29 agosto 2005

Classifica Film: Stagione 1956/57

Alla coppia Ponti-De Laurentiis riesce il bis. Dopo aver sbancato il box office 2 anni prima con il colosso mitologico simil-hollywoodiano Ulisse di Camerini, ci riprova con Guerra e pace, kolossal storico tratto dal romanzo di Tolstoj. E questa volta il successo è ancora superiore al precedente: primo assoluto nella classifica degli incassi nella stagione in esame (da agosto 1956 ad agosto 1957) e costantemente in classifica anche negli successivi per un totale di 3 annate consecutive. Tant'è che risulta il film di produzione italiano che ha incassato di più di tutti i tempi. All'epoca l'incasso era stato di quasi 2 miliardi e mezzo di lire, ma si sa com'è l'inflazione: rivalute in lire del 2000, ammontavano a 177 miliardi. E per la verità il film può considerarsi italiano più che altro per la produzione (e neanche per intero, visto che si tratta di una coproduzione della Lux Film con la Paramount), considerando che la regia è di uno dei veterani di Hollywood (King Vidor, classe 1894) e che il cast è ricco di star internazionali: dalla deliziosa Audrey Hepburn che fa la Natascia, ad Henry Fonda, Mel Ferrer, Anita Ekberg (non ancora "esplosa" con La dolce vita), Herbert Lom (che diverrà popolare come nevrotico ispettore Dreyfuss, antagonista di Peter Sellers nella serie della Pantera Rosa). Gli interpreti italiani sono in minoranza ed in ruoli non principali (a parte Vittorio Gassman): Anna Maria Ferrero, Milly Vitale e Marisa Allasio, che sarebbe esplosa giusto in questa stagione con Poveri ma belli, qui in una particina di una servetta. La qualità del film è quella che è, sottomessa alla oleografia spettacolare imposta dalla produzione Ponti/De Laurentiis, mentre i collaboratori sono tutti di primordine: dalla fotografia dovuta a due grandi, Jack Cardiff e Aldo Tonti, alle musiche di Nino Rota, agli arredamenti di Piero Gherardi. Ed anche al regista della seconda unità, Mario Soldati, che diresse delle "gustose" scene di battaglia, girate queste con la partecipazione dell'esercito italiano che mise a disposizione 5000 fanti ed 8000 cavalleggeri: meno di quanti parteciparono alle campagne napoleoniche. Si sa, noi italiani tra la guerra e la pace siamo sicuramente per la seconda: e tra partecipare ad una battaglia vera o a delle riprese cinematografiche siamo anche qui per la seconda. Va be', bando alle celie e godetevi la Top 20 dell'annata.


- Box Office Italia -
I 20 maggiori incassi della stagione 1956/57

  1. Guerra e pace di King Vidor
    Audrey Hepburn - Henry Fonda - Mel Ferrer - Vittorio Gassman - Oscar Homolka - Herbert Lom - John Mills - Anita Ekberg - Anna Maria Ferrero - Milly Vitale - Marisa Allasio - Helmut Dantine

  2. Trapezio (Trapeze) di Carol Reed
    Burt Lancaster - Gina Lollobrigida - Tony Curtis - Katy Jurado

  3. Incantesimo (The Eddy Duchin story) di George Sydney
    Tyrone Power - Kim Novak - Victoria Shaw - James Whitmore

  4. Picnic (Picnic) di Joshua Logan
    William Holden - Kim Novak - Rosalind Russell - Susan Strasberg - Cliff Robertson

  5. Il conquistatore (The conqueror) di Dick Powell
    John Wayne - Susan Hayward - Pedro Armendariz - Agnes Moorehead

  6. Via col vento [ried] (Gone with the wind) di Victor Fleming
    Vivien Leigh - Clark Gable - Leslie Howard - Olivia de Havilland - Hattie McDaniel

  7. Poveri ma belli di Dino Risi
    Marisa Allasio - Maurizio Arena - Renato Salvatori - Alessandra Panaro - Lorella De Luca

