19 febbraio 2011

Il business della musica


Bellissima e molto efficace la serie di grafici dedicata all'andamento del business della musica registrata negli Stati Uniti, ricavata dai dati delle RIAA, a partire dal 1973 sino al 2009.

Tra questi abbiamo scelto questo che rappresenta l'incasso in dollari 2011, cioè uniformati al valore del dollaro attuale, aggiornati quindi con l'effetto inflazione. Vi sono diverse considerazioni che si possono fare. Tra le più ovvie, ci limitiamo alle seguenti tre.

1. L'industria della musica registrata è certamente in declino repentino dopo il picco avutosi intorno all'anno 2000.

2. il CD è stato il supporto che (forse immeritatamente) ha avuto maggior successo da quando la musica registrata è stata inventata.

3. I volumi di vendita in valore della musica registrata è comunque paragonabile ai livelli dei primi Anni '70 quando, tutto sommato, non è che si parlasse di crisi dell'industria discografica, anzi.

5 commenti:

diego ha detto...

io distruggerò il mondo intero, perché il mondo non merita di esistere dall'alba dei tempi

Massimo L ha detto...

WOW è impressionante il grafico della vendita dei singoli che arriva quasi a zero intorno al 2003 e poi schizza improvvisamente verso l'alto con l'avvento del digitale, raggiungendo vette mai toccate prima, tra l'altro.

Considerazioni by me:
- il volume di CD venduti attualmente è paragonabile a quelli venduti 20 anni fa;
- la cassetta ha avuto un successo proporzionale alla qualità offerta (in questo caso il successo del CD è strameritato).

Scusate l'ignoranza, ma a cos'è dovuto il picco intorno al '78?

caimano73 ha detto...

esistono dati simili per il mercato italiano? Immagino che la curva di discesa per il mercato italiano sia ancor più evidente...

ilgmk ha detto...

Dati molto gustosi!

@ Massimo: In effetti a fine anni '70 c'è stato un autentico boom di vendite sia negli USA sia in UK (i due mercati di cui possiedo i dati). Il botto probabilmente è derivato da una serie di fattori.
1) In primis, va considerato che a fine anni ’70 c’era un’intera massa di 15-35enni derivanti dal cosiddetto “baby boom”. In proporzione quindi c’era un maggior numero di potenziali acquirenti di dischi, cresciuti interamente nell’era rock. Nei ’60 il rock era ancora un affare principalmente per adolescenti. Nei ’70 invece la cosa è diventata più transgenerazionale.
2) Si son affermati generi trasversali che piacevano tanto ai giovani quanto ai più cresciutelli: la disco e il rock da FM.
3) A proposito di FM: c’è stato il definitivo boom delle radio commerciali. E una maggior diffusione del prodotto musicale.
Questo ha portato all’autentico botto di parecchi album e singoli che son arrivati a vendere cifre spaventose. Trainando così tutto il mercato. Ovviamente ha contato anche la qualità dei dischi in questione. Tanto per fare un esempio, nel giro di poco più di due anni, tra 76 e 78, è uscita una raffica di album che han superato (anche di molto) i 10(20) milioni di copie vendute solo negli USA: "Rumours", "Boston", il Greatest Hits degli Eagles e "Hotel California", "Songs In The Key Of Life", "Bat Out Of Hell" e, ovviamente, le colonne sonore di "Grease" e "Saturday Night Fever". Per vedere una densità tale di album sopra i 10 milioni di copie bisognerà aspettare l'era d'oro dei '90 (come evidenziato anche dai grafici, la reale età dell’oro per il mercato discografico).

In UK il fenomeno ha coinvolto in modo eclatante il mercato dei singoli: i nati nella seconda metà dei sessanta si son precipitati tra ’78 e ’79 ad acquistare singoli. Come risultato, dischi multimilionari come se piovesse: "Mull Of Kyntire", "Rivers Of Babylon","You're The One That I Want" (ovvero il quarto, quinto e sesto singolo più venduti di tutti i tempi in UK!), "Mary's Boychild / Oh My Lord" (il decimo!). E poi ancora "Y.M.C.A.", "Heart Of Glass", "Bright Eyes"...

Ovviamente per ragionarci sopra compiutamente ci vorrebbe una tesi…;)
Ciao!
Marco

Massimo L ha detto...

Grazie per la risposta, è tutto molto interessante.