01 marzo 2010

Formigoni dalla A alla Z/ D come Diritti negati

Mentre il Piemonte, fin dall’inizio dell’ultima legislatura, promuoveva la sperimentazione dell'aborto medico con la RU486, il Presidente Formigoni proclamava che non avrebbe mai permesso di utilizzare la RU486 in Lombardia, stroncando sul nascere ogni richiesta da parte degli ospedali.


RU486, Formigoni è contrario. Strano, vero? Formigoni è sempre in prima linea, con toni da fanatico, Da Repubblica Milano, 18 dicembre 2008. Formigoni dice no alla RU486, benché metà del suo schieramento politico non lo segua: «La firma di Roberto Formigoni, assieme a quella del direttore del Foglio Giuliano Ferrara, in calce all'appello contro l'introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 spacca il mondo politico. “Non è una medicina, non cura alcuna malattia – sostiene, tra l'altro, l'appello – non aiuta la vita, la stronca sul nascere. Non è amichevole verso le donne. Per queste ragioni etiche siamo contrari alla sua introduzione in Italia”.

Le reazioni si dividono tra chi accusa il governatore di aver compiuto un'invasione di campo e chi, a seconda dei punti di vista, si dichiara a favore o contrario al nuovo farmaco. Se l'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani prende tempo in attesa del parere dell'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, non usa mezzi termini l’ex assessore lombardo alla Famiglia Giancarlo Abelli, ora vice coordinatore nazionale (ndr: percettore di false fatture per consulenze inesistenti) di Forza Italia: “è un aborto chimico, che dove è stato praticato ha comportato conseguenze fisiche e psicologiche devastanti sulle donne. Ecco perché questa pillola non deve essere introdotta. Senza contare che si continua a parlare solo di cultura della morte come nella vicenda di Eluana Englaro. Mentre noi siamo favorevoli alla cultura della vita”.

L’iniziativa è per altro «criticata dal capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Il Parlamento non è abilitato a sostituirsi agli organismi tecnici, giudicando con criteri politici sull’adozione o meno di un farmaco”. E il deputato della Lega Matteo Salvini non l'ha firmata: “Su temi etici e delicati come questo – precisa – il mio partito è per la libertà di coscienza. L'aborto rappresenta sempre una sconfitta, ma non ritengo si possa parlare di pillola assassina”. La deputata Pdl Viviana Beccalossi invece ha firmato: “Non sono d'accordo quando il Papa critica l'uso del preservativo, ma in questo caso ho paura che questa pillola possa rappresentare per le donne una scappatoia troppo pericolosa per chi non ha usato l'anticoncezionale. Mi ritengo laica, ma su temi come questi sono conservatrice”».

Nemmeno la pillola del giorno dopo. Ovviamente, non c’è solo il no alla RU486. Formigoni è contrario anche alla pillola del giorno dopo e, quindi, senza dibattito alcuno, lo deve essere tutta la Regione. Ecco un titolo del novembre del 2000 (Repubblica): «Formigoni e Storace: no alla pillola del giorno dopo». La campagna di Formigoni non conosce pause. E riprende a ogni occasione, fino al momento in cui la sua traiettoria incrocia la furibonda campagna promossa dal laico devoto Giuliano Ferrara.

L’ideologia formigoniana e la sepoltura dei feti - Nell’ambito della sua politica anti-abortista, nel febbraio 2007, Formigoni promuove la sepoltura dei feti, anche quelli, scrive il Corriere, che «provengono da un aborto sotto i cinque mesi, finora equiparati nella pratica ospedaliera ai cosiddetti rifiuti speciali». Roberto Formigoni, è molto soddisfatto: «Per la prima volta in Italia si riconosce al feto il rispetto che merita - dice -. I genitori avranno la possibilità di fare i funerali, altrimenti ci penseranno gli ospedali che lo seppelliranno in una fossa comune». «Non ne voglio fare una questione ideologica – prosegue –. È una questione di dignità del feto. Con questa disciplina colmiamo una lacuna legislativa a livello nazionale».

Attacco all’aborto - Nel 2008, Repubblica Milano (27 marzo) dà conto di una votazione della Conferenza Stato-Regioni. Con il veto della Lombardia salta l’accordo in Conferenza Stato-Regioni sulle linee guida del ministro Turco per l’attuazione della legge 194: saltano così «la presenza di un medico non obiettore di coscienza in ogni distretto, la pillola del giorno dopo come contraccettivo di emergenza disponibile nei pronto soccorso e guardia medica, il potenziamento del personale e dell'assistenza nei consultori e la garanzia dell'anonimato per le pazienti». Con Formigoni, l’unico a votare contro è stato l’ex governatore della Sicilia, Toto Cuffaro.

Il commento di Vasco Errani, presidente della Conferenza: «Quello della Lombardia è un no politico. Le altre regioni andranno avanti». La replica è affidata all’assessore Colozzi, in rappresentanza di Formigoni: «Il nostro no non è pretestuoso, ma di merito. Se dovessi dare un titolo a queste linee guida direi che si tratta non di prevenzione dell'aborto, ma della maternità». Formigoni si spende anche per una battaglia per la riduzione del limite di tempo entro il quale è possibile accedere al servizio per l’aborto terapeutico. Una decisione presentata in pompa magna, come sempre, e poi bocciata dal Tar nel maggio del 2008. Il Tar della Lombardia ha accolto la richiesta di sospensiva delle linee guida formigoniane di applicazione della legge 194, presentata da un gruppo di medici e dalla Cgil Lombardia. «Questa sentenza – scrive la Cgil – ripristina la libertà dei medici e delle donne e fa giustizia anche delle recenti polemiche che hanno visto la Regione Lombardia forzare equilibri e potestà nazionali su un tema delicato come quello dell'applicazione della 194. La Cgil chiede alla Regione di dare attuazione alla sospensiva e di ripristinare la libertà dei medici sottoposti a indebite pressioni».

Rinviando ad una specifica successiva conferenza stampa nel corso della quale verranno presentati i testi, Susanna Camusso, allora segretario generale della CGIL Lombardia, ha dichiarato: « È un importantissimo risultato che ripristina l'unicità della 194 su tutto il territorio nazionale, negando il principio che le singole Regioni possano limitare la libertà di scelta delle donne. Adesso la Regione ritiri le linee guida e apra il confronto con i soggetti interessati.
Occorre finalmente discutere di come superare i vincoli temporali e le difficoltà che attualmente rendono il percorso di applicazione della legge troppo tortuoso, e di come garantire la presenza di personale non obiettore in tutti i luoghi e le strutture sanitarie».
Formigoni tuona: ricorreremo al Consiglio di Stato. E il Consiglio di Stato, all’inizio di ottobre del 2008 si esprime: contro Formigoni, confermando la decisione del Tar. Con l'ordinanza 5311 il massimo organo della giustizia amministrativa ha respinto il ricorso. «Ma noi non ci
fermiamo», commenta Formigoni. Non avevamo alcun dubbio.

Sostegni solo alle coppie “regolari”. I gay? Garrotiamoli - Per capire il clima in cui si muovono Formigoni e la sua giunta, nella legge regionale sull’assistenza il presidente inserisce una norma che garantisce la tutela solo a chi pratica “una sana e responsabile sessualità”. Fin dal 1999, Formigoni si scaglia contro le famiglie irregolari (clandestine?). Da Repubblica: «La Lombardia governata dal Polo e dal cattolico Roberto Formigoni premia con 100 miliardi le famiglie bisognose ma "regolari". Niente coppie di fatto, fuori i gay. Critiche da sinistra: depennate anche i divorziati?». La linea, nel corso degli anni, non cambia.

Nel 2005, al Corriere della Sera, Formigoni ribadisce: «No a leggi per le coppie di fatto». Gli fa eco, in campagna elettorale, nel 2006, Letizia Moratti: «No ai Pacs, sì alla famiglia». Al Meeting di CL dello stesso anno, Formigoni patrocina una sorta di campagna contro i Pacs, con la collaborazione di Andreotti e Mastella. Nel marzo del 2007, Piergianni Prosperini, assessore ai Giovani (!) e allo Sport concede una lunga intervista al Giornale, in cui si diffonde sulla chiusura dei centri sociali («sentine d'ogni male da chiudere con il ferro e con il fuoco») e sugli zingari (per cui ha in mente una cura barbaricina), propone, infine, la garrota per i gay: «Non ho niente contro di loro. Convivano pure. Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo. [...] Ecco, qua vien fora el mejo del dotor. Garrotiamoli, ho concluso. Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». Le opposizioni chiedono le dimissioni di Prosperini, ma per Formigoni sono sufficienti le sue imbarazzate e a tratti imbarazzanti scuse presentate in aula, qualche giorno dopo. In effetti, parlare in questo modo dei gay non è così grave per il presidente lombardo.

(da "Il libro grigio della giunta Formigoni" di Giuseppe Civati & Carlo Monguzzi)

Puntate precedenti:
C come Comunione e Liberazione
B come Bonifiche (e Bonifici)
A come Arese
Cielo grigio su, cielo grigio giù

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