13 giugno 2011

Chi ci lascia/ Enzo Del Re

La scorsa settimana è morto a 67 anni, a causa di un infarto, Enzo Del Re, uno dei più straordinari e misconosciuti musicisti italiani. Ho conosciuto personalmente Del Re qualche decennio fa in quanto condividiamo lo stesso paese natale e le leggende che lo circondano sono totalmente veritiere. Cantastorie arrabbiato, anarchico, al di fuori di qualsiasi schema, su posizioni estreme sconosciute ai più: aveva rifiutato qualsiasi circuito commerciale, e rifiutava sinanche di suonare qualsiasi strumento musicale, accompagnandosi con strumenti extra-musicali quotidiani quali sedie o valigie.

La notizia della sua morte mi è giunta in ritardo. Me l'ha ricordata un suo grande ammiratore, Vinicio Capossela, che gli ha tributato un lunghissimo, commosso e toccante articolo su Repubblica di ieri. Unico artista che ha ritenuto necessario presenziare al suo funerale.

A Capossela dobbiamo l'altro grande merito di aver dato a Del Re una platea di milioni di spettatori ospitandolo sul palco del concerto del 1° Maggio lo scorso anno. La sua esibizione è stato qualcosa di straordinario e potete ammirarla in questo video: 8 minuti in cui si accompagna solo con i suoni di una sedia e lo schioccare della lingua, davanti ad un pubblico di centinaia di migliaia di spettatori che si sono messi ad accompagnarlo con il ritmo delle mani, tributando vere e proprie ovazioni ai suoi due brani più noti: Lavorare con stanchezza e Tengo 'na voglia 'e fa' niente. Con Capossela letteralmente rapito e commosso dalla sua esisbizione.

Al suo paese natale, Mola di Bari, era noto come Car'vaun, cioè "carbone", perpetrando una tradizione arcaica che affibia un soprannome a tutti i membri di una determinata famiglia. Ed ovviamente, nemo propheta in patria: Cenzino (come era chiamato dagli amici) non era preso molto sul serio dai suoi compaesani che al più lo tolleravano come artista stravagante. Forse perchè non compariva in televisione o aveva rifiutato di arricchirsi con il suo straordinario talento. Mentre al di fuori della sua terra natìa, collabora e viene stimato da artisti quali Dario Fo, Enzo Jannacci, Paolo Ciarchi, Tetes de Bois e Vinicio Capossela.

Ricordo un viaggio su un treno di pendolari di quando ero adolescente. All'epoca c'erano gli scompartimenti, ed i treni erano iperaffollati, più o meno come adesso. Considerando il principio di impenetrabilità dei corpi, eravamo fluiti nei corridoi della 1a classe dove c'era un intero scompartimento occupato esclusivamente da quotidiani nazionali. Al chè Enzo, osservando i giornali sui posti a sedere ed i viaggiatori in piedi, non potè che rilevare che erano i giornali ad essere la causa di quello stato di cose: grazie alla ideologia che propagandavano, i cittadini tolleravano condizioni assurde di viaggio assurde che vedeva pacchi di giornali seduti e viaggiatori in piedi.

Attivo sin dagli '60, la sua produzione si concentra sopratutto in alcuni eccellenti dischi autoprodotti dei '70, mentre la sua esposizione mediatica risale solo in tempi più recenti. Nel 2004 Guido Chiesa prende a prestito il brano più famoso di Enzo, già sigla della mitica Radio Alice di Bologna negli anni '70, per il suo film Lavorare con lentezza. Nel 2010 c'è invece la su citata partecipazione al concerto del 1° Maggio e poi quella al Premio Tenco a Sanremo. Infine, sempre nel 2010, gli è stato dedicato un documentario, IO E LA MIA SEDIA.

Non posso che ricordarlo affettuosamente quando, parlando di dove sarebbe andato in vacanza, rispondeva sardonico: a Pugnochiuso, naturalmente :-)

ENZO DEL RE PLAYLIST

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