29 maggio 2004

Diritto d'autore nell'era delle reti informatiche

Ho trovato casualmente su internet uno splendido intervento di Richard Stallman che spiega magistralmente le ragioni profonde del decreto Urbani, senza che neanche l'autore sappia chi diavolo sia il nostro ineffabile Ministro. Invito tutti, dal profondo del cuore, a leggerlo attentamente: è un po' lungo ma si può leggerlo anche a rate: magari ve lo stampate e ve lo leggete sdraiati su di un prato o in spiaggia o quando andate a letto. Ma fatelo, ne vale davvero la pena: è uno di quegli scritti che ti cambiano la prospettiva con cui si vedono, e si comprendono, le cose.

Introduzione

David Thorburn, moderatore: Il relatore di oggi, Richard Stallman, è una figura leggendaria del mondo informatico, e la mia esperienza nel tentativo di trovare un correlatore per condividere il podio con lui è stata istruttiva. Un distinto professore del MIT mi ha detto che Stallman va considerato al pari della figura carismatica di una parabola biblica - una sorta di aneddoto-lezione del Vecchio Testamento. "Immagina", mi ha detto, "un Mosè o un Geremia - meglio, un Geremia". Gli ho replicato: "Bene, davvero ammirevole. Ciò conferma la mia sensazione sul tipo di contributo che ha dato al mondo. Allora perché sei riluttante a dividere il podio con lui?" La sua risposta: "Come Geremia o Mosè, ne sarei semplicemente sopraffatto. Non posso tenere un intervento insieme a lui, ma se mi avessi chiesto di nominare cinque persone viventi nel mondo che hanno veramente aiutato tutti noi, Richard Stallman sarebbe uno di questi."

L'intervento di Stallman

Dovrei iniziare spiegando perché ho rifiutato il permesso alla trasmissione sul web di questo forum, nel caso la questione non fosse sufficientemente chiara: il programma impiegato per la trasmissione sul web richiede all'utente di prelevare determinato software per poter ricevere il segnale. Questo software non è software libero. È disponibile a costo zero ma soltanto come eseguibile, cioè una misteriosa sequenza di numeri. Ciò che fa è segreto. Non lo si può studiare, non lo si può modificare, e certamente non se ne può pubblicare una versione modificata. E queste rientrano fra le libertà essenziali incluse nella definizione di "software libero". Così, se devo essere un onesto sostenitore del software libero, non posso andare in giro a fare discorsi e poi spingere le persone ad usare software non libero. Nuocerei alla mia stessa causa. E se non dimostro di prendere i miei principi sul serio, non posso aspettarmi che altri li prendano sul serio. Tuttavia il mio intervento non riguarda il software libero.

Dopo aver lavorato per anni nel movimento per il software libero e aver visto la gente usare alcune parti del sistema operativo GNU, ho iniziato a ricevere inviti per tenere interventi nei quali il pubblico prese a chiedermi: "Bene, come è possibile ampliare le idee sulla libertà per gli utenti del software ad altri tipi di cose?" E naturalmente facevano domande stupide tipo, "Dovrebbe forse essere libero anche l'hardware?", "Dovrebbe essere libero questo microfono?" Cosa significa tutto ciò? Dovremmo essere liberi di copiarlo e modificarlo? Per quanto riguarda le modifiche, una volta comprato il microfono, nessuno ci impedirà di modificarlo. E per copiarlo, nessuno possiede una copiatrice di microfoni. Al di fuori di Star Trek, queste cose non esistono. Forse un giorno ci saranno analizzatori ed assemblatori nanotecnologici, e sarà realmente possibile copiare un oggetto fisico, e allora il problema del se si è liberi di farlo o meno comincerà ad essere davvero importante. Vedremo aziende agricole che vorranno impedire alla gente di copiare il cibo, e questo diventerà un problema politico importante, se mai esisterà una simile capacità tecnologica. Non so se succederà, a questo punto si tratta soltanto di pura speculazione. Ma per altri tipi di informazioni, il problema può essere sollevato perché ogni tipo di informazione che può essere memorizzata su un computer, presumibilmente, può essere copiata e modificata. Così i problemi etici del software libero, i problemi del diritto di un utente di copiare e modificare il software, sono identici a quelli relativi ad altri tipi di informazioni pubblicate. Non mi riferisco a informazioni private, diciamo, i dati personali, che non devono essere mai rese disponibili al pubblico. Parlo dei diritti di un utente quando ottiene copie di cose pubblicate senza alcun tentativo di tenerle segrete.

La storia del copyright

Per meglio illustrare le mie idee in materia, vorrei rivedere la storia della distribuzione delle informazioni e del diritto d'autore. Nel mondo antico, i libri erano scritti a mano con una penna, e chiunque sapesse leggere e scrivere poteva copiare un libro in maniera efficace come chiunque altro. Probabilmente qualcuno che vi si dedicava tutto il giorno, aveva imparato a farlo meglio, ma non esisteva alcuna differenza sostanziale. E poiché le copie erano fatte una per volta, non c'era un grande valore economico. Fare dieci copie richiedeva dieci volte il tempo necessario per fare una copia. Non esisteva alcuna costrizione verso la centralizzazione - un libro poteva essere copiato ovunque. A causa di questa tecnologia, poiché non imponeva che le copie fossero identiche, nel mondo antico non esisteva una differenza sostanziale tra copiare e scrivere un libro. Ci sono cose nel mezzo che avevano senso.

Comprendevano l'idea di un autore. Sapevano, diciamo, che una certa commedia era stata scritta da Sofocle, ma tra scrivere un libro e copiare un libro, c'erano altre cose utili che si potevano fare. Per esempio, si poteva copiare parte di un libro, poi scrivere alcune parole nuove, copiare ancora e scrivere alcune nuove parole e così via. Questo lo si definiva "scrivere un commentario". Si trattava di un'attività piuttosto comune, e questi commentari erano apprezzati. Si poteva anche copiare un passaggio da un libro, poi scrivere altre parole, e copiare un passaggio da un altro libro e scrivere ancora e così via, e così si creava un compendio. Anche i compendi erano molto utili. Ci sono opere che sono andate perdute, ma parti di esse sono sopravvissute se riprese in altri libri che hanno avuto più popolarità dell'originale. Forse si sono copiate le parti più interessanti, e così se ne sono fatte molte copie, ma non ci si è preoccupati di copiare l'originale, perché non era abbastanza interessante.

Ora, per quanto posso saperne, nel mondo antico non esistevano cose come il diritto d'autore. Chiunque volesse copiare un libro poteva farlo. Più avanti, è stata sviluppata la tecnica della stampa e i libri hanno iniziato ad essere stampati. La stampa non è stata solo un miglioramento quantitativo per copiare in maniera più agevole. Ha influenzato i diversi tipi di copia in modo diverso perché ha introdotto una certa economia di scala. Occorreva lavorare parecchio per impostare la macchina tipografica, e assai meno lavoro per fare molte copie identiche della pagina. Come risultato, la copia dei libri iniziò a diventare un'attività centralizzata di produzione di massa. Probabilmente le copie di un certo libro saranno state fatte soltanto in determinati luoghi. Ciò significava inoltre che i comuni lettori non potevano copiare i libri in maniera efficace. Ci si riusciva solo se si aveva una macchina per la stampa: era un'attività industriale.

Ora, nei primi secoli di vita della stampa, i libri stampati non hanno sostituito totalmente le copie fatte a mano. Se ne facevano ancora, a volte dai ricchi e a volte dai poveri. I ricchi lo facevano per avere una copia particolarmente bella che avrebbe dimostrato quanto erano ricchi, e i poveri lo facevano perché forse non avevano abbastanza soldi per comprare una copia stampata, ma avevano tempo per copiare un libro a mano. Come dice la canzone, "Il tempo non è denaro quando tutto ciò che hai è il tempo". Così, si facevano ancora copie a mano. Fu nel 1800, credo, che la stampa divenne in realtà abbastanza economica da consentire anche ai poveri di acquistare libri stampati, se sapevano leggere. Ora, il diritto d'autore si è sviluppato insieme all'uso della stampa e, considerando questa tecnologia, ha avuto l'effetto di una regolamentazione industriale. Non regolava quel che fosse concesso fare ai lettori; limitava ciò che potevano fare gli editori e gli autori. Inizialmente in Inghilterra il diritto d'autore è stato una forma di censura. Per pubblicare un libro bisognava avere il permesso del governo. Ma poi il concetto è cambiato.

Con la Costituzione degli Stati Uniti, si giunse ad un'idea diversa sugli scopi del diritto d'autore, e credo che tale idea venisse accettata anche in Inghilterra. Per la Costituzione statunitense venne proposto di assegnare il copyright agli autori, un monopolio sulla copia dei propri libri. Questa proposta fu respinta. Se ne adottò invece una fondamentalmente diversa e cioè che, per promuovere il progresso, il Congresso poteva stabilire eventualmente un sistema di diritti d'autore che avrebbe poi creato questi monopoli. Così i monopoli, secondo la Costituzione statunitense, non esistono per il bene di chi li possiede; esistono per promuovere il progresso della scienza.

