17 aprile 2006

Ho sentito dire/ Schede elettorali

Ho sentito dire che le schede elettorali contestate, o meglio "momentaneamente non assegnate", erano 43.028, che avrebbero potuto capovolgere il risultato elettorale e che non ci sono nè vincitori nè vinti. Ho sentito dire dal Presidente del Consiglio che a causa di ciò le elezioni erano affette da gravi irregolarità, che vi erano stati dei brogli. Ho sentito dire che occorreva ricontare 1 milione di schede. Ho sentito dire che tu-sai-chi si apprestava a varare un apposito decreto governativo per ricontare tali schede, anzi tutte. Ho sentito dire che non veniva riconosciuta la vittoria agli avversari. Ho sentito dire che il risultato delle elezioni cambierà.

Ho sentito dire che in realtà le schede elettorali contestate sono meno di 5000, e che dal loro riconteggio, tali schede momentanaeamente non assegnate venivano man mano assegnate tanto alla CdL che all'Unione. E che 4-5000 voti non possono ribaltare in alcun modo un vantaggio elettorale di 25.000 voti.

Ho sentito dire che al Viminale nessuno ha saputo dire perchè si sia diffusa l'idea che esistevano 43mila schede "contestate". Ho sentito dire dal ministro Pisanu che i risultati erano da considerarsi provvisori; che "al ministro dell'Interno non è consentito in alcun modo interferire nei procedimenti in corso". Ho sentito dire che il ministro dell'Interno ha impiegato 3 giorni per accorgersi dell'errore. Ho sentito dire che il ministro dell'Interno è stato convocato 2 volte al giorno dal presidente del consiglio, come se fosse il suo maggiordomo, a spoglio ancora in corso; e dopo 72 ore taceva ancora sull'esito delle elezioni più importanti dopo quelle del '48. Ho sentito dire che Pisanu era un affiliato della P2, particolare che era riuscito a far dimenticare negli ultimi vent'anni.

Ho sentito dire che Pisanu sia stato in realtà uno dei massimi difensori della democrazia, resistendo alle pressioni di colui che non si può nominare di sovvertire il risultato delle elezioni. Ho sentito dire che abbia dichiarato lunedì notte che le elezioni fossero regolari. Ho sentito dire che sia stato chiamato dal Premier subito dopo. Ho sentito dire che gli sia stato chiesto di invalidare il voto. Ho sentito dire che Cossiga fosse avvertito della cosa. Ho sentito dire che Cossiga ha dichiarato "Bisognerebbe che Berlusconi facesse un passo indietro, vedrei bene Pisanu premier".

Ho sentito dire che Pisanu ha dichiarato: "L'obiettiva conoscenza dei fatti e il comune senso di responsabilità" devono evitare "strumentalizzazioni dannose in un momento così delicato per la vita democratica del Paese". Già, un momento delicato per la democrazia del paese: sarebbe interessante che Pisanu spiegasse meglio perchè il momento è delicato per la vita democratica.

Ho sentito dire, archiviata la bufala delle schede contestate, che in ogni caso all'Unione vanno tolti 45.000 voti avuti da una lista Alleanza Lomabarda associata all'Unione. L'ho sentito dire da Calderoli da cui avevo sentito dire che lui è un paladino della nostra libertà contro l'Islam. E da cui avevo sentito dire che l'attuale legge elettorale è una porcata. Ho anche sentito dire che quella legge elettorale l'ha scritta lo stesso Calderoli. Ho sentito dire che nessun costituzionalista o giurista abbia preso sul serio la tesi di Calderoli. Ho sentito dire che tutti i tg nazionali hanno invece dato ampio risalto alle tesi del calderolo e non a quella che "l'Ufficio Centrale della Cassazione si è già pronunciato ai sensi dell'Art. 14 bis comma V della legge elettorale con un provvedimento del 16 marzo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo" e per il quale "tutte le liste presenti alle elezioni politiche ed i rispettivi collegamenti, erano regolari e non c'è nessun bisogno di ulteriori controlli da parte dell'Ufficio centrale della Cassazione".

Ho sentito dire che diversi esponenti della CdL sembrano muoversi come alcuni pentiti, e cioè 'parlando a rate': ogni giorno un'obiezione per buttare tutto in caciara. Ho sentito dire che con la democrazia non si può scherzare, e c'è in giro un'aria di golpe.

