28 maggio 2010

Guerra tra radio e case discografiche

Vita, l'ultimo singolo di Gigi D'Alessio, pupillo delle case discografiche, non figura neanche tra i primi 100 brani più trasmessi dalle radio italiane. Mentre Gigolo, pezzo di Dalla e De Gregori è entrato al 22° posto in tale classifica. Cosa sta succedendo nel mondo della canzonetta italiota? Che i due principali protagonisti, le radio private e le case discografiche, stanno litigando per spartirsi quei pochi soldi che ormai circolano intorno alla musica. In realtà stanno entrambi tirando una corda che, più che spezzarsi, finirà per impiccarli...

Dallo scorso 8 maggio, la RNA, associazione delle maggiori emittenti radiofoniche italiane che raccoglie RTL 102.5, Radio 105, RDS, Radio Montecarlo, Virgin Radio, Radio DeeJay, Radio Capital, M2O, Radio Italia SMI e R101 sta boicottando le nuove uscite discografiche degli interpreti che si fanno rappresentare nella riscossione dei diritti connessi da SCF, una associazione che si affianca alla SIAE nello spillare soldi da dove è possibile.

E, visto che ormai di dischi se ne vendono pochi, la SCF sta spremendo il limone da altre fonti: bar e ristoranti, negozi ed esercizi commerciali, new media e, appunto, televisioni e radio. A queste ultime ha praticamente raddoppiato la percentuale richiesta per la trasmissione di musica ma le radio fanno orecchio da mercante. Da qui il boicottaggio delle nuove uscite.

La cosa francamente non ci appassiona perchè sia le case discografiche che le radio sono tra le maggiori responsabili dello stato di mezzo sfacelo in cui versa l'industria musicale italiana. Le prime per la miopia che le ha sempre caratterizzate: hanno capito con criminale ritardo quello che stava avvenendo con l'avvento di internet, mentre nei decenni precedenti hanno fatto carte false per blandire in tutti i modi possibili i network radiofonici, convinti che facessero vendere dischi. Addirittura concedendo percentuali sul diritto d'autore e pagando profumate campagne promozionali per ottenere passaggi radiofonici a iosa.

Le seconde sono le maggiori responsabili della scarsa qualità del panorama musicale odierno, con scarsa propensione e coraggio nella proposizione di artisti e generi innovativi ed appiattendosi su pochi titoli di sicuro richiamo commerciale, con il risultato di impoverire sempre più l'offerta generale.

Il risultato è che le prime 10 radio costituenti la suddetta RNA racimola un fatturato complessivo che è il doppio del fatturato globale dell'intera industria discografica italiana. Risultato dovuto più alla drastica diminuzione del fatturato di quest'ultima più che alla crescita di quello delle emittenti radiofoniche.

E così, anzichè tentare di ingrandire la torta del fatturato legato all'industria discografica italiana rinnovando modelli di business e qualità dell'offerta, preferiscono litigare per la spartizione delle briciole residue. Auguri.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Quindi non tutti gli artisti si fanno rappresentare da Scf? Ma una volta Scf non raggruppava tutte le major più un buon numero di indie? Mi sa che sono rimasto indietro (2006): qualcuno più aggiornato mi può spiegare cosa è successo?

Paolo

Massimo ha detto...

non è successo nulla di strano, se non che, come si dice, i nodi prima o poi vengono al pettine.
A rappresentare gli artisti però, non è la scf che rappresenta i discografici e, per la gestione dei connessi, gli artisti/interpreti che hanno preso parte alle registrazioni dei produttori da loro rappresentati.
Gli artisti o autori, se questo intendevi se vogliono si fanno rappresentare dalla SIAE, in italia, almeno.

pop! ha detto...

Per maggior chiarezza, la SCF rappresenta le case discografiche (le quattro major piu' la Sugar e parecchie indipendenti) ad essa associate. Varie altre etichette indipendenti (spesso autonome nonostante i loro prodotti siano distribuite dalle suddette major) sono invece estranee alla SCF, ed ecco perche' Dalla e De Gregori sono fra le eccezioni attualmente programmate dalle dieci radio protagoniste del caso.

Anonimo ha detto...

"Non ci sono più le mezze stagioni"!!!Aggiungerei 2 cose che ritengo importanti alla serie di luoghi comuni che accompagnano i discorsi sulla discografia:la prima è che la scelta di pochi nomi di sicuro richiamo è frutto di un appiattimento culturale e non una scelta industriale, la seconda è che, senza quelle briciole, la discografia lascia a casa ancora più lavoratori di quanti ne ha dovuto lasciare fuori negli ultimi tempi.(Non sono un discografico)

Massimo ha detto...

Allora Pop, "maggioriamo" ancora di più la chiarezza.
Dalla e De Gregori, così come Zero, Biondi e molti altri, passano in radio perché hanno firmato una liberatoria dove rinunciano alla pretesa del diritto connesso (art. 73, l'uso del disco). D'Alessio non passa perché lui o la sua casa discogrofica non ha firmato tale liberatoria e pretende di voler incassare direttamente quel compenso (quando la legge dice altra cosa e assegna in monopolio alla sola SIAE queste beghe).
Al di la di cosa faranno le nazionali ( e sono d'accordo con chart sul "facciano ciò credeno), in questa fase ci sono centinaia di locali, alcune associate a REA che ha denunciato all'antiitrust la SCF e costituito una sorta di circuto definito le 100radiopiùbelle. LA REA da sempre si oppone a queste pretese.
Ci sono poi mote radio che autonomamente trasmettono solo brani di cui hanno liberatoria e si dice che alcune ne abbiamo davvero già un bel paccone :)

chartitalia ha detto...

@anonimo delle 7.28:
uhmm... direi che in quanto a luoghicomunismi anche tu mica scherzi...
l'appiattimento culturale è esattamente quello che rimproveravamo alle radio e vedo che lo riproponi pari pari; per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro anche questa è una cosa che si sente ripetere da anni, così come da anni qualcuno fa notare che la cosa non è molto diversa da quando i conduttori di carrozze iniziarono a perdere posti di lavoro con l'invenzione dell'auto

e comunque, noto che le cose che stiamo ripetendendo da quasi un decennio adesso sono diventate luoghicomunismi, mentre all'epoca non erano in tanti a dirle

NON CONNESSO ha detto...

Che fine ha fatto il commento di sabato sera?

chartitalia ha detto...

@NON CONNESSO:
quale? era tuo? reimmettilo, qui non è arrivato niente

Massimo ha detto...

ohhhhhh pare che anche Giggi d'Alessio abbia firmato la liberatoria... ecco cosa erano tutte quelle campane a festa che sentivo :D