29 maggio 2008

Nani e ballerine

L'altro giorno un amico componente dello staff mi fa: "Dopo tanti anni a parlare metaforicamente di nani e ballerine, ora che li abbiamo addirittura come ministri non possiamo non parlarne. E già. Quando Rino Formica nel 1991 coniò la fortunatissima espressione “corte di nani e ballerini” in riferimento all’assemblea del Partito Socialista, allora piena di soubrette e personaggi dello spettacolo, credeva di fare un dispetto al suo arcinemico Craxi. Non sapeva che 17 anni dopo, qualcuno, e proprio un sodale del garofanato Bettino, anche se adesso non sta bene dire che erano proprio tanto amici, l’avrebbe preso terribilmente sul serio, traducendo in squadra di governo quell’evidente paradosso sbeffeggiatorio.

Ma se nell’immaginario collettivo e nella memoria circense di ciascuno di noi i nani sono per definizione divertenti e le ballerine bbòne, qua il nano divertente non lo è davvero: «Gli statali fannulloni vanno licenziati - annuncia al Forum della P.A. l'economista tascabile - gli strumenti ci sono: la CIG, il licenziamento, e verranno usati!» Cioè? Il pocket ministro vuole mettere i fannulloni a cassa integrazione? La CIG è stata uno strumento salvaziende, benchè contrabbandato come aiuto ai lavoratori: che valore avrebbe una scelta simile all'interno della Pubblica Amministrazione?

«Colpirne uno per educarne cento!», sentenzia nello stesso consesso, mutuando infelicemente una altrettanto infelice frase, letta per la prima volta, forse, mentre prendeva un cappuccino al caffé Florian di Piazza San Marco il 4 marzo 1972, quando venne pubblicata con evidenza su tutte le prime pagine dei quotidiani. Il giorno precedente c’era stato a Milano il primo sequestro da parte delle Brigate Rosse. Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens era stato sequestrato per alcune ore e fotografato con una rivoltella puntata sulla guancia e al collo un cartello con la frase: “Niente resterà impunito. Colpiscine uno per educarne 100”. Al ventiduenne serenissimo futuro ministro bonsai, allora laureando in economia, non sarà sfuggita quella foto così truce.

E poi? I have a dream, l'ineffabile ha un altro sogno: far sparire la carta dalla P.A. in 18 mesi. Ma non se n'è accorto che la carta è sparita da anni nella P.A.? Provate a chiedere una fotocopia in un ufficio qualsiasi. Le risme di carta, come i toner per le fotocopiatrici o le cartucce per le stampanti, gli impiegati non-fannulloni e non-ladri (perché ce ne sono, caro Ministro) se le inguattano e le custodiscono a sprezzo della vita: l’economo dell'Ente, trincerato dietro ai cavalli di frisia, giammai gliene fornirebbe altre. Nelle Pubbliche Amministrazioni, come per le bambole, non c’è una lira. O meglio un Euro. E se questa battuta da avanspettacolo l'avrebbero potuta pronunciare, trent'anni fa, Cochi e Renato, nell'Italia del Silvio IV Cochi non c'è più. E' rimasto Renato (Brunetta dei ricchi, meno dei poveri). Purtroppo. Ma che aspettarci da colui che ha profuso, meno di un anno fa perle di saggezza cinefila in terra gallica sentenziando che "Se quest'anno non ci sono film italiani in concorso al festival di Cannes "è perché i film italiani fanno schifo" (Ansa, 2007). Sarà che aveva appena incassato anche la bacchettata da Petrus (il quotidiano on line della Santa Sede) per i suoi attacchi gratuiti e violenti a Benedetto XVI. Stendiamo un velo pietoso, ma neanche tanto lungo. Perché sennò avanza. Comunque, le male lingue fanno circolare la voce che il Brunetta è stato cooptato nel governo per un delicato compito: far sì che BelliCapelli non risultasse il più basso nelle foto di gruppo.

