18 settembre 2005

Classifica Film: Stagione 1957/58

Il trionfatore della stagione (o meglio, di questa e della precedente in quanto il film uscì nel 1956) non poteva che essere questo kolossal, anzi, "il" kolossal per definizione: I Dieci Comandamenti, di uno dei padri fondatori del cinema di massa (insieme al nostro Giovanni Pastrone e a David W. Griffith. Sì, occorre risalire ai primordi del cinema perchè De Mille ha iniziato a fare cinema negli anni '10 ed ha terminato proprio con questo film, e non ha risparmiato niente affinchè il film fosse il suo più grande successo: Mosè nel paniere salvato dalle acque, costruzione delle piramidi da parte degli schiavi ebrei, passaggio del Mar Rosso, vitello d'oro, Dio padre che incide col fulmine le tavole della legge, la calvizie di Yul Brynner nel ruolo del Faraone, la barba finta di Huston-Mosè. Una durata "biblica". Quasi 4 ore di puro spettacolo, nel più rigoroso stile demilliano riassunte nella formula: "sesso, sangue e bibbia", qui usato ed abusato in modo sublime, perfezionando il film sullo stesso argomento e dallo stesso titolo che aveva già fatto nel 1923, con simile strepitoso successo. Tra le tante genialate di De Mille, anche quella di aver utilizzato storie e soggetti note a tutti senza pagare un centesimo di copyright. Ora sappiamo che fu un'operazione mercantile che contribuì in modo decisivo all'imperialismo ideologico di Hollywood ed all'affermazione del (cattivo) gusto "world-wide". Non mi azzardo ad esprimere ulteriori pareri su un regista i cui 70 film, si calcola, sono stati visti da quasi 4 miliardi e mezzo di persone. E dopo questo pippotto, eccovi qui sotto la classifica dell'annata.


- Box Office Italia -
I 20 maggiori incassi della stagione 1957/58

  1. I dieci comandamenti (The Ten Commandments) di Cecil B. De Mille
    Charlton Heston - Yul Brynner - Anne Baxter - Edward G. Robinson - Yvonne De Carlo - Debra Paget

  2. I peccatori di Peyton (Peyton Place) di Mark Robson
    Lana Turner - Arthur Kennedy - Hope Lange - Lee Phillips

  3. Il ponte sul fiume Kwai (The Bridge on the River Kwai) di David Lean
    William Holden - Alec Guinness - Kack Hawkins - Sessue Hayakawa

  4. Sayonara (Sayonara) di Joshua Logan
    Marlon Brando - Miiko Taka - Patricia Owens

  5. Addio alle armi (A Farewell to Arms) di Charles Vidor
    Rock Hudson - Jennifer Jones - Alberto Sordi - Vittorio De Sica - Oscar Homolka

  6. I giovani leoni (The Young Lions) di Edward Dmytryk
    Marlon Brando - Montgomery Clift - Dean Martin - Hope Lange - Maximilian Schell

  7. Le fatiche di Ercole di Pietro Francisci
    Steve Reeves - Sylva Koscina - Gianna Maria Canale

  8. Belle ma povere di Dino Risi
    Renato Salvatori - Marisa Allasio - Lorella De Luca - Maurizio Arena - Alessandra Panaro

  9. Sfida all'OK Corral (Gunfight at O.K. Corral) di John Sturges
    Burt Lancaster - Kirk Douglas - Jo Van Fleet - John Ireland - Rhonda Fleming

  10. Lazzarella di Carlo L. Bragaglia
    Alessandra Panaro - Mario Girotti - Rossella Como - Domenico Modugno

  11. Arrivederci Roma (The Seven Hills of Rome) di Roy Rowland & Mario Russo
    Mario Lanza - Marisa Allasio - Peggie Castle - Renato Rascel

  12. La diga sul Pacifico di Renè Clement
    Silvana Mangano - Anthony Perkins - Richard Conte - Jo Van Fleet - Alida Valli