  8. Sangue misto (Bhowani junction) di George Cukor
    Ava Gardner - Stewart Granger - Bill Travers - Abraham Sofae

  9. Anastasia (Anastasia) di Anatole Litvak
    Ingrid Bergman - Yul Brynner - Helen Hayes - Akim Tamiroff

  10. Il gigante (The Giant) di George Stevens
    Elizabeth Taylor - Rock Hudson - James Dean - Carroll Baker - Dennis Hopper - Sal Mineo - Rod Taylor

  11. Il ferroviere di Pietro Germi
    Pietro Germi - Luisa Della Noce - Saro Urzì - Edoardo Nevola - Sylva Koscina

  12. Rififi (Du Rififi chex les hommes) di Jules Dassin
    Jean Servais - Robert Manuel - Carl Mohner - Magali Noel - Robert Hossein

  13. Michele Strogoff di Carmine Gallone
    Curd Jürgens - Genevieve Page - Sylva Koscina - Gerard Buhr - Françoise Fabian

  14. Souvenir d'Italie di Antonio Pietrangeli
    June Laverick - Isabelle Corey - Gabriele Ferzetti - Ingeborg Schoener - Vittorio De Sica - Alberto Sordi - Massimo Girotti

  15. Guaglione di Giorgio C. Simonelli
    Mario Girotti - Dorian Gray - Tina Pica - Giulia Rubini

  16. Come le foglie al vento (Written on the wind) di Douglas Sirk
    Rock Hudson - Lauren Bacall - Robert Stack - Dorothy Malone

  17. Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque
    Totò - Peppino De Filippo - Teddy Reno - Nino Manfredi - Vittoria Crispo - Mario Castellani - Dorian Gray

  18. L'uomo che sapeva troppo (The man who knew too much) di Alfred Hitchcock
    James Stewart - Doris Day - Bernard Miles - Brenda de Banzie

  19. Le schiave di Cartagine di Guido Brignone
    Gianna Maria Canale - Jorge Mistral - Marisa Allasio

  20. Il cigno (The Swan) di Charles Vidor
    Grace Kelly - Alec Guinness - Louis Jourdan - Agnes Moorehead

NB: Fare riferimento alla nota metodologica per le fonti utilizzate e per i dettagli su come la classifica è stata ottenuta.

Commento alla classifica

Dei primi 20 maggiori incassi, 1 solo non è di produzione americana o italiana: Rififi, classico film di gangster imbastito sulla narrazione di un "colpo grosso" che ribadisce i canoni del genere: la tecnica del "buco", l'organizzazione perfetta, il successo del colpo, il contrattempo che fa vanificare il tutto. E poi, l'esecuzione del colpo tutta narrata tramite la celebre sequenza muta di mezz'ora. Per la verità si tratta di un film "francese" per modo di dire: il regista, Jules Dassin, è americano e fu costretto all'esilio in Europa perchè era finito nella solita lista nera del Comitato per le Attività Antiamericane del senatore McCarthy, denunciato come "comunista" dal regista Edward Dmytryk. Questo è il suo primo film dopo una interruzione forzata di 5 anni: fu accolto trionfalmente al Festival di Cannes nel 1955, dove vinse il premio per la miglior regia. Piuttosto noto anche il motivo conduttore dovuto a Georges Auric, ripreso in Italia da Fred Buscaglione e da Van Wood (sì, quello delle prime edizioni di "Quelli che il calcio il calcio"). Ah, per inciso, senza questo film non ci sarebbe stata la serie TV "Mission: Impossible" ed i film da essa tratti.

Per il resto, continua la marcia di avvicinamento della produzione italiana a quella americana: degli altri 19 film in classifica, 8 (1 in più rispetto alla stagione precedente) sono di produzione italiana. Il secondo miglior incasso italiano (dietro Guerra e pace, di cui abbiamo già riferito) è Poveri ma belli, colpaccio riuscito a Dino Risi che crea delle vere e proprie maschere popolaresche lanciando, pressochè dal nulla, personaggi che diverranno delle icone italiote anni '50: la supermaggiorata Marisa Allasio, i "bulli" Maurizio Arena e Renato Salvatori, le ragazze della porta accanto Alessandra Panaro e Lorella De Luca. Ah, tutti i 6 interpreti principali furono doppiati, confermando che a cinema la spontaneità non la si può improvvisare...