I monopoli sono concessi agli autori come modalità per modificare il proprio comportamento onde fare qualcosa di utile per il pubblico. Così l'obiettivo è avere un maggior numero di libri scritti e pubblicati che gli altri possano poi leggere. E si ritiene che questo [il copyright] contribuisca ad una maggiore attività letteraria, ad ampliare la produzione di scritti scientifici e in altri campi, e che la società possa imparare grazie a ciò. Questo è il fine da perseguire. La creazione di monopoli privati è stata solo un mezzo per raggiungere un certo fine, e questo è un fine pubblico. Nell'epoca della stampa il diritto d'autore era praticamente indolore perché si trattava di una regolamentazione industriale. Limitava soltanto le attività di editori ed autori. In senso stretto, anche i poveri che copiavano i libri a mano potevano infrangere il diritto d'autore. Ma nessuno cercò mai di imporre il copyright nei loro confronti perché venne considerato una regolamentazione a livello industriale (1).

(1) Gli statuti originali parlavano soltanto di editoria e stampa. Non esisteva alcuna regolamentazione per la copia a mano -- molto probabilmente perché la regolamentazione riguardava l'industria.

Inoltre, nell'era della stampa era semplice imporre il diritto d'autore, perché andava applicato soltanto laddove esistesse un editore, e gli editori, per la natura stessa della loro attività, si facevano conoscere. Se si cerca di vendere libri, bisogna dire al pubblico dove andare a comprarli. Non si va nelle case di tutti ad imporre il diritto d'autore. Infine, in quel contesto il diritto d'autore può essere stato un sistema benefico. Negli Stati Uniti il copyright viene considerato dagli studiosi di legge un patto tra il pubblico e gli autori. Il pubblico scambia alcuni dei propri diritti naturali a fare copie, e in cambio ottiene il beneficio di avere un maggior numero di libri scritti e pubblicati.

Ora, si tratta di un patto vantaggioso? Be', quando il pubblico non può fare delle copie perché queste vengono fatte in maniera efficace solo con macchine per la stampa -- e la maggior parte della gente non possiede tali macchine -- il risultato è che il pubblico sta scambiando una libertà che non può esercitare, una libertà che non è di nessun valore pratico. Perciò se si possiede qualcosa che non è di primaria importanza o è inutile, e si ha la possibilità di scambiarla per qualcos'altro di un qualche valore, ci si guadagna. Ecco perché a quel tempo può darsi che il diritto d'autore sia stato un patto vantaggioso per il pubblico. Ma il contesto va mutando, e ciò deve cambiare la nostra valutazione etica del diritto d'autore.

Ora, i principi alla base dell'etica non sono modificati dai progressi nella tecnologia; sono troppo fondamentali per essere toccati da simili contingenze. Ma le nostre decisioni su una determinata questione dipendono dalle conseguenze delle alternative disponibili, e le conseguenze di una certa scelta possono cambiare quando cambia il contesto. Questo è ciò che succede nell'area della legge sul copyright, perché l'epoca della stampa sta per chiudersi, lasciando gradualmente spazio all'era delle reti informatiche. Le reti informatiche e le tecnologie dell'informazione digitale ci riportano ad un ambito più simile al mondo antico, dove chiunque sapesse leggere ed usare le informazioni poteva anche copiarle e poteva fare copie facilmente al pari di chiunque altro. Si tratta di copie perfette e valide quanto le copie che potrebbe fare chiunque altro. Così la centralizzazione e l'economia introdotta dalla stampa e da simili tecnologie va scomparendo. Questo mutamento nel contesto generale cambia il modo in cui funziona la legislazione in tema di diritto d'autore. Il copyright non svolge più una funzione di regolamentazione dell'industria: è diventata una restrizione draconiana imposta al pubblico.

Originariamente tale legislazione voleva essere una restrizione imposta agli editori a favore degli autori; oggi, all'atto pratico, è una restrizione imposta al pubblico a favore degli editori. Una volta il diritto d'autore era una pratica relativamente priva di effetti negativi, che non suscitava discussioni, e non costituiva una limitazione per il pubblico. Oggi ciò non è più vero. Se possedete un computer, l'interesse primario degli editori è quello di imporvi delle restrizioni. Il diritto d'autore una volta era facile da far rispettare perché era una restrizione solo per gli editori, ed era facile trovarli per esaminare quanto pubblicavano. Ora il diritto d'autore è una restrizione su tutti e ciascuno di voi.

Per imporne il rispetto occorre sorveglianza, intrusioni e pene severe, e stiamo osservando l'introduzione di queste misure nelle leggi degli Stati Uniti e di altri paesi. Il diritto d'autore era effettivamente uno scambio vantaggioso per il pubblico, perché quest'ultimo dava in cambio delle libertà che di fatto non poteva esercitare. Ma oggi il pubblico può esercitare tali libertà. Cosa fate se avete un sottoprodotto che una volta non vi serviva, eravate abituati a scambiarlo e improvvisamente ne scoprite un uso? Potete consumarlo o utilizzarlo. Cosa farete in pratica? Non lo scambiate affatto, ne tenete almeno una parte. E naturalmente questo è quanto vorrebbe fare la gente. È ciò che il pubblico fa ogniqualvolta gli viene data voce per esprimere la propria preferenza, conserva una parte della propria libertà e la esercita. Napster, in cui il pubblico decide di esercitare la libertà di copia invece di rinunciarvi, è un grande esempio di questo principio.

La cosa naturale da farsi per rendere la normativa sul diritto d'autore adatta alla situazione odierna è ridurre l'ammontare di potere nelle mani dei detentori del copyright, ridurre la quantità di restrizioni che essi impongono al pubblico, e aumentare la libertà conservata dalla gente. Ma ciò non piace agli editori, i quali vogliono esattamente l'opposto. Gli editori intendono aumentare i poteri del diritto d'autore fino al punto in cui possano controllare rigidamente ogni utilizzo delle informazioni. Ciò ha portato a legislazioni che concedono un aumento di potere senza precedenti per i detentori del copyright. Vengono così sottratte quelle libertà che il pubblico era solito mantenere nell'era della carta stampata.

Consideriamo ad esempio gli e-book, i libri elettronici. Oggi vanno tremendamente di moda, è difficile evitarli. Mentre ero in Brasile ho preso un aereo e nella rivista a bordo c'era un articolo in cui si prevedeva che entro 10 o 20 anni saremmo tutti passati agli e-book. Chiaramente, questo tipo di campagna pubblicitaria è pagata da qualcuno. Perché? Credo di saperlo. La ragione è che gli e-book costituiscono l'opportunità per togliere alcune delle libertà che i lettori della carta stampata hanno sempre avuto e continuano ad avere -- la libertà, per esempio, di prestare un libro ad un amico, o di prenderlo a prestito da una biblioteca pubblica, o di venderne una copia ad un negozio di libri usati, o di comprarne una copia in modo anonimo e senza dover inserire i dati dell'acquirente in un apposito database. E forse persino il diritto di leggerlo due volte. Sono queste le libertà che gli editori vorrebbero eliminare, ma non possono farlo per i libri stampati perché sarebbe una presa di potere troppo ovvia e provocherebbe una reazione generalizzata.

E così hanno trovato una strategia indiretta. Prima, ottengono una legislazione che elimini questi diritti per gli e-book quando non ci sono e-book; così non si crea alcuna controversia. Non esistono lettori di libri elettronici a difendere le libertà a cui erano abituati. Obiettivo ottenuto con il Digital Millennium Copyright Act del 1998. Successivamente hanno introdotto gli e-book, convincendo tutti a passare gradualmente dai libri stampati a quelli elettronici, e il risultato finale è che i lettori hanno perso quelle libertà senza che ci sia stato un preciso momento in cui quelle libertà siano state sottratte e ci si potesse battere per conservarle. Allo stesso tempo possiamo osservare analoghi tentativi per privare la gente delle proprie libertà nell'uso di altri tipi di opere pubblicate.

Ad esempio, i film su DVD vengono cifrati in un formato considerato segreto -- era stato progettato per essere segreto -- e l'unico modo per farsi dire dalle società cinematografiche il metodo di cifratura, in modo da poter costruire dei lettori DVD, era firmare un contratto che obbligava a implementare determinate restrizioni negli apparecchi, con il risultato di impedire al pubblico perfino l'esercizio dei propri diritti legali. A un certo punto alcuni programmatori europei scoprirono il formato dei DVD e scrissero un programma libero per leggerli (2). Ciò rese possibile utilizzare software libero e GNU/Linux per guardare un DVD regolarmente acquistato, il che è una cosa assolutamente legittima. È giusto poterlo fare con software libero.

(2) Oggi esistono diversi pacchetti analoghi; il primo si chiamava "DeCSS".

Ma le società cinematografiche non erano d'accordo, e portarono la questione in tribunale. Sapete, l'industria cinematografica una volta produceva un sacco di film con scienziati pazzi e qualcuno diceva, "Ma, dottore, ci sono alcune cose che l'Uomo non dovrebbe conoscere". Probabilmente queste società hanno visto troppi dei loro film, perché sono giunte alla conclusione che il formato dei DVD fosse qualcosa che l'Uomo non doveva conoscere, e sono riuscite ad ottenere una sentenza di censura totale sul software usato per leggere i DVD. È stato proibito persino l'inserimento di un link ad un sito fuori dagli Stati Uniti dove è legale diffondere queste informazioni. La sentenza è già stata portata in appello. In tale occasione ho presentato un documento di sostegno, e ne sono orgoglioso, anche se in effetti sto giocando un ruolo minimo in questa specifica battaglia.