  13. Il sole sorgerà ancora (The Sun Also Rises) di Henry King
    Tyrone Power - Ava Gardner - Errol Flynn - Mel Ferrer

  14. Vacanze a Ischia di Mario Camerini
    Vittorio De Sica - Isabelle Corey - Myriam Bru - Antonio Cifariello

  15. La legge del Signore (Friendly Persuasion) di William Wyler
    Gary Cooper - Dorothy McGuire - Anthony Perkins

  16. La nonna Sabella di Dino Risi
    Tina Pica - Sylva Koscina - Peppino De Filippo - Paolo Stoppa - Renato Salvatori

  17. Il giro del mondo in 80 giorni (Around the World in Eighty Days) di Michael Anderson
    David Niven - Cantinflas - Robert Newton - Shirley MacLaine

  18. Mariti in città di Luigi Comencini
    Franco Fabrizi - Nino Taranto - Giorgia Moll - Helene Remy - Renato Salvatori - Franca Valeri

  19. La lunga estate calda (The Long Hot Summer) di Martin Ritt
    Paul Newman - Orson Welles - Joanne Woodward - Anthony Franciosa - Lee Remick - Angela Lansbury

  20. Gerusalemme liberata di Carlo L. Bragaglia
    Sylva Koscina - Francisco Rabal - Gianna Maria Canale - Alba Arnova - Rick Battaglia

NB: Fare riferimento alla nota metodologica per le fonti utilizzate e per i dettagli su come la classifica è stata ottenuta.

Commento alla classifica

Oltre il 50% dei film in classifica sono americani (11 su 20, per la precisione): oltre al dominatore della della stagione (I Dieci Comandamenti), tutte le prime 6 posizioni sono americane. In questi anni sono sugli schermi tra i film più grandiosi e spettacolari mai prodotti da Hollywood per cercare di vincere e schiacciare la concorrenza della TV che iniziava a cambiare le abitudini del mondo intero. Dei film in classifica, parecchi hanno sullo sfondo il tema della guerra: in quello al 3° posto è di scena la Seconda Mondiale, Il ponte sul fiume Kwai, prima pellicola di produzione inglese ad essere premiata con l'oscar per il miglior film. A proposito di oscar, quello per la sceneggiatura fu dato a Pierre Boulle, autore del romanzo da cui fu tratto ma non della sceneggiatura che era di Carl Foreman e Michael Wilson, non accreditati in quanto inseriti nella solita lista di proscrizione anti-"comunisti". Colpaccio di William Holden che sostituì Cary Grant cui era stata offerta la parte: stipulò un contratto basato solo sugli incassi, guadagnando 15 volte l'ingaggio fisso che avrebbe avuto altrimenti. La scena più celebre del film è quella dell'esplosione del ponte: 40 secondi in totale ma che fu girata nell'arco di 10 mesi, i due terzi dell'intera durata delle riprese. E forse ancora più celebre è la colonna sonora: la marcetta fischiettata che accompagnava le marce dei prigionieri inglesi, riadattata da Malcolm Arnold da una vera marcia militare scritta una quarantina d'anni prima.

Nel film al 5° posto è di scena invece la Prima Guerra Mondiale, con il più famoso dei romanzi ad essa ispirati: Addio alle armi di Hemingway. Nonostante la buona posizione nella classifica italiana, il film fu un mezzo flop e pose fine alla carriera del suo produttore, il grande David O' Selznick (quello di Via col vento, per intenderci) ed a quella di sua moglie, Jennifer Jones. Il film era ambientato in Friuli alla vigilia di Caporetto e fu una buona vetrina per due attori italiani, Sordi e De Sica, che si guadagnò un oscar come attore non protagonista. Il film è comunque abbastanza mediocre. Si ritorna alla Seconda Guerra con I giovani leoni: un impianto narrativo piuttosto artificiale e schematico, dovuto al "delatore" Dmytryck (quello che denunciava i colleghi alla commissione McCarthy pur di lavorare). Ancora melodramma e guerra, fredda ed ambientata nell'Est Asiatico questa volta, ancora con Brando (come il precedente) nel ruolo di un ufficiale alle prese con un paio di storie d'amore nipponiche; ah, il titolo: Sayonara (4° posto), ovviamente.

