21 settembre 2006

Un gelato creativo

Se siete dalle parti di Roma, meriterebbe fare un salto alla gelateria Fior di Luna, in Trastevere, vicino P.za S.Maria in Trastevere. A parte che sembra che abbia dei gelati squisiti prodotti con incredienti selezionatissimi, tipo nocciole delle Langhe o pistacchi di Bronte, la vera unicità di questa gelateria ha a che vedere con la... SIAE.

Già, perchè questa originalissima gelateria ha sostenuto una battaglia, vittoriosa, contro la SIAE ed ha ottenuto, per la prima volta in Italia, di non pagare la gabella SIAE per la diffusione di musica nei propri locali. La SIAE è stata infatti costretta a concedere, a tempo indeterminato, la possibilità della diffusione pubblica di musica d'ambiente senza chiedere alcun compenso, in virtù dell'uitilizzo delle licenze copyleft (Creative Commons, Art Libre, Copyzero x, Clausola Copyleft, e simili) o di pubblico dominio.

All'interno della gelateria è presente uno spazio multimediale (monitor lcd 32'' e impianto di stereofonico con diffusori Bose) gestito da un PC con sistema operativo Linux e software libero attraverso il quale vengono diffuse opere audio, visive e letterarie rilasciate con le licenze summenzionate.

Speriamo che anche la qualità del gelato sia in linea con la loro eccellente iniziativa a favore delle licenze libere. Se qualcuno ne ha notizia, che non se la tenga per sè e ce lo faccia sapere...

Gelato creativo

Pupo: GELATO AL CIOCCOLATO
Paolo Conte: GELATO AL LIMON
Santana: FLOR D'LUNA (MOONFLOWER)
Pino Daniele: COME UN GELATO ALL'EQUATORE
Alberto Camerini: GELATO METROPOLITANO

6 commenti:

M.S. ha detto...

Grazie per aver parlato di Roma, la mia grande passione. Nella mia prossima visita sul sacro suolo capitolino non mancherò di dare un occhio a questa gelateria, anche se il gelato romano per me è un'esclusiva di Giolitti,... 'na favola !!! :-)

Salvatore ha detto...

Bene, un ottimo precedente a favore delle licenze copyleft! ;-)

Gianluca ha detto...

Ecco: chi viene a Roma e prende il gelato da Giolitti, io proprio non lo capisco! Soprattutto se, poi, gli piace pure :-)

Per carità... come avrebbe detto Petronio? De gustibus non disputandum.

Però, vivaddio, di gelaterie buone ce ne sono un po' dappertutto in Italia. E, a mio sommesso parere, Giolitti si fa apprezzare per altro, giacché non è certo una gelateria memorabile (e si che io sarei in grado di fagocitare qualsiasi cosa abbia la parvenza di un gelato).
Se però - elogiando il gelato di Giolitti - mi si vuol significare che in giro si spacciano prodotti ben peggiori, allora siamo d'accordo.

Però - e lo dico rivolto all'amico m.s. (che critica e mugunga ma sta sempre qui... e ne sono contento, perché se non ci fosse oramai mi mancherebbe) - se si vuole un gelato discreto (se quello di Giolitti è 'na favola, quello discreto che è?) occorre spostarsi dal centro politico dell'Urbe ed inoltrarsi verso il Palazzo del Freddo di Giovanni Fassi.

Ci sono molte gelateria che hanno fama di "migliore di Roma", ma - si sa - la gente ha gusti barbari!

Io - che notoriamente sono un populista (ma di tendenze elitariste) ;-) - gradisco molto (oltre Fassi) Ping Pong a v.le Marconi e Gelarmony.

Da ultimo - ma non per importanza - il gelato va gustato rigorosamente in un cono di ottima cialda. Non, dunque, nella coppetta di cartone (che schifezza! mi si incartona pure il gelato), né cialde scadenti che perdono consistenza (leggi: s'ammosciano) o si sbriciolano. In presenza di un'ottima (per consistenza e per sapore) cialda non si può evitare di ordinare la "doppia panna"! Massima voluttà dei grassoni come me. :-)

Penso di essere completamente OT, ma quando si parla di dolci (e soprattutto di gelati) non connetto più.