Il governo degli Stati Uniti è intervenuto direttamente a sostegno della parte avversa. Ciò non deve sorprendere se consideriamo in primo luogo il motivo per cui è stato approvato il Digital Millennium Copyright Act. La ragione risiede nel sistema di finanziamento delle campagne elettorali che abbiamo negli Stati Uniti, cioè essenzialmente una corruzione legalizzata in cui i candidati vengono comprati dalle varie aziende prima ancora di essere eletti. E, ovviamente, conoscono bene i loro padroni -- sanno per chi stanno lavorando, e approvano quelle leggi che danno maggior potere a tali aziende. Non sappiamo come andrà a finire questa battaglia. Nel frattempo l'Australia ha approvato una legge simile e anche l'Europa si appresta a farlo; il piano è di non lasciare alcun luogo al mondo dove siano disponibili queste informazioni.

Gli Stati Uniti rimangono comunque i primi nel tentativo di impedire al pubblico la distribuzione di informazioni già pubblicate. Gli Stati Uniti non sono tuttavia il primo paese per cui ciò rappresenti una priorità: era molto importante anche per l'Unione Sovietica. Dove l'attività di fare copie non autorizzate e ridistribuirle era nota come Samizdat, e per debellare il fenomeno misero a punto una serie di metodi. Primo, guardie vicino ad ogni dispositivo di copia, per controllare cosa venisse copiato e prevenire copie vietate. Secondo, dure punizioni per chiunque fosse sorpreso in attività di copia illecita: si poteva essere spediti in Siberia. Terzo, incoraggiare la delazione, chiedendo a tutti di spiare vicini e colleghi e riferire alla polizia dell'informazione. Quarto, responsabilità collettiva: "Tu! Tu sei responsabile per quel gruppo di persone! Se becco uno qualsiasi di loro a fare copie illegali, in prigione ci vai tu. Quindi, è meglio se li controlli per bene". E, quinto, la propaganda, a partire dall'infanzia, per convincere tutti che solo un acerrimo nemico del popolo rischierebbe di fare copie illecite.

Oggi gli Stati Uniti stanno utilizzando tutti questi metodi. Primo, agenti a guardia dei dispositivi di copia. Nelle copisterie ci sono guardie umane per controllare cosa si copia. Ma costerebbe troppo ingaggiare degli esseri umani per fare lo stesso con gli utenti di computer, il lavoro umano è troppo caro. Così hanno messo a guardia dei robot. Questo è lo scopo del Digital Millennium Copyright Act. L'unico modo per accedere a certi dati è inserire nel computer un particolare software, che vi impedisce di copiare quegli stessi dati. Oggi esiste un progetto per l'introduzione di tale in ogni hard disk, e in questo modo potreste trovarvi dei file a cui non potete accedere, a meno di ottenere il permesso da qualche server di rete. E il tentativo di aggirare quel software, o persino di dire ad altri come aggirarlo, costituisce un crimine.

Secondo, punizioni dure. Alcuni anni fa, fare copie di qualcosa e passarle a un amico giusto per aiutarlo, non costituiva reato; non lo era mai stato negli Stati Uniti. Poi venne trasformato in un crimine, e si può essere incarcerati per anni solo per aver condiviso qualcosa con il vicino.

Terzo, informatori. Avrete visto quelle pubblicità in TV e nella metropolitana di Boston che incitavano a denunciare i colleghi alla polizia dell'informazione, ufficialmente nota come Software Publishers Association.

Quarto, responsabilità collettiva. Negli Stati Uniti ciò è stato fatto cooptando i provider d'accesso a internet, rendendoli legalmente responsabili per tutto ciò che distribuiscono i loro utenti. L'unico modo che hanno per non essere considerati comunque responsabili è l'applicazione di una procedura non modificabile per disconnettere l'utente o rimuovere l'informazione inviata entro due settimane da un reclamo. Giusto qualche giorno fa ho sentito che un sito di protesta contro alcune brutte pratiche di Citybank è stato cancellato in questo modo. Oggigiorno, non si fa nemmeno in tempo ad arrivare in tribunale: il vostro sito viene semplicemente fatto sparire.

E infine, la propaganda a cominciare dall'infanzia. È per questo che si ricorre al termine "pirata". Se ci pensate, qualche anno fa tale termine veniva utilizzato per definire quegli editori che non pagavano gli autori. Ma ora il significato è stato completamente stravolto. Oggi viene applicato a quei membri del pubblico che sfuggono al controllo degli editori. Viene usato per convincere la gente che solo un nemico del popolo farebbe delle copie illegali. Il termine trasmette il messaggio che "condividere qualcosa con il vicino è moralmente equivalente ad attaccare una nave". Spero che non siate d'accordo con questa caratterizzazione, e se non lo siete, spero che vi rifiuterete di utilizzare il termine in tal senso.

Gli editori stanno comprando delle leggi onde dotarsi di maggiori poteri. Stanno inoltre estendendo la durata del diritto d'autore. La Costituzione degli Stati Uniti dice che il copyright è valido per un periodo di tempo limitato, ma gli editori vogliono farlo durare per sempre. Ma siccome ottenere una modifica costituzionale risulterebbe piuttosto difficile, hanno trovato un modo più semplice per raggiungere lo stesso risultato. Ogni 20 anni si estende in maniera retroattiva il diritto d'autore di 20 anni. Così il risultato è che in ogni momento il diritto d'autore dura nominalmente per un periodo determinato e un giorno qualsiasi copyright è destinato a terminare. Ma quel termine non verrà mai raggiunto perché ogni 20 anni quel copyright verrà esteso di 20 anni; così nessuna opera potrà mai tornare di pubblico dominio.

Questa pratica è stata chiamata "perpetual copyright on the installment plan", copyright perpetuo nel progetto rateale. La legge del 1998 che estende il diritto d'autore per ulteriori 20 anni è nota come il "Mickey Mouse Copyright Extension Act" (Il titolo ufficiale è "The Sonny Bono Copyright Term Extension Act") perché uno dei suoi principali sponsor fu la Disney. Questa si rese conto che il diritto d'autore su Topolino stava per scadere, qualcosa che andava assolutamente evitato perché da quel copyright guadagna molto denaro.

Globalizzazione

In effetti il titolo di questo intervento doveva essere "Diritto d'autore e Globalizzazione". Per quanto riguarda la globalizzazione, questa viene portata avanti tramite una serie di politiche implementate in nome dell'efficienza economica ovvero i cosiddetti accordi per il libero commercio, che in realtà sono pensati per dare potere alle imprese a scapito delle leggi e della politica. Non hanno nulla a che fare con il libero scambio, ma piuttosto con un trasferimento di potere: togliere il potere decisionale e legislativo ai cittadini di qualsiasi paese possa plausibilmente tenere in considerazione i propri interessi, e assegnarlo alle imprese, che non terranno nella minima considerazione l'interesse di quei cittadini. Dal loro punto di vista, è la democrazia ad essere un problema e questi accordi vengono stipulati per porvi fine.

Ad esempio, il NAFTA (North American Free Trade Agreement) contiene dei provvedimenti che, mi sembra, consentono alle aziende di querelare un altro governo per sbarazzarsi di qualche legge che ritengano stia interferendo con i loro profitti in quel paese. Così le società straniere possono avere maggior potere dei cittadini di una nazione. Sono in atto tentativi per ampliare queste posizioni oltre il NAFTA. È ad esempio questo uno degli obiettivi della cosiddetta "area del libero scambio delle Americhe", che mira ad estendere questo principio a tutti i paesi sudamericani e caraibici, mentre l'accordo multilaterale sugli investimenti doveva estenderlo al mondo intero. Una cosa evidenziatasi negli anni '90 è che tali accordi hanno iniziato ad imporre il copyright in tutto il mondo, in maniera sempre più forte e restrittiva. Questi trattati non sono accordi per il libero scambio. Sono in realtà accordi commerciali utilizzati per fornire alle aziende il controllo sul commercio in tutto il mondo, in modo da eliminare il libero scambio.

Quando nel 1800 gli Stati Uniti era un paese in via di sviluppo, lo stato non riconosceva i diritti d'autore esteri. Questa fu una decisione presa con attenzione, e si rivelò intelligente. Si convenne che, per gli Stati Uniti, il riconoscimento di quei diritti sarebbe stato semplicemente svantaggioso e avrebbe succhiato denaro senza dimostrarsi particolarmente utile. Oggi si dovrebbe applicare la stessa logica ai paesi in via di sviluppo, ma gli Stati Uniti hanno sufficiente potere per costringerli ad andare contro i propri interessi. In realtà è un errore parlare degli interessi delle nazioni in questo contesto. Infatti, sono sicuro che la maggior parte di voi sappia quanto sia sbagliato tentare di giudicare l'interesse pubblico facendo la somma della ricchezza individuale. Se i lavoratori americani perdessero un miliardo di dollari e Bill Gates ne guadagnasse due, forse che gli americani sarebbero in generale più ricchi? Potrebbe dirsi un bene per l'America? Se si considera solo la cifra totale, sembra lo sia.

