21 marzo 2007

Consigli Per Gli Acquisti/ Tutto Dorelli – La voce, lo stile

Ci eravamo lasciati con la recensione della raccolta dei successi dei fratelli Bella, eccoci qui con un’altra raccolta, sempre della Warner: TUTTO DORELLI – LA VOCE, LO STILE. Se mi avessero detto qualche anno fa, che un giorno avrei acquistato un doppio cd di Johnny Dorelli, avrei pensato ad uno scherzo (questo discorso non è valido solo per lui, naturalmente!) Ho sempre pensato a Dorelli come una persona simpaticissima quando la si frequenta, divertente nella doppia veste di attore ed intrattenitore, ma assolutamente letale come cantante!

Sempre fuori dal suo tempo, noioso e insostenibile.
Questo è quello che pensavo fino a qualche anno fa.
Ma sbagliavo.

E’ molto bello ritornare sui propri passi, capire che quello che hai pensato fino a ieri forse non era esattamente così come lo pensavi. Che oltre al bianco e al nero ci sono tante altre sfumature di colori intermedie. Che non esistono dogmi assoluti. Ci si ritrova a fare delle valutazioni e dei ripensamenti anche su cose che sembrava impossibile potessero essere messe in discussione. In tutti i campi. E naturalmente. non poteva fare eccezione quello musicale.

La noia mortale che mi attanagliava appena Johnny Dorelli apriva la bocca ha lasciato posto dapprima alla curiosità e poi allo “studio” del personaggio. Ebbene sì, Giorgio Guidi è forse il miglior cantante italiano sulla scena. Il più completo in assoluto, il più “modernamente tradizionale” da quasi cinquant’anni, colui che è passato indenne dal 78 giri all’EP, al 25 millimetri al quarantacinque, dal 33 al compact disc passando per gli Stereo Otto e le “musicassette”. Certo, ce ne sono altri come lui. Ma si contano veramente sulla punta di una mano.
E la metà sono morti.

Attenzione! Si sta parlando di cantante, di esecutore, di fine dicitore della canzone. Non di cantautore.

Dorelli l’ho riscoperto definitivamente con SWINGING “prima puntata”. Un disco strepitoso dove il fraseggio tipico di Dorelli si unisce allo stile dei grandi entertainer americani come Mel Tormè o Bobby Darin. Dove l’immensa capacità musicale di Gianni Ferrio implode per brillantezza e classe con arrangiamenti che si rifanno agli originali e a colte citazioni di altri brani.
Quando l’ho ascoltato in un negozio mi sono detto: ma questo chi è? Sembra Bennett ma non lo è, sembra uno di quei crooner che cantano al Sands di Las Vegas, ma non saprei dire chi sia.
Allora ho chiesto e mi hanno detto: “è Johnny Dorelli”.
Johnny Dorelli?
Ma allora il tedio infinito de L’IMMENSITA’ era uno scherzo,
lo sbadiglio atroce dopo 30 secondi di SOLO PIU’ CHE MAI era un bluff, mi sono detto.
In realtà non c’è stato nessun bluff. Sono io che non ho mai ascoltato veramente Dorelli e le sue vere intenzioni
.
Perché è vero che già nel 1958, a 21 anni (nove anni più piccolo di Modugno che al suo confronto sembrava stilisticamente il figlio) il suo rendimento di NEL BLU DIPINTO DI BLU era pressochè disastroso, ma lo era se paragonato allo stile di Modugno.
Dorelli era un Frank Sinatra italiano, un Teddy Reno riveduto e corretto. Un confidenziale che era intenzionato a fare la sua strada senza nulla concedere alle mode del momento. L’unica maniera per passare indenne la falcidia di mode, ritmi e personaggi che si sono accavallati incessantemente da quel 1958 al 1970 circa. Quando lui ha iniziato sembrava già antico rispetto ad un Modugno e addirittura antidiluviano rispetto ad un Tony Dallara o ad un Joe Sentieri. Ma due anni dopo, chi era l’antico, Dallara, con i suoi urletti fuori dal tempo, o Dorelli, in doppiopetto e con A FOGGY DAY sulle labbra? E quando arrivarono Bobby Solo, Little Tony, Michele, Dino? Cercarono di scalzarlo a colpi di surf, rock, guaiti alla Elvis, mentre lui – poverino – imperterrito cantava MONTECARLO.
Ma poi, quando Dorelli cantava LOVE STORY o E PENSO A TE, dov’erano andati a finire i vari eroi del twist e dell’hully gully di circa dieci anni prima?

