13 marzo 2010

Formigoni dalla A alla Z/ M come Malpensa

Premesso che chi vota a destra di questi tempi mi fa schifo, veniamo ad uno dei capitoli più affascinanti dell'incapacità di governo del Formigoni così come dell'intera classe politica lombarda, da decenni in mano a dei montanari sbraitoni e razzisti che stanno impoverendo l'intero Nord: Malpensa.


È passato molto tempo da quel 1909, anno in cui gli industriali Giovanni Agusta e Gianni Caproni crearono presso la cascina Malpensa, nella parte settentrionale della valle del Ticino, un campo d'aviazione per far volare i propri prototipi. Cento anni dopo, l’aeroporto più importante del Nord Italia vive una triste decadenza, tradito dalle stesse forze politiche di centrodestra che fino a pochi mesi prima si dichiaravano pronte a ogni cosa per difenderne le sorti. Formigoni, manco a dirlo, è tra i protagonisti di questa ambigua e disdicevole vicenda.

Un dato di fatto era noto a tutti: l’aeroporto di Milano Malpensa, nato come secondo hub internazionale di Alitalia, cioè come punto di partenza per le destinazioni internazionali e intercontinentali della compagnia di bandiera, non poteva contare su una sua base operativa. Detto altrimenti, il personale viaggiante di Alitalia abitava nella stragrande maggioranza a Roma, dove la mattina timbrava il cartellino prima di prendere il volo per Milano dove cominciare a lavorare. Ma siccome in pianura padana può esserci la nebbia, la florida compagnia aerea tricolore si preoccupava anche di tenere costantemente a disposizione un certo numero di stanze d’albergo per piloti, hostess e steward che fossero impossibilitati a tornare a casa a fine turno. Un hub con l’handicap, per dirla tutta.

E non è finita qui, perché l’aeroporto internazionale di Milano Linate, pur amministrato dalla stessa società aeroportuale milanese, la Sea, partecipata dalla Regione, dal Comune di Milano e dalle Province di Milano e Varese, invece di differenziarsi da Malpensa ha finito per essere un formidabile strumento in mano alla concorrenza di Alitalia. Volevi andare a New York o a Shangai? Perché partire con Alitalia da Malpensa potendo prendere un comodo volo Lufthansa, o KLM, o Air France in partenza da Linate e in transito per i maggiori hub europei (hub veri, quelli, oltretutto)?

Nulla da dire da parte del management di Sea, sempre convinto sostenitore della compresenza dei due scali, finché la politica poteva ripianare i buchi di bilancio di Alitalia. Impossibile non ricordare il “prestito ponte” di 400 milioni da restituire in dodici mesi, utile al punto che a cavallo tra il 2007 e il 2008 la compagnia della Magliana, il quartiere di Roma, non la banda, rischia letteralmente di portare i libri in tribunale.

Ma c’è ancora un capitolo, su cui la Regione ha le sue belle responsabilità. Un hub, per essere tale, deve essere raggiungibile facilmente e deve saper integrare diversi mezzi di trasporto. Basti dire questo: il Malpensa Express, navetta ferroviaria dal centro di Milano all’aeroporto, solo dal gennaio 2010 può vantare una percorrenza stimata di meno di trenta minuti. È l’effetto dell’inaugurazione del tunnel di Castellanza, che arriva dodici anni dopo l’inaugurazione del nuovo terminal.

Ma la navetta ha due problemi: per impiegare trenta minuti occorre che la linea sia sgombra, fatto non scontato; non parte dalla Stazione Centrale, destinazione e partenza per tutte le mete di medio e lungo raggio, ma dalla stazione Cadorna (scelta formigoniana, per dare alle Ferrovie Nord il prestigioso compito di trasportare i viaggiatori verso l’aeroporto). Perché un pavese o un bergamasco, per non dire un genovese o un bolognese, dovrebbero arrivare a Centrale, prendere la metro, andare a Cadorna e da qui prendere la navetta per Malpensa? Altrimenti si può provare in taxi, alla modica cifra di 85 euro, che paragonato alle tariffe aeree nell’era dei low cost fa quasi sorridere. O piangere.