Tuttavia, l'esempio mostra in concreto che guardare al totale è il modo sbagliato di giudicare, poiché Bill Gates non ha alcun bisogno di altri due miliardi di dollari, ma la perdita di un miliardo di dollari da parte di chi non ha altrettanto denaro da cui partire può essere dolorosa. Dunque, discutendo su uno di questi trattati commerciali, quando si sente qualcuno parlare degli interessi di questa o di quella nazione, non si fa altro che sommare le entrate di tutti i cittadini. I ricchi vengono sommati ai poveri. È solo una scusa per mettere in atto lo stesso inganno per farci ignorare l'effetto sulla distribuzione delle ricchezze all'interno del paese e il fatto che quegli accordi la renderanno ancora più disomogenea, come è accaduto negli Stati Uniti. Non è quindi l'interesse degli Stati Uniti a giovarsi dell'inasprimento delle norme sul diritto d'autore in tutto il mondo. È solo quello di alcuni imprenditori, molti dei quali vivono in quel paese, mentre altri risiedono altrove. Ciò non favorisce in alcun modo l'interesse pubblico.

Ripensare il copyright

Ma cosa ha senso fare? Se crediamo nello scopo del diritto d'autore incluso, ad esempio, nella Costituzione degli Stati Uniti, cioè quello di promuovere il progresso, quali linee politiche intelligenti andrebbero seguite nell'era delle reti informatiche? Chiaramente, anziché aumentare i poteri del copyright dovremmo ridimensionarli in modo da offrire al pubblico un certo grado di libertà, con cui trarre vantaggio dai benefici della tecnologia digitale e delle reti informatiche. Ma fino a che punto si deve arrivare? È una domanda interessante, poiché non credo sia necessario abolire totalmente il diritto d'autore.

L'idea di rinunciare ad alcune libertà in cambio di un maggior progresso risulterebbe vantaggiosa ad un certo livello, anche se il copyright tradizionale rinuncia a troppa libertà. Ma per ragionare in maniera intelligente sulla questione, la prima cosa da riconoscere è che non esiste alcun motivo per rendere tutto uniforme. Non c'è alcuna ragione per insistere nell'avere un unico accordo per ogni tipo di opere. Anzi, questo è un caso già superato poiché esistono numerose eccezioni per la musica. La legislazione sul diritto d'autore considera le opere musicali in maniera molto diversa tra loro. Ma i produttori ricorrono astutamente a un'arbitraria insistenza sull'uniformità. Prendono in esame alcuni casi particolari e sostengono degli argomenti secondo cui, in quei casi particolari, sarebbe vantaggioso avere tutto questo diritto d'autore.

Successivamente affermano che, per uniformità, le restrizioni applicate nei casi particolari devono essere estese al tutto. Così, chiaramente, scelgono un caso particolare in cui possono produrre gli argomenti più forti, anche se tale caso è piuttosto raro e non così importante nel contesto generale. Ma forse, per quel caso specifico, è giusto che esista tutto quel copyright. Non dobbiamo pagare lo stesso prezzo per ogni cosa che compriamo. Spendere un migliaio di dollari per una macchina nuova sarebbe un ottimo affare, ma spenderne altrettanti per una confezione di latte sarebbe, al contrario, un pessimo affare. Di certo, in altre situazioni della vita, non si pagherebbe un prezzo speciale per tutto ciò che si compra. Perché farlo in questo caso?

Dobbiamo considerare le varie opere in maniera diversa tra loro, e vorrei proporvi un possibile modo per farlo. La prima serie di opere riguarda quelle funzionali -- ovvero, opere il cui utilizzo consente di portare a termine un qualche compito. Questa categoria include ricette, programmi informatici, manuali e libri di testo, opere di consultazione come dizionari ed enciclopedie. Credo che per tutte queste opere funzionali la questione sia essenzialmente identica del software e possono essere applicate le stesse conclusioni. Si dovrebbe avere la libertà di pubblicarne anche una versione modificata, poiché è molto utile modificare una di tali opere.

Le necessità della gente non sono le stesse per tutti. Se io scrivo un'opera affinché faccia qualcosa che credo debba essere fatto, qualcun altro potrebbe avere un'idea diversa al riguardo. E costui potrebbe voler modificare quell'opera per fargli fare ciò che è meglio per lui. A questo punto, altre persone potrebbero avere le stesse esigenze di chi ha modificato l'originale, e la versione modificata potrebbe andar bene anche per loro. Chiunque cucini lo sa, e lo sa da centinaia di anni. È del tutto normale fare copie di ricette e distribuirle ad altri, ed è altrettanto normale modificare una ricetta. Se si cambia una ricetta e la si prepara per gli amici e a loro piace, potrebbero chiedere "Posso avere la ricetta?". Allora si scriverà la propria versione della ricetta e se ne daranno copie agli amici. Questa è esattamente la stessa cosa che, molto tempo dopo, abbiamo iniziato a fare nella comunità del software libero. Ecco dunque una prima categoria di opere.

La seconda tratta delle opere il cui obiettivo è diffondere il pensiero di determinate persone. Il loro intento è parlare di tali persone. Ciò include, ad esempio, memorie, saggi d'opinione, articoli scientifici, offerte di compravendita, cataloghi di prodotti in vendita. Il punto centrale di queste opere è che esprimono ciò che qualcuno pensa, ha visto o crede. Modificarle significa mistificare quel che intende dire l'autore; modificare queste opere non è attività socialmente utile. Perciò la copia letterale è l'unica cosa che si può veramente essere autorizzati a fare. La domanda successiva è: si dovrebbe avere il diritto di commerciare con tali copie letterali? Oppure è sufficiente la copia letterale senza fini di lucro? Come vediamo, qui si tratta di due attività diverse tra loro, per cui affronteremo le due questioni in maniera separata - il diritto di fare copie letterali a scopo non commerciale e quello di farle a scopo di lucro.

Dunque, un buon compromesso potrebbe essere quello di avere copie commerciali coperte dal diritto d'autore accordando però a tutti il diritto di farne copie letterali non commerciali. In tal modo, il copyright sulle copie commerciali, così come sulle versioni modificate -- solo l'autore può approvare una versione modificata - continuerà a produrre lo stesso flusso di entrate fornito ora per sovvenzionare la scrittura di tali opere, in qualsiasi misura lo faccia. Consentire la copia letterale non commerciale vuol dire che il diritto d'autore non deve invadere più la casa di nessuno. Diventa nuovamente una regolamentazione industriale, facile da rinforzare e indolore, non richiedendo più punizioni draconiane e informatori per imporla. Così possiamo ottenere il massimo del beneficio del sistema attuale, evitandone buona parte dell'orrore.

La terza categoria riguarda le opere artistiche o di intrattenimento, in cui la cosa più importante è la sensazione che si prova nel guardarle. In questo caso il problema della modifica è molto complesso poiché, se da un lato c'è l'idea che queste opere riflettono la visione di un artista, modificandole se ne mistifica tale visione. Dall'altro lato, si ha il fatto che spesso esiste un processo di rielaborazione popolare, in base al quale attraverso le modifiche apportate da una serie di persone, si producono a volte dei risultati di alto livello. Spesso anche per gli stessi artisti è utile attingere da opere precedenti. Alcuni dei lavori di Shakespeare si basano su trame prese da opere altrui. Se fossero state in vigore le attuali leggi sul diritto d'autore, queste opere sarebbero state illegali.

La questione del cosa fare circa la pubblicazione di versioni modificate di un'opera artistica o estetica è complessa, e per risolvere il problema forse dovremmo introdurre ulteriori suddivisioni della categoria. Ad esempio, il settore dei computer game potrebbe essere trattato in maniera particolare, dove ognuno sarebbe libero di pubblicarne versioni modificate. Ma forse un romanzo dovrebbe essere trattato diversamente; in questo caso, forse la pubblicazione a scopo commerciale dovrebbe richiedere un accordo con l'autore originale.

Ora, se la pubblicazione commerciale di queste opere artistiche è coperta da copyright, ciò fornirà la maggior parte delle entrate oggi disponibili per sostenere gli autori e i musicisti, nella misura limitata in cui il sistema attuale li sostiene, visto che [tale sistema] svolge una pessima funzione. Potrebbe perciò trattarsi di un compromesso ragionevole, come nel caso precedente delle opere che rappresentano determinate persone. Se si guarda al futuro, al tempo in cui l'era delle reti informatiche sarà davvero iniziata, quando avremo superato questo stadio transitorio, si può immaginare per gli autori un altro metodo per far soldi dalle proprie opere. Si pensi ad un sistema di pagamento digitale che consenta di ottenere denaro per il proprio lavoro. Possiamo immaginare un sistema di pagamento digitale che permetta di inviare a qualcuno denaro attraverso Internet; ciò può essere realizzato in vari modi, utilizzando la crittografia, ad esempio.

Si immagini che sia consentita la copia letterale di queste opere artistiche, ma scritte in modo che, quando le si ascolti o le si legga o le si guardi, in un angolino dello schermo appaia una finestrella che dice "Premere questo pulsante per spedire un dollaro all'autore", o al musicista o a chiunque sia. Questa finestra compare e basta, non è invadente, sta nel suo angolino. Non dà fastidio, ma è lì, a ricordarvi che è una buona cosa sostenere scrittori e musicisti. Perciò, se l'opera che si sta leggendo o ascoltando piace, si può pensare "Perché non dare un dollaro a questa gente? È solo un dollaro. Cosa vuoi che sia? Non mi mancherà di certo." E così le persone cominceranno a spedire un dollaro.

