20 aprile 2006

Un paese di vecchi

- Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica: 86 anni
- Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio: 70 anni
- Romano Prodi, futuro Presidente del Consiglio: 67 anni
- Marcello Pera, seconda carica dello Stato: 63 anni
- Fausto Bertinotti, leader comunisti italiani: 66 anni
- Umberto Bossi, leader dei padani: 65 anni
- Marco Pannella, leader radicali italiani: 76 anni

Tutta gente che avrebbe abbondantemente superato l'età della pensione ma che è ai vertici della Cosa Pubblica e che regge saldamente le sorti del nostro Paese. E che non ha nessuna voglia di mollarle. E la quasi parità al Senato, metterà la futura legislazione nelle mani dei senatori a vita, giovani virgulti quali Giulio Andreotti, Giorgio Napolitano, Rita Levi Montalcini, Francesco Cossiga, Eugenio Scalfari Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo, Sergio Pininfarina.

Ma anche il resto del gotha della politica italiana mica scherza. Per trovare qualcuno che abbia meno di 50 anni occorre scendere sino alle seconde file. E così nella finanza, nelle banche, nell'industria. Il potere è nelle mani di ultra-cinquantenni, se non di ultra-sessantenni o di ultra-settantenni. Tra i tanti grossi problemi italiani, quello del ricambio generazionale e dell'arteriosclerosi della classe dirigente è tra i più devastanti. Intere generazioni, le ultime, che vengono castrate dalle generazioni precedenti.

Mentre in altre epoche, od in altre latitudini, bastano i primi 30 anni di vita per dispiegare la propria genialità, in Italia ai giorni nostri, si è ancora sotto la tutela dei propri genitori, con lavori precari se non ancora alla ricerca del primo impiego.

Giotto, Einstein, Schubert, Mozart, avevano creato la gran parte delle opere che avrebbero dato loro l'immortalità poco più che ventenni. Ed anche attualmente, ad altre latitudini, sempre entro i 30 anni, Bill Gates era diventato l'uomo più ricco del mondo, Linus Torvalds aveva creato Linux, il sistema operativo che è destinato a diventare il futuro standard universale, Marc Andreesen aveva creato Netscape, il padre di tutti i browser attuali, spalancando la porta alla diffusione galattica di internet. Così, solo per citare i primi esempi che mi vengono in mente, e neanche i più significativi.

Prima ancora delle quote rosa, forse il nostro paese avrebbe bisogno delle quote verdi: un qualche meccanismo che impedisca la rielezione di persone oltre una certa soglia di età. Come avviene in certe grandi multinazionali, dove tutti i top exective sono costretti alle dimissioni al raggiungimento del 60° compleanno. E non perchè siano incapaci, tuttaltro. Ma perchè si ritiene che il rinnovamento sia un valore. A prescindere.

"Un paese di vecchi" Compilation
  1. Fabrizio De Andrè: LA CITTA' VECCHIA
  2. Domenico Modugno: VECCHIO FRAC
  3. Renzo Arbore: TU VECCHIA MUTANDA TU
  4. Quartetto Cetra: NELLA VECCHIA FATTORIA
  5. Squadra Italia: UNA VECCHIA CANZONE ITALIANA
  6. Claudio Villa: VECCHIA ROMA
  7. Domenico Modugno: IL VECCHIETTO
  8. Gino Latilla: VECCHIO SCARPONE

3 commenti:

Gianluca ha detto...

...Oscar Luigi Scalfaro, non Eugenio Scalfari... Ma capisco che a mezzanotte e quaranta si possa perdere qualche colpo! :-)
Per il resto, il mio pensiero si riconosce ampiamente in quel che hai scritto.

In un paese che straparla di flessibilità non si riesce a vedere alcuna flessibilità transgenerazionale (per non parlare, poi, dell'inesistenza di donne ai vertici politici ed istituzionali). Le vecchie cariatidi al potere restano saldamente dove sono fino alla morte (o, in alternativa, alla condanna penale).

Tanto per intenderci - e senza voler per questo dare giudizi di valore -, senza "tangentopoli" non saremmo stati qui a discutere di Prodi e Berlusconi, Fini sarebbe ancora percepito per quel che era (e che, a mio avviso, è intimamente rimasto), Casini e Follini starebbero ancora portando le borse di Forlani & C.

Tuttavia, nell'agone politico forse occorre riconoscere alla destra, negli ultimi dieci anni, una maggior capacità di apparente rinnovamento dei quadri dirigenti. Dico apparente, perché non ritengo vi sia nulla di sostanzialmente nuovo, quando i "nuovi" sono i figli ed i nipoti dei "vecchi" (ed es., senza pretese di completezza, Stefania Craxi, Chiara Moroni, Iole Santelli, Raffaele Fitto, Angelo Pisanu) e quando i non figli ed i non nipoti sono showgirls (ad es. Gabriella Carlucci o Mara Carfagna), potenti cortigiani (ad es. Daniela Santanché) o voltagabbana e piaggiatori (ad es. Sandro Bondi o Claudio Scajola)...