Ho anche sentito dire che l'Independent di Londra dedica un titolo alla fine della corsa per il padrino, ma sembra non riferirsi all'arresto di Provenzano, ma alla sconfitta elettorale di Berlusconi.

Essendo, come ci viene spesso ricordato, un sito che "deve" parlare principalmente di canzonette, concludiamo l'articolo con la hit parade di una ideale compilation musicale sul tema. Naturalmente, siete invitati ad aggiungere i vostri brani alla compilation.

"Schede Elettorali" Compilation
  1. Mina: BUGIARDO E INCOSCIENTE
  2. Michele Zarrillo: IL VINCITORE NON C'E'
  3. Santo & Johnny: IL PADRINO
  4. Fiorella Mannoia & Mario Lavezzi: MOMENTO DELICATO
  5. Rokes: BISOGNA SAPER PERDERE
  6. Pino Daniele: JE SO' PAZZO
  7. Lucio Dalla: ATTENTI AL LUPO
  8. Berto Pisano: A BLUE SHADOW

11 commenti:

Anonimo ha detto...

L'art. 14 bis della nuova legge elettorale impone, per la regolarità della iscrizione di una lista, il deposito del programma da parte di soggetti legittimati, nonché l'indicazione di un collegamento con una coalizione.
Stop.
Da questo punto di vista, la lista "civetta" 'Lega per l'Autonmia - Alleanza Lombarda' (che sullo stemma ha i nomi "LEGA" e "LOMBARDA" scritti ben in grande, mentre il resto è quasi illeggibile) ha adempiuto ai precetti dell'art. 14 bis.
In questo senso si è pronunciata la Cassazione.
Se avesse avuto sufficienti voti, tale lista civetta avrebbe potuto anche conquistare dei seggi.
Ma perché i voti da lei conseguiti possano anche giovare alla coalizione di cui ha dichiarato l'appartenenza, essa avrebbe dovuto candidarsi in più di una circoscrizione, a differenza di quanto sembra essere avvenuto.
In questo senso, il pronunciamento della Cassazione da te citato è assolutamente inconferente!
E ragionando con onestà intellettuale, se così effettivamente stessero le cose, Calderoli avrebbe ragione. Stefano.

M.S. ha detto...

Se tu in questi giorni avessi sentito dire di meno e lavorato di più, sarebbe stato meglio sia per te che per l'Italia.

PS: quando scrivo messaggi mi firmo, dunque non nominarmi invano in altri post in cui non ho partecipato. Grazie.

francesco ha detto...

certo che è incredibile: ache adesso che è finita la campagna elettorale il nostro amico si fa sentire puntualmente ad ogni post di politica. Sono davvero curioso di sapere se ,come dice chartitalia, sono organizzati oppure no... mah...

Comunque il ragionamento di Calderoli è un vero capolavoro, degno dei migliori film surrealisti di Bunuel. In pratica lui dice: "Siccome ho scritto che il numero dei voti totali è dato dalla somma dei voti ottenuti nelle singole circoscrizioni, allora occorre che ci siano almeno due circoscrizioni... perchè per fare una somma devo avere almeno due numeri, no? e quindi due circoscrizioni. non posso mica fare 1+0+0+0+0... devo fare 1+1+0+0+0+0.., perchè 1+0 non è mica una somma, è...boh, qualcos'altro!" Un genio da nobel quindi il nostro Calderoli! Inutile dire che tutti gli esperti che si sono espressi a proposito non hanno neanche preso in considerazione l'obiezione del leghista evidentemente giudicato "in botta" per qualche anestetico di troppo.

PS:
M.S.-luca-stefano-anonimo-ecc... l'onestà la devi avere tu di non dire "non nominatemi invano" (neanche fossi gesù cristo) ma il fatto è che ti si riconosce; non solo da come scrivi, ma anche dal numero di identificazione che rimane dopo ogni post. saluti

Gianluca ha detto...

A proposito dell'uscita di Calderoli e della "corretta interpretazione" della nuova legge elettorale, mi pare bene - prima di parlare a vanvera - riportare il testo dell'articolo invocato dal nostro fine costituzionalista, già ministro per la devolution.

