20 maggio 2008

Un paese straordinario


Lo so, pretendiamo troppo. Quello di vivere in un paese ordinario. Ed invece ci tocca vivere in un paese straordinario. In cui, per cercare di sopravvivere si è costretti ad effettuare lo straordinario. In pratica, è il lento ritorno a condizioni di lavoro ottocentesche. Che inverte una tendenza secolare in cui la tendenza è stata quella di diminuire la quantità di ore lavorate settimanalmente. Il governo appena eletto si appresta a varare una delle misure più nefaste i cui effetti saranno devastanti: detassare gli straordinari.

Negli ultimi 7 anni il potere di acquisto dei lavoratori si è ridotto drasticamente, in gran parte a causa delle politiche criminali di chi ha gestito la fase di passaggio all'euro. Ora, i responsabili di tale impoverimento di massa, anzichè restituire almeno in parte il maltolto mettendo in pratica una diminuzione generalizzata della pressione fiscale, si inventano questa cosa sugli straordinari che regala ulteriori vantaggi alle sole imprese.

In pratica, il potere di acquisto è stato perso per sempre e, per cercare di riavvicinarsi ai livelli retributivi precedenti, si dovrà lavorare di più. Con buona pace della qualità della vita e della strombazzata difesa della famiglia, che sicuramente trarrà ampi benefici dalla riduzione di ore passate tra le mura domestiche.

Con buona pace anche dei livelli di occupazione: potendo disporre di migliaia di ore di straordinario a buon mercato, le aziende non avranno alcuna ragione ad assumere altro personale. E con buona pace anche della sicurezza sul lavoro: è ovvio che un lavoratore stanco è meno vigile e che le "morti bianche" sono destinate ad aumentare.

Ma soprattutto, la detassazione discrimina pesantemente tra lavoratore e lavoratore:
- non tutte le aziende ricorrono allo straordinario
- non per tutte le categorie di lavoratori è previsto lo straordinario
- e, sopratutto, lo straordinario è appannaggio pressochè esclusivo di lavoratori maschi, discriminando pesantemente le lavoratrici femminili solitamente gravate da compiti domestici e familiari.

A noi sembrerebbe un provvedimento palesemente incostituzionale. Che ne pensano i nostri amici giuristi?

6 commenti:

Anonimo ha detto...

e i sindacati hanno pure applaudito...

herr doktor ha detto...

non credo che possa essere sostenuta l'incostituzionalità
il fatto, è secondo me, che avrà scarsissimo effetto come sostegno per i salari (posto che è immorale presentarla così)
Dove questa via è stata tentata (in francia) non mi risulta che il risultato sia stato particolarmente positivo: http://artgoldhammer.blogspot.com/2008/02/not-working-more-but-earning-more.html

ciao

navarrini ha detto...

Diversamente da quanto ritiene herr doktor ho, invece, la sensazione che l'operazione possa andare incontro ad un sospetto di incostituzionalità.

Ricordo a me stesso che l'art. 3 della Costituzione sancisce l'inviolabile principio della pari dignità dei cittadini e della loro eguaglianza davanti alla legge; che l'art. 53 della stessa Carta dispone che "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva" e che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività"; e che, infine, l'art. 23 prevede che "nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge".

Il quadro costituzionale di riferimento - costituito dagli articoli testé richiamati - mi pare sia sufficientemente chiaro nel dire che:
a) il prelievo fiscale deve essere necessariamente disposto con una legge (non, dunque, con atti amministrativi);
b) la legge deve rispettare il cosiddetto principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.);
c) tale principio, nel sistema tributario, è costituito dalla proporzionalità alla capacità retributiva e dalla progressività dell'imposta.

Laddove si sancisca con legge - come, ad esempio, avviene oggi - che il reddito da lavoro costituisce la base imponibile, pare assai strano che si introducano esenzioni solo per gli emolumenti straordinari. Tali elementi reddituali, infatti, riguardano solo alcuni lavoratori subordinati e non (in linea di massima) i quadri ed i dirigenti, i lavoratori autonomi e le imprese.

Il risultato - a mio modestissimo avviso - è quello di introdurre una distinzione non ragionevole tra i redditi da lavoro dei lavoratori subordinati e quelli dei lavoratori autonomi. Con la conseguenza che la capacità contributiva di cui all'art. 53 Cost. verrebbe misurata in modo sostanzialmente diverso. Tanto più che la natura giuridica della retribuzione straordinaria non differisce in nulla - se non nella misura e nel titolo - dalla retribuzione ordinaria: si tratta del corrispettivo per il lavoro svolto.