Il film al 2° posto è invece un tipico esponente di quel melodramma da cui sarebbero scaturite le soap opera televisive di qualche decennio successivo: I peccatori di Peyton, una sorta di Sentieri ante litteram. Un (immeritatamente) famoso western al 9° posto, Sfida all'O.K. Corral, alle prese con la più classica sparatoria dell'epopea del West, quella di Wyatt Earp e di Doc Holliday. E' sempre un western il film al 15° posto, il pretenzioso La legge del signore, in cui si dibattono temi "alti" quali: quando occorre usare la violenza? Il "pacifista" comunque non esiterà ad imbracciare il fucile quando in pericolo è suo figlio. Ciò bastò a fargli vincere la Palma d'Oro a Cannes. Bah. L'oscar per il miglior film fu vinto invece dal film al 17° posto: lo scanzonato Il giro del mondo in 80 giorni, con il romanzo di Verne preso a pretesto per una lunghissima serie di comparsate di "stelle" e personaggi vari. Ancora un romanzo di Hemingway, Fiesta, è il pretesto per il film al 13° posto, Il sole sorgerà ancora: mediocre. Di buona qualità invece il film che completa la carrellata sui film americani: La lunga estate calda (19° posto), con un Paul Newman (e sua moglie Joanne Woodward) al top della forma fisica e non: un bel drammone, sinanche divertente, con echi di Faulkner ed un'altra grande interpretazione di Orson Welles.

La produzione italiana resiste come può, aumentando ancora le presenze (9 contro le 8 della stagione precedente) ma occupando la seconda parte della classifica. Per la verità 2 dei 9 film italiani sono delle co-produzioni: una americana (il banal-turistico Arrivederci Roma, ricordato ormai solo per il celebre motivo omonimo di Rascel, anch'egli nel film) e l'altra francese: La diga sul Pacifico, in cui c'è almeno una sequenza memorabile: quella iniziale dello schianto della diga. Una curiosità: il film è tratto dallo stesso romanzo di Marguerite Duras da cui, nel 1991, Annaud trarrà il film L'amante, rendendolo praticamente irriconoscibile rispetto all'adattamento di René Clement.

Il trionfatore della produzione italiana dell'anno (7° posto) fu un film che ha segnato un'epoca ed inaugurato uno dei filoni più ricchi della cinematografia popolare, quella del peplum, come i francesi ribattezzarono il genere mitologico, dal nome del vestito tradizionale delle ancelle greche: Le fatiche di Ercole, girato da Pietro Francisci. E per la verità tale genere nacque in Italia ai primordi stessi del cinema, con film quali Gli ultimi giorni di Pompei (1909) di Luigi Maggi o Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone o Quo Vadis? (1914) di Enrico Guazzoni. Rilanciato da Hollywood nel secondo dopoguerra, diventa il genere poplare per eccellenza, sinchè nella seconda metà dei '50, il cinema italiano se ne riappropria attraverso sgangherate a basso costo: vengono sfruttati costumi e scenari dei kolossal hollywoodiani per lanciare muscolosi culturisti (Steve Reeves nel nostro caso) alla volta di gesta leggendari in scenari di cartapesta. La formula funziona e questi film invaderanno i mercati di tutto il mondo.