Quello invocato dall'on. Calderoli è l'art. 83 della legge elettorale, nel quale si dispone che:
"L’Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
(omissis)
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonchè la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;
(omissis)"

Ebbene, da dove trarrebbe forza il noto argomento (riassunto brillantemente da Stefano, poche righe sopra), secondo il quale - ai fini del conteggio della cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione - non potrebbero essere computati i voti raccolti da liste che, benché collegate, si siano presentate in una sola circoscrizione territoriale?

Secondo il colto esegeta, nonchè sensibile redattore, della legge "porcata", l'argomentum ad escludendum (sorry, il mio latino è pessimo, ma - in questa tenzone a distanza con l'on. Roberto Calderoli - non credo di poter sfigurare più di tanto) sarebbe individuabile nell'uso del plurale nel n. 2, allorché si fa riferimento alla somma dei voti raccolti dalle "liste collegate".

Da sottolineare - onde evitare dubbi - che la legge elettorale non prevede espressasmente in alcun luogo quanto pretende di leggervi l'on. Calderoli. Lascio, dunque, ai numerosi ed intelligenti frequentatori di questo blog trarre le proprie conclusioni sul punto.

Che mi sia consentito solo finire citando (e brevemente commentando) l'autorevole assertore della criptolettura dell'art. 83 della legge elettorale.

"La legge l' ho scritta io e l' ho anche criticata, ma sull'interpretazione non ci sono dubbi" (dal Corriere della Sera, 15.4.06).

"La cifra elettorale nazionale delle varie coalizioni deriva dalla somma delle cifre nazionali delle singole liste. A loro volta, le cifre nazionali delle liste derivano dalla somma delle cifre elettorali conseguite nelle singole circoscrizioni. Il fatto che la legge parli di somma, implica che le circoscrizioni in cui la lista deve presentarsi siano almeno due" (Reuters, 15.4.06).

"Io non invento proprio nulla, faccio riferimento a commi ed articoli di legge che tutti possono leggere, Prodi invece da' solo una interpretazione partigiana. La sinistra che ha blaterato per anni di regime adesso il regime lo vuole applicare, prima tappando la bocca a chi dissente e poi dettando la linea ai telegiornali" (ANSA, 16.4.06).

Commento: balle!

Buona Pasquetta a tutti.

P.S.
Il fatto che io - in precedenza - abbia pubblicamente ritenuto un'indecenza la nuova legge elettorale (pur essendo io un proporzionalista convinto), non mi esime dal rispettarla fino a che essa è vigente e, contemporaneamente, di chiederne la cancellazione. Senza questa legge avrebbe vinto la CdL? A parte che non è affatto detto (le dinamiche elettorali con i collegi uninominali sono totalmente diverse da quelle che si innescano con il proporzionale); in ogni caso, pazienza... è la democrazia! Ed io mi inchino dinanzi al Popolo sovrano. Benché possa non condiverne le scelte.

Anonimo ha detto...

altre canzoni da aggiungere alla compilation sono(per me):
-"vaffanc*lo" marco masini
-"grande figlio di p*ttana" stadio
-"povera patria" franco battiato
-"sono bugiarda" caterina caselli
-"non ti passa più" 883

Anonimo ha detto...

-"Disperato" Masini

M.S. ha detto...

Dunque, primo punto: M.S. sono le mie iniziali, io scrivo messaggi dal mio computer a casa e nessun altro oltre a me lo usa. Perciò chi mi accusa di avere alter-ego con altri nomi o identificazioni sta semplicemente prendendo un abbaglio. Se volete continuare, affari vostri, io comunque mi firmo sempre M.S.

In secondo luogo, avrei voluto farmi sentire anche prima che finissero le elezioni, ma il nostro caro Despota chiamato Chartitalia ha pensato bene di non lasciare l'opzione "posta un commento" per evitare che qualcuno contestasse le sue affermazioni sempre così pacate e imparziali. La democrazia è un concetto troppo difficile da capire per alcune persone.

Come terzo punto, io invece ho sentito dire questa cosa:
"L'autorevole quotidiano economico Financial Times esprime dubbi e perplessità sull'eventuale governo a guida Romano Prodi. Wolfgang Munchau, condirettore ed editorialista di punta del giornale, ha scritto che "la risicata vittoria della coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi costituisce il peggior esito immaginabile in termini di possibilita' dell'Italia di rimanere nell'eurozona oltre il 2015"". Chissà... avrà scritto l'articolo Berlusconi, vero ?

