29 settembre 2009

Canone RAI: contiamoci

Beppe Grillo ha creato un gruppo su Facebook per l'abolizione del canone RAI. Antonio Di Pietro è altrettanto favorevole all'abolizione (lui vuole che, in alternativa, ci abboniamo a Sky). Anche a me, l'idea di pagare lo stipendio a figuri quali l'attuale direttore del TG1 Minzolini o l'insetto di Porta a Porta francamento fa ribrezzo.

Ora si sono uniti alla compagnia anche i giornali di famiglia della tessera P2 n. 1816: Il Giornale e Libero hanno lanciato la loro campagna di boicottaggio del canone televisivo perchè, secondo loro (cioè secondo Tu-Sai-Chi), la RAI è in mano ai comunisti.

Ora, tralasciamo che l'abolizione del canone aprirebbe degli scenari moooolto interessanti quale la conseguente abolizione del tetto pubblicitario alla RAI che attualmente è circa un quarto di quello concesso a Mediaset, cossicchè quest'ultima raccoglie molta più pubblicità della RAI, pur registrando ascolti inferiori alla rete pubblica.

E magari anche una ridiscussione dei finanziamenti pubblici ad entità molto private quali gli editori dei giornali. Se Feltri o Belpietro non vogliono contibuire a pagare lo stipendio a Santoro non capisco perchè io dovrei contibuire a pagare lo stipendio ad un figuro come il direttore del Giornale o di Libero.

Comunque, il buon Giglioli ha proposto una soluzione che potrebbe mettere tutti d'accordo: basta mettere sul foglietto del pagamento Rai una griglia di trasmissioni tra cui uno può scegliere, con una bella X, quella a cui devolvere il suo canone, nè più nè meno di come si fa con l'8 per mille.

Così siamo tutti contenti: Feltri e Belpietro che non pagano più la tassa per Santoro. Ed io per non pagare lo stipendio a Vespa o a Minzolini.

Dai, contiamoci.

9 commenti:

pop! ha detto...

Dimentichi che paghiamo una tassa-Mediaset indiretta, attraverso i prezzi maggiorati dei prodotti pubblicizzati sulle (per me inguardabili al 100%, altroché Rai!) reti del Biscione. E questo proprio mentre una curiosa "coincidenza" fa sì che il vitello berlusconiano stia ingrassando sempre di più a spese della Rai stessa (http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/rai4/pubblicita-tv/pubblicita-tv.html), peraltro già danneggiata dalle scelte governative e dall'attuale maggioranza del consiglio di amministrazione. Teorizzare in questo momento l'abolizione del tetto pubblicitario RAI (che, come si legge nel link di cui sopra, attrae sempre meno pubblicità) è frutto -permettimi- di un'analisi sbagliata e superficiale. Molto meglio sarebbe invece porre un tetto alla raccolta pubblicitaria Mediaset, in grado di liberare risorse per una più sana concorrenza televisiva. O ridurre il numero massimo di reti per un concessionario privato a una. Roba impossibile anche solo da immaginare con un governo a senso unico come questo. La verità è una sola: gli unici spazi di libertà informativa nel panorama televisivo italiano attuale sopravvivono in Rai, e non altrove. E avviare proprio adesso una campagna per danneggiare la Rai fa il gioco del signor B. e dei suoi sgherri (Feltri et similia) e dei suoi fans più estremisti (Lega e neo-fascisti vari, che non a caso stanno cavalcando la campagna proprio ora, all'indomani dell'ennesimo "caso-Santoro"). Come diceva il buon Arbore: "meditate, gente, meditate..."

Massimo ha detto...

scusami pop ma il tetto pubblicitario è regolato nei valori massimi. Pensare di abolirlo per RAI significherebbe dargli l'opportunità di incassare più pubblicità.

Attualmente per effetto della legge in vigore (che te lo dico a fare chi l'ha fatta) le televisioni a canone non possono andare oltre una percentuale ics di pubblicità (il tetto), quelle senza canone hanno un si ma più alto.
l'attrazione pubblicitaria, stante l'omologazione in atto, è più frutto di strategie che nulla hanno a chefare con la qualità dei programmi.
ihmo

pop! ha detto...

Ciao Massimo, come si può leggere dal link sopra riportato, gli incassi pubblicitari Rai sono in calo, nonostante il "tetto". Quindi la sua abolizione non porterebbe a nessuna variazione nel quadro attuale. In genere tutto il mondo dell'editoria in Italia vive una situazione analoga, con l'unica eccezione di Mediaset. Applicare un tetto più basso alla raccolta pubblicitaria di Mediaset (e di qualsiasi concessionario televisivo privato) avrebbe invece l'effetto di liberare risorse, un effetto sicuramente molto benefico in un paese vittima del potere televisivo e di chi lo detiene.

chartitalia ha detto...

Pop!, come sai, il tasto RAI non è quello che ci vede più in sintonia...

Io ritengo che, per mettere mano ad una legge, si deve avere sia una maggioranza che consenta di approvarla in parlamento sia un po' di lungimrianza per non mettere una pezza ad una situazione contingente. E le tue proposte ricadono o nella prima o nella seconda casistica.