La cosa più bella di tutto ciò è che il meccanismo renderebbe la copia un alleato di autori e musicisti. Quando qualcuno ne invia a un amico una copia per e-mail, costui potrebbe spedire un dollaro. Se l'opera piace veramente, si potrebbe mandare un dollaro più di una volta e questo dollaro sarebbe più di quanto gli autori guadagnano oggi quando si acquista un loro libro o CD, poiché ora ricevono solo una piccola parte del guadagno. Gli stessi editori che chiedono il controllo totale sul pubblico in nome di autori e musicisti, li stanno fregando da sempre. Vi raccomando la lettura dell'articolo di Courtney Love sulla rivista online Salon, un articolo sui pirati che usano il lavoro dei musicisti senza pagarli. Questi pirati sono le case discografiche che pagano ai musicisti il 4% dell'ammontare delle vendite, in media.

Ovviamente, i musicisti di successo hanno più potere: prendono più del 4% delle loro ampie vendite, il che vuol dire che la maggior parte dei musicisti con un contratto di produzione riceve meno del 4% delle loro vendite limitate. Ecco come funziona: la società discografica investe in pubblicità e considera questa spesa un anticipo ai musicisti, anche se questi ultimi non vedranno mai quei soldi. Perciò in teoria quando si acquista un CD, parte di quel denaro dovrebbe andare ai musicisti, ma in pratica non sarà così. In realtà andrà a rimborsare le spese pubblicitarie e i musicisti vedranno parte di quel denaro solo se otterranno molto successo. I musicisti, naturalmente, firmano i contratti perché sperano di essere tra i pochi fortunati ad avere un grande successo. Sostanzialmente vengono lusingati con l'offerta di una lotteria. Anche se sono bravi, possono non essere così bravi e così sottili nel ragionamento da accorgersi della trappola. Perciò firmano e probabilmente quello che ottengono è solo la pubblicità. Allora, perché non facciamo loro pubblicità in modo diverso, non attraverso un sistema da complesso industriale che limita il pubblico e che ci riempie di brutta musica facile da vendere? Invece, perché non far sì che il naturale impulso dell'ascoltatore a condividere la musica preferita diventi alleato dei musicisti? Se utilizziamo il riquadro che appare sul monitor per inviare un dollaro ai musicisti, allora le reti informatiche potrebbero essere il sistema per far loro pubblicità, la stessa pubblicità ora ottenuta tramite i contratti.

Dobbiamo riconoscere che l'attuale sistema del diritto d'autore rende un cattivo servizio nel sostenere i musicisti, così come il commercio mondiale produce un cattivo servizio nell'elevare gli standard di vita nelle Filippine e in Cina. Esistono "aree imprenditoriali" estere in cui la gente lavora per aziende che li sfrutta e tutti i prodotti sono fabbricati in aziende che sfruttano i dipendenti. La globalizzazione è un sistema assai poco efficace per elevare gli standard di vita all'estero. Diciamo che per produrre qualcosa uno statunitense viene pagato 20 dollari l'ora; per lo stesso lavoro, un messicano riceve forse 6 dollari al giorno. In quest'ultimo caso succede che a un lavoratore americano viene tolta una notevole quantità di denaro, e una piccola frazione di questa, ovvero una minima percentuale, viene data a un messicano mentre il resto va all'azienda. Perciò, se l'obiettivo è elevare gli standard di vita dei lavoratori messicani, ecco un modo del tutto inefficace di farlo.

È interessante notare come un identico fenomeno si riscontri nell'industria del copyright, la stessa idea generale. Nel nome di quei lavoratori che certamente meritano qualcosa, si propongono misure che riservano loro una minima parte sostenendo invece prioritariamente il potere delle grandi società che controllano le nostre vite. Per sostituire un sistema valido, bisogna lavorare molto seriamente onde proporre un'alternativa migliore. Sapendo che il sistema attuale è inefficace, non è così difficile trovare un'alternativa migliore: lo standard con cui ci si confronta è oggi molto basso. Dovremmo sempre ricordare tutto ciò, quando prendiamo in considerazione le problematiche sulla politica del diritto d'autore. Penso di aver detto la maggior parte di quanto volevo dire. Vorrei ricordarvi che domani in Canada è il Phone-In Sick Day (20 aprile 2001; iniziativa nazionale di protesta, i cui i tutti i dipendenti prendono un giorno di malattia dal lavoro).

Domani inizierà un summit mirato alla firma dell'accordo sull'area di libero scambio per le Americhe, con l'intento di estendere il potere delle grandi società in altri paesi. In Quebec sono previste grosse iniziative di protesta. Per bloccarle sono stati impiegati metodi estremi. A molti americani viene impedito l'ingresso in Canada attraverso quel medesimo confine che è loro permesso oltrepassare in ogni altro momento. Con la più debole delle scuse, intorno al centro di Quebec è stato costruita una fortezza onde impedire l'accesso ai dimostranti. Abbiamo visto utilizzare molti sporchi trucchi contro la manifestazione pubblica di protesta rispetto a questi trattati.

Qualsiasi democrazia ci sia rimasta, dopo aver tolto i poteri di governo ai governatori democraticamente eletti per darli a aziende e organismi internazionali non eletti, qualsiasi cosa rimanga dopo tutto questo, potrebbe non sopravvivere alla repressione delle proteste pubbliche. Ho dedicato 17 anni della mia vita a lavorare per il software libero e le annesse questioni. Non l'ho fatto perché penso che questo sia il problema politico più importante al mondo. L'ho fatto perché ho notato che fosse il settore in cui dovevo usare la mia competenza per fare del bene. Ma è successo è che gli aspetti generali della politica sono mutati e il maggior problema politico attuale è contrastare la tendenza a dare potere all'imprenditoria nei confronti del pubblico e dei governi. Io considero il software libero e i problemi correlati agli altri aspetti dell'informazione che ho discusso oggi, come parte del problema principale. Perciò mi sono trovato a lavorare indirettamente su tale questione. Spero di poter dare il mio contributo a questa causa.

Sessione di domande e risposte

David Thorburn: Tra poco il pubblico potrà fare domande e commenti. Ma permettetemi di replicare brevemente. Mi sembra che il consiglio pratico più incisivo ed importante che Stallman ci dà abbia due elementi chiave. Uno è riconoscere che i vecchi presupposti ed usi del diritto d'autore sono inappropriati: vengono messi in discussione e delegittimati dall'avvento del computer e delle reti informatiche. Può sembrare ovvio, ma è fondamentale. L'altro è riconoscere che l'era digitale esige che si riconsideri il modo in cui distinguiamo e valutiamo le diverse tipologie di lavoro intellettuale e creativo. Stallman ha sicuramente ragione sul fatto che certi tipi di imprese intellettuali abbiano bisogno più di altre di essere protette dal copyright. Cercare di individuare sistematicamente questi diversi tipi o livelli di protezione del diritto d'autore mi sembra un modo efficace di affrontare i problemi relativi al lavoro intellettuale posti dall'avvento del computer. Ma penso di intravedere un altro tema che sta dietro a quanto ha affermato Stallman e che non riguarda direttamente i computer, ma più ampiamente le istituzioni democratiche e il potere che il governo e le aziende esercitano in misura sempre maggiore sulla nostra vita. Questo aspetto populista e anti-monopolista del discorso di Stallman è interessante ma anche riduttivo e potenzialmente semplicistico. Ed è forse anche eccessivamente idealista. Per esempio, come potrebbe sopravvivere un romanziere o un poeta o un autore di canzoni o un musicista o un autore di testi accademici in un mondo meraviglioso in cui le persone siano incoraggiate a pagare gli autori, ma non siano obbligate a farlo? In altre parole, mi sembra che la differenza tra la pratica attuale e le possibilità visionarie su cui specula Stallman sia ancora enorme. Concludo chiedendo a Stallman di approfondire maggiormente alcuni aspetti del suo intervento, e in particolare di ampliare i concetti sul modo in cui potrebbero essere tutelati dal suo sistema di copyright quelli che noi chiamiamo "creatori tradizionali".

