16 maggio 2007

Valori

Qualche tempo fa, l'affezionata lettrice con nickname Maria Luisa, mi sfidava a parlare una volta tanto dei miei valori. Cioè delle cose in cui credo, cui sono a favore piuttosto che di quelle cui sono contro. Mi è sembrata una proposta interessante e prima o poi m'ero ripromesso di farlo. Ok, parliamo di valori. Dobbiamo però prenderla un po' alla lontana. Per esempio parlando di Leo Strauss.

Chi diavolo è costui? Anzi chi diavolo era, visto che ci ha lasciato nel 1973. Beh, si tratta di un oscuro (per il grande pubblico) filosofo della politica tedesco di origini ebraiche, espatriato dalla Germania nazista negli States e lì poi divenuto cittadino americano, oltre che riverito docente universitario. Ecco degli stralci dalla dottrina di Strauss.

Gli esseri umani non nascono nè liberi nè uguali. L'unico diritto che esiste in natura è quello del dominatore sul dominato. La condizione umana non è di libertà ma di sottomissione. La giustizia è semplicemente espressione dell’interesse del più forte. Chiunque sia al potere fa le regole a proprio vantaggio e le chiama giustizia".

Un secondo credo fondamentale di Strauss ha a che fare con l'insistenza sul bisogno di segretezza e la necessità delle menzogne. Il popolo non sarà contento di scoprire che c’è un solo diritto naturale: il diritto del superiore di comandare sopra l’inferiore, il padrone sullo schiavo, il marito sulla moglie e i pochi saggi sulla moltitudine ignorante.

La religione, i valori morali, le grandi categorie politiche, il valore originario della vita umana, vanno spacciati per assoluti ad uso del popolo dei non iniziati, della massa di soggetti incapaci di un uso responsabile della libertà, come invece lo sono i pochi "guardiani", i pochi che hanno visto il lato notturno della storia e sanno che nulla ha senso e che tutto è mito e gioco del caso, e che un velo sottile nasconde la tenebra e la violenza che ardono nel cuore del mondo.

Cultura e moralità sono un prodotto umano dei filosofi e di altri ingegni per la protezione del branco. Esiste solo un particolare tipo di sapiente, a immagine del superuomo di Nietzsche: è il filosofo legislatore. Dal momento che la verità è oscura e sordida, essa deve essere riservata all'élite. Ma in pubblico, il filosofo deve fingere di credere ai miti e alle illusioni, orditi ad uso delle moltitudini. Deve diventare un paladino dell'immutabilità della verità, dell'universalità della giustizia, della bontà disinteressata, anche se segretamente insegna ai suoi adepti che la verità è costruita, la giustizia favorevole all'amico e avversa al nemico, e che il solo bene è l'appagamento. Tutti i grandi filosofi sono stati degli scrittori esoterici, con un doppio messaggio, uno di salvezza per la massa, uno di potere per la minoranza".


Beh, forse state pensando: questo Strauss è un pazzo, uno dei tanti invasati di cui la storia del pensiero è piena. Certo. Ma c'è un ma. Nella cultura occidentale moderna, il pensiero di Strauss è largamente quello più diffuso. Ed è sicuramente il più influente a Washington, dove imperversa da diversi decenni. Tutta l'attuale amministrazione americana è costituita da allievi di Strauss: Paul Wolfowitz, Donald Rumsfield, Condoleezza Rice e via elencando (Bush, no. Lui è immune, non distinguendo la differenza tra un'idea ed un carciofo).

E naturalmente, il "verbo" dagli USA viene diffuso in tutte le periferie dell'impero, Italia inclusa. Dove viene propagandato da servi più o meno sciocchi quali i Ferrara, i Feltri, i Baget-Bozzo e dintorni attraverso tv e stampa nazionale. Le parole d'ordine le conosciamo tutti: scontro di civiltà, guerra al terrorismo, esportazione della democrazia, asse del male, omofobia e, naturalmente, difesa dei valori.

Difesa dei valori con cui si salda l'alleanza tra questi cinici cultori del potere che sono i seguaci di Strauss e l'integralismo religioso cristiano, con demonizzazione del divorzio, dell'aborto, degli omosessuali. Una messe enorme di ideologie, cotte e confezionate ad uso e consumo della grande massa. Che poi la massa si divida contro o pro tali ideologie non ha alcuna importanza: che i dominati si scannino pure tra di loro, purchè non disturbino i dominatori.

Insomma, le ideologie e i valori come panem et circenses da dare in pasto alla massa di coglioni che si dividano pure tra destra e sinistra, tra pro e contro, tra bianchi e neri. Mentre gli eletti di tutte le fazioni si dividono i frutti delle varie razzie.

