13 settembre 2005

Regime di polizia per Internet

Uno dei tanti passaggi celebri del romanzo 1984 di George Orwell recita: "Dovete vivere nella convinzione che qualunque suono verrà ascoltato e che, tranne nell'oscurità, ogni vostro movimento verrà controllato". Ok, ci siamo.

Tra due settimane entrano in vigore le nuove norme antiterrorismo varate dal governo della Casa della "Libertà" che instaurano ufficialmente un regime di polizia per Internet in Italia. Ancora Orwell: ricordate come si chiamava il Ministero che aveva il compito di mantenere la guerra permanente? Ministero della Pace...

Ancora una volta, sull'onda della paura e dello stato di tensione continuamente alimentato con annunci allarmistici, si stanno introducendo limitazioni intollerabili a libertà basilari. Per svolgere attività banali e quotidiane quali fornitura e acquisizione di servizi per via telematica, scambio di corrispondenza, ricerca di informazioni è necessaria una "autorizzazione di polizia". Ciò significa che "gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza hanno facoltà di accedere in qualunque ora nei locali destinati all'esercizio di attività soggette ad autorizzazione di polizia" (Art. 16 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza).

Ed il solo accedere ai dati sulle nostre navigazioni o alle intestazioni delle nostre email possono rivelare le nostre idee politiche, le nostre tendenze sessuali, le nostre convinzioni religiose o il nostro stato di salute. Tutte cose iper-protette dalla legge sulla privacy, divenuta ormai carta straccia.

Come si diceva: "Dovete vivere nella convinzione che qualunque suono verrà ascoltato e che, tranne nell'oscurità, ogni vostro movimento verrà controllato".

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