La sinistra continua a farsi rappresentare dai soliti (in ordine di apparizione anagrafica) Romano Prodi (67 anni) Bertinotti (66 anni), D'Alema e Fassino (entrambi 57 anni), Pier Luigi Bersani (55 anni), Francesco Rutelli (52 anni). Figurarsi che i più giovani leader della sinistra sono Oliviero Diliberto (50 anni), Enrico Boselli (49 anni) ed Alfonso Pecoraro Scanio (47). Si assiste ad un deficit pazzesco di quarantenni (si pensi - piacciano o meno - a José Luis Rodriguez Zapatero, premier spagnolo a 45 anni, a Tony Blair, premier britannico a 44 anni, a Bill Clinton, presidente USA a 46 anni, a Angela Merkel, cancelliere donna della RFT a 52 anni). Ma - dato ancora più allarmante - non ci sono trentenni (escluso Daniele Capezzone... che spero non faccia la fine di Rutelli); non dico nelle prime file, ma neppure nelle seconde (dove spesso si ritrovano vecchie bucce avvizzite - ad esempio, quelle cariatidi di Ciriaco De Mita o Armando Cossutta, da una parte, Alfredo Biondi o Pino Rauti, dall'altra - oramai impresentabili come leader, ma nonostante tutto presenti e "pesanti").

Dopo essermi sentito ripetere - in famiglia piuttosto che nella scuola - che la nostra generazione (anni 60) si preparava a diventare la nuova classe dirigente del paese... bhè, mi ero un po' illuso. Ma, realisticamente, temo che la generazione dei sixties passerà la mano, visto che la generazione precedente non ne vuole sapere di lasciare il passo e quella successiva... è figlia della precedente! E questo è l'ultimo dei temi di oggi: il nepotismo all'italiana.

Ma è mai possibile che, in un paese che aspira (e dice) di essere moderno, vi siano secolari dinastie di imprenditori, di politici, di professionisti? Altro che flessibilità! Se ci fosse vera flessibilità sarei il primo a sostenerla e difenderla a spada tratta, giacché "flessibilità" potrebbe essere un diverso modo per dire "pari opportunità". Il problema, invece, è che si è creato un paese di serie A (quello delle caste familiari e dei priviligi e delle franchigie) ed un paese di serie B (quello della flessibilità). I cittadini del primo paese sono "assicurati" contro ogni evenienza della vita (figurarsi che un nome "impresentabile" come Mussolini, è un pass-par-tout per fare qualsiasi cosa... finanche politica); i sudditi del secondo paese rischiano spesso la decozione. E' mai possibile che vi siano dinastie - oltre che di Mussolini - di Cossutta (Armando e Maura), di Rauti (Pino, Isabella ed il di lei consorte Gianni Alemanno), di Berlusconi (Silvio, Pier Silvio, Maria Elvira, Barbara, ecc.), di Agnelli (rectius: di Elkann)?
Non parliamo, poi, delle dinastie accademiche: secolari tradizioni di insegnamento (rectius: baronato) universitario illuminate sempre dai soliti nomi.

E' chiaro che la bramosia di conservazione della posizione dominante assunta dagli appartenenti alla casta dirigente (perché non è socialmente definibile "classe dirigente" un insieme di soggetti che non muta mai e che, quando muta, lo fa in virtù della "legge salica") determina non solo un intreccio mortale tra interessi privati e pubblici, ma - soprattutto - stagnazione sociale e conservatorismo politico.

E' in questa rigidità neo-medievale il declino politico, sociale, etico, culturale del Paese.

Povera Italia.

chartitalia ha detto...

Oops... Scalfari/Scalfaro
Grazie Gianluca per la segnalazione. Certo che Scalfari non lo vedrei male come futuro senatore a vita. Diciamo che il subconscio ha anticipato i tempi...

Per il resto, mi pare di capire che tu aggiungersti
9. Franco Battiato: POVERA PATRIA
alla compilation di questo articolo...

1 saluto

Anonimo ha detto...

Premesso che molti dei "vecchietti" citati, per intelletto, acume, ironia, sono capaci di surclassare anche il più illuminato dei trentenni; direi che occorrerebbe maggior rispetto almeno per quelli adoperatisi per dare lustro al Paese.

Laddove non fosse possibile, mi pare chiaro che aver messo un pochino da parte l'esimio Enzo Biagi, non sia stato un atto tanto malsano.

L'Italia sopravviverà al Financial Times e a chi la definisce povera; perchè gli italiani hanno risorse intellettive infinite. Molte delle quali incarnate nei vari Pininfarina e Levi Montalcini.

Ad ogni modo spero anch'io in un radicale cambiamento, ma prima che generazionale, inteso al modo in cui concepire la gestione delle risorse e la politica.

Giorni fa si parlava di una certa apatia di Ciampi. A me pare che un segnale debba arrivare dall'unione Europea: che smetta di essere latitante e inibisca l'accesso alle istituzioni a chiunque abbia infranto la legge o fatto il suo tempo.

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