13 aprile 2007

Hit Anno per Anno: 1953

Continuiamo nel nostro viaggio negli anni più o meno remoti per segnalare i brani che, ovviamente a nostro giudizio, riteniamo migliori o comunque degni di segnalazione. Al solito, l'elenco completo dei brani dell'annata lo potete trovare nell'apposita pagina su hitparadeitalia.it. (Quando disponibile in rete, abbiamo anche linkato il video o l'audio del brano di cui si parla).

  1. Singin' in the rain - Gene Kelly
    Questo celebre brano fu pubblicato in realtà nel 1929, ad opera del duo Arthur Freed (per il testo) e Nacio Herb Brown per la musica e sembra che sia stato scritto un paio di anni prima. Ed ebbe anche un certo successo nella interpretazione di interpreti quali Cliff Edwards (che la incluse in uno dei primi film sonori: The Hollywood Revue of 1929), Jimmy Durante e Judy Garland.
    Ma è con l'uscita del film omonimo del 1952 che il brano entrò nella leggenda della musica, oltre che del cinema e del musical, divenendo il pezzo centrale dell'intero spettacolo, con Gene Kelly che canta a squarciagola sotto un diluvio (ovviamente artificiale, tanto che all'acqua venne aggiunto anche del latte per una migliore resa sullo schermo). Da citare il suo riutilizzo da parte di Stanley Kubrick in Arancia meccanica nella scena in cui il protagonista la canticchia mentre stupra una donna.

  2. K.C. lovin' (Kansas City) - Little Willie Littlefield
    Versione originale del celebre pezzo di rhythm 'n' blues scritto dalla prolifica coppia Jerry Leiber e Mike Stoller, Kansas City, storpiato in questa edizione in K.C. lovin'. All'epoca questa versione restò un successo minore locale mentre assurse ad un classico della black music con la ripresa nel 1959 da parte di Wilbert Harrison che la portò al nr. 1 nella classifica di Billboard. Successivamente venne ripresa da innumerevoli interpreti, tra cui Little Richard e i primi Beatles.

  3. Terry's theme from 'Limelight' - Frank Chacksfield
    Celebre tema musicale dal film omonimo di Charlie Chaplin, Luci della città nella versione italiana, composta dallo stesso regista, che probabilmente aveva appena ascoltato il Concerto per pianoforte di Cajkovski cui il tema assomiglia in modo imbarazzante. Ripresa all'epoca da Nilla Pizzi che ne fece una versione italiana (dal titolo Arlecchinata) e negli anni '60 da Nicola di Bari con il titolo Eternemante.

  4. Pairs-canaille - Leo Ferrè
    Paris-canaille - Catherine Sauvage
    Una delle più belle canzoni francesi destinata a divenire uno dei simboli dell'esistenzialismo francese anni '50. Scritta da Leo Ferrè per Catherine Sauvage nel 1952, contribuì a far conoscere l'eccentrico cantautore francese che la incise l'anno seguente. Fu ripresa da quasi tutti gli interpreti francesi, tra cui, piuttosto nota la versione di Juliette Greco negli anni '60.

  5. C'est si bon (It's so good) - Eartha Kitt
    Uno dei classici della canzone francese, popolarizzato nella versione di Yves Montand del 1947 e reso celebre anche negli States in questa versione inglese della cantante "soul" Eartha Kitt.
Questi sono invece gli ulteriori brani che, pur non avendo raggiunto l'unanimità di consensi all'interno del team, trovo personalmente doveroso segnalare.

Iniziamo con un poco noto quanto eccellente blues disponibile in due ottime esecuzioni, The Blacksmith Blues. La prima da parte della bellissima voce di Ella Mae Morse, la seconda nell'esecuzione dell'orchestra di Ted Heath con un'altra ottima vocalist, Lita Roza. E sempre per restare nei dintorni del soul, da segnalare la versione originale del classico che segnò il mito di Elvis the Pelvis, Hound Dog nell'interpretazione di Willa Mama Thornton ed una delle più deliziose canzoni natalizie, Santa Baby di Eartha Kitt. Da segnalare anche un blues un po' particolare, Tipitina, di Professor Longhair che si caratterizza per il suo stile pianistico: una combinazione di rumba, mambo e calypso.

Come si vede, non abbiamo ancora segnalato alcun brano della produzione italiana, persa tra gorgheggi e mielosità varie. Comunque qualcosa di notevole esiste anche in questi anni, per merito soprattutto di artisti che si richiamano alla tradizione dello swing. Come ad esempio il Quartetto Cetra con Un bacio a mezzanotte [qui in versione alternativa] e In un palco della Scala [qui in versione alternativa] (non a caso entrambe di Gorni Kramer) o al complesso del maestro Cinico Angelini, per l'occasione denominato Angelini e 8 strumenti, con una godibile versione di Delicado.

Ma anche da Sanremo qualcosa di buono arriva ed addirittura dagli stessi esponenti della tradizione più melodica, come Vecchio scarpone [vers. alternativa] di Gino Latilla o la stessa canzone vincitrice della manifestazione sanremese di quell'anno, Viale d'autunno, nell'interpretazione di Flo Sandon's (ma anche di Carla Boni). Ma non di più: Carosone e Modugno sono ancora di là da venire e la tradizione napoletana quest'anno non propone brani notevole, a parte Luna caprese di Roberto Murolo.

Un discorso a parte meriterebbe la canzone francese che invece gode di ottima salute grazie ai suoi proverbiali chansonnier, ma qui ci interessano solo i riflessi che hanno nella cultura nazionale. Al riguardo segnaliamo il brano Mourir pour des ideès di Georges Brassens che qualche decennio dopo verrà tradotta ed interpretata in italiano dal Fabrizio De Andrè delle origini.

Per il resto è ancora e sempre musica americana o, al massimo, inglese. Un classico da mattonella, Crying in the Chapel nella doppia interpretazione degli Orioles e di June Valli ed una piacevole Money Honey nell'interpretazione dei Drifters insieme a Clyde McPhatter. Un altro bel pezzo di un gruppo vocale è P.S. I Love You degli Hiltoppers di Jimmy Sacca [vers. alternativa], versione originale del brano destinato a divenire un classico dei primi Beatles, quando incidevano cover di pezzi americani.

Ancora, diversi classici del genere confidenziale: Blue Gardenia di Nat King Cole, un vero maestro del genere. Il pezzo forse più famoso di Marilyn Monroe come cantante, quella Bye Bye Baby (Baby Goodbye) che sentiamo in sottofondo in quasi tutti i servizi televisivi imperniati sul sex-sumbol per antonomasia del secolo scorso. Ed infine, un brano di origine italiana interpretato da una eccellente quanto poco acclamata interprete, Rosemary Clooney, in Botch-a-me, versione inglese del famoso Ba-ba-baciami piccina di Alberto Rabagliati.

Concludiamo la nostra rassegna con un gruppo di brani esclusivamente strumentali, iniziando con uno dei (tanti) classici di Duke Ellington: Satin Doll, continuando con la soundtrack del film Moulin Rouge sulla vita del pittore Toulouse-Lautrec, Song from Moulin Rouge (Le long de la Seine) nella doppia interpretazione dell'orchestra di Percy Faith e di quella di Mantovani, e finendo con un altro brano eseguito ancora dall'orchestra Mantovani: Charmaine.

Certo, non una grandissima annata musicalmente parlando, impreziosita comunque da almeno una mezza dozzina di classici assoluti.

Articolo precedente della serie: Hit Anno per Anno: 1999

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