Insieme ai film mitologici all'amatriciana, un altro genere che farà fortuna negli anni (anzi decenni) successivi è la commedia all'italiana, che in classifica è presente con gli iniziatori più popolari: Luigi Comencini e Dino Risi (che avevano dato avvio al genere con, rispettivamente, Pane amore e fantasia e Poveri ma belli). E proprio il seguito di quest'ultimo film è presente all'8° posto: Belle ma povere, ancora di Dino Risi, ovviamente con gli stessi temi popolani e lo stesso gruppo di interpreti, cui farà seguito il terzo film della trilogia, Poveri milionari. Risi è presente anche al 16° posto con un'altra commedia farsesca, La nonna Sabella, in cui Tina Pica -mitica cameriera della serie "Pane amore e"- viene promossa a rango di protagonista. Il film di Comencini gioca invece sul tema delle mogli al mare e dei Mariti in città, con un tentativo di mantenere gli spunti farseschi entro limiti accettabili.

Gli altri tre film italiani non brillano sicuramente per qualità, comunque affidati a due registi di antichissimo e solido mestiere: Carlo L. Bragaglia (con 2 film) e Mario Camerini. I due di Bragaglia sono uno una sorta di "musicarello", Lazzarella al 10°, nato per sfruttare la popolarità dell'omonima canzone scritta da Modugno e dal fido Riccardo Pazzaglia che è l'autore anche della sceneggiatura; l'altro è la solita sgangherata produzione simil-kolossal all'amatriciana, Gerusalemme liberata, "tratto" dal poema di Torquato Tasso ed incentrato sulla vicenda di Tancredi e Clorinda. Il film di Camerini è Vacanze a Ischia e, come si intuisce facilmente dal titolo, appartiene al filone "turistico", piuttosto attivo in quegli anni. Questa volta c'è addirittura un'ombra di conflitto di interessi in quanto il produttore del film, Angelo Rizzoli, aveva da poco aperto in un albergo ad Ischia...

Oltre i primi 20

In questa sezione segnaliamo i titoli in classifica oltre la 20-esima posizione che ci sembrano maggiormente interessanti.

  • Un amore splendido (An Affair To Remember), di Leo McCarey; con: Cary Grant - Deborah Kerr - Cathleen Nesbitt - Richard Denning.
    La gran parte dei cultori di cinema preferisce l'omonimo film del 1939 diretto sempre da McCarey. di cui questo è un rifacimento. Una scena cult di romanticismo cinematografico è l'epilogo, con l'appuntamento mancato da lei (un incidente l'ha resa zoppa) sulla terrazza dell'Empire State Building. Se non piangete a questa scena siete dei cinici. Warren Beatty ne fece un ulteriore (brutto) remake: Un grande amore.

  • Arianna (Love in the Afternoon), di Billy Wilder; con: Gary Cooper - Audrey Hepburn - Maurice Chevalier. Prima collaborazione tra Billy Wilder e lo sceneggiatore I.A.L. Diamond che diverranno da qui in poi inseparabili, e che sforneranno capolavori assoluti di brillantissima "perfidia", il tutto al ritmo frizzante della più acuta commedia americana. Mentre con il precedente Sabrina, Wilder rivisitava il mito di Cenerentola, con questo film rivisita quello di Cappuccetto Rosso (ma è il "lupo cattivo" Gary Cooper a cadere nella trappola.

  • Il principe e la ballerina (The Prince and the Showgirl), di Laurence Olivier; con: Laurence Olivier - Marilyn Monroe.Una deliziosa e leggiadra commedia che sconfina nella favola. E poi c'è Marilyn al massimo della sua forma. Risulta tollerabile sinanche l'impettito Laurence Olivier.

  • Le notti di Cabiria, di Federico Fellini; con: Giulietta Masina - François Perier - Franca Marzi - Amedeo Nazzari - Polidor.Classico film "felliniano" prima maniera, stretto successore de "La strada", con cui condivide la protagonista Giulietta Masina. Il film è ricco di sequenze celebri: le prostitute che battono il marciapiede, con l'immancabile donna enorme; la visita di Cabiria nel sontuoso palazzo d'un celebre attore (Nazzari); la serata d'avanspettacolo con l'illusionista (Sylvan); la misera casetta che fa costruire in periferia; il pellegrinaggio al Divino Amore; la festa campestre sulle rive di un lago dove si accorge di essere stata truffata; e sopratutto, il finale con la sfilata nella strada di maschere che sembrano uscite dalla commedia dell'arte.

