nelle residenze del nostro vostro premier me l'hanno fatta tornare prepontemente in mente.

Ispirato al romanzo incompiuto di De Sade, uscito anch'esso postumo quasi un secolo dopo la sua scrittura, nel carcere della Bastiglia in epoca pre-rivoluzione, anche il film di Pasolini concluse con successo le sue traversie giudiziarie dopo 16 anni dalla morte del suo autore.

Quale il motivo di tale accanimento censorio sia sul manoscritto sadiano che sulla pellicola pasoliniana? Certo, il romanzo è una sorta di enciclopedia di perversioni, mentre Pasolini ebbe la geniale intuizione di trasportare le vicende narrate negli ultimi, e più feroci, anni del regime fascista, quando e dove il potere era esemplarmente totalitario ed arbitrario. Orbene, lo spettro di quelle perversioni innominabili che non possono neanche essere lette in un libro o viste in un film, affiorano nelle cronache odierne tramite le ricostruzioni della questura ed i racconti delle protagoniste.

Vi rimando alla apposita pagina di Wikipedia perchè il programma Adsense di Google non consentirebbe neanche di riportare la trama del romanzo in questo spazio.

Beh, si sa, i grandi artisti hanno il dono di percepire prima di altri i sommovimenti di un epoca. E negli anni in cui i satrapi brianzoli mettevano le basi del loro potere economico e mediatico, trescavano con il potere giudiziario, politico e religioso a suon di mazzette, in attesa di conquistarli direttamente, un pedante intellettuale aveva capito tutto e ci aveva lasciato il suo testamento, le cui profezie iniziano ad intuirsi 35 anni dopo.

P.S. (per leghisti e italioti): ovviamente si tratta di una metafora. Attualmente non c'è bisogno di reclutare fanciulle in fiore sotto la minaccia delle armi ma lo si fa a colpi di bustarelle imbottite di euro, di appartamenti in comodato d'uso, di comparsate in programmi televisivi ed, ahimè, in cariche in parlamento o nei consigli di enti locali.

1 commento:

Anonimo ha detto...

secondo me scomodare pasolini è sin troppo per queste pochade, forse il livello giusto è alvaro vitali e le dottoresse del distretto militare

Geronimo