Cordialmente.

Anonimo ha detto...

Io invece mi chiamo Stefano, _non_ sono M.S. o altre persone, ed ho sempre firmato tutti i miei post.
Si può condividere o meno quel che scrivo, ma cmq mi sono sempre firmato e non ho mai usato altri pseudonimi per postare i miei pensieri.
Gianluca ha fatto bene a riportare l'articolo della legge citato da Calderoli.
E l'interpretazione che il parlamentare leghista ne dà è, seppur succintamente, riportata in modo corretto.
Ebbene sì: le leggi, per poter essere applicate, devono essere interpretate.
E l'uso del singolare o del plurale, che piaccia o non piaccia, modifica il significato letterale di una frase.
Se con l'uso o meno del plurale il legislatore intendesse o meno significare la necessità di presentare la lista in più di una circoscrizione affinché i voti da questa conseguiti giovassero alla coalizione di riferimento, è un interrogativo a cui dovranno rispondere i Giudici, se ritualmente interpellati. Non sedicenti costituzionalisti.
Certo, concordo con il fatto che la legge non _pretende_ quel che dice Calderoli; ma nemmeno il contrario, se è per questo.
Ripeto: è un'interpretazione della legge, che discende dal significato strettamente letterale delle parole usate, condivisibile o meno ma sulla quale ritengo anche giusto che si faccia chiarezza.
Ricordo male, o alle precedenti elezioni del 2001, per un errore di Scajola che sbagliò l'apparentamento proprio con una delle liste civetta, la sinistra ottenne una ventina seggi alla Camera, proprio invocando un'interpretazione della legge lettorale? Stefano

Gianluca ha detto...

Vista la sollecitazione di M.S., vorrei avanzare una modesta riflessione su quanto scritto dal Financial Times.

Premetto di non avere particolari competenze economiche, ma non dubito dell'autorevolezza e della attendibilità della fonte: pur avendo votato per il centro sinistra sono anch'io convinto che le "ricette" economiche di Prodi non siano tutte condivisibili.

Ad ogni buon conto, vediamo cosa dice il Financial Times.

"Tutti sappiamo che l'economia italiana si trova in profonde difficoltà. Ma è importante ricordare che i problemi italiani sono differenti da quelli della Francia e della Germania. Molte economie continentali sono afflitte da bassa crescita e alta disoccupazione. Anche l'Italia soffre di un basso livello di crescita anche se la sua creazione di posti di lavoro è stata rilevante. Ma il problema dell’Italia è quello di non essere pronta a una vita nell'Unione monetaria".
"Sin dalla nascita dell'euro nel 1999, l'Italia ha registrato un massiccio apprezzamento del suo tasso reale di cambio. I suoi costi unitari del lavoro sono cresciuti del 20% rispetto alla Germania. Ma mentre le retribuzioni tedesche reagiscono alla domanda aggregata, i salari italiani continuano a crescere a un ritmo del 3% annuo. L'Italia registra anche un problema di competitività di prezzo in molti settori economici".

Fin qui, mi pare, il Financial Times analizza il come ed il perché l'Italia sia in "profonde difficoltà", ravvisando le cause della nostra crisi nella spaventosa crescita del costo del lavoro degli ultimi anni e in un deficit di competitività.
In altre parole, Munchau si è complimentato con il governo uscente per gli ottimi servigi resi al Paese!
Poi passa ad esaminare i possibili futuri scenari. E, a quel punto, esprime il suo parere sulle riforme (a suo giudizio) da varare e sulle sorti di un governo guidato da Prodi e retto dall'esigua maggioranza parlamentare conquistata dal centro sinistra.

Vediamo, ancora, alcuni passaggi.

"Un programma sensibile di riforme economiche dovrebbe concentrarsi sulla contrattazione salariale e sulla regolamentazione dei mercati dei beni e servizi."
"Prodi offre il tipo sbagliato di riforme. Che consiste nello stesso tipo di riforme che sono fallite in altri Paesi europei. E dal momento che la sua frammentata coalizione di moderati, socialisti e comunisti, avrà una sottolissima maggioranza in Senato, potrebbe anche non essere in grado di portare a compimento il suo insufficiente programma."