M.S. ha detto...

Eheh, quante informazioni !!! Devo allora assolutamente accorciare i tempi per la prossima visita/vacanza romana :-)

Palazzo del Freddo... non lo conoscevo, prenderò nota ! Anche perchè il mio hotel di fiducia è nel core del rione Monti, perciò in 10 minuti sono lì ! :-)

E non mancherò di verificare anche gli altri due, durante le mie future camminate nella capitale !

PS: (100% OT) il mese scorso ho fatto a piedi dal quartiere Monti a Monte Mario e poi giù dalla Trionfale, Camilluccia, Foro Italico, Vaticano e ritorno a Monti, non male vero ?
Ogni giorno per 4 giorni almeno 25 km a piedi eheh :-)
E l'anno scorso avevo fatto fino a Eur e fino a Primavalle alta ! Sono un buon camminatore !!!

Ciao dal vostro affezionato mugugnatore M.S., un giorno mi deciderò a mettere anche il mio nome eheh ! :-D

chartitalia ha detto...

@gianluca:
>Penso di essere completamente OT, ma quando si parla di dolci (e soprattutto di gelati) non connetto più.

Vedo Gianluca, tant'è che non hai aggiunto alcun commento alla notizia in sè, relativa alla possibilità di evitare la gabella SIAE...
Ma che te sembra?

Gianluca ha detto...

Rispondo a Chartitalia, che - con le sue insistenze - mi distoglie dai gelati (a proposito: nella compilation mancano gli Skiantos, che nel lontano 1977 - mi pare - cantavano che "I gelati sono buoni, ma costano milioni"). :-)

Mi chiedi che ne penso. Di cosa? delle licenze copyleft? Della SIAE?

Dovresti conoscere sul punto la mia opinione. Ci siamo conosciuti litigando su questi argomenti! :-)

Cerco di ricapitolare, in pillole, per tutti gli altri.

Il copyleft non è il rifiuto del diritto d'autore. In realtà, è una particolare modalità di esercizio del diritto di autore, che si estrinseca nel dare libera licenza di copia o di utilizzo dell'opera creativa ai terzi. L'autore, del resto, è libero di fare ciò che vuole con ciò che è suo. Di solito, però, le licenze copyleft prescrivono che:
a) sia riconosciuta la paternità dell'opera all'autore originario;
b) l'opera sia riprodotta, eseguita o rappresentata liberamente, si, ma senza finalità di lucro;
c) l'eventuale riproduzione segua le stesse regole della matrice (cioè sia liberamente riproducibile a sua volta).

La finalità delle licenze copyleft non è quella di procurare un guadagno immediato all'autore, ma è quello di far circolare il più possibile l'opera ed il nome del suo autore, il quale trae beneficio dalla notorietà acquisita. Per capirci, la rock-band (autrice dei brani che presenta al pubblico) trarrà benficio dalla notorietà acquisita "regalando" le registrazioni in studio del proprio repertorio; questa notorietà si tradurrà in un afflusso maggiore di pubblico (pagante) ai concerti ed in sponsorizzazioni (a pagamento).

Apro qui una parentesi, perché un discorso in parte diverso va fatto per il software.