Il terzo incasso italiano è l'insopportabile Il ferroviere dell'ancora più insopportabile Pietro Germi con il suo moralismo d'accatto: rappresentazione patetica di una famiglia proletaria, in cui il regista si ostina a proporsi anche come attore (non rinunciando però a farsi doppiare). Nel ruolo della figlia un po' libertina del ferroviere, Sylva Koscina, al suo primo ruolo importante.
L'attrice è anche tra le protagoniste di un altro film in classifica, Michele Strogoff (13° posto) banale coproduzione italo-francese del romanzo di Jules Verne sul "corriere dello zar", incaricato di attraversare la Siberia per riferire della ribellione dei Tartari. Ancora un'altra coproduzione storico-mitologica (questa volta italo-spagnola) al 19° posto, l'inguardabile fumettone Le schiave di Cartagine, che annovera tra le schiave la divetta del momento: la procacissima Marisa Allasio.

Una famosa canzone napoletana di successo, Guaglione, composta da Nisa e Funciulli e portata al successo da Aurelio Fierro e Renato Carosone fornisce il titolo ad un tentativo di melodramma all'italiana. Il tentativo non riesce granchè dal punto di vista artistico, ma sembra pienamente riuscito per il box office, a giudicare dagli incassi copiosi ottenuti in provincia ed al Sud (quasi inesistenti invece nelle sale di prima visione) che lo portano al 15° posto della classifica (6° tra gli incassi italiani). Lo sbarbatello protagonista della vicenda è il futuro Terence Hill che all'epoca compariva con il suo vero nome: Mario Girotti. La protagonista era tale Dorian Gray, che non ha niente a che vedere con il celebre ritratto, ma che era invece una soubrette di successo all'epoca.
Tant'è che compare anche in diversi film di Totò, come quello in classifica al 17° posto, Totò, Peppino e la malafemmina, interpretando appunto la "Malafemmina". Anche il richiamo nel titolo ad una celebre canzone (composta dallo stesso Totò e dedicata, pare, alla sbandata che il nostro più grande comico ebbe per Silvana Pampanini) è d'obbligo per spingere il film tra il pubblico più popolare. Il film è si ricorda soprattutto per la mitica scena della dettatura della lettera di Totò a Peppino ("punto, due punti e punto e virgola; abbondiamo").
Souvenir d'Italie (14°), tratta delle avventure di tre turiste straniere in vacanza in Italia, pretesti per un più o meno banale film del filone turistico, a dispetto delle comparsate altisonanti di De Sica (padre), Sordi e, udite udite, Dario Fo che fa la guida di un castello.

Gli altri film in classifica sono tutti americani ed appartengono quasi tutti al genere dove essi eccellono: il melodramma. Ad iniziare da uno dei massimi film-cult del genere, Come le foglie al vento (17° posto) del "maestro" Douglas Sirk: kitsch irresistibile con un'eccezionale eleganza di scrittura e scanzione dei fatti, raccontati attraverso un linguaggio violento, giocato sul furore cromatico e i movimenti di macchina. Le serie TV degli anni '70 e '80 Dallas e Dynasty gli devono sicuramente molto.
Per continuare con il film 2° in classifica, Trapezio, melodramma rovente ambientato in un circo francese (ex trapezista celebre, divenuto zoppo che insegna l'arte a un giovane, con la Lollobrigida a chiudere l'immancabile triangolo). L'atletico protagonista Burt Lancaster girò le varie sequenze al trapezio quasi sempre senza controfigura.
Una sfavillante Kim Novak è la protagonista dei due film al 3° e 4° posto. Il primo è un pedante e caramelloso melodramma sulla vita romanzata del pianista e direttore d'orchestra statunitense anni '30, Eddy Duchin, distribuito in Italia con il titolo Incantesimo, interpretato da un insopportabile Tyrone Power (doppiato al piano dalla famosa pianista Carmen Cavallero).
Il secondo è nella migliore tradizione del melodramma sudista, Picnic, racconto amarissimo sulla provincia americana che mette in risalto il sex-appeal dei protagonisti (oltra alla Novak, c'è un William Holden all'apice della forma fisica). Famosissimo negli States, meno da noi, il tema d'amore dal film, "Moonglow", inciso da una miriade di interpreti tra cui Morris Stoloff, Gilbert Cates e le McGuire Sisters.