E le ballerine? Una, leggiamo dal suo curriculum, ha fallito con Miss Italia ’97 (arrivata sesta), ha tentato di fare la velina col programma televisivo “La Domenica del villaggio”, ha fallito nel fare la conduttrice televisiva in “Piazza grande” con Magalli ed ha tentato con svariati programmi televisivi quali “I cervelloni”, “Vota la voce”, “Domenica In” e la serie Tv “Boris”. Ma niente. Un fallimento dietro l'altro. Le spetta quindi un ministero, quello delle pari opportunità. A questo punto ci si chiede quali qualità nascoste abbia la signora Carfagna per affidarle un ministero. Forse, chi glielo ha affidato, conosce qualità che noi non conosciamo.

L’altra, la rossa valdostana, viene da Calolziocorte (paese curiosamente assonante con calze corte, magari autoreggenti), frequenta la Lecco bene, figlia di un industriale dell'acciaio, laureata in filosofia. Comincia nel ’91 facendo l’inviata per il programma "I misteri della notte", una sorta di Lucignolo in cui la rossa Michela andava in esplorazione alla vita notturna girata a Honk Hong, San Francisco, Barcellona, Budapest, Milano, Città del Messico. Look sadomaso e avventure "al limite" portate alla luce dalla Gialappa's Band a "Mai dire martedì". Di tutto ciò un video, già cliccatissimo su YouTube. Da mistress a ministra(ss), evidentemente, lo stacco è breve.

Meno breve lo stacco di coscia esibito generosamente a Porta a Porta e già finito nell’immaginario adolescenzial-onanistico-collettivo. E se poi, come diceva De Andrè, i nani siano i più forniti della virtù meno apparente, il connubio interministeriale potrebbe risultare interessante. Per i protagonisti, meno per noi che mai assisteremmo a tale scempio, anche perché ci compiacciamo di non annoverarci tra i voyeur, ma in tali occupazioni facciamo nostro il decubertiniano “l’importante è partecipare”. Ma così scivoliamo nel boccaccesco e non va bene. Va bene, invece, un ultimo e sintetico commento e, al solito, Antonio De Curtis aveva capito tutto con cinquant’anni d’anticipo. Onorevole? Ma mi facci il piacere...

8 commenti:

Anonimo ha detto...

La frase "Colpirne uno per educarne cento" era di Mao, e solo successivamente fu utilizzata dalle BR.
In tutta la parte iniziale del post leggo soltanto dell'ironia e della critica fini a sé stesse.
Si ironizza sulla scelta della frase di cui sopra, si critica la scelta della Cassa Integrazione come sistema "anti-fannulloni".
Ma non si dice nulla se il proposito, in sé, sia valido o meno.
Se sia cioè valido essere più severi contro quegli impiegati statali che si approfittano del fatto di non essere sottoposti ad un controllo di alcun tipo, o a un controllo molto blando.
Ma qui non voglio fare dell'inutile propaganda. Voglio parlare per fatti concreti. Eccone uno.
Condivido l'appartamento con un ragazzo di 32 anni, laureato in lettere. Sino all'anno scorso faceva l'impiegato in un'azienda. Lavorava 36 ore a settimana e, mi diceva, il capo "gli rompeva i coglioni" perché non era soddisfatto del suo rendimento.
Ricordandosi della laurea in lettere, si è licenziato, si è iscritto alla SIS (ma non ha passato l'esame), ha ottenuto, per ora, una supplenza in una scuola media di provincia come professore di lettere.
Ora ha un orario settimanale di 18 ore (la META'!), guadagna 100 euro in più al mese (in PIU'!) rispetto a prima. E se fosse di ruolo, nei mesi di luglio e di agosto verrebbe pagato per stare semplicemente a casa!
Ma la mia critica non è rivolta a questo trattamento di cui ora sta godendo, chiaramente di favore.
La mia critica riguarda quanto segue: questo neo-professore di lettere per le vacanze pasquali è sceso dai suoi in Sicilia. Il primo giorno in cui avrebbe dovuto riprendere le lezioni ha fatto pervenire alla scuola un certificato medico (che mi ha poi confidato essere ideologicamente fasullo), così prolungando sino al venerdì successivo le vacanze pasquali. E come lui, mi ha detto, hanno fatto diversi colleghi, con il risultato che alla ripresa delle lezioni in tutta la scuola, oltre ad alunni e bidelli, c'erano solo 3 (tre) professori.
Il preside (connivente? complice? stupido?) si è guardato bene dal mandare una visita fiscale a chicchessia, nonostante la sospetta epidemia avesse falcidiato quasi tutto il corpo insegnanti!
Contro questo atteggiamento, molto più diffuso di quanto si crede, ed anzi ben radicato tra i dipendenti pubblici, è necessario combattere.
In un paese normale il preside della scuola avrebbe preso provvedimenti immediatamente, verificando tempestivamente chi fosse effettivamente malato e chi no, con l'applicazione delle dovute sanzioni disciplinari per i furbetti.
Al di là dell'ironia e delle critiche per le frasi utilizzate, che lasciano il tempo che trovano, credo che sia invece da incoraggiare la scelta di cercare di mutare la diffusa mentalità - tra i dipendenti pubblici - di essere esenti da qualsiasi dovere di produttività, da qualsiasi controllo, e di essere inamovibili.
Stefano