Come ho già provato a spiegare molte volte in passato, c'è una differenza piuttosto marcata tra un'opera creativa senza utilità pratica (una poesia, una canzone, un romanzo) ed un'opera funzionale (come il software). La differenza si coglie se si paragona il software ad una macchina utensile: una volta che io abbia acquistato un tornio sono libero di modificarlo come voglio e - al limite - di rivenderlo (usato) con tutte le modifiche apportate. Non importa che quel tornio sia il frutto di un brevetto; una volta messo in commercio, l'esemplare venduto diventa di chi lo ha acquistato. Questi non può produrre industrialmente lo stesso apparecchio (perché violerebbe il brevetto), ma nessuno gli impedisce di rivendere la macchina usata; nè gli è inibita la possibilità di apportare le modifiche che ritenga utili per il miglior utilizzo del tornio. Viceversa, se acquisto un software che non sia open source, non lo posso modificare, senza violare il diritto d'autore. Infatti dovrei avere il codice sorgente (ma non ce l'ho), oppure praticare il reverse engineering (ma è di fatto vietato, se non a meri fini di studio o per garantire l'interoperabilità ai programmi creati autonomamente, fermo restando il divieto di comunicare a terzi il codice sorgente). Non lo posso neppure rivendere di seconda mano, visto che ciò che usualmente chiamiamo "acquisto del programma" non è altro che l'ottenimento di una licenza di uso personale non esclusivo, sempre più spesso con la caratteristica della non cedibilità a terzi (talvolta, assurdamente, neppure cedibile ad un altro computer... ma non credo che questa sia una clausola valida).

Infine: il brevetto ha durata ventennale, mentre il diritto d'autore sopravvive (in Europa) per settanta anni alla vita dell'autore (il che è assurdo, perché allora il diritto dell'autore diventa il diritto degli eredi dell'autore). Ciò significa che, decorsi venti anni dal deposito del brevetto, tutti possono liberamente sfruttare l'invenzione e, magari, migliorarla. Ciò significa anche che nessuno potrà liberamente sfruttare, ad es., Windows 3.1, se non dopo settanta anni dalla morte di Bill Gates. Il che - per una "macchina utensile" dematerializzata, qual è il software - è semplicemente assurdo (anche perché già oggi sarebbe perfettamente inutile mettersi a "frugare" nel codice sorgente del Win 3.1... figuriamoci tra qualche decennio).

Ciò, non brevemente, detto, passiamo ad occuparci della SIAE.

La SIAE è l'associazione privata con personalità giuridica di diritto pubblico (praticamente un ircocervo) che, in regime di monopolio, esercità le seguenti attività:
a) concessione delle licenze d'uso delle opere affidate alla sua tutela;
b) riscossione dei corrispettivi per le dette licenze;
c) ripartizione dei ricavati tra gli aventi diritto (attenti: non tra gli autori).

Infine, la SIAE si occupa - come concessionario del servizio di riscossione dei tributi - di riscuotere (per conto dello Stato, non certo degli aventi diritto d'autore) i tributi legati alle attività di intrattenimento, alle esibizioni e/o rappresentazioni delle opere dell'ingegno. Quest'ultimo compito, insomma, non rientra nel core business della SIAE, ma le deriva dalla legge e dagli accordi stipulati con l'amministrazione delle Finanze.

Se mi è consentito, aggiungerei che trovo corretto, in linea di principio, il pagamento di un tributo relativo agli spettacoli ed agli intrattenimenti, visto che - in questi casi - la pubblica amministrazione è chiamata a svolgere, anche solo pracauzionalmente, un servizio di sicurezza (si pensi alla presenza dei VV.F. nei teatri o alla vettura della Polizia Municipale nei pressi di un campo sportivo in cui si sta svolgendo una manifestazione atletica). E' giusto che i costi di tale servizio ricadano - anche solo in parte - sui responabili dell'evento (anche perché, sempre in via di principio, sono loro che ci guadagnano).

Precisato (forse un po' semplicisticamente) anche questo, posso dire che trovo assolutamente normale (per quel poco che ho capito) il fatto che la SIAE non abbia diritto a percepire alcunchè nel caso della nostra gelateria. Il repertorio, infatti, è rilasciato sotto copyleft, sicché - presumo - gli autori non hanno depositato l'opera alla SIAE (e non le hanno, dunque, dato mandato di gestirne le vicende). Nè la SIAE può - in qualità di concessionario delle Finanze - pretendere il pagamento dell'imposta sugli spettacoli, visto che nella nostra gelateria non si allestisce alcuno spettacolo.

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