Aaah... i valori.

Valori Compilation

LA BORSA VALORI - Lucio Dalla
UN'IDEA - Giorgio Gaber
I VALORI - Paolo Meneguzzi
AL GRAN BALLO DELLE IDEE - Gino Paoli
CHE VALE PER ME - Eartha Kitt
AMANTI DI VALORE - Mina
MORIRE PER DELLE IDEE - Fabrizio De Andrè
VALORI SEMPLICI - Dennis
IL CORAGGIO DELLE IDEE - Renato Zero
EL VALOR QUE NO SE VE - Laura Pausini
IDEE CONTROVENTO - I Fiori di Parsifal
CERCASI VALORI - Esseno
SENZA IDEE - Patty Pravo
CRISI DI VALORI - Disciplinatha

10 commenti:

Gianluca ha detto...

Lasciando perdere Leo Strauss - di cui non si condivide il pensiero, ma che è molto meno pazzo di quel che Chartitialia voglia indurre a ritenere - mi permetto (non richiesto) di sintetizzare i miei valori di riferimento. A partire dalla nozione di "Verità".

<< La verità assoluta che si mostra nel sottosuolo del pensiero contemporaneo è il travolgimento di ogni verità assoluta che pretenda di valere come qualcosa di diverso dal movimento del travolgere. Che il divenire sia fondamento e verità assoluta non è dunque la "resurrezione degli antichi dei", ma è condizione essenziale della loro irreversibile morte >> (E. Severino, in Severino - Irti, Dialogo su diritto e tecnica, Laterza, 2001, p. 90).

Ecco. Questa è - a mio modestissimo avviso - la quintessenza del relativismo.

Prima dell'era cristiana già Eraclito aveva chiaramente teorizzato - in contrapposizione a Parmenide - la molteplicità della realtà ed il suo eterno divenire. L'adesione, da parte mia, a questa millenaria corrente di pensiero e, dunque, la consapevolezza che "il divenire" sia l'unico punto fermo (si fa per dire) dell'intera esistenza umana, mi ha portato - nel corso di quasi vent'anni di letture e riflessioni - alle seguenti conclusioni.

a) La multiformità e variabilità della realtà - quel che si è detto "il divenire" - non tollera la verità assoluta. L'atteggiamento mentale da adottare nell'osservazione di ciò che ci circonda deve dunque improntarsi, nelle scienze fisiche e naturali all'antidogmatismo empirico-razionalista; in filosofia al criticismo; in politica alla laicità (equivalente politico di antidogmatismo e pragmatismo scientifico-filosofico).

b) Affinché ciascuno possa - nella scienza, come nella filosofia e nella politica - esercitare la propria indagine sulla realtà (in senso antidogmatico, critico e laico) si impone il riconoscimento a chiunque sia raziocinante (sono esclusi, dunque, gli infanti e i malati di mente) di un eguale libertà di ricercare la propria verità e di esprimere la propria opinione sulle verità altrui.

c) Riconoscere agli uomini libertà di ricerca scientifica, di culto e credenza e di espressione delle opinioni senza riconoscere loro la libertà (se non di governarsi da soli) di scegliere i loro governanti, significherebbe condannare il consorzio umano (anche il più piccolo) a continui conflitti violenti. Il rimedio ai potenziali conflitti - la tecnica per evitarli - è costituito dalla moderna democrazia (che, infatti, presuppone un certo grado - differente a seconda delle diverse esperienze - di relativismo e di libertà).

Aggiungo - ma non ce ne sarebbe bisogno - che il mio pensiero è costantemente in divenire.

Marcello ha detto...

Anche stavolta hai fatto capire chiaramente quali siano i tuoi valori: parlar male di America, occidente, Bush, Feltri & C., ormai deve essere il tuo filo conduttore di vita.

Intanto, così per parlare di qualcosa di serio, ogni giorno uno o più cittadini italiani vengono uccisi, torturati o rapiti da cittadini NON italiani, non in regola ma assai graditi (come nuovi futuribili elettori) dal TUO governo, quello per capirci che ha cancellato la Bossi-Fini lasciandoci totalmente in balia di cittadini europei dell'est o nord africani o asiatici (vedi Milano). Speriamo che non ce la facciano a farci fuori tutti prima di qualche legge nuova che torni a regolarizzare l'afflusso degli immigrati.

Di questo tu non parli mai, eppure basta aprire un quotidiano qualsiasi per leggere gli episodi spiacevoli di Roma, Ascoli, Milano, Alessandria solo per citare gli ultimissimi giorni...