Richard M. Stallman: Prima di tutto, devo far notare che non dovremmo utilizzare il termine "protezione" per descrivere le incombenze del diritto d'autore. Il diritto d'autore limita le persone. "Protezione" è un termine di propaganda per le aziende che detengono il copyright. Tale termine significa impedire la distruzione di qualcosa. Be', non credo che una canzone venga distrutta se ne esistono più copie suonate più volte. Non penso nemmeno che un romanzo si distrugga se più persone ne leggono una copia. Perciò non userei quel termine. Penso che porti ad identificarsi con la parte sbagliata. Inoltre, pensare in termini di proprietà intellettuale è una cattiva idea per due motivi: in primo luogo perché pregiudica la domanda cruciale in questo campo, che è: in che modo dovrebbero essere trattate queste cose? Dovrebbero essere trattate o meno come qualche tipo di proprietà? Utilizzare il termine "proprietà intellettuale" per descrivere quest'ambito significa presupporre che la risposta alla seconda domanda sia "sì", che è questo, e non un altro, il modo in cui la questione va considerata. In secondo luogo, incoraggia una iper-generalizzazione. La proprietà intellettuale è un concetto onnicomprensivo per parecchi sistemi legali diversi tra loro con origini indipendenti, come per esempio diritti d'autore, brevetti, marchi registrati, segreti industriali e altro. Sono quasi completamente diversi tra loro, non hanno nulla in comune. Ma l'uso del termine "proprietà intellettuale" porta la gente a pensare erroneamente che esista un principio generale di proprietà intellettuale da applicare a settori specifici, presupponendo così che questi diversi campi di applicabilità della legge siano simili. Ciò porta non solo a pensare in modo confuso su quel che sia giusto fare, ma conduce anche alla mancata comprensione di cosa dica realmente la legge, perché si suppone che la legge sul copyright e la legge sui brevetti e la legge sui marchi registrati siano simili, mentre invece, di fatto, sono completamente diverse. Se si vuole incoraggiare un'attenta riflessione e una corretta comprensione di quanto dice la legge, evitiamo il termine "proprietà intellettuale". Si parli di diritto d'autore, o di brevetti, o di marchi registrati o di qualsiasi altro argomento si voglia. Ma non si parli di proprietà intellettuale. Sarebbe assurdo avere un'opinione sulla proprietà intellettuale. Non ho un'opinione sulla proprietà intellettuale, ma ho opinioni sul diritto d'autore, sui brevetti e sui marchi registrati, e sono diverse. Ci sono arrivato attraverso processi di pensiero diversi perché questi sistemi legali sono completamente diversi tra loro. Ho fatto una digressione, ma era estremamente importante. Adesso arrivo al dunque. Naturalmente ora non possiamo sapere se funzionerà bene, se funzionerà chiedere agli utenti di pagare volontariamente autori e musicisti preferiti. Una cosa ovvia è che tale sistema funzionerà proporzionalmente al numero di persone che utilizzeranno la rete e quel numero, si sa, aumenterà di vari ordini di grandezza nei prossimi anni. Se lo provassimo oggi, potrebbe fallire, ma questo non proverebbe nulla, perché potrebbe funzionare se il numero delle persone paganti fosse dieci volte maggiore. L'altra è che non abbiamo ancora a disposizione un tale sistema digitale di pagamento in contanti, quindi oggi non siamo in grado di metterlo alla prova. Possiamo provare a fare qualcosa di simile. Esistono servizi tramite i quali è possibile pagare qualcuno, cose come Pay Pal. Ma prima poterlo fare, si devono affrontare un mucchio di formalità e fornire i propri dati personali. E vengono effettuate registrazioni sui destinatari dei pagamenti. Ci si può fidare che non se ne abusi? Non è il dollaro da pagare che potrebbe scoraggiare, ma i problemi connessi alle modalità di pagamento. L'idea generale è che quando si vuole pagare qualcuno, dovrebbe essere facilissimo e non dovrebbe esserci nulla che lo sconsigli se non la somma stessa di denaro. E se la somma è abbastanza piccola, perché dovrebbe scoraggiare? Sappiamo comunque che i fan amano davvero i musicisti e sappiamo che alcuni gruppi musicali che avevano ed hanno un certo successo, come i Grateful Dead, hanno incoraggiato i propri fan a copiare e ridistribuirne la musica. Non hanno avuto problemi a guadagnarsi da vivere con la loro musica per aver incoraggiato i fan a registrarla e a copiare le cassette. Ciò non ha neppure provocato riduzioni nella vendita di dischi. Stiamo gradualmente passando dall'epoca della stampa all'era delle reti informatiche, ma ciò non può accadere in un giorno. La gente continua ad acquistare molti dischi, e probabilmente continuerà a farlo per molti anni ancora, forse per sempre. Finché si andrà avanti in questo modo, continuare semplicemente ad applicare i diritti d'autore alla vendita commerciale di dischi dovrebbe sostenere i musicisti quasi altrettanto bene di oggi. Naturalmente, il sistema non è del tutto soddisfacente, ma almeno non sarà peggiore.

Domanda: [Un commento e una domanda a riguardo la libertà di download e il tentativo di Stephen King di vendere uno dei suoi racconti a puntate sul web.]

Stallman: Si, è interessante sapere quello che ha fatto e cosa è accaduto. Quando ne sentii parlare la prima volta ero euforico. Pensavo, forse sta per fare un passo verso un mondo non basato sulla volontà di tenere il pubblico in pugno. Poi ho visto che in realtà scriveva per chiedere al pubblico di pagare. Per spiegare cosa ha fatto, stava pubblicando un racconto a puntate, a rate, e diceva: "se otterrò abbastanza denaro, ne scriverò ancora". Una richiesta che ben difficilmente poteva considerarsi tale. Era una minaccia contro il lettore. Diceva: "se non pagate siete cattivi, e se ci sono troppi fra voi che si comportano male, semplicemente smetterò di scrivere". Be', chiaramente questo non è il modo di far sentire il pubblico invogliato a mandarti dei soldi. Devi far sì che ti amino, non che ti temano.

Stessa persona del pubblico: I dettagli sono che chiese ad una certa percentuale di persone - non so esattamente, probabilmente intorno al 90% - d'inviare una certa quantità di denaro, che, credo, fosse di un dollaro o due o qualcosa di quest'ordine di grandezza. Per scaricare il racconto bisognava fornire il proprio nome, l'indirizzo e-mail e alcune altre informazioni, e se la percentuale non fosse stata raggiunta dopo il primo capitolo, King disse che non avrebbe diffuso il capitolo successivo. Era molto antagonistico nei confronti di quanti scaricavano il testo.

Domanda: Lo schema in cui non esiste diritto d'autore ma alle persone è richiesto di fare donazioni volontarie, non è aperto all'abuso da parte dei plagiari?

Stallman: No. Non è quello che ho proposto. Ricordate, sto proponendo l'esistenza di un diritto d'autore che copra la distribuzione commerciale e permetta solo la redistribuzione letterale non commerciale. Così chiunque abbia modificato un'opera per mettere un puntatore al proprio sito invece che a quello dell'autore reale, continuerebbe a violare il diritto d'autore e potrebbe essere citato in giudizio esattamente come avviene oggi.

Domanda: Capisco. Quindi immagini comunque un mondo in cui esista sempre il copyright?

Stallman: Si. Come ho detto, per questo tipo di opere. Non sostengo che dovrebbe essere permesso tutto. Sto proponendo di diminuire i poteri del diritto d'autore, non di abolirli.

Thorburn: Una domanda che mi è venuta in mente mentre stavi parlando, Richard, e di nuovo adesso che stavi rispondendo a questa domanda, è perché non consideri i modi con cui il computer può eliminare completamente l'intermediario - e che Stephen King si è rifiutato di usare - per stabilire così una relazione personale.

Stallman: Certo, possono farlo, e infatti la donazione volontaria è uno di questi modi.

Thorburn: Pensi davvero che questa modalità non debba passare affatto tramite un editore?

Stallman: Assolutamente no. Spero di no, perché gli editori sfruttano gli autori in maniera terribile. Quando chiedi qualcosa ai rappresentanti degli editori su questo, loro dicono: "Be', sì, se un autore o un gruppo non vogliono passare attraverso di noi, non gli viene legalmente richiesto di farlo". Ma in realtà operano al meglio per fare in modo che ciò non sia fattibile. Ad esempio, stanno proponendo dei formati multimediali con restrizioni sulla copia, e per poter pubblicare in tali formati devi passare per i grandi editori perché non spiegano a nessuno come farlo. Sperano in un mondo in cui tutti i riproduttori utilizzino questi formati e per poter ottenere qualcosa da riprodurre sarà necessario passare dagli editori. Così, anche senza nessuna legge che impedisca ad un autore o un musicista di pubblicare direttamente un'opera, la cosa non sarebbe fattibile. C'è poi anche il richiamo di una possibile ricchezza. Dicono: "Ti faremo pubblicità e forse diventerai ricco come i Beatles" (o qualsiasi altro gruppo a scelta). Naturalmente solo a un numero minimo di musicisti potrà accadere quello che è successo a loro. Ma ciò potrebbe indurli a firmare un contratto che li imprigionerebbe per sempre. Gli editori tendono ad essere molto scorretti nel rispetto dei contratti con gli autori. Per esempio, di solito i contratti dei libri dicono che se un libro è esaurito i diritti tornano all'autore, e gli editori non riescono a convivere bene con questa clausola. Spesso bisogna costringerli a farlo. Be', adesso stanno cominciando ad usare le pubblicazioni elettroniche per dire che non si può esaurire un'edizione; così non dovranno mai restituire i diritti. La loro idea è, quando l'autore non ha voce in capitolo, spingerlo a firmare, e da allora non avrà più potere; il potere rimane solo all'editore.

Domanda: Sarebbe bene avere delle licenze libere per diverse tipi di opere che salvaguardino la libertà di tutti gli utenti di copiarle nella maniera più appropriata per quel tipo di opera?