Ed a proposito di melodrammoni, da notare la presenza in classifica (5° posto) di una delle tante riedizioni del film forse più famoso di tutta la storia del cinema: Via col vento. Questa è comunque solo la prima riedizione in quanto il film era stato distribuito in Italia solo qualche anno prima, nel 1949 per la precisione, cioè 10 anni dopo la sua uscita negli States, causa le note vicende storiche e l'imminente periodo bellico. Negli anni successivi continuerà ad essere rieditato, sempre con discreto successo: il pubblico sembra non stancarsi di rivederlo, nonostante la sua lunghezza monstre: quasi 4h di durata.
Ed a proposito di durata e di drammone epico, il film al 10° posto, Il gigante, sembra voler fare il verso al celebre drammone sudista: una saga familiare in stile Via col vento alla texana (il gigante del titolo è il Texas, il maggiore degli stati americani). Tanti i temi al fuoco: razzismo, matrimoni misti, bigottismo, conflitto tra generazioni, ossessioni psicoanalitiche. I protagonisti ufficiali sono Rock Hudson e Liz Taylor, ma il film viene loro "rubato" da James Dean, che è sicuramente il personaggio più carismatico del film. E' uno dei suoi soli tre film, ed anche l'ultimo in quanto morì di incidente automobilisto prima ancora che il film fosse terminato.

Il kolossal storico ha anche in questa stagione i suoi rappresentanti, mediocri per la gran parte. Al 6° posto un improbabile John Wayne nel ruolo nientemeno che di Gengis Kahn, nel filmone RKO girato senza risparmi di mezzi: Il conquistatore. Filmato nel deserto della Mongolia, vicino ad un luogo usato per esperimenti atomici: quasi la metà dei membri della troupe, incluso John Wayne stesso, morì di cancro nei 30 anni successivi.
Sempre ambientato nel lontano Oriente il film all'8° posto, Sangue misto, kolossal atipico anche perchè l'unico del regista George Cukor, più avvezzo a giocare con le sfumature e le sottigliezze degli animi femminili piuttosto che con i grossolani machismi tipici di film storici, biblici o mitologici. Comunque anche qui c'è un bel ritratto femminile, una ardita Ava Gardner all'apice della forma.
Un'altra celebre attrice è la protagonista dell'altro kolossal storico, Anastasia, storia di una povera ragazza russa smemorata che viene fatta passare per la figlia dello zar Nicola II. La Bergman fu ricompensata con un oscar per essere ritornata ad Hollywood dopo la lunga parentesi eretica italiana al fianco di Rossellini.

Gli ultimi due film in classifica sono legati idealmente da una stessa presenza-assenza, quella della spelndida Grace Kelly. Presente come protagonista nell'elegante e frivolissimo Il cigno, dove interpreta una fanciulla che alla fine si decide a sposare il suo spasimante: un principe ereditario. Ed indovinate cosa fece qualche mese dopo? Sposò effettivamente il principe Ranieri di Monaco. Quando si dice che il cinema anticipa la realtà. Lasciando così orfano Alfred Hitchcock per cui Grace era l'attrice ideale che realizzava il suo sogno-incubo: morire tra le braccia di una gelida bionda. Per tutto il resto della sua vita cercò di rimpiazzare la Kelly con dei surrogati (Kim Novak, Eve Marie Saint, Tippi Hedren) con vicende alterne. Sicuramente non ci provò con la protagonista del suo film di quest'anno, L'uomo che sapeva troppo, nonostante riesca a tirar fuori il meglio dalla "casalinga" Doris Day. Film celebre sia per la canzone leit-motif, Que sera sera, interpretata dalla stessa D.Day sia per la magistrale scena alla Royal Albert Hall, dove la partitura e direzione musicale della London Symphony Orchestra da parte di Bernard Herrmann (il compositore preferito di Hitchcock) si integra perfettamente con l'azione. Uno dei tanti capolavori di Hitchcock degli anni '50.


