26 giugno 2011

C'era una volta il Decreto Urbani

Era il 2004. Il 21 maggio veniva convertito in legge il famigerato Decreto Urbani che, per la prima volta nella storia italiana, prevedeva di mandare in galera chi si scambiava via internet delle canzonette. Al governo c'erano Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord e UDC. Capo del Governo era quel tale dal culo flaccido (citaz. Minetti). Il bell'uomo che vedete raffigurato qui a sinistra, Corrado Calabrò, era stato messo a capo del Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore dal suddetto culo flaccido.

Siamo nel 2011. La cricca è sempre la stessa. Al governo c'è il PdL (matrimonio tra Forza Italia e Alleanza Nazionale), Lega Nord e Responsabili (gruppo raccogliticcio di ex da partiti per lo più di centro-destra e/o di mercenari). A capo del governo c'è sempre culo flaccido. E l'ineffabile Calabrò nel frattempo è stato spostato (dal maggio 2005), sempre da culo flaccido, a presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom).

Ora, il solito coro di prefiche sbraita di garantismo invocando l'innocenza per tutti coloro che, se pure presi con le mani nella marmellata (fuor di metafora: beccati a corrompere giudici, a pagare testimoni per testimoniare il falso, ad abusare del proprio potere per far rilasciare nipoti di Mubarak, a tramare in associazioni segrete quali P3 o P4), ed invoca la sentenza definitiva di terzo grado prima di poterli considerare colpevoli e somministrare la pur minima sanzione.

Dicevo, mentre questi garantisti da avanspettacolo stanno invocando ulteriori garanzie a difesa della casta, ipotizzando leggi anti-intercettazioni per mettere a tacere qualsiasi anticipazione sulle loro malefatte, nessuno di loro ha detto o dirà mai una parola sulla delibera Agcom che si arroga il diritto, per via amministrativa di sanzionare colpe senza alcuna possibilità di difesa o di contradditorio da parte del presunto colpevole. In parole molto povere, può deliberare per via amministrativa, la pena di morte digitale di qualunque sito, senza che vi sia una indagine ed una condanna da parte della magistratura, e senza neanche che vi sia stata una specifica legge di cui una parte politica si sia assunta la paternità.

Detta in altri termini, basta che l'Agcom abbia il sospetto che su un sito, un blog o un forum si favorisca lo scambio di materiali protetti da diritto d'autore ed il sito viene chiuso, il gestore condannato senza praticamente alcuna possibilità di replica o di difesa. Non ci credete? Beh, provate a documentarvi su questo sito.

Per la verità il ruolo dell'Agcom sarebbe quello di controllo dell'intero mercato delle comunicazioni, i cui attori devono conformarsi in primis ai principi dell'art. 21 della Costituzione: pluralismo e promozione della concorrenza, garanzia di un'informazione imparziale, completa, obiettiva e di qualità. Lo stato in cui versa l'informazione in Italia fornisce una misura del successo e dell'efficacia con cui Calabrò ha svolto il suo ruolo: l'Italia è 72-esima nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa, dietro paesi quali Cile, Guyana e staccatissimi dalla ...Papuasia. Forte di tali successi, il Calabrò parte all'attacco di nuovi territori: la tutela del diritto d'autore.

Ora, su tale tematica proveniamo da un decennio e passa di discussioni sul delicato equilibrio tra opposti diritti, con decine di milioni di cittadini che si aspettano un loro riequilibrio dopo che per anni la legge non ha fatto altro che concedere maggiori diritti ad autori ed editori a scapito dei consumatori.

E cosa ti fa il geniale Calabrò, messo a capo di un organo che istituzionalmente dovrebbe garantire i consumatori? Si trasforma in bodyguard delle aziende editoriali. Fantastico.

Sono i magnifici risultati della rivoluzione liberale partita nel 1994 ed arrivata a potere negli anni 2000. Complimenti a tutti quelli che vi hanno contribuito con il loro voto.

2 commenti:

verdadero ha detto...

Via le cariatidi della politica! Via Berlusconi, via Bersani, Di Pietro, Casini, Bossi, etc!

Tuttti uguali, vogliamo gente nuova e pulita!

L'ultima è l'arresto di Franco Pronzato, ex consulente di Pierluigi Bersani, e fino a poco tempo fa coordinatore del settore trasporto aereo del Pd.

Anonimo ha detto...

e' chiaro che siamo al 74 posto della libertà di informazione se abbiamo giornalisti come Santoro, Mentana, Sgarbi(sic), Corradino Mineo, Mimun. aridatece Leo Longanesi, Indro Montanelli, Giovannino Guareschi