Stallman: Be', qualcuno sta lavorando. Ma per opere non funzionali, una cosa non sostituisce l'altra. Prendiamo un'opera di tipo funzionale, diciamo un elaboratore di testi. Bene, se qualcuno realizza un elaboratore di testi libero, lo si può usare, non serve l'elaboratore di testi non libero. Ma non direi che una canzone libera possa sostituire tutte le canzoni non libere, o che un racconto libero possa sostituire tutti i racconti non liberi. Per questo tipo di opere le cose sono diverse. Penso perciò che dobbiamo semplicemente riconoscere come queste leggi non meritino di essere rispettate. Non è sbagliato condividere qualcosa con il vicino, e se qualcuno dice che non puoi farlo, non bisogna dargli retta.

Domanda: A proposito delle opere funzionali, come si bilancia l'esigenza di abolire il copyright con l'esigenza di incentivi economici per favorire lo sviluppo di queste opere funzionali?

Stallman: Possiamo notare che, prima di tutto, questi incentivi economici sono molto meno necessari di quanto si fosse supposto. Basta guardare al movimento del software libero in cui abbiamo più di 100.000 volontari a tempo ridotto che sviluppano software libero. Dunque esistono altri modi per raccogliere fondi, non sono basati sull'impedire al pubblico di copiare e modificare queste opere. Questa è l'interessante lezione data dal movimento del software libero. A parte il fatto che offre un modo per utilizzare il computer mantenendo la libertà di condividere e cooperare con altri, ci mostra anche che è semplicemente sbagliato presupporre che la gente non farebbe mai cose simili senza dare loro poteri speciali per costringere gli altri a pagarli. Molta gente è disposta a fare queste cose. Inoltre, considerando ad esempio la stesura di monografie che servono come libri di testo in molti campi scientifici, tranne per quelle piuttosto basilari, ci si accorge che in questo modo gli autori non guadagnano nulla. Abbiamo un progetto di enciclopedia libera che è, di fatto, un progetto commerciale di enciclopedia libera, e sta facendo progressi. Avevamo un progetto per una enciclopedia GNU, ma ci siamo uniti a quello commerciale quando hanno adottato la nostra licenza. In gennaio sono passati alla Licenza per Documentazione Libera GNU per tutti gli articoli di quell'enciclopedia. Così abbiamo detto, "Bene, uniamo le nostre forze e invitiamo la gente a contribuire". Si chiama NUPEDIA, e ne trovate il link andando su http://www.gnu.org/encyclopedia. Così abbiamo esteso lo sviluppo comunitario di una base libera di conoscenze utili dal software all'enciclopedia. Sono piuttosto fiducioso che in tutte queste aree del lavoro funzionale non serva un incentivo economico fino al punto di dover rivedere l'uso di queste opere.

Thorburn: E a proposito delle altre due categorie [le opinioni di un autore e l'intrattenimento]?

Stallman: Per le altre due categorie di opere, non saprei come fare. Non so se un giorno si scriveranno romanzi senza preoccuparsi se ci si faranno dei soldi o meno. In una società del dopo-scarsità, credo si preoccuperanno. Forse quello che dobbiamo fare per poter raggiungere una società del dopo-scarsità è liberarci dal controllo delle corporation sull'economia e sulle leggi. Così in effetti si tratta del problema dell'uovo e della gallina. Cosa facciamo prima? Come possiamo ottenere un mondo dove le persone non debbano disperatamente rincorrere il denaro se non eliminando il controllo delle corporation? E come possiamo rimuovere tale controllo? Non lo so, ma ecco perché sto tentando di proporre prima un sistema di copyright di compromesso e, successivamente, il pagamento volontario sulla base di un tale sistema di compromesso come modo per procurare un reddito a chi scrive queste opere.

Domanda: Come ti aspetti in pratica di realizzare questo sistema di diritto d'autore di compromesso sotto la stretta soffocante degli interessi delle corporation sui politici americani, dovuti al sistema di finanziamento delle campagne elettorali?

Stallman: Non saprei. Vorrei saperlo. È un problema terribilmente difficile. Se sapessi come risolvere questo problema, lo risolverei e niente al mondo mi renderebbe più fiero.

Domanda: Come si può lottare contro il controllo delle corporation? Perché, se consideriamo le somme di denaro attivato dalle lobby aziendali nelle cause processuali, è enorme. Credo che il caso del DeCSS (Decryption of Contents Scrambling System) di cui stai parlando, stia costando qualcosa come un milione e mezzo di dollari alla difesa. Dio sa quanto stia costando alle corporation. Hai una qualche idea di come avere a che fare con queste enormi somme di denaro?

Stallman: Ho una proposta. Se suggerissi di boicottare totalmente i film, credo che la gente lo ignorerebbe. Lo considererebbero troppo radicale. Perciò vorrei offrire un suggerimento leggermente diverso, ma che, alla fine, arriva quasi allo stesso risultato, e cioè: non andate a vedere un film a meno che non abbiate un valido motivo per pensare che è bello. Questo condurrà in pratica allo stesso risultato di boicottare totalmente i film di Hollywood. Per estensione è quasi identico, ma nelle intenzioni è molto diverso. Mi sono reso conto che molta gente va al cinema per ragioni che non hanno nulla a che fare con il fatto di ritenere valido quel film. Se cambiamo le nostre abitudini, se si va a vedere un film solo quando si ha qualche sostanziale ragione per pensare che sia valido, si toglierà loro un sacco di soldi.

Thorburn: Una maniera per capire tutto questo discorso, penso, è riconoscere che quando una qualunque tecnologia radicale e potenzialmente rivoluzionaria fa la sua comparsa nella società, si crea uno scontro su chi la controlla. Oggi stiamo ripetendo quello che è avvenuto in passato. Perciò da questo punto di vista può darsi che non ci sia motivo di disperare, o anche solo di essere pessimisti, su quanto avverrà nel lungo periodo. Ma a breve termine la lotta per il controllo dei testi e delle immagini, su tutte le altre forme di informazione, sarà probabilmente dolorosa e pervasiva. Per esempio, come insegnante di tecnologie della comunicazione il mio accesso alle immagini è stato di recente limitato in una maniera mai vista prima. Se scrivo un saggio in cui voglio utilizzare immagini, tratte anche da film, è diventato molto più difficile ottenere il permesso di utilizzarle, e i prezzi richiesti per usarle sono molto più elevati -- anche quando sostengo argomenti quali la ricerca intellettuale e la categoria legale dell'uso legittimo ("fair use"). Per questo ritengo che, in un momento di diffuse trasformazioni, le prospettive di lungo periodo possano non essere così sconvolgenti come quanto accade a breve termine. Ma in ogni caso dobbiamo comprendere che l'insieme della nostra esperienza contemporanea è una versione rinnovata dello scontro per il controllo delle risorse tecnologiche che è un principio ricorrente della società occidentale. È anche essenziale capire che la storia delle tecnologie più antiche è di per sé una materia complessa. L'impatto della stampa in Spagna, per esempio, è radicalmente diverso dall'impatto avuto in Inghilterra o in Francia.

Domanda: Una delle cose che mi sconcerta nelle discussioni sul diritto d'autore è che spesso si comincia con: "Vogliamo un cambiamento totale. Vogliamo sbarazzarci di ogni tipo di controllo". Mi pare che a monte della suddivisione nelle tre categorie suggerite ci sia il riconoscimento che il copyright abbia qualche senso. Alcuni critici dell'attuale sistema del diritto d'autore credono che in effetti bisognerebbe sostenerlo e farlo funzionare in modo molto più simile a brevetti e marchi registrati per quanto riguarda la sua durata. Vorrei che il nostro ospite commentasse questa strategia.

Stallman: Concordo sul fatto che abbreviare la durata del diritto d'autore sia una buona idea. Non c'è assolutamente bisogno, per quanto riguarda l'incoraggiamento alla pubblicazione, della possibilità che i diritti d'autore durino fino a 150 anni, cosa possibile in alcuni casi con le attuali legislazioni. Ora, le aziende sostenevano che un diritto d'autore di 75 anni su un'opera da loro pagata non fosse abbastanza lungo per renderne possibile la produzione. Vorrei sfidare queste aziende a presentare proiezioni di bilancio per i prossimi 75 anni a partire da ora, onde validare una simile affermazione. Quel che volevano davvero era semplicemente poter estendere il copyright sulle vecchie opere, in modo da poter continuare a restringerne l'utilizzo. Sinceramente mi sfugge come si possa incoraggiare una maggiore produzione di opere prodotte negli anni Venti estendendo oggi il diritto d'autore, a meno che tali aziende non abbiano una macchina del tempo da qualche parte. Certamente in uno dei loro film avevano una macchina del tempo. Quindi forse è questo che li ha influenzati.

Domanda: Hai mai pensato di estendere il concetto di "uso legittimo", e potresti chiarircene qualche sfumatura?

Stallman: L'idea di dare a tutti il permesso di fare copie integrali per usi non commerciali, per due dei tre tipi di opere, certamente potrebbe essere intesa come un'estensione dell'uso legittimo ("fair use"). È un concetto più ampio dell'attuale. Se l'idea è che il pubblico rinunci a certe libertà per avere più progresso, allora si può segnare il confine in vari punti diversi: quali libertà il pubblico abbandona e quali libertà mantiene?

Domanda: Per ampliare un attimo la discussione, in certi campi dello spettacolo esiste il concetto di rappresentazione pubblica. Così, ad esempio, il diritto d'autore non ci impedisce di cantare i canti natalizi al momento opportuno, ma impedisce la loro esecuzione in pubblico. E mi chiedo se non sarebbe utile espandere l'uso legittimo, anziché alla copia letterale e non commerciale senza limiti, a qualcosa di più restrittivo ma comunque più ampio del concetto attuale di "fair use".