Il Financial Times propone riforme animate dal metodo della concertazione nell'ambito delle cosiddette relazione industriali (contrattazione salariale) ed aggiunge la necessità di un intervento nella "regolamentazione dei mercati dei beni e servizi".

Evidentemente, l'Autore dell'editoriale:

a) Ritiene che in Italia la contrattazione salariale negli ultimi anni non abbia funzionato, giacché il costo del lavoro è esploso senza controllo. E, in effetti, come dargli torto? Il governo Berlusconi, sostenuto dalla Confindustria di Antonio D'Amato, ha ingaggiato una furiosa, quanto inutile, battaglia - poi persa disastrosamente - sull'art. 18 dello statuto dei lavoratori (l. 300/1970); lo stesso governo, in sede di contrattazione sindacale (il famigerato "Patto per l'Italia", nel quale - tanto per dirne una - si ipotizzavano tassi di crescita del 3% annuo) ha, dapprima, spaccato il fronte della "trimurti" (cercando di marginalizzare la CGIL, anche rivolgendole infelici accuse di collateralismo con le BR), e poi è riuscito a tradire la fiducia che anche la CISL e la UIL gli avevano accordato, non mantenendo fede (con la finanziaria per il 2003) agli impegni assunti con la firma del "Patto" (in particolare, sono stati dimezzati i capitoli di bilancio relativi agli ammortizzatori sociali).
La risposta del governo Berlusconi è stata la cosiddetta legge Biagi, che ha poi portato alla emanazione del decreto legislativo 276/2003 (che, intendiamoci, in sè non è nè buono nè cattivo: ci sono aspetti che condivido ed altri che non condivido). Il problema è che la "flessibilità" del lavoro non è stata adeguatamente controbilanciata da un sistema di ammortizzatori sociali (quelli, appunto, previsti dal Patto per l'Italia). Ne è conseguita una pericolosa (anche solo dal punto di vista della percezione sociale) precarizzazione del lavoro, una vistosa sperequazione tra lavoratori stabili e lavoratori flessibili (sia dal punto di vista retributivo, sia da quello contributivo) e, soprattutto, una ulteriore frammentazione della disciplina dei rapporti di lavoro. Con il risultato finale di favorire la graditissima soluzione del "lavoro nero" (né stabile, né flessibile: sommerso!), avente il pregio di non determinare per il datore di lavoro altre spese oltre quelle per la retribuzione (molto inferiore a quella sindacale, di solito).

b) Ritiene che il mercato dei beni e dei servizi non sia sufficientemente regolato. E, in effetti, come dargli torto? Basti pensare ai servizi italiani delle trasmissioni televisive, dove parlare di mercato è davvero azzardato, visto che dove c'è un monopolio (o un oligopolio collusivo) il mercato (in senso liberale) non può esistere. E la legge Gasparri ha aggravato la situazione, definitivamente gettando alle ortiche i responsi della Corte Costituzionale (noto covo di sovversori comunisti... tanto è vero che i primi a non dare ascolto alla Consulta sono stati, nell'agosto 1996, i DS durante il primo governo Prodi). Mercato significa pluralità di operatori in concorrenza tra loro. Luigi Einaudi - un altro famigerato sovversivo - soleva sostenere (contrastando le ragioni del collettivismo marxista) che non già la proprietà privata, ma il monopolio rappresenta un pericolo per la libertà degli individui. E gli anni del governo Berlusconi (sedicente liberale) sono stati gli anni dell'abolizione del mercato, visto che il mercato si annienta in due modi: o eliminando il pluralismo (tecnica utilizzata per le TV) ovvero eliminando (o alterando) le regole della concorrenza. E si alterano le regole della concorrenza, ad esempio, allorché il presidente del consiglio dei ministri è anche il titolare di rilevanti partecipazioni azionarie nei settori dell'edilizia, della stampa, delle assicurazioni, del credito, ecc.
Ma - e qui sta il meglio - nel nome del liberismo economico, il governo Berlusconi ha dimenticato di applicare qualsiasi regola, qualsiasi controllo, al mercato dei beni e dei servizi essenziali per le famiglie e le imprese, allorché - entrato in funzione l'euro - si è assistito ad una vertiginosa scalata dei prezzi.