Oltre i primi 20

Esaminiamo ora i film più interessanti tra quelli oltre la 20-esima posizione in classifica.

  • Lassù qualcuno mi ama (Somebody Up There Likes Me), di Rober Wise; con: Paul Newman - Pier Angeli.
    La vicenda è ispirata alla storia di Rocco Marciano (che qualche decennio dopo ispirerà anche la saga di Rocky) e prima grande affermazione di Paul Newman, che si porta dietro il puro "stile" Actor's Studio e si pone sulla scia divistica di Marlon Brando, pronto a raccogliere l'eredità di James Dean (per cui la parte era stata prevista).

  • Sentieri selvaggi (The Searchers), di John Ford; con: John Wayne - Jeffrey Hunter - Vera Miles - Natalie Wood.
    Con la mitica Monument Valeey sullo sfondo, uno dei migliori western del massimo maestro del genere, anche se personalmente non ne ho mai saputo apprezzare la grandezza. Lo citiamo per dovere di cronaca.

  • Il seme della violenza (The Blackboard Jungle), di Richard Brooks; con: Glenn Ford - Sidney Poitier - Anne Francis.
    Il film è relativamente mediocre, tutto giocato sul mito del buon educatore (il filone di L'attimo fuggente e di Mona Lisa Smile), cui fa riferimento il titolo originale: "la giungla di lavagne". Ma rimarrà nella storia del cinema per un pezzo inserito nella colonna sonora: quel Rock around the clock, divenuto il manifesto dello stile musicale che avrebbe cambiato la musica per sempre, il rock'n' roll. Il pezzo era stato inciso l'anno prima da Bill Haley and His Comets ed era passato più o meno inosservato. Brooks, con l'unica vera intuizione geniale del film, lo inserì nei titoli di testa e di coda associandolo per sempre alla ribellione giovanile, a dispetto sinanche della "paciosità" con cui si presentavano Bill Haley e le sue Comete, abbigliati con abiti tutti uguali come si usava nelle orchestre di quegli anni. Le cronache, non si quanto pompate da qualche ufficio marketing, raccontano di sedie divelte dagli spettatori che si lanciavano in selvaggie danze rock. Fatto sta che il pezzo è diventato quello più venduto della storia della storia del rock: 26 milioni di dischi venduti, tant'è che continuava ad essere in classifica ancora nel 1965.

  • Bulli e pupe (Guys and Dolls), di Joseph L. Mankiewicz; con: Marlon Brando - Frank Sinatra - Jean Simmons.
    Altro film famoso più per le qualità musicali che per le sue qualità filmiche. Tratto dal celebre musical di Broadway firmato da Abe Burrows e Jo Swerling (Samuel Godwyn acqusità i diritti per 1 milione di dollari), è zeppo di tante belle canzoni scritte da Frank Loesser, di cui la più famosa è A woman in love, nel film cantata in playback da Marlon Brando che, fortunatamente, non si prende sul serio.

  • I diabolici (Les diaboliques), di Henri-Georges Clouzot; con: Simone Signoret - Vera Clouzot - Charles Vanel - Paul Meurisse.
    Splendido dramma criminale nella grande tradizione del film noir francese, con un ottimo ritmo ed una suspense ininterrotta. Rifatto nel 1996 a Hollywood (Diabolique con Sharon Stone e Isabelle Adjani), con risultati piuttosto penosi cui non è estraneo il contributo delle due attrici.