  • La donna del destino (Designing Woman), di Vincente Minnelli; con: Laureen Bacall - Gregory Peck - Dolores Gray - Chuck Connors.
    Una commedia degli anni '50 girata nello stile della commedia sofisticata anni '30, sempre frizzante, ricca d'inventiva, elegante e divertente. In splendida forma la Bacall, meno il legnoso Peck.

  • Un re a New York (A King in New York), di Charles Chaplin; con: Charlie Chaplin - Dawn Addams - Oliver Johnston - Michael Chaplin.
    Ricco di sequenze e gag famose, realizzato dopo la partenza di Chaplin dagli Stati Uniti, questo racconto filosofico è in gran parte autobiografico. Fredda e precisa, la requisitoria di Chaplin appare però focalizzarsi sugli aspetti più evidenti di mercantilismo e corruzione d'una civiltà del dollaro, sempre più disumana, piuttosto che suoi meccanismi interni e sulla sua logica nascosta.

  • Cenerentola a Parigi (Fanny Face), di Stanley Donen; con: Fred Astaire - Audrey Hepburn - Kay Thompson.
    Un piccolo/grande gioiello di commedia musicale e canto del cigno di Fred Astaire (sui sessanta all'epoca della lavorazione). Immagini a colori deliziose, supervisionate dal celebre fotografo Richard Avedon ed una Audrey Hepburn (vestita da Givenchy) più sofisticata ed affascinante che mai.

  • Qualcosa che vale (Something of Value), di Richard Brooks; con: Rock Hudson - Dana Wynter - Sidney Poitier - Wendy Hiller.
    Poco convincente tentativo da parte di un regista di provato credo democratico di ragionare sulla rivolta dei Mau Mau in Kenya. Vale come tentativo di sfuggire alla demonizzazione dei Mau Mau fatta dai mass media degli anni Cinquanta.

  • Testimone d'accusa (Witness for the Prosecution), di Billy Wilder; con: Charles Laughton - Marlene Dietrich - Tyrone Power.
    Da un copione teatrale di Agatha Christie, un perfetto esercizio di acrobazia intellettuale, ricco di colpi di scena come pochi altri nella storia del cinema. La Dietrich è perfida ed adorabile. Laughton ha un monocolo capace di trafiggere. E risulta tollerabile sinanche Tyrone Power.

  • La parola ai giurati (Twelve Hungry Men), di Sidney Lumet; con: Henry Fonda - Lee J. Cobb - Ed Begley - E.G. Marshall - martin Balsam.
    Esordio alla regia di Lumet in un classico dramma giudiziario. Ma la qualità del film è dovuta principlamente alla ferrea sceneggiatura e produzione di Reginald Rose ed alla ottima prova dei due antagonisti: Fonda e Cobb.

  • Il trapezio della vita (The Tarnished Angels), di Douglas Sirk; con: Rock Hudson - Robert Stack - Dorothy Malone.
    Ispirato a "Oggi si vola" di Faulkner (che lo considerava il miglior adattamento tratto da un suo romanzo), uno dei melodrammi più cupi diretto dal maestro del genere, DOuglas Sirk. Straordinaria la rievocazione di New Orleans negli anni '30 e dell'orgiastica festa del Mardi Gras.

  • Furia selvaggia - Billy Kid (The Left-handed Gun), di Arthur Penn; con: Paul Newman - Lita Milan - John Denher.
    La migliore e più matura versione del mito di Pat Garrett e Billy The Kid, portata innumerevoli volte sullo schermo (tra cui, Sam Peckinpah nel 1973). Primo film dell'esordiente Arthur Penn (padre di Sean) che ne ha fatto, con pochi mezzi, una sorta di tragedia greca, in cui un giovane spunta dal deserto e e vaga alla ricerca di stabilità e di un padre, legandosi (con latenti tendenze omosessuali) a Garrett. Ammirevole e modernissima interpretazione, alla James Dean, di Paul Newman. Un mezzo flop in patria alla sua uscita, è stato poi considerato unanimamente uno dei più bei western mai girati.

