11 febbraio 2017

Sanremo 2017 - Le pagelle

Personalmente, essendo più interessato alla musica e meno alla televisione, non ho visto Sanremo. Già, perchè l'attuale format del festival di Sanremo è essenzialmente uno spettacolo (noiosossimo) televisivo. Dove qualche canzone è annegata in un oceano di banalità, vetrine stucchevoli e birignao insopportabili. Però le canzoni ci piace ascoltarle, magari su YouTube o in streaming da qualche altra parte. E sopratutto, piace ascoltarle a Mario, nostro massimo esperto di cose sanremesi di cui vi segnalo la strepitosa serie di commenti storici su Sanremo sulle pagine di hitparadeitalia.it. E così, ecco le pagelle di Mario, elencate in ordine crescente (quelle che sono piaciute meno per prima).

- Bianca Atzei “Ora esisti solo tu”: difficile stabilire se sia più fastidiosa la sua voce o la “vena” di Kekko dei Modà. Un ritornello così era già vecchio ai tempi della buonanima di Marisa Sannia, sua conterranea. Lanciatele i pomodori. 2

- Ludovica Comello “Il cielo non mi basta”: quando inizia la canzone? E soprattutto si sentiva il bisogno di questa vocina da karaoke, che imita nientemeno che la Scarrone? 3

- Sergio Sylvestre “Con te”: prendi una bella voce, e per paura che diventi un nuovo Wess la ricopri di miele, e con la sua corporatura ce ne vuole tanto. Il finale sembra promettere bene poi si affloscia. Talent sprecati. 4

- Alessio Bernabei “Nel mezzo di un applauso”: Nek dovrebbe chiedere i diritti. Questo cantantino si dà decisamente troppe arie, è piacione fino allo stremo, e propone un pop moderno ma di plastica. 4

- Fabrizio Moro “Portami via”: troppo ingombrante il piedistallo dove lo hanno messo, neanche fosse il nuovo paladino del cantautorato. L’anno scorso aveva fatto centro, stavolta ha rifatto due passi indietro, evanescente e fiacco. 5

- Albano: “Di rose e di spine”: non sarebbe neanche un delitto ispirarsi alle arie melodrammatiche, ma un guizzo panelliano ci vorrebbe, altrimenti ha ragione chi gli dà del vecchio. Tronfio. 5

- Elodie “Tutta colpa mia”: tanta energia, voce possente, non alla sua altezza questa sua sinfonia carica di luoghi comuni e troppo orchestrata per una voce così “soul”. È nata una stessa. 5,5

- Michele Bravi “Il diario degli errori”: più preoccupato di porgere la sua voce che di lasciare un’emozione, perfettino e saputello, con una proposta non da buttare via, ma arrangiata in modo smargiasso. 5,5

- Clementino “Ragazzi fuori”: si è mangiato Rocco Hunt. Quando rappa è più credibile, se solo fosse meno prevedibile nei messaggi... 6

- Gigi D’Alessio “La prima volta”: oltre certi standard non può andare, incluso il vizio di riciclarsi. Ha dimostrato di avere un diploma di direttore d’orchestra, ed è quasi un miracolo. 6

- Francesco Gabbani “Occidentali’s karma”: accattivante, purtroppo ancora furbo (leggasi radiofonico) e ruffiano come l’anno scorso, si accontenta di una compilation di hashatg in salsa di Coldplay. 6

- Chiara “Nessun posto è casa mia”: non del tutto disintossicata dalla sindrome da talent, mostra buone doti e la supervisione di Mauro Pagani. Una voce che emoziona, pur senza strafare, diamole (ancora) tempo. 6,5

- Giusy Ferreri “Fa talmente male”: ha una voce che trascina, anche quando non canta cose tanto altisonanti, come spesso le capita. Questa rimane anch’essa sospesa a metà, ma di questi tempi essere orecchiabile è un merito non raro. 6,5

- Nesli & Alice Paba “Do retta a te”: la voce del rapper non incanta, al contrario di Alice che ha talento da vendere. Una ballad rock che non aggiunge granchè, ma è fatta con tutti i crismi, va dritta al bersaglio, senza ruffianerie. 6,5

- Ron “L’ottava meraviglia”: fa strano vederlo tra i veterani del Festival, come Claudio Villa quando lui esordiva. Brano sognante, crepuscolare, è un artista che ancora ha da dire. 7

- Samuel “Vedrai”: Mister Subsonico campa di rendita, ma rimane sempre un artista di spessore, che non sa essere banale neanche a volerlo, e anche quando decide di non strafare. 7