Si vede che ti manca il valore dell'appartenenza allo stato in cui vivi. Togli pure le serrature a casa tua, allora.
Saluti.

Anonimo ha detto...

Ah ! Meno male ! Rieccoci alla normalita !! Sia mai che il discorso si alzi fino all'ammezzato ...
Forza (povera)italia ...

Anonimo ha detto...

Una volta, dialogando con una ragazza indiana, mi toccò rispondere ad una sua domanda che era questa:"Cos'è l'amore?"
Per quante risposte cercassi di fornirle, lei replicava sempre dicendomi che stavo sbagliando e dovevo uccidere la mente. Kill the brain.
Ovvero che non dovevo pormi quesiti, ma accettare la realtà per ciò che era in se; senza cercare ragioni o giustificazioni. Mi sembra un concetto molto vicino a quello del divenire; oltretutto disarmante nei confronti delle teorie citate nel post.
Tuttavia trovo che vi sia niente di relativo e da poter accettare passivamente, nel concetto (ad esempio) di corruzione (ricorrente nelle minoranze elette a conoscere la verità assoluta).

chartitalia ha detto...

Marcello, grazie di esistere. Tu non sei un essere umano sei l'output delle teorie di Strauss...

Comunque, ma che post hai letto? Ma hai capito minimimamente quello di cui si sta parlando?

Va beh, ti lascio alle tue paure piccine piccine ed al tuo tifo per la bossi-fini o la sa-il-cazzo; riserba le tue perle di saggezza per qualche altro post: qui non è aria per te

chartitalia ha detto...

@Gianluca:
beh, per la verità, se leggi più attentamente il paragrafo in questione, noterai che ho utilizzato il termine "pazzo" in modo retorico; nel senso "potreste pensare che Strauss sia un pazzo, e se uno legge solo gli stralci riportati potrebbe essere indotto a crederlo, ma questo "pazzo" è quello che ha praticamente dettato la politica americana dell'ultimo decennnio, e non solo

e sempre per la verità, il post più che sui "valori" voleva essere una riflessione sul perchè è assurdo parlare di "valori" pro o "valori" contro; o almeno, non nei termini dettati dal dibattito "culturale" attuale: si rischia davvero di fare la figura dei pupazzi evocati da Strauss; tant'è che i marcelli di turno sono lì con il fucile spianato a vomitare le "loro" "idee", anche se non stanno capendo 'na mazza di quello di cui si ciancia
1 abbraccio

Anonimo ha detto...

Beh, questa tua acredine nei confronti delle teorie straussiane stona molto con la peculiare tendenza ad elevarti saggio, al pari dei membri della citata casta di sapienti pupazzi.
Considerate anche le proprietà immobiliari e i fondi monetari che puoi mettere in piazza (frutti delle razzie, per chiamarli alla tua maniera), mi domando cosa tu possa avere da brontolare contro un sistema che ti ha arricchito. Certo, non puoi approvare leggi ad personam, ma nella totalità del quadro questo è un dettaglio trascurabile.
AAA ma si parla di valori limitatamente alle ideologie...
allora poniamo che qualcuno abbia come valore...come ideologia la pedopornografia...oppure lo sterminio degli ebrei...il saggio che direbbe?

Marcello ha detto...

Chartitalia hai sempre ragione tu, lo dico ogni volta.
Quando qualcuno dice qualcosa che non ti garba è un pirla minorato mentale, tipo me insomma.

So bene che non c'entrava un cacchio il mio discorso, francamente non vedo cosa c'entrasse quello che hai scritto tu con i tuoi valori, quelli che ti chiedeva Maria Luisa. Lei ha chiesto i tuoi, non quello che diceva Strauss, che tu ovviamente hai usato per fare la tua propaganda da strapazzo, vergognosa e antidemocratica come tua usanza.

Ciao coraggioso, ora torno alle mie paure piccine piccine, per fortuna ci sei tu che sei una roccia.

Gianluca ha detto...

@ Chartitalia:

Grazie delle precisazioni. ...Ma se leggi bene le mie parole, vedrai che c'è scritto che Strauss "è molto meno pazzo di quel che Chartitialia voglia indurre a ritenere" (e non di quel che Chartitalia ritenga). ;-)

Il resto del mio modesto post voleva essere ad adiuvandum (almeno nelle mie intenzioni, ma di prima mattina non sono particolarmente lucido). Dichiaravo, infatti, di voler brevemente enunciare - benché nessuno me lo avesse chiesto - i miei valori di riferimento.

