14 aprile 2007

Chi ci lascia/ IL MIO AMICO SERGIO BARDOTTI di Giorgio Calabrese

In memoria di un grande della musica popolare italiana, il paroliere Sergio Bardotti, scomparso l'11 aprile scorso, riceviamo e siamo onorati di pubblicare un prezioso intervento di un suo intimo amico e "collega" che non ha bisogno di presentazione: Giorgio Calabrese.
Per i pochissimi che non sanno chi è stato Sergio Bardotti, vorrei solo ricordare qualche titolo della sua vasta, eccellente, produzione: Canzone per te, Ed io tra di voi, La casa, Piazza Grande.

Era, credo, il 1962. A distanza di più di quarant’anni, la memoria inciampa. Stavo partendo per Parigi per preparare ancora un album in Italiano con Charles Aznavour. Qualcuno alla RCA di Roma, futuri editori dell’album per l’Italia, mi disse: “Perché non porti con te un nostro giovane autore che si chiama Sergio Bardotti ? E’ uno su cui stiamo puntando e forse ha giusto bisogno di fare un minimo di esperienza 'sul campo'". (Allora non si diceva ancora così, ma va bene lo stesso.) Ed eccomi promosso “chaperon” per anzianità e “curriculum”.

Da allora, Sergio mi ha chiamato per sempre “papà” anche se aveva in tutto dieci anni meno di me. Era già potenzialmente bravo di suo. Laureato in lettere, studi compiuti di teoria e solfeggio e quasi compiuti in pianoforte, attento a tutto quello che succedeva in giro, “aveva tutte le carte in regola” avrebbe detto più tardi Piero Ciampi. A Parigi passammo molte ore negli studi della Barclay e altrettante nelle “vinerie”. Rabelais ci teneva bordone in questa “acclimatazione” in qualche modo “bohemienne”. Finché , arrivati al “dunque”, ci guardammo in faccia e gli dissi: “Sergio, qui ci sono almeno una ventina di cose da tradurre subito: scegline qualcuna e “qui si parrà vostra nobilitate”. Sergio scelse “Et moi, dans mon coin”, che sarebbe diventata “Ed io tra di voi” e la storia ebbe inizio. E continuò con la musica brasiliana.

Assiduo, attento e capace andò avanti dove io avevo cominciato sporadicamente e cialtronescamente , sobbarcandosi viaggi, soggiorni e frequentazioni. Forse aveva capito subito che anche il nostro era un “Lavoro” che andava curato e diuturnamente seguito. Abbiamo anche frequentato insieme studi discografici e studi televisivi, amicizie comuni e concerti. Ma le nostre conversazioni finivano per convergere su sottigliezze estetiche e gustative quale, ad esempio, l’accostamento tra il salame già maturo pur nella serbata morbidezza nell’involucro del “budello gentile” e il Moscato di Volpara perché la carne del maiale che è in sé dolce, trova connubio eccelso nell’amabilità del Moscato.
Sergio era pavese, la sua “campagna” era l’Oltrepò e in Val Versa ci incontravamo. Professava stupore e ammirazione, anche se non convinta, perché avevo smesso di fumare: “Ma come hai fatto?!” “Non fumi più”? E io replicavo, cambiando argomento: “E tu, ti innamori sempre?”...

Ci eravamo visti e sentiti ancora pochi giorni fa. “Alura?” (“E allora.?” Interrogativo che compendia tutto: dalla salute, all’attività, alla vita privata. Ogni tanto mi avventuravo nel suo dialetto perché lo divertiva molto. “’A ‘m tucca ‘sta braav.” (“Devo stare bravo!”). Ma sembrava che il temporale fosse passato e non fosse rimasto nell’aria che il brontolio di qualche tuono ormai lontano. Al “saluto” nella chiesa di San Lorenzo ho visto tanti amici e qualche corvo ad architettare come prendere il suo posto. Ed ho sentito, all’uscita del feretro, l’applauso caloroso che oggi si tributa agli scomparsi.


Che non mi piace, perché secondo me riguarda il teatro e non il sagrato. Ma per una volta...


Giorgio Calabrese

Articolo precedente della serie: Joe Sentieri

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Una perdita immensa... altrettanto dolorosa dopo quella di Sergio e di Bruno.
Grazie infinite, infiniti poeti.
Mario Bonatti HPI

Anonimo ha detto...

Un luogo in cui il senso del bello pare dissolversi giorno dopo giorno, per certe anime è un indegno asilo dal quale estraniarsi. A noi i balsamici cataplasmi delle sue memorie; a lui il riposo dai terrestri fastidi.
Grazie Sergio

p.s.: grazie anche a lei (suppongo si tratti del Calabrese autore per Dorelli, quest'anno a Sanremo)

Cesare ha detto...

Quando si è veri geni si è anche (e soprattutto) veri gentiluomini,in grado di capire quello che c'è ben oltre un rapporto di mera colleganza grazie al senso non solo del reciproco rispetto e della reciproca stima,ma anche dell'amicizia più sincera. Ecco perchè il ricordo che il grande genio Giorgio Calabrese ha voluto tributare all'altrettanto grande genio Sergio Bardotti (partito per quel cielo che aveva voluto celebrare con un testo scritto nel giorno della nascita della sua bambina e destinato al grande successo per merito di Lucio Dalla) mi ha commosso non poco.

maria luisa ha detto...

Grazie a Sergio Bardotti per averci regalato tante perle e tante emozioni.
Grazie a Chartitalia e Christian per aver messo a disposizione questo blog alla penna preziosa di uno dei pilastri della musica popolare italiana.
Grazie a Giorgio Calabrese per averci commosso rendendoci partecipi, noi fruitori a volte passivi dei loro capolavori, di piccoli momenti semplici ed intensi nella loro amicizia e percorso professionale.

Michele C. ha detto...

Purtroppo un altro pezzo della musica italiana se ne va.
Cmq bellissimo l'articolo di Giorgio Calabrese (a proposito Christian,ma Giorgio Calabrese è percaso tuo parente,visto che avete lo stesso cognome?;-) )

Anonimo ha detto...

e se fosse il padre?????

Mario ha detto...

Ho avuto la fortuna di conoscere il Maestro Bardotti oltre venti anni fa, a Lozio in Valcamonica, dove aveva una casetta ai margini del bosco. Ha vissuto là insieme a Nini Giacomelli con la quale ha condiviso una lunga e intensa storia d'amore oltre all'impegno professionale. Ricordo il suo sorriso, il suo raccontare la vita tra una sigaretta, una pezzo di pane,una fetta di salame e un bichiere di vino.
L'ho ritrovato in questi ultimi anni a Ponte di Legno, direttore artistico del Festival DALLO SCIAMANO ALLO SHOWMAN, sempre con la Giacomelli e sempre col sorriso e il sole negli occhi. La loro complicità professionale, la profonda intesa aveva resistito al tempo e alle vicissitudine della vita.
Un uomo semplice, come tutti i veri geni, un grande.
Non ho potuto partecipare alle esequie, anch'io come il Maestro Calabrese sono allergico agli applausi, ma se ci fossi stato, avrei applaudito.
Ciao Sergio

Anonimo ha detto...

Salve sono Raffaella sto dedicando il mio lavoro di tesi di laurea specialistica al maestro Sergio Bardotti. Mi chiedevo se qualcuno che ha lavorato con lui o che ha avuto modo di conoscerlo sia come autore di canzoni, produttore e autore televisivo, è disposto a rilasciarmi un'intervista. Potete contattarmi al mio indirizzo di posta eletronica leidada@hotmail.it
Grazie