Stallman: Prima pensavo che ciò sarebbe stato sufficiente, ma poi Napster mi ha convinto del contrario, perché gli utenti lo usano per una ridistribuzione letterale non commerciale. Il server di Napster, in sé, è un'attività commerciale, ma chi mette a disposizione il materiale lo fa senza scopo di lucro, ed avrebbe potuto altrettanto facilmente metterlo a disposizione sui propri siti web. L'incredibile eccitazione, interesse e utilizzo di Napster ne dimostra la grande utilità. Perciò ora sono convinto che si debba avere il diritto a copie ridistribuite, non commerciali e letterali di qualsiasi cosa.

Domanda: Un'analogia suggeritami recentemente dall'intera vicenda di Napster è quella di una biblioteca pubblica. Credo che quanti abbiano seguito le discussioni su Napster devono averla già sentita. Vorrei che la commentassi. A volte, quanti difendono la posizione secondo cui Napster dovrebbe continuare senza restrizioni, sostengono qualcosa del tipo: "Quando si va in una biblioteca pubblica e si prende in prestito un libro, non lo si paga, e lo si può prendere in prestito decine, centinaia di volte, senza alcun pagamento aggiuntivo. Perché Napster sarebbe diverso?"

Stallman: Non è esattamente la stessa cosa. Ma bisogna sottolineare che gli editori vogliono trasformare le biblioteche pubbliche in negozi "pay-per-use". Quindi sono contro le biblioteche pubbliche.

Domanda: Queste idee sul copyright potrebbero suggerire nuove soluzioni per certe questioni relative alle leggi sui brevetti, come la produzione di farmaci generici a basso costo da usare in Africa?

Stallman: No, sono due cose completamente diverse. Le questioni sui brevetti sono completamente diverse da quelle sul diritto d'autore. L'idea che abbiano qualcosa in comune è una delle spiacevoli conseguenze dell'uso del termine "proprietà intellettuale", e della pressione a tentare di trattare alla stessa stregua queste questioni, perché, come avete sentito, finora ho parlato di questioni in cui il prezzo della copia non è l'elemento centrale. Ma qual è la questione cruciale a proposito della produzione di farmaci per l'AIDS da usare in Africa? È il prezzo, null'altro che il prezzo. Qui spunta fuori la questione di cui parlavo, perché la tecnologia dell'informazione digitale offre a ogni utente la possibilità di fare copie. Insomma, nulla può dare a tutti la capacità di copiare dei medicinali. Io non sono capace di copiare un medicinale che ho. E nessuno è capace; i medicinali non si fanno così. Quei medicinali si possono fare solo in grandi industrie e in effetti sono tutti prodotti in costose società centralizzate, sia i farmaci generici sia quelli importati dagli Stati Uniti. In ogni caso, sono destinati ad essere prodotti in un piccolo numero di aziende, e la questione è semplicemente quanto costino e se siano disponibili ad un prezzo che gli africani possano permettersi. Si tratta perciò di una questione terribilmente importante, ma completamente diversa. Esiste un'unica area in cui emerge un problema con i brevetti che in effetti è simile alle questioni concernenti la libertà di copia, cioè il settore dell'agricoltura. Poiché in effetti ci sono delle cose brevettate che possono essere copie, più o meno, e sono gli esseri viventi. Si copiano quando si riproducono. Non è necessariamente una copia esatta, c'è un rimescolamento di geni. Ma il fatto è che da millenni i contadini sfruttano la capacità di autocopiarsi degli organismi viventi che coltivano. L'agricoltura consiste, essenzialmente, nel copiare le cose che si sono coltivate e continuare a copiarle ogni anno. Quando varietà vegetali e animali vengono brevettate, quando dei geni vengono brevettati e utilizzati tra loro, il risultato è che i contadini non possono più comportarsi come hanno sempre fatto. Un contadino canadese aveva una varietà brevettata che cresceva nel suo campo, e spiegò: "Non l'ho fatto apposta. Il polline è stato trascinato dal vento, e i geni di quel polline sono entrati nel mio assortimento di piante". Gli è stato risposto che ciò non importava: doveva distruggerle in ogni caso. È un caso limite di quanto il governo possa appoggiare un monopolista. Quindi credo che, seguendo gli stessi principi che applico alla copia di cose sul computer, gli agricoltori dovrebbero avere l'indiscutibile diritto di mettere da parte i semi e di fare incroci con il bestiame. Ci potrebbero forse essere brevetti che proteggano i produttori di semi, ma non dovrebbero comunque influenzare l'operato dei contadini.

Domanda: Perché un modello abbia successo serve ben più di una licenza. Puoi parlarcene?

Stallman: Certo. Ecco, non è che possa trovare tutte le risposte giuste. Ma credo che l'idealismo abbia una parte essenziale nello sviluppo di un'informazione libera e funzionale. Occorre capire l'importanza di mantenere libera l'informazione, solo quando è libera se ne può fare pieno uso: quando è limitata, è impossibile farlo. Bisogna riconoscere che l'informazione non libera è un tentativo di dividerci, tenerci impotenti e sottometterci. Allora si potrà afferrare il concetto: "Lavoriamo insieme per produrre l'informazione che vogliamo usare, in modo che non sia sotto il controllo di qualche persona potente che ci ordini cosa possiamo farne". Ciò offre una tremenda spinta [allo sviluppo della comunità del software libero]. Non so quanto potrebbe funzionare in aree diverse, ma credo sia possibile farlo concretamente nel campo dell'istruzione, quando si cercano libri di testo. Ci sono tantissimi insegnanti al mondo, docenti che non lavorano in università prestigiose (magari insegnano alle superiori, o al college) dove non scrivono né pubblicano un sacco di cose e non sono molto ricercati. Ma molti di loro sono brillanti. Molti conoscono bene le loro materie e potrebbero scrivere libri di testo per molte discipline, condividerli con il mondo intero e ricevere molti apprezzamenti da chi avrà imparato da loro.

Domanda: È quanto avevo proposto. Ma, per combinazione, conosco la storia dell'istruzione. È il mio lavoro: progetti educativi, elettronici, multimediali. E non sono riuscito a trovare neppure un esempio di questo tipo. Tu ne conosci qualcuno?

Stallman: No. Ho cominciato a proporre questa enciclopedia e a seguire le risorse per l'apprendimento libero un paio di anni fa, e credevo che ci sarebbero voluti una decina d'anni perché la cosa cominciasse a funzionare. Invece già adesso abbiamo un'enciclopedia che funziona. Quindi le cose stanno andando più velocemente di quanto sperassi. Credo che ci serva qualcuno che cominci a scrivere dei libri di testo liberi. Scrivetene uno sulla vostra materia preferita, o scrivetene una parte. Scrivetene alcuni capitoli e sollecitate altri a finirlo.

Domanda: Veramente cercavo qualcosa di più. Quello che conta in quest'ambiente è qualcuno che crei un'infrastruttura a cui chiunque altro possa contribuire. Non c'è da nessuna parte un'infrastruttura a livello di scuola di base a cui contribuire per questo tipo di materiali. Le informazioni si possono ottenere da molti posti, ma non sono fornite sotto licenze libere, quindi non si possono usare per fare un libro di testo libero.

Stallman: Veramente non esiste un copyright sulle informazioni in sé. Il diritto d'autore copre il modo in cui un'informazione è scritta. Quindi si può imparare una materia da qualsiasi parte e poi scrivere un libro di testo, e poi rendere quel libro di testo libero, se si vuole.

Domanda: Ma non posso scrivere da solo tutti i libri di testo di cui uno studente ha bisogno nella sua carriera scolastica.

Stallman: Certo, è vero. Ma anch'io non ho scritto un intero sistema operativo libero. Ho scritto qualche pezzo e invitato altri ad unirsi e scrivere altri pezzi. Quindi, ho solo dato l'esempio. Ho detto: "Vado in questa direzione. Unitevi a me e raggiungeremo l'obiettivo". E si è unita abbastanza gente finché siamo riusciti a raggiungerlo. Può essere scoraggiante pensare in termini di "Come farò da solo a finire quest'immenso lavoro?". Quindi il punto è: non considerarlo in questo modo, ma pensa a fare il primo passo e ti accorgerai che dopo averlo fatto, altri faranno nuovi passi e, insieme, alla fine il progetto sarà portato a termine. Supponendo che l'umanità non si spazzi via da sola, il lavoro che facciamo oggi per produrre l'infrastruttura educativa libera, la risorsa libera di apprendimento per il mondo, sarà utile finché esisterà l'umanità. Anche se ci volessero vent'anni per farla, cosa importa? Non bisogna pensare alle dimensioni dell'intero lavoro, ma alle dimensioni della parte che si vuol fare. Ciò dimostrerà a tutti che è possibile crearla, e così altri faranno altre parti.

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Questa è la trascrizione riveduta di un intervento tenuto durante il Communications Forum svoltosi al MIT il 19 aprile 2001, e fa parte del libro Free Software, Free Society: The Selected Essays of Richard M. Stallman, GNU Press, 2002.

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