Non avevo svelato, però, che l'affermazione di Strauss da te riportata - secondo la quale "gli esseri umani non nascono nè liberi nè uguali", sicché "l'unico diritto che esiste in natura è quello del dominatore sul dominato" - non solo mi pare profondamente vera, ma è largamente condivisa anche dal pensiero socialista.

Nelle prime pagine del Contratto sociale, Rousseau (da molti ritenuto un antesignano del moderno socialismo) si impegna nella confutazione dell'esistenza del diritto del più forte, giacché - a suo dire (ma l'argomento non mi persuade molto) - cedere alla forza è un atto di prudenza, è una necessità, ma non una scelta volontaria. Ora, che il diritto debba essere basato sulla volontà e non sull'imposizione forzosa mi pare sonoramente smentito dal fatto che la violazione della legge - anche nell'ottica roussoviana - sia sanzionata e che la sanzione sia portata ad effetto proprio con l'uso (legittimo) della forza.

E, a proposito dei rapporti tra dominatori e dominati, Marx pare abbia affermato - non senza ragione - che "le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante" (K. Marx, Antologia, Milano, 2007, p. 67). Ed il grande giurista sovietico Petr Ivanovic Stucka gli faceva eco sostenendo che "il diritto è un sistema (o ordinamento) di rapporti sociali che corrisponde agli interessi della classe dominante e che è tutelato dalla sua (cioè di tale classe) forza organizzata, in altre parole dallo Stato" (P.I. Stucka, Introduzione alla teoria del diritto civile, in La funzione rivoluzionaria del diritto e dello stato e altri scritti, tr. it., Torino, 1967, p. 177).

Ciò precisato, vorrei sottolineare che la mia idea - conforme alla cosiddetta legge di Hume - è che dalla descrizione della realtà non si possono trarre immediatamente regole precettive: osservare che gli uomini sono diseguali per natura non mi pare implichi che sia anche giusto ed auspicabile che le diseguaglianze permangano o, peggio ancora, si accentuino.

Che la natura non sia fonte di diritto è noto sin dal tempo degli antichi romani, i quali - insuperati maestri di diritto e politica - elaborarono (assai confusamente) una nozione di ius naturale solo in epoca post-classica (senza dilungarsi sul punto, mi permetto di rinviare a V. Arangio Ruiz, Istituzioni di diritto romano, Napoli, 1957, p. 25 ss.; C. Sanfilippo, Istituzioni di diritto romano, Catania, 1964, p. 42 ss.; E. Volterra, Istituzioni di diritto privato romano, Roma, s.d., ma 1961, p. 37 ss.). "I giuristi repubblicani non hanno niente da dire sul diritto naturale, di cui si erano occupate intere generazioni di pensatori greci [...]. Non esistevano speculazioni sullo Stato ideale e sul diritto ideale, e questo non perché i giuristi fossero stretti positivisti, interessati soltanto al diritto attualmente vigente [...] ma perché quel che occupava la loro attenzione erano i problemi concreti della vita, non le speculazioni lungimiranti" (così, lapidariamente, F. Schulz, Storia della giurisprudenza romana, tr. it., Firenze, 1968, p. 135; nella stessa opera, si vedano anche le pp. 241 e ss. e, in particolare, p. 243, sulla giurisprudenza del periodo classico). Attualmente, anche molti tra coloro che vengono additati come pensatori di destra e che fanno professione di antipositivismo, negano - con argomenti di buona lega - l'esistenza del diritto naturale (cfr. F.A. von Hayek, Legge, legislazione e libertà, tr. it., Milano, 2000, p. 257 ss.).

Ma se la natura non è fonte di diritti, ciò che è giusto (e ciò che non lo è) rimane rimesso alla nostra sensibilità ed alla nostra cultura (e, dunque, al libero dibattito che, nel tempo, forma e modifica tale cultura). Sicché ogni epoca ha la propria idea di giustizia "secondo natura".

La mia sensibilità - e credo di non essere l'unico - mi porta a pensare che sia giusto rimuovere quelle diseguaglianze che la natura ha posto tra individuo ed individuo, in modo che tutti potenzialmente possano vivere una vita dignitosa. La rimozione di tali diseguaglianze può essere operata con molti mezzi - oggi anche grazie alle tecnologie -, ma lo strumento principale con cui operare rimane pur sempre quello giuridico: a fronte della diseguaglianza naturale - foriera di sofferenza per l'individuo - la cultura della nostra epoca afferma l'eguaglianza giuridica. Il che non significa eguaglianza materiale, ma eguaglianza di opportunità, parità di chances e di libertà.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.