  • Les Girls (Les Girls), di George Cukor; con: Gene Kelly - Kay Kendall - Mitzi Gaynor.
    Ancora un processo al centro del film, ma questa volta non si tratta di un dramma ma di una gustosa commedia, una sorta di Rashomon musicale che scava dentro il mondo dello spettacolo.

  • Sorrisi di una notte d'estate (Sommarnattens leende), di Ingmar Bergman; con: Eva Dahlbeck - Gunnar Björnstrand - Ulla Jacobsson - Harriet Andersson - Margit Carlqvist - Jarl Kulle - Bibi Andersson.
    Deliziosa commedia di ambientazione vaudeville, fu il film che rivelò il talento di Bergman, quando, nel 1956, venne premiato a Cannes. Notevole è l'uso degli oggetti automatici: orologi conpersonaggi in movimento, letti meccanici, che contribuiscono ad un umorismo fanstatico, nero e stridente.

  • Vittoria amara (Bitter Victory), di Nicholas Ray; con: Richard Burton - Curd Jurgens - Ruth Roman - Raymond Pellegrin - Vincent Price.
    Un melodramma bellico diretto con classe dal più moderno tra i registi americani classici. Il film ha indubbiamente diversi punti deboli, ma le scene del deserto sono stupende.

  • La segretaria quasi privata (The Desk Set), di Walter Lang; con: Spencer Tracy - Katherine Hepburn - Joan Blondell.
    La coppia Tracy-Hepburn ed i loro celebri battibecchi sono qui forse al loro vertice. Il pretesto narrativo è la tentata sostituzione di una attempata segretaria con un computer. Ovviamente i tempi sono prematuri, comunque è uno dei primi film in cui si parla di computer.

  • Orizzonti di gloria (Paths of Glory), di Stanley Kubrick; con: Kirk Douglas - Ralph Meeker - Adolphe Menjou.
    Un capolavoro del cinema antimilitarista, e il solo film hollywoodiano che analizzi la guerra e il militarismo in termini di classe, con il rapporto tra il settecentesco castello dove gli ufficiali dello Stato Maggiore predispongono sulla carta (sulla scacchiera) le mosse dell'azione, rispondendo alle proprie ambizioni, e il caos del "formicaio" in trincea dove l'azione veramente si svolge. Fu distribuito in Francia soltanto nel 1975: quando si toccano i generali, i censori hanno una memoria storica di ferro. Una curiosità: Suzanne Christian, la ragazza che canta con i soldati la struggente canzone finale, diventerà la moglie di Kubrick.

  • Sangue blu (Kind Hearts and Coronets), di Robert Hamer; con: Dennis Price - Alec Guinness - Valerie Hobson - Joan Greenwood.
    Una delle migliori commedie umoristiche inglesi, sorretta da un Alec Guinness che interpreta tutti i ruoli delle vittime dell'aspirante lord. Una feroce satira dell'aristocrazia si fonda in gran parte sull'assurdo, ma si sviluppa con logica rigorosa. Ogni delitto è pretesto per una gag efficace.

  • L'arpa birmana (Biruma no tategoto), di Kon Ichikawa; con: Shoji Yasui - Rentaro Mikuni - Jun Hamamura.
    Uno dei film più noti del cinema giapponese anni '50, a seguito della partecipazione alla Mostra di Venezia del 1956 dove vinse il premio San Giorgio (il Leone d'Oro quell'anno non fu assegnato). Ritmi lenti e maestosi, tipicamente orientali, al servizio dell'orrore per la guerra e della morale buddista.