- Ermal Meta “Vietato morire”: a parte la furbizia della canzone sul bullismo, è naif ma ha tante buone idee, bisogna tenerselo stretto. La canzone lascia una traccia, con i suoi chiaroscuri, e una bella voce. 7

- Fiorella Mannoia “Che sia benedetta”: pur pigiando troppo sul pedale degli ideali, dà una lezione di interpretazione a tutti i reduci dai talent. Anche lei è sul viale del tramonto, ma la sua mancanza in questi 29 anni si è sentita. 7

- Michele Zarrillo “Mani nelle mani”: il mestiere c’è e si sente, e un basso profilo che molti giovani se lo sognano. Canzone che ha un senso dall’inizio alla fine, persino intensa. 7

- Raige & Giulia Luzi “Togliamoci la voglia”: non sempre c’è brutta roba dai giovani. Tanto ritmo e personalità da parte di lei, al punto che la presenza del rapper è marginale, e un po’ sopra le righe. 7

- Marco Masini “Spostato di un secondo”: artista maturo, migliora come il vino. Stavolta si supera con un testo originale tra i più belli dei festival del nuovo secolo. Si sta prendendo tutte le rivincite. 8

- Paola Turci “Fatti bella per te”: i suoi ritratti femminili volano su vette altissime, la grinta non ha niente di invidiare alle più famose icone rock internazionali. 30 anni di carriera e non sentirli. 8,5


SANREMO GIOVANI

- Valeria Farinacci “Insieme”: come se non bastasse il titolo , ci mette anche la rima “volersi bene”. Stento a credere alle mie orecchie, è un coacervo di oscenità banalità e melassa. Giurerei che fosse uno scarto di Arisa, stesso autore. Somiglia a Nina Zilli, e non è un complimento. 2

- Leonardo Lamacchia “Ciò che resta”: giovanilismo sfrenato di cui non si sente la necessità. Voce perfettina e arrangiamento prevedibile. Mediocre in tutto. 4

- Maldestro “Canzone per Federica”: nomen omen. Questi incisi in ottonari hanno stufato, si atteggia tanto e non si avvicina per niente alla nuova generazione di cantautori. No grazie. 5

- Francesco Guasti “Universo”: la voce è interessante, alcuni passaggi anche, ma è una terribile sensazione di avere già sentito tutto e di avere costruito il personaggio a tavolino. 5

- Tommaso Pini “Cosa che dànno ansia”: furbetto, e poi le voci così alla lunga stancano. Ritmo interessante, testo con alcune cadute verticali. 5,5

- Lele “Ora mai”: c’è un riff incoraggiante, ma il testo rovina tutto. Il ragazzo deve crescere, ha la foto di Alex Baroni sul comodino, ma da qui a farlo sembrare una nuova stella è ancora presto. 6

- Braschi “Nel mare ci sono i coccodrilli”: ritmo interessante, ma non freschissimo. Testo che almeno guarda avanti, e sa di nuovo, al punto da suscitare la curiosità di ascoltare un album sano. 6,5

- Marianne Mirage “Le canzoni fanno male”: talento e voglia di fare, un brano che arriva subito e arriva bene. Originali al cento per cento è quasi impossibile, ma questa ragazza va incoraggiata. 7

3 commenti:

Gallo Cock ha detto...

Mi limito a giudicare in base alle sensazioni che ho sentito e visto
ATZEI 4
COMELLO 3
SYLVESTRE 4
BERNABEI 4
MORO 5
ALBANO 5
ELODIE 5
BRAVI 7
CLEMENTINO 6
D'ALESSIO 5
GABBANI 9
CHIARA 7
FERRERI 4
NESLI 5,5
RON 6,5
SAMUEL 6
META 7
MANNOIA 7
ZARRILLO 6,5
RAIGE 4,5
MASINI 6,5
TURCI 8

claudio rombola ha detto...

I miei voti
ATZEI 4
COMELLO 5,5
SYLVESTRE 4
BERNABEI 3
MORO 5
ALBANO 5
ELODIE 5
BRAVI 7,5
CLEMENTINO 5
D'ALESSIO7+
GABBANI 9,5
CHIARA 7-
FERRERI 3
NESLI 5
RON 6,5
SAMUEL 6,5
META 8
MANNOIA 7,5
ZARRILLO 6,5
RAIGE 6
MASINI 6
TURCI 7

Gallo Cock ha detto...

Giovani
FARINACCI 2
LAMACCHIA 4
MALDESTRO 8
GUASTI 6,5
PINI 5
LELE 4,5
BRASCHI 7
MIRAGE 7,5

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