Marcello ha detto...

E quindi?

chartitalia ha detto...

@stefano:
Come detto, il mio amico mi faceva notare la storia dei nani e delle ballerini, che da metafora è diventata letterale. Punto.

La bassezza del tizio in questione è data dal fatto che con simili proclami è alla ricerca di facile consenso. Viviamo un momento molto becero ed è facilissimo inveire conto intere categorie invece di iniziare a lavorare seriamente.

Ricordo che il tizio in questione è stato uno dei massimi responsabili dello sfascio della finanza pubblica ai tempi del CAF, che barattava il consenso arruolando a tutto spiano nella pubblica amministrazione. Ora invece il consenso lo cerca sbraitando contro fantocci astratti.

Ricordo altresì che gli stessi individui che sbraitano contro i fannulloni si sono intestarditi con accanimento terapeutico nel voler tener in vita un pezzo dello stato quale l'Alitalia.

Per quanto riguarda il tuo insegnante, credo che siamo alla sagra del luogo comune: oltre alle 18h, ti ricordo che un insegnate è tenuto a:
- effettuare ricevimento parenti, collegi docenti, consigli di classe, e quant'altro
- preparare le lezioni
- correggere i compiti
Ti assicuro (per essere anche stato nel mondo della scuola direttamente) che se fatti decentemente queste attività ti portano a superare tranquillamente le 40h settimanali. E ci sono centinaia di migliaia di docenti che queste cose le fanno, bene e con passione.

Dopodichè se ci sono quelli che se ne approfittano, dov'è il problema? Una volta accertato l'illecito si applicano le sanzioni previste. Che bisogno s'è di fare il bau bau piuttosto che applicare le norme esistenti? Ovvio, la necessità di fare propaganda e tovare facile consenso. E, a quanto pare, ci riescono alla grande.

Marcello ha detto...

40 ore settimanali (forse, ma te lo accetto perchè sono buono) ma con TRE mesi di vacanze, più due settimane a Natale, una a Pasqua e ponti e ponticelli vari.

Facciamo quattro mesi di ferie all'anno nel privato, poi vediamo quanto dura il posto di lavoro...

chartitalia ha detto...

@marcello:
e figuriamoci se non interveniva l'imperatore dei luoghi comuni: gli scrutini vanno avanti sino a giugno inoltrato, poi ci sono gli esami di maturità e vanno avanti sino a metà luglio

se conti i giorni feriali effettivi di vacanza non sono nè più nè meno di quelli che spettano a chiunque: dai 30 ai 40; solo che da altre parti uno potrebbe pianificarli durante tutto l'anno mentre nella scuola si è costretti a prenderli in determinati periodi

dopodichè, confrontate anche gli stipendi dei docenti con quelli, ad es., di un bancario o con quello di un qualsiasi venditore di saponette

Anonimo ha detto...