Oltre la classifica

E questo è l'angolo della "qualità" dedicato ai film che all'epoca sono stati scarsamente visti che si sono imposti nel tempo per la loro qualità, elencati in ordine di nostro gradimento.
  • Il trono di sangue (Kumonoso-Ju), di Akira Kurosawa; con: Toshiro Mifune - Isuzu Yamada.
    Secondo alcuni, il miglior film in costume di Kurosawa, superiore sinanche a "I sette samurai" e a "Rashomon", ma privi degli elementi di avventura cavalleresca del primo e della complessità del secondo. Si tratta di uno splendido adattamento del Macbeth shakespeariano al gusto giapponese. Il regista ha dato un ritmo concitato e teso alla tragedia, con scene impressionanti come la morte di Macbeth, crivellato da centinaia di frecce, e con particolari che suggeriscono vigorosamente la ferocia dell'epoca.

  • Piombo rovente (Sweet smell of success), di Alexander Mackendrick; con: Burt Lancaster - Tony Curtis - Marty Milner.
    Film hollywoodiano di un regista scozzese che dà qui la sua miglior prova. E' un intenso, perverso, potente dramma wellesiano di insolita durezza polemica, un po' annacquata dall'epilogo moralistico. Le componenti sono tutte di prim'ordine: le insolite interpretazioni da "iene" di Lancaster e Curtis, la fotografia in bianco e nero di James Wong Howe e la musica jazz di Elmer Bernstein.

  • Un condannato a morte è fuggito (Un condamnè a mort s'est echappè), di Robert Bresson; con: Charles Le Clainche - Roland Monod - François Leterrier.
    Servendosi di attori non professionisti e dicendo il meno possibile per esprimere il massimo, Bresson, con mezzi minimi, ha saputo rendere con verità rara l'atmosfera della Francia occupata e lo spirito della Resistenza oltre che il tema conduttore del film: il rapporto metafisico d'un uomo con l'idea di libertà. Eccezionale anche la colonna sonora fatta da rumori quotidiani, accompagnati dalla Messa in Do di Mozart.

  • Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l'echafaud), di Louis Malle; con: Maurice Ronet - Jeanne Moreau - Georges Poujouly.
    Brillante esordio di Malle con un film noir in cui più che l'azione, pur tesa come un cavo dell'energia elettrica, conta l'atmosfera, cui la splendida colonna sonora jazz di Miles Davis contribuisce in modo decisivo. Plot molto intrigante: dopo aver assassinato il suo principale, il protagonista resta bloccato tutta la notte in un ascensore, gli rubano la macchina e viene accusato dell'omcidio commesso dal ladro.

  • Un volto nella folla (A face in the crowd), di Elia Kazan; con: Anthony Franciosa - Andy Griffith - Walter Matthau - Lee Remick - Patricia Neal.
    Uno dei film più chiari e interessanti di un regista ideologicamente assai complesso e fino ad allora più che "viscido". Utilizzando procedimenti narrativi per lui nuovi, anche televisivi, Kazan ottiene risultati brillantissimi, direginedo uno dei suoi migliori film. Violento attacco al "sistema" americano in cui un idolo qualsiasi della canzonetta (modellato su personaggi reali, sullo stile dell'attempato Will Rogers) grazie alla forza dei media può influire sul comportamento politico dei cittadini.

  • La notte del demonio (Night of the demon), di Jacques Tourneur; con: Athene Seyler - Peggy Cummins - Brian Wilde - Maurice Denham - Nial MacGinnis - Dana Andrews.
    15 anni dopo "Il bacio della pantera" Tourneur riprende la formula dell'orrore suggerito e dell'atmosfera angosciosa con i fatti sotto il segno dell'ambiguità. Considerato il miglior horror degli anni '50, anche per merito di Charles Bennett, abituale collaboratore dell'Hitchcock britannico degli anni '30. La sapienza di Tourneur nel creare un'atmosfera di paura, fondata sulle forze dell'inconscio più che su quelle del soprannaturale, è stata raramente eguagliata.