c) Ritiene che il governo Prodi non abbia ricette convincenti. Possiamo condividere o non condividere (io, in parte, condivido) le osservazioni di Munchau, ma non possiamo non osservare che la sua penna accusatrice si rivolge non contro Prodi (lo dice espressamente nell'apertura dell'articolo), ma contro la maggioranza risicata che è saltata fuori dalle urne. Grazie, ancora, a questa straordinaria, nuova ed indispensabile legge elettorale. Infatti, il commentatore inglese, pur non condividendo il programma economico dell'Unione, dubita che - con il quadro parlamentare in essere - lo stesso Prodi sia in grado di portarlo ad effetto. Tutta colpa di Prodi? Non direi. Ci sono molte responsabilità di quei cervelloni dei leader dei DS e della Margherita (rei, ex multis, di aver ostinatamente perseguito la divisione delle rispettive liste nella lizza per il Senato e di non aver lasciato più spazio a Prodi); ma ci sono anche le gravi pecche del sistema elettorale. ...con l'altro sistema avrebbe vinto Berlusconi? Pazienza (già lo si è detto).

Andiamo ancora avanti con l'analisi del Financial Times, il quale vaticina che:
"Se l'Italia continuerà a perdere competitività macroeconomica, un movimento politico populista potrebbe ben emergere con un programma per l'abbandono dell'euro. Proviamo a immaginare l'inimmaginabile e ipotizziamo che un futuro governo italiano riporti la lira. Cosa succederebbe al debito del Paese, prevalentemente denominato in euro, che attualmente raggiunge il 106,5% del Pil? L'Italia sarebbe quasi certamente incapace di rimborsare pienamente le sue obbligazioni nei confronti degli investitori. E dovrebbe o riconvertire tali debiti in lire a un tasso di cambio sfavorevole agli investitori, o addirittura dichiarare apertamente l'insolvenza".

Il timore palesato dal Financial Times non riguarda il governo Prodi - pur con tutte le sue insufficienze - ma i successivi governi, che potrebbero essere guidati da leader populisti ed euroscettici. A me par di leggere un'accusa (neppure troppo velata) alle ricette dei leghisti e di quella parte di Forza Italia capeggiata dal prof. Giulio Tremonti.

Insomma - e scusate la prolissità - a me pare che il futuro governo Prodi sia giudicato dal Financial Times in prospettiva futura, non per quanto esso farà (da ritenere insufficiente), ma per quello che i suoi eventuali successori faranno.

Resta fermo che il giudizio del Financial Times sul governo degli ultimi cinque anni è impietosamente negativo. Non credo, pertanto, che l'articolo sia stato scritto da Berlusconi.

Cordialmente

Gianluca ha detto...

Rispondo, si licet, brevemente a Stefano, il quale ammette - è vero - che la legge elettorale non contiene in alcun luogo la regola invocata dall'on. Calderoli; ma, lo stesso Stefano, si premura di aggiungere che la legge non dice neppure il contrario e che l'uso del plurale al posto del singolare avrà pure un qualche valore.

In primis, la legge dice che la
cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, è "data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa". E' vero che si usa il plurale (liste), ma è anche vero che l'uso del plurale è imposto dalla logica, giacché una coalizione è necessariamente un'alleanza tra liste diverse tra loro collegate. Perciò la coalizione - nell'ottica della legge elettorale - presuppone una pluralità di liste tra loro collegate. Da qui l'uso del plurale.

Taluno (l'on. Calderoli) sostiene che l'uso del plurale sottintenda che ciascuna lista collegata, per poter essere presa in considerazione ai fini del conteggio dei voti ottenuti su scala nazionale da una coalizione, debba essere stata votata in più d'una circoscrizione territoriale. Opinare altrimenti - a parere dell'on. Calderoli - significherebbe obliterare la lettera della legge.

Sicché, sulla base di quanto afferma l'on. Calderoli, si dovrebbe dedurre che:
a) la tesi sostenuta dall'Unione sarebbe fondata se, anziché il plurale, nell'art. 83, n. 2, della legge elettoriale, fosse stato utilizzato il singolare (lista);
b) la tesi sostenuta dall'on. Calderoli impone l'illiceità del conteggio effettuato dall'Ufficio elettorale (e, difatti, lo stesso on. Calderoli ha promosso ricorso per cassazione), al quale - se la legge fosse stata correttamente intesa - sarebbe stato vietato effettuare il conteggio in quel modo.