La proposta di abbassare il tetto della pubblicità per Mediaset (che è circa 4 volte superiore a quella permessa alla RAI) è irrealizzabile politicamente con la maggioranza che ci ritroviamo: se si riuscisse a far passare questa, probabilmente si riuscirebbe a risolvere ben più importanti abnormità del sistema televisivo italiano.

Quella di eliminare contemporaneamente canone e tetto pubblicitario ha invece una qualche possibilità di realizzazione, almeno in teoria, perchè in realtà non succederà niente e questa è l'ennesimo bau bau portato avanti da questa destra-cialtrona, il cui unico scopo è quello di ridurre al silenzio le voci scomode. Ed è questo quello che temo di più: che il sistema resta immutato, con la contemporanea eliminizione delle trasimissioni che danno senso al servizio pubblico, cioè che consenta un pluralismo di voci. Se questo pluralismo non c'è più (ed hanno tutti gli strumenti per zittire chi vogliono) ha senso continuare a difendere questo status quo?

Ma non ti sei espresso sulla proposta di Gilioli, che era al centro del post: quello di far decidere ai contribuenti come assegnare i soldi del canone.

pop! ha detto...

Quoto: "Ed è questo quello che temo di più: che il sistema resta immutato, con la contemporanea eliminizione delle trasimissioni che danno senso al servizio pubblico, cioè che consenta un pluralismo di voci. Se questo pluralismo non c'è più (ed hanno tutti gli strumenti per zittire chi vogliono) ha senso continuare a difendere questo status quo?". Sono d'accordissimo, ma proprio per questo ti sto dicendo che avviare una campagna contro il canone RAI proprio in questo momento -che, permettimi, equivale ad appoggiare quella di "pitbull" Feltri- fa esattamente quel gioco, il gioco di chi vuole zittire le ultime voci discordanti. Non mi capacito di come tu non ti renda conto di ciò, mi sembra demenziale e allucinante! La proposta di Gilioli è semplicemente inapplicabile: tra canali tv (i tre soliti più quelli da digitale terrestre) e radio, credo l'ammontare complessivo dei programmi prodotti dalla Rai superi agevolmente il migliaio. Gli italiani fanno già fatica a rispondere a poche domande in occasione delle sfortunatissime consultazioni referendarie, figuriamoci una roba del genere. Probabilmente il tutto si ridurrebbe a un tiro al piattello anti-Vespa o anti-Santoro (a seconda dei punti di vista...).

chartitalia ha detto...

Pop!, una volta per tutte: pretendere di lanciare allarmi democratici intorno all'abolizione del canone temo sia indifendibile. Ritengo che affrontare il tema, nel generale e annoso tema di cosa fare della Rai e come ricostruirla, dovrebbe essere un pensiero di un centrosinistra che non sia solo preoccupato di perdere il suo pezzo di macerie.
Sarebbe il caso di non cadere nella trappola anima e corpo e che invece si pensasse a legittimare il canone (se lo si vuole mantenere).

E la proposta di Gilioli va in questo senso, almeno paradossalmente... Ma non più di tanto. Visto che stiamo parlando di pluralismo (tu chiamala se vuoi lottizzazione) e che questo si è tramutato nell'occupazione di una rete anzichè di un'altra, la consultazione potrebbe essere ricondotta alle tre reti: i soldi del tuo canone li daresti a RaiUno, RaiDue o RaiTre? Non mi sembra molto difficile da realizzare, per dire...

pop! ha detto...

Comincio a rispondere alla tua ultima domanda: dipende dalle imminenti nomine di Raitre. E' per questo che trovo al momento la tua campagna assolutamente intempestiva. Certo che se si farà piazza pulita (come si teme), allora quello è il momento di fare campagna contro il canone. Farla adesso significa appoggiare chi sta attaccando Santoro (che comunque va in onda su Rai2), Gabanelli e così via. A proposito del centrosinistra, cosa si sa del pensiero di Ignazio Marino al riguardo della faccenda canone?

chartitalia ha detto...

Pop!, non sto facendo campagne di alcun genere, ma esprimendo un punto di vista, assolutamente personale. Quello che credo è che TUTTA le TV attualmente sono controllate dal potere politico e l'unica cosa che ci resta è scegliersi un padrone piuttosto che l'altro, che in fondo, è il più chiaro indizio di schiavitù.

Ovviamente la mozione Marino non si esprime su una questione di dettaglio quale canone sì o canone no, ma si esprime sul sistema televisivo in generale che lo si vuole svincolato dal sistema dei partiti. Che questo possa avvenire attraverso una privatizzazione o una diversa regolamentazione della RAI se ne può parlare.

pop! ha detto...

Mi dispiace, ma i fatti di queste ultime ore purtroppo continuano a confermare la validità di quanto sostenevo nei miei precedenti interventi. Oggi inoltre su Repubblica c'è un bel pezzo di Giuseppe D'Avanzo sul tema, che si apre proprio con dei numeri eloquenti circa l'influenza dell'informazione televisiva sul voto degli italiani. Ovvio che tutta la tv in Italia (da quando è nata) sia controllata dal potere politico (lo so che non siamo in Gran Bretagna!), meno ovvio che la maggioranza al governo tenti di strangolare gli spazi solitamente assegnati all'opposizione.