Possiamo dire che Dorelli è forse l‘artista più coerente con le sue scelte che sia mai atterrato da queste parti? Facendo due conti, potremmo dire di sì. La stessa Mina nel 1982 fece un singolo orribile, MORIRO’ PER TE, strizzando l’occhio alla dance.
Dorelli queste cose non le ha mai fatte.

Vediamo quindi cosa ci riserva questo doppio cd. Il primo si apre con L’IMMENSITA’. Qui la cosa - per me - rimane un mistero.
La versione di Don Backy era migliore in tutto, sia come arrangiamento che come esecuzione. Completamente differente ma eccelsa, quella di Mina. Dorelli se li è bevuti entrambi sfoggiando un’esecuzione impeccabile in “stile classico”, in un momento in cui tutto era possibile ma non voltare completamente le spalle al beat imperante. Lui l’ha fatto ed ha vinto.
Se non ha venduto un milione di copie c’è andato vicino.
C’è anche da dire questo e cioè che Dorelli non è mai stato un hit maker nel vero senso della parola. In classifica non lo vedevi quasi mai. Ma in televisione c’era sempre ed ogni volta era un tripudio: vedere le registrazioni di SENZA RETE, per credere.
Dove la sua presenza, anche senza canzoni cult, costituiva un evento eccezionale tanto che spesso si imbarazzava per i troppi applausi ricevuti.
Più che il cantante piaceva (e piace) il personaggio che incarnava: un uomo di classe che fa dell’ironia un’arma irresistibile.
Sempre nel primo cd ci sono pezzi che risalgono al primissimo periodo come JULIA, che fu cavallo di battaglia anche per Dallara. E poi FELICITA’ (FELICIDADE) e NEL BLU DIPINTO DI BLU. C’è il tentativo (riuscito) di fare un twist spiritoso (SPEEDY GONZALES), un SUMMERTIME d’annata (1962)e una bella versione di ROMA NUN FA’ LA STUPIDA STASERA tratto da VIAGGIO SENTIMENTALE del 1965. Certo, l’accento romano non è perfetto ma chi se ne frega. Andando avanti troviamo due canzoni sanremesi ossia LA FARFALLA IMPAZZITA e IL GIOCO DELL’AMORE.

E poi due brani di successo. Il primo è PER CHI(WITHOUT YOU) canzone che ha avuto comunque più fortuna nell’intepretazione dei Gens: una delle canzoni più gettonate dell’estate 1972.
E’ come quando i Beatles incidevano SOMETHING e Sinatra la ricantava a modo suo. Sinatra in quel caso non aveva nessuna intenzione di vendere più dei Beatles, ma ne faceva una versione forse più accessibile ed adatta per un certo tipo di pubblico. Così per Dorelli. Se PER CHI fatta dai Gens piaceva alle ragazzine, la stessa versione fatta da lui piaceva alle loro mamme.
Grande successo anche per la versione di SPEAK SOFTLY LOVE, ossia IL PADRINO. A cantarla sono in tre: lui, la Vanoni e Morandi. A vincere saranno Santo & Johnny - e fin qui non ci piove - ma la sua versione batte quella degli altri due concorrenti. Ed è l’unica, la sua, che forse oggi, quando si fa riferimento al brano cantato, viene ricordata. Tra l’altro è molto similare a quella di Andy Williams, a cui delle volte assomiglia parecchio.
Ma Williams a lungo andare stanca, essendo un cantante confidenziale sì, ma anche terribilmente monocorde.

