15 giugno 2005

A cosa servono i diritti d'autore

C'è chi afferma che la Laura di Petrarca fosse una dodicenne e che la Beatrice di Dante fosse una bimbetta di 9 anni. Ascrivendo così i più celebrati poeti italiani nella schiera dei pedofili. Schiera, tra l'altro, ricca di personaggi riveriti socialmente quali il matematico e scrittore Lewis Carroll (Alice nel paese delle meraviglie), il musicista Benjamin Britten o il generale Montgomery, solo per citare i primi nomi che mi vengono in mente.

E' di ieri la notizia che la celebre pop star Michael Jackson, reiteratamente accusato di pedofilia, è stato assolto con formula piena da un tribunale californiano. Non ci interessa, e nè ovviamente siamo in grado, di stabilire se le accuse di pedofilia erano fondate o meno, e nè ci interessa ergerci a censori dell'uno (il Jackson) o dell'altro (il tribunale).

Ciò che vogliamo rilevare è che non è la prima volta che Jacko (come viene chiamato dai suoi fan) è stato accusato di pedofilia: dieci anni fa era stato coinvolto in un caso analogo e ne era uscito indenne ricorrendo al suo ingente patrimonio finanziario: con un assegno di 20 milioni di dollari alla famiglia del piccolo Chandler. Ed anche nella causa attuale, il potersi permettere il pagamento di ulteriori 20 milioni di dollari di spese legali sicuramente ha giovato alla sua assoluzione.

Jackson è comunque in cattive acque finanziarie, oberato come sembra da oltre 200 milioni di dollari di debito che è riuscito ad accumulare grazie al suo bizzarro stile di vita. E ciò, nonostante gli immensi proventi derivanti dai diritti d'autore delle sue canzoni (è l'autore dell'album più venduto della storia della musica: Thriller, 1983) e, sopratutto, dalle canzoni dei Beatles di cui detiene i diritti.

Già. Cosa c'entra Michael Jackson con le canzoni dei Beatles? Beh, ogni volta che una canzone dei Beatles quale "Yesterday" o "Hey Jude" viene usata in una pubblicità, in un film, a teatro, in uno spettacolo televisivo, in un programma radiofonico, al bar, in discoteca, o sinanche in una suoneria per cellulare, una parte dei proventi vanno a Michael Jackson, contribuendo a finanziarne il suo stile di vita, ed a farlo uscire indenne da processi di pedofilia.

Già. La favola perennemente propagandata a proposito del copyright è che i proventi generati servono per la sopravvivenza degli autori che, altrimenti, non "creerebbero". Risulta piuttosto sorprendente che tali diritti vengano percepiti invece da persone che non c'entrano granchè con gli autori. E sopratutto, che tali diritti continuino ad essere percepiti a decenni dalla scomparsa dell'autore (e risulta difficile comprendere come il continuare a retribuire un autore scomparso da decenni possa costituire un incentivo a fargli scrivere ulteriori brani...).

Già, come si diceva: a cosa servono i diritti d'autore...

6 commenti:

Mauro ha detto...

Ciao HPI, e benvenuto su Blogger!

Dopo aver chiuso UrbaniWarBlog mi sono trasferito e continuo a seguire anche io il post-Urbani. Come atto dovuto, ti ho già dedicato un articolo qui


A presto,
Mauro

chartitalia ha detto...

Ciao Mauro,
piacere di risentirti.
Ricambierò inserendoti tra i miei link, appena rimetto le mani sul template...

A proposito, avrei bisogno di una consulenza su feed, rss e dintorni: ci ho capito poco.

1 abbraccio

gparker ha detto...

I diritti d'autore sono come la pensione, perchè una vedova deve continuare a percepire la pensione del marito? E' il riconoscimento monetario che ti deriva dalla tua creazione, è assolutamente legittimo che un'opera d'ingegno abbia un proprietario, poichè c'è qualcuno che l'ha partorita. Poi il proprietario è libero di farne ciò che vuole dunque anche venderla che ne trarrà profitto al posto suo.
Non va visto dal punto di vista del sostentamento per non morire di fame, va visto dalpunto di vista "Ho creato qualcosa e lo metto in commercio, nessuno vi obbliga ad usarlo, ma se lo fate mi pagate perchè è mio."

chartitalia ha detto...

Caro gparker,
complimenti per i tuoi post sul cinema, ma per quanto riguarda il diritto d'autore siamo propri ai primordi: come dire, mancano i fondamentali. Per fartene un'idea, prova a dare uno sguardo al documento Il diritto d'autore nell'era di internet, e poi ne riparliamo.
Solo una cosa: gli autori (o meglio, alcuni autori) ed ancora di più gli editori, guadagnano cifre più o meno spropositate durante la loro attività e nessuno vieta loro di utilizzare parte dei loro proventi per farsi la loro pensione, esattamente come fanno tutti gli altri lavoratori e professionisti: la rendita garantita dal diritto d'autore è aggiuntiva rispetto alla pensione che tutti hanno la possibilità di farsi. Ah, tale rendita è di 70 anni dopo la morte dell'ultimo degli autori di un'opera, e può quindi superare tranuillamente i 100 anni: azz, ma quanto vivono le vedove degli autori?
Dopodichè ti dico che il sistema dei diritti d'autore ti obbliga