Tale corrispettivo in alcuni casi andrebbe sempre a costituire reddito imponibile, in altri no. Ma tale distinzione - sempre a mio sommesso parere - non sembra trovare alcuna razionale giustificazione e, pertanto, violerebbe l'art. 3 Cost.

Come detto all'inizio, si tratta di una mia impressione. Il breve ragionamento che precede mi sembra confermi, almeno a prima vista, tale impressione. Ammetto, tuttavia, di non avere specifiche competenze in materia tributaria, sicché, più che da giurista, la mia argomentazione è da uomo della strada.

Gianluca

P.S.
In campagna elettorale, la stessa proposta di detassare lo straordinario era stata formulata, a nome del PD, dal prof. Pietro Ichino. Il prof. Ichino ne sa certamente più di me... ma già in quel momento la proposta mi ha dato l'impressione di essere solo un (cattivo) argomento propagandistico.

Simone ha detto...

ehhhhhhhhhh. un pò noioso questo argomento. però già il fatto che la detassazione scesa al 10% per i soli dipendenti privati e non anche per quelli statali è un buon segno. Agli statali basta la presenza sul luogo del lavoro, anche se poi in quel frattempo leggono il giornale o parlano a telefono dei cacchi loro. Mi dispiace solo che per il 70-80% dei lavoratori statli che si comporta così ci debba rimettere anche il 20-30% di chi invece lavora seriamente.

riguardo l'euro in Italia non c'è stato un controllo dei prezzi, che sono praticamente raddoppiati, ma non è che con il govreno prodi questo malcostume sia stato punito. L'euro ha favorito chi sta negli affari, che poi come scusa per l'aumento dei prezzi dice sempre che la colpa è di chi sta a monte che gli fa pagare di più la materia prima e tutto il resto.

Solo con un controllo dei prezzi feroce possiamo tornare a respirare, perchè la detassazione serve a poco se quei quattro soldi in più servono a comprare il pane o altri beni che aumentano ogni giorno che passa.

Valerio ha detto...

Preciso alcuni aspetti tecnici, in attesa di leggere il testo definitivo della manovra.
Perdonerete la terminologia un po' complessa:

1. Tassazione. Gli straordinari non sono detassati ma tassati con imposta sostitutiva del 10%, quindi non a titolo di acconto. Per redditi fino a 35.000 euro lordi.

Un esempio chiarirà la differenza.

Vecchio sistema: se faccio straordinario per 300 euro con il vecchio sistema i miei 300 euro erano soggetti all'aliquota prevista per il mio reddito a fine anno (23%);

Nuovo sistema: dei 300 euro me ne verranno in tasca 270 (-10% di 300), senza ulteriori tassazioni;

2. I contratti collettivi. Nessun contratto collettivo nazionale impedisce lo straordinario. Se datore e dipendente sono d'accordo è possibile fare ore aggiuntive fino ad un tetto massimo che normalmente è di 8 ore settimanali, ma che i contratti possono modificare;
le uniche categorie escluse dalla detassazione sono coloro che per legge non possono farlo: dirigenti (che non hanno orario) e gli apprendisti (che devono prima qualificarsi per poter lavorare ore aggiuntive).

3. Costituzionalità. L'osservazione di Gianluca è corretta per il riferimento alla Costituzione: prevede che si possano imporre tributi solo tramite atti aventi forza di legge.

Ma la manovra è avvenuta (se non erro) per decreto-legge e questo è un atto primario avente forza di legge, l'unica differenza è che ha validità per 60 giorni dalla sua approvazione dopo di chi deve essere convertito in legge (in Parlamento) o decade.

4. Discriminazioni. I dipendenti pubblici sono esclusi fino al dicembre 2008, essendo la misura fiscale prevista solo in via sperimentale.

5. Potere d'acquisto. Cambierà la quantità di moneta in mano, ma rimane intatto il suo potere di acquisto.

Ogni effetto lo si vedrà nei primi mesi del 2009.

Spero di non aver creato più nebbia rispetto a quella che volevo eliminare..

herr doktor ha detto...

@simone:
>Solo con un controllo dei prezzi
>feroce possiamo tornare a
>respirare, perchè la detassazione
> serve a poco se quei quattro
>soldi in più servono a comprare
>il pane o altri beni che >aumentano ogni giorno che passa.

appunto :-(

@gianluca:

la questione della possibiltà di disparità di trattamento tra la tassazione dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo determinata dalla tassazione agevolato degli straordinari andrebbe esaminata più in generale, perchè si tratta di redditi comunque calcolati diversamente (vedi ad esempio il diverso regime di rilevanza delle spese)
Più censurabile mi sembra invece la differenziazione tra dipendenti pubblici e privati ...
'notte