  • Moby Dick, la balena bianca (Moby Dick), di John Huston; con: Gregory Peck - Richard Basehart - Orson Welles.
    Il rischio di banalizzare il grande romanzo di Melville e la ribellione verso Dio (metaforizzato dalla balena) del capitano Achab c'era tutto ma fortunatamente Huston, ed il suo sceneggiatore Ray Bradbury, non ci sono cascati. Eccezionale la fotografia di Oswald Morris, ispirata alle stampe dell'epoca. Grandiosa particina per Orson Welles.

  • Riccardo III (Richard III), di Laurence Olivier; con: Laurence Olivier - John Gielgud - Ralph Richardson - Cedric Hardwicke.
    Una delle migliori riduzioni cinematografiche del teatro di Shakespeare, se non altro per l'eccezionale insieme di attori shakespeariani presenti. Per quelli che confondono i vari personaggi di Shakespeare, Riccardo III era quello della celebre battuta: "Il mio regno per un cavallo" a seguito della sconfitta nella battaglia di Bosworth.

  • Il pianeta proibito (The Forbidden Planet), di Fred. M. Wilcox; con: Walter Pidgeon - Anne Francis - Leslie Nielsen.
    E' divenuto un cult-movie del filone fantascientifico. Fantasiosa rielaborazione in chiave psicanalitca de "La tempesta" di Shakespeare, si ricorda anche per uno dei primi personaggi-robot dello schermo. Una chicca scoprire a cosa servono a cosa servono i misteriosi marchingegni del professor Morbius, unico sopravvissuto di una colonia terrestre sul lontano pianeta.

  • La Signora Omicidi (The Ladykillers), di Alexander Mackendrick; con: Alec Guiness - Katie Johnson - Peter Sellers.
    Prototipo di humour britannico, un po' sopravvalutato all'epoca, però con una eccellente coppia di attori. Rifatto recentemente con Tom Hanks nel ruolo che fu di Alec Guinness.

  • Baby Doll, la bambola viva (Baby Doll), di Elia Kazan; con: Karl Malden - Eli Wallach - Carroll Baker.
    Drammone sudista tratto dal solito Tennessee Williams, probabilmente è il film eroticamente più spinto distribuito negli USA sino a quell'anno, ovviamente condannato per immoralità dal cardinale di turno dal pulpito della cattedrale di St. Patrick a New York. Carroll Baker divenne immediatamente celebre ed entrò trionfalmente nella storia del costume, anzi della biancheria, tant'è che il termine ormai usuale di "baby-doll" prende il nome proprio dal titolo di questo film.

  • La traversata di Parigi (La traversée de Paris), di Claude Autant-Lara; con: Jean Gabin - Bourvil - Louis De Funes - Jeannette Betti.
    Una ballata grottesca ed amara, uno dei migliori film del regista, con una eccellente interpretazione di Bourvil (premiato a Venezia), che insieme a Gabin dà vita a gustosi duetti.

  • L'arpa birmana (Biruma no tategoto), di Kon Ichikawa; con: Shoji Yasui - Rentaro Mikuni.
    Uno dei più famosi film giapponesi del decennio, insieme ai grandi classici di Kurosawa e Mizoguchi, presentato e premiato a Venezia. Ambientato in Birmania alla fine della 2a guerra mondiale, resta uno dei classici del pacifismo cinematografico.

  • Eliana e gli uomini (Elena et les hommes), di Jean Renoir; con: Ingrid Bergman - Mel Ferrer - Jean Marais.
    Come il precedente French Cancan, un film di evasione, quasi un'operetta, un divertissement tra patriottismo francese e sentimentalismo.


Oltre la classifica

Non sempre i film in classifica, sopratutto quelli nelle prime posizioni, sono quelli che restano nell'immaginario collettivo. Elenchiamo i film usciti in quest'annata che non hanno avuto fortuna al botteghino ma che sono divenuti ugualmente dei classici.