  • Il grido , di Michelangelo Antonioni; con: Mirna Girardi - Betsy Blair - Dorian Gray - Gabriella Pallotta - Steve Cochran - Alida Valli - Lynn Shaw.
    Capolavoro del primo Antonioni, poco apprezzato alla sua uscita ma ampiamente rivalutato successivamente: una ricerca straziante nel paesaggio desolato della pianura padana che racconta l'impossibilità di ricondurre nel pubblico la crisi profonda del privato.

  • Faccia d'angelo (Baby Face Nelson), di Don Siegel; con: Mickey Rooney - Carolyn Jones - Ted de Corsia - Jack Elam - Cedric Hardwicke.
    Destinato ad aprire il filone gangsteristico-biografico e stilisticamente modellato sui film Warner degli anni '30, è un film senz'aggettivi, senza psicologia, senza psicoanalisi, senza messaggio, senza indagini sociali, raccontato nei modi di un cronista d'alta scuola.

  • Bassifondi (Donzoko), di Akira Kurosawa; con: Toshiro Mifune - Isuzu Yamada - Ganjiro Nakamura - Kyoko Kagawa - Bokuzen Hidari.
    Dal romanzo di Gorki, già portato sullo schermo da Renoir nel 1936, Kurosawa trasporta l'ambientazione agli inizi dell'Ottocento giapponese e filma in presa diretta, come se fosse una rappresentazione teatrale, in due uniche scene: l'interno e l'esterno della casa-dormitorio dei derelitti protagonisti della storia.

  • La bionda esplosiva (Will success spoil Rock Hunter?), di Frank Tashlin; con: Jayne Mansfield - Tony Randall - Joan Blondell - Betsy Drake - John Williams - Groucho Marx.
    Forse il miglior film di Tashlin, ricco di gag assurde e scatenate rivolte sopratutto contro il mondo della pubblicità, della televisione e del mondo degli affari americano. Una caricatura senza freni della meccanizzazione della civiltà americana, con la prosperosa Jayne Mansfield che ripropone alla lettera lo stereotipo di Marilyn.

  • La diabolica invenzione (Sinalez Skazy), di Karel Zeman; con: Louis Tock - Ernest Navara - Miro Holl - Jana Zatloukalova.
    Utilizzando decine di trucchi, in particolare quello della sovrimpressione, il regista cecoslovacco ha dato vita alle incisioni su legno del 19° secolo, facendo muovere i suoi attori in mezzo a vascelli volanti con l'elica, animali preistorici alati, mongolfiere, sommergibili di forma inconsueta, palombari in velocipede e fabbriche alla Melies, restituendo il cinema all'ingenuità alla Melies dei suoi primi anni.

  • Aparajito (L'invitto), di Satyajit Ray; con: Kanu Bandonopadhaya - Smaran Ghosal - Pinaki Sen Gupta - Kanura Banerjee.
    Seconda parte della trilogia in cui si traccia l'affresco del travaglio evolutivo dell'India anni Venti e che, nel suo insieme, costituisce uno dei migliori realizzati negli anni '50. Il primo film della trilogia fece scappare gli spettatori alla sua presentazione a Cannes, ma entusiasmò alcuni critici, tra cui Andrè Bazin. Questo film fu poi premiato a Venezia e da altri parti nel mondo. Ray era un pittore che si convertì al cinema dopo aver visto Ladri di biciclette di De Sica.

Ancora una ottima annata.

Classifica precedente: Stagione 1956/57

3 commenti:

Anonimo ha detto...

"(immeritatamente)"

Non sono d' accordo.
Magari non bello come quello di Ford, però godibile con due pezzi grossi del cinema.

Anonimo ha detto...

" I peccatori di Peyton" al seocndo posto"!?! Ma dai!

davide chiappetta ha detto...

vado direttamente su "Oltre la classifica" infatti non c'è ne uno che non sia un capolavoro, mentre tutti quelli che hanno fatto cassetta sono solo alimentari, anche in "Oltre i primi venti" a parte due tre film gli altri sono tutti veri capolavori