01 agosto 2011

Sono un pirata, sono un signore

Erano la fine degli anni '70. Il fascino latino di Julio Iglesias ammaliava le sciure di tutto il mondo e lui cantava sardonico gli immortali versi di Gianni Belfiore, suo paroliere di fiducia: "A volte sono un bastardo e a volte un buono, a volte non so neppure come io sono, mi piace qualunque cosa che è proibita" per sfociare nell'inciso "Sono un pirata ed un signore, professionista dell'amore". Beh, da una recente ricerca tedesca non si sa più se coloro che scaricano film via internet siano dei pirati o dei signori, visto che i risultati di tali ricerche indicano che non c'è alcun danno per l'industria cinematografica.

A rincarare la dose, un ex-discografico della EMI ammette sostiene apertamente che chi scarica e condivide musica su internet acquista molta più musica legale di chi non scarica. Non ci vorrebbe molto a capirlo: chi scarica musica è un potenziale cliente e come tale andrebbe trattato. E se si prende la briga di scaricare una determinata musica o un determinato film è indice che è interessato a tali prodotti, e magari appena può ne fruirà in una sala cinematografica, o acquisterà il film o l'album cui tiene particolarmente.

Viceversa chi non ha alcun interesse nè verso la musica nè verso il cinema certamente non scaricherà alcunchè, ma dubito che l'industria cinematografica o discografica ne abbia alcun giovamento da questa condotta "virtuosa".

L'industria discografica si è suicidata più per non aver compreso quello che volevano i propri clienti (accedere a costi adeguati all'intera produzione musicale di proprio interesse) che a causa della "pirateria". Dieci anni fa era praticamente impossibile acquistare legalmente la stragrande maggioranza dei dischi prodotti in quanto la quasi totalità era fuori catalogo. Quando sono comparse piattaforme digitali con servizi appena appena adeguati l'acquisto di musica legale ha iniziato a decollare. Solo che nel frattempo gli utenti hanno quasi perso l'abitudine ad acquistare dischi.

Si spera che l'industria cinematografica non ripeta lo stesso errore e fornisca ai propri clienti quello domandano. Per esempio, la possibilità di acquistare convenientemente film in programmazione nelle sale senza aspettare i canonici 5 o 6 mesi. Chi può andrà certamente a vedersi il film in sala, chi non può magari sceglie di vederlo in streaming. E chi non può permettersi neanche una modica spesa per la visione in streaming cercherà di procurarselo a costo zero. Se glielo si impedisce molto probabilmente cercherà qualche altra forma di spettacolo, e l'industria cinematografica perderà potenziali clienti.

E qualcosa di analogo sta succedendo con i libri. Ormai i libri in formato digitale stanno diffondendosi con crescita esponenziale, grazie anche all'immissione sul mercato di eccellenti e-reader. Beh, è una oscenità che il costo del formato digitale sia identico a quello della versione cartacea, ed a volte sinanche più caro.

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