Poi troviamo la personale versione di BUGIARDO E INCOSCIENTE tratto dall’album LE CANZONI CHE PIACCIONO A LEI. Certo, qui già la canzone è pesante di per se. Lui di certo non la alleggerisce. Nella versione di Mina, la pesantezza viene sollevata da un’intepretazione magistrale. Forse avrebbe dovuto metterci un guizzo di fantasia in più ma non è una cosa facile, specie se si ha davanti un modello così ingombrante come quello di Mina.
Un momento godibilissimo è il duetto con la sua compagna di anni, Catherine Spaak. Dalla commedia PROMESSE PROMESSE interpretano NON M’INNAMORO PIU’ (I’LL NEVER FALL IN LOVE AGAIN). Bella versione , di gran classe, che quasi non fa notare la pochezza vocale di una Spaak che sarà anche carina, affascinante e telegenica ma in quanto a canto, siamo a un livello sopra Romina Power.
Poi ARRIVA LA BOMBA, ossia un brano a ritmo di shake, divertente e spiritoso.
Uno di quei brani che non ti aspetti da Dorelli, specie se cronologicamente arriva un attimo dopo L’IMMENSITA’. Non vende granchè, ma chi non la conosce?
Termina il cd AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA, che ci presenta un Dorelli attore in una commedia dal successo travolgente.

L’altro disco inizia con un ormai classico dell’infanzia, LETTERA A PINOCCHIO, anno 1959. Prosegue con la versione italiana di STRANGERS IN THE NIGHT, qui erroneamente riportata col titolo originale e prosegue con un hit del ’71, MAMY BLUE, cavallo di battaglia dei Pop Tops e seminatore di discordia alla Canzonissima dello stesso anno quando la medesima canzone decisero di portarla in gara sia lui che Dalida.

Poi due canzoni da ente regionale del turismo, ossia MONTECARLO e LOVE IN PORTOFINO. Ancora l’ausilio della Spaak nella bella versione della canzone dei Brotherhood Of Man WHERE ARE YOU GOING TO MY LOVE, che in italiano diventa UNA SERATA INSIEME A TE, sigla di una serie di GRAN VARIETA’, una delle tante presentate da Dorelli.
Due canzoni degli anni ’30 incise nel 1964 ossia PARLAMI D’AMORE MARIU’ e NON DIMENTICAR (LE MIE PAROLE). Ancora un omaggio a Battisti con una versione di EMOZIONI (datata 1973) e poi si arriva ad una di quelle “toppe” clamorose che solo i curatori ignoranti possono prendere: QUELLI BELLI COME NOI invece che DOMANI CHE FARAI.
Sveliamo il perché di quest’accusa: nell’autunno 1969, come presentatore di Canzonissima, Johnny Dorelli incise un singolo che da un lato recava la sigla iniziale (già cantata ed incisa dalle Kessler) e cioè QUELLI BELLI COME NOI e sull’altro, la sigla finale appannaggio dello stesso Johnny, ossia DOMANI CHE FARAI.

Sulla copertina del disco appaiono entrambi come “sigle di” e giacchè la prima è rimasta di più nella memoria rispetto alla seconda, chi ha compilato la raccolta ha pensato bene che la vera sigla, cioè quella cantata da Dorelli, fosse QUELLI BELLI COME NOI. Sbagliando miseramente.
Così, grazie ad un cialtrone che lavora alla Warner, anche questa volta, la versione in cd di una sigla finale di una trasmissione importante come Canzonissima, non ci sarà. Due brani dei primi sessanta come I TUOI OCCHI e NON CONTA NIENTE e la versione di LOVE STORY, che all’apoca della sua uscita duellò insieme a quella della Pravo. I due ne fecero una versione memorabile in una puntata storica della SENZA RETE edizione 1971. Un’altra canzone che anche se non aggiunge nulla (è dannatamente kitsch) è comunque un documento visto che la stessa è stata presentata alla Mostra Internazionale Di Musica Leggera Di Venezia del 1970: la versione cantata de L’INNO DELLA GIOIA di Beethoven. MI SONO INNAMORATO DI TE di Tenco incisa nel 1963, un ARRIVEDERCI ROMA del 1964 e una MY FUNNY VALENTINE datata 1958 completa questa raccolta di 38 canzoni.