@chartitalia
Il mio intervento non può essere definito di "luogo comune", proprio perché riferisce un fatto reale, e non da me immaginato o desunto per sentito dire.
Nel mio intervento, ho tenuto a precisare, non criticavo la condizione - di favore rispetto _alla precedente_ - in cui si trova ora questo professore che conosco.
Fermo restando che lui 40 ore settimanali non le fa mai (ma nemmeno si avvicina a 36), posso concederti che vi sono dei bravi insegnanti che svolgono il proprio lavoro con passione e vi dedicano tempo e risorse.
Ma sono eccezioni.
Ad ogni modo, nel mio post criticavo proprio il fatto che, di fronte a circostanze di conclamato illecito, chi dovrebbe farlo non interviene MAI. Per connivenza, complicità o peggio. Giocoforza molti se ne approfittano.
E' troppo facile affermare "e ci sono quelli che se ne approfittano, dov'è il problema? Una volta accertato l'illecito si applicano le sanzioni previste".
In una qualsiasi, normale azienda, se fosse avvenuta una "epidemia" quale quella avvenuta nella scuola del mio amico, gli assenti avrebbero ricevuto ognuno la visita del medico fiscale a domicilio.
Lì non è avvenuto nulla.
Sono d'accordo che gli strumenti per intervenire, ci sono già: quella che deve cambiare è la mentalità, diffusissima, che il dipendente statale sia intoccabile.
Proprio la consapevolezza che non ci sono controlli o sanzioni per il loro operato paragonabili a quelli che vi sono nelle normali aziende, porta i dipendenti pubblici ad essere spesso superficiali, pressapochisti, inefficienti.
Tu dici che la mossa politica del neoeletto governo avviene per propaganda.
Può essere, sebbene così non dimostri certo che il ragionamento sia errato; tuttavia ti dico che la convinzione che tra i dipendenti statali solo 1 su 10 meriti *interamente* lo stipendio che percepisce io ce l'ho dal 2000. Da quando, cioè, ho fatto servizio civile in un Comune, e ho visto cosa combinavano. E ce l'ho tuttora che, da avvocato, ho quotidianamente a che fare con i cancellieri dei tribunali e delle procure, con i dipendenti delle questure, delle prefetture, delle carceri.
Ti risparmio l'elenco dei ritardi, delle omissioni, dei documenti e delle istanze persi; ti assicuro che supera di gran lunga quello delle prove di efficienza e tempestività.
L'unica volta che ho visto tali persone lavorare "decentemente" è stato nel corso dell'ultima ispezione ministeriale...
Segno, forse, che la consapevolezza che il proprio operato è sottoposto ad un vaglio costante porta ad un maggiore impegno.
Stefano

Marcello ha detto...

A parte che non tutto il corpo docente ha gli esami, siano essi maturità o altro, comunque, anche se fosse, lavorare qualche ora al giorno da metà giugno (inoltrato, gli esami di maturità iniziano dopo il 20) fino a metà luglio (al massimo) e poi farsi fino verso il 10 settembre sulla sdraio (a parte i tuoi cari conoscenti che studiano a menadito i programmi scolastici dell'anno successivo) mi sembra una bella vacanza comunque.

Comunque il corpo statale della scuola è al sicuro perchè ci sei tu novello sindacalista de noantri che li difendi a spada tratta pur di andare contro tutto ciò che sa di centro-destra (in questo caso il ministro)! Ciao

Anonimo ha detto...

E diciamo anche che in un'azienda non si fanno 40 giorni di ferie l'anno, purtroppo.
In secondo luogo, la favola del "bisogna preparare le lezioni" è appunto tale! I programmi scolastici sono ciclici: dopo il primo anno di insegnamento, non è necessario preparare "ex novo" le lezioni, bensì bisogna attingere a quanto preparato in precedenza.
Un docente con un poco di anni di esperienza non ne ha più bisogno.
L'unica cosa riguarda la correzione dei compiti, cosa che però si può fare a casa propria, e che non porta certo via 18 ore la settimana! Stefano