  • Il settimo sigillo (Det Sjunde inseglet), di Ingmar Bergman; con: Max Von Sydow - Gunnar Bjornstrand - Gunnel Lindblom - Bibi Andersson.
    Uno dei più famosi film di Bergman (non necessariamente il più bello), ricco di sequenze suggestive e memorabili: la partita a scacchi con la morte sulla riva del mare o la danza macabra finale (indovinate che vince la partita...).

  • Rapina a mano armata (The Killing), di Stanley Kubrick; con: Sterling Hayden - Coleen Gray - Maria Windsor - Elisha Cook jr.
    Inizia la serie dei grandi capolavori di uno dei più grandi registi di tutti i tempi. Sul tema piuttosto usuale del colpo grosso, Kubrick interrompe continuamente la continuità narrativa per consentire allo spettatore di seguire lo svolgimento dell'azione secondo diverse prospettive. Diverse le sequenze famose, una per tutte: la dispersione al vento del bottino. S.Hayden era stato, cinque anni prima, anche il protagonista di Giungla d'asfalto con cui questo fim ha diversi punti in comune.

  • Quando la città dorme (While the City Sleeps), di Fritz Lang; con: Dana Andrews - Rhonda Fleming - George Sanders - Ida Lupino.
    Raffinatissima regia di Lang per questo affresco infernale di un pessimismo assoluto, in cui non si salva nessun personaggio. Magistrale ambientazione giornalistica ed un ritratto feroce della società americana.

  • L'invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers), di Don Siegel; con: Kevin McCarthy - Dana Wynter - Carolyn Jones.
    Cult movie della fanstascienza anni '50, con i mitici baccelloni alieni che a poco a poco occupano i corpi degli abitanti di una tranquilla cittadina americana. Parabola di sottile ambiguità tant'è che fu letto sia come una metafora anticomunista (per la parte iniziale) che antimaccartista (per il finale). Rifatto un paio di volte negli anni successivi, ma entrambi i film sono dimenticabilissimi.

  • La strada della vergogna (Akasen chitai), di Kenji Mizoguchi; con: Machiko Kyo - Ayako Wakai - Aiko Mimasu - Michiyo Kogure - Kumeko Urabe - Yasuko Kawakami.
    Ultimo film di Mizoguchi ed ancora una riflessione pessimista sulla condizione della donna in giappone. E' la storia di 5 prostitute di cui solo una riesce dalla sua condizione ma attraverso l'avidità e l'inganno.

  • Il mondo del silenzio (Le monde du silence), di Jacques-Yves Cousteau & Louis Malle; [documentario].
    Uno dei pochi (se non l'unico) documentari che hanno vinto la Palma d'Oro a Cannes. Girato dal famoso documentarista Costeau, si avvale della collaborazione di Louis Malle.

  • Prima linea (Attack!), di Robert Aldrich; con: Jack Palance - Eddie Albert - Lee Marvin.
    Più che un film contro la guerra, un film contro coloro che la fanno male. Quindi un film piuttosto guerrafondaio. Comunque Aldrich è uno che sa fare cinema ed il suo stile è di una modernità assoluta.

Beh, anche per quest'anno, non ci si può lamentare.

Classifica precedente: Stagione 1955/56

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che il ferroviere sia insopportabile e patetico è una gran bella cazzata... Ne sai di cinema, eccome se ne sai... Informarsi su Germi sarebbe meglio... Senza di lui non si sarebbe potuto avere "Amici miei", "Divorzio all'italiana" per la società italiana è un film fondamentale, "Il ferroviere" anticipa "La classe operaia va in paradiso"... Quello che tu chiami patetismo è, come ricordano i critici, lo stesso discorso che valeva per Frank Capra... Vabbè, fiato sprecato con uno come te... Meno male che non sei un critico, e che la critica dice ben altro...

davide chiappetta ha detto...

peccato per la sezione "Oltre la classifica" tutti capolavori ignorati in quelli anni e ora osannati da tutti, in particolare il bellissimo "Rapina a mano armata"

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