Perché comprarla? Perché a tutt’oggi è la raccolta più completa di Johnny Dorelli (discorso che vale soprattutto per i collezionisti di musica), perché si tratta di un’artista completo, uno dei pochissimi che abbiamo in Italia e perché riscoprire il “cantante Dorelli” con l’esperienza di oggi, è una cosa piacevole.
Si tratta di artisti in via d’estinzione. Li abbiamo avuti sotto gli occhi per decenni e non ci si faceva molto caso. Il livello generale era comunque molto alto.
Ora che le cose sono cambiate radicalmente, quando uno così si presenta su un palco, capisci che forse a suo tempo lo si era forse sottovalutato. E allora è giusto tributargli un omaggio, anche per farci perdonare della poca attenzione che gli si era prestata in passato. Parlo sempre a titolo personale, naturalmente.

5 commenti:

marc ha detto...

Caro Christian, i tuoi articoli risvegliano il gusto per la bellezza, la raffinatezza e la qualità. Noi italiani siamo un po' rozzi, e in generale si assiste a una superficialità che cresce nel valutare le cose, un po' in tutti i settori; è aumentata la spinta all'avidità senza i contenuti, a volere tutto e subito a scapito della qualità e dei valori. Tu invece ci stai aiutando a riscoprire le cose belle, gli artisti che hanno detto tanto e hanno ancora tanto da dire (malgrado il tempo purtroppo molti ce li sta portando via). Grazie.

Christian ha detto...

Se ti legge Dorelli si dà una bella grattata..........

ml ha detto...

Christian, mi dispiace che questo tuo post abbia avuto meno commenti del solito, ma forse il personaggio è un po' fuori dalle solite righe (musicali in questo caso); poteva essere un'occasione per le persone che leggono di apprezzare ex-novo un personaggio, ma non si sa mai e la pulce nell'orecchio potrebbe essere stata ugualmente messa, a dispetto di questo silenzio di commenti. Sinceramente anch'io non ho mai apprezzato Dorelli come cantante (lo trovavo noiooso e soporifero), mentre apprezzavo molto le sue capacità di intrattenitore, una simpatia irresistibile. Ma a quest'ultimo Sanremo quando è entrato in scena ho sentito una tale emozione nel grigiore generale, che anch'io mi sono resa conto che tutto è relativo; da un lato il non apprezzarlo a causa della mia ignoranza, e dall'altro il confronto con la povera musica italiana attuale che nei suoi infiniti demeriti ha comunque il merito di avermi fatto finalmente vedere sotto una luce diversa le cose che non apprezzavo.

aghost@iquebec.com ha detto...

guarda che ci sono signori cantanti in gente apparentemente insospettabile:

tempo fa sono rimasto a bocca aperta nel sentire in rai Tony Dallara (siì proprio lui, quello che scimmiottava i platters col terzinato) in una notevole versione swingata di "come prima".

Oppure, come hai gia scoperto, il vecchio ma pur sempre validissimo Johnny Dorelli. Ma c'è, volendo anche Teddy Reno, più noto come marito di Rita PAvone, o il più bravo di tutti, il Nicola Arigliano del digestivo Antonetto :)

christian ha detto...

ml, è naturale che parlando di Dorelli i commenti siano molti di meno. La gente magari legge ma non commenta perchè non sa cosa dire. E' comprensibile. Certamente fa più opinione una Marcella o un Baglioni di Johnny !
E come quando Mina incide DALLA TERRA. Sa benissimo che non vende quanto con BAU. Ma non gliene importa niente.