Verifichiamo le due affermazioni.

a) Proviamo a riscrivere, per vedere se effettivamente ne muta il senso, l'art. 83 della legge elettorale, utilizzando il singolare.

"L’Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
(omissis)
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di lista collegata, data dalla somma della cifra elettorale nazionale di tutta la lista che compone la coalizione stessa, nonchè la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi"

Evidentemente, l'art. 83 - a questo punto - sembra scritto da un analfabeta o da un dislessico e, molto semplicemente, non significa un bel nulla.

b) Finite le burle (che tale era quella sub a), passiamo a ragionare seriamente. Il fatto che nella legge elettorale non si dica nulla di espresso, è già un ottimo indizio contro la tesi dell'on. Calderoli. Ma potremmo sostenere che lex minus dixit quam voluit e che, dunque, si debba effettivamente interpretare in senso restrittivo la declinazione plurale del sostantivo "lista".

Bene (anzi, male!).

A mio sommesso avviso una tale interpretazione sarebbe contraria allo spirito liberale che informa il nostro ordinamento ed alla nostra stessa Costituzione. Cerco di spiegarmi meglio.

Come si è detto sopra, l'interpretazione Calderoliana vieterebbe all'Ufficio elettorale (ed a chiunque altro) di computare i voti della lista civetta a favore della coalizione denominata Unione. Introdurrebbe surrettiziamente (cioè celato dietro un innocuo plurale) un divieto di notevole rilevanza nel nostro ordinamento.

Ora è affermazione risalente alla dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino proclamata il 26 agosto 1789 a Parigi (di cui tutte le successive costituzioni liberali sono figlie) che tutto ciò che non è espressamente proibito è lecito (art. 5). Nella nostra Costituzione il principio è contenuto in svariate disposizioni (dall'art. 13 all'art. 23) e la sua vigenza non è mai stata posta in dubbio.

Appare perciò molto strano che oggi, da parte di una coalizione di liberali (o sedicenti tali) si avanzi una lettura di un testo di legge che contrasta con un basilare principio liberale: si può vietare, si può ritenere illecito, solo ciò che la legge espressamente vieta o qualifica come illecito.

Correttamente, Stefano sostiene che l'ultima parola spetti alla magistratura e non a sedicenti costituzionalisti. E' vero. Ma è anche vero - e non andrebbe mai dimenticato - che anche la giurisprudenza si fonda sulla dottrina: nessun articolo di legge sarebbe interpretabile se non alla luce di concetti che sono stati discussi e forgiati prima di essa, nel dibattito tra intellettuali. L'interpretazione della legge non è attività che viene svolta "a capocchia" (anche se, ahinoi, talvolta capita anche questo), ma sulla base di argomenti sistematici e logici, spesso delineati - prima ancora che dal legislatore o dalla magistratura - dalla dottrina costituzionale.

Tutto ciò per dire che si rischia di denigrare l'opinione di autorevoli costituzionalisti e poi - nel caso in cui la magistratura dovesse trovare fondati gli argomenti dei costituzionalisti - si grida al complotto comunista anche contro i giudici.

Lo schema - invero, oramai logoro - cui ci ha abituato il presidente Berlusconi è questo e, purtroppo, non si può fare a meno di sospettare che anche stavolta andrà in scena l'ennesima replica.

Lascerei perdere - giacché retaggio della migliore tradizione illiberale - il gioco delle tre carte basato sui singolari e sui plurali, sul non è detto ma non è nemmeno non detto... ed accetterei il responso delle urne.

In una democrazia rappresentativa, vince chi raccoglie un voto in più, oppure - alla luce di una legge elettorale voluta dal centro destra, che chi scrive ha sempre ritenuto una porcata - chi riesce a far fruttare un seggio in più, benché abbia preso un voto in meno.

Ammetto che ciò appaia ingiusto, ma questa è la legge. Non l'ho certo scritta io... ma almeno spero di saperla leggere!

Cordialmente

Anonimo ha detto...

...qualcuno saprebbe spiegarmi perchè non c'è stato il golpe???!!

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