Se questi sono i problemi ecco le mancate soluzioni. Nel 2007 il governo Prodi prova a disinnescare l’onnivora Alitalia, che da anni grava sulle tasche degli italiani. Cerca un partner industriale e lo trova in Air France, la quale è interessata ma, è chiaro a tutti, ha la preferenza per un piano che mantenga Alitalia prevalentemente sull’hub di Fiumicino, che meglio si integrerebbe con il Charles De Gaulle di Parigi, troppo vicino a Malpensa. Una scelta dolorosa, che può essere accettata se contemporaneamente si liberalizzano le rotte e gli slot e si dà la possibilità ad altri operatori di occupare gli spazi lasciati liberi da Alitalia.

Il centrodestra, Lega in testa, è durissimo, ci fa la campagna elettorale portando la gente in corteo allo scalo varesino e creando una retorica del tricolore rappresentato da Alitalia. Nel frattempo Alitalia, nel marzo 2008 dehubbizza Malpensa: taglia la stragrande maggioranza delle rotte intercontinentali, riduce i voli settimanali da 1238 a 350, poi a 185, e provoca una diminuzione del traffico passeggeri del 20%, 4,6 milioni in meno nel 2008 rispetto al 2007. Una scelta che declassa l’aeroporto di Malpensa, contro il quale la destra si scaglia duramente.

Ma arriva presto, molto presto il momento della destra al governo. E immediatamente compare la famosa cordata italiana, ben felice di accollarsi il compito di acquistare la parte sana di Alitalia con l’appendice pure di Air One, in un mercato comunque non libero e almeno parzialmente protetto, mentre il governo crea una bad company, che rimane pubblica, in cui scaricare tutte le perdite. Un capolavoro che pesa sulle tasche degli italiani per, si stima, quattro miliardi di euro, ma almeno ha il sapore del salvataggio dell’amato tricolore e forse anche di Malpensa. E infatti Formigoni annuncia in una conferenza stampa surreale seguita ad un incontro riservato con i vertici Cai, la società della cordata, che la nuova Alitalia avrà come hub privilegiato l’aeroporto di Malpensa.

Era l’11 dicembre 2008. Seguono precisazioni imbarazzate. A metà gennaio 2009 Air France si compra il 25% di Cai, entrando così pesantemente nell’azionariato di Alitalia. Quello per cui si attaccava Prodi, lo fa la destra al governo, senza che Formigoni dica nulla. Air France questa volta interviene a cuor leggero, senza doversi accollare tutti i debiti come sarebbe stata disposta a fare pochi mesi prima, e con la sicurezza che Alitalia non ha nemmeno più la forza di riprendere posizioni a Malpensa. E infatti sotto Cai le destinazioni intercontinentali passano da 13 a 8 e quelle europee da 9 a 4.

A parte i contribuenti, i lavoratori, i cittadini e le imprese lombarde, ci guadagnano tutti. Ma i cortei sono un ricordo lontano, come lo è il ruggito di Formigoni ai tempi del governo Prodi, ridotto a poco più di uno squittio di fronte alle insindacabili decisioni del governo amico.

(da "Il libro grigio della giunta Formigoni" di Giuseppe Civati & Carlo Monguzzi)

Puntate precedenti:
L come L'Aquila
I come Idrogeno
H come Haiti
G come Giustizia ad orologeria
F come Ferro (poco) e smog (parecchio)
E come Eluana
D come Diritti negati
C come Comunione e Liberazione
B come Bonifiche (e Bonifici)
A come Arese
Cielo grigio su, cielo grigio giù

2 commenti:

Marcello ha detto...

Nel titolo hai scritto A come Malpensa.

chartitalia ha detto...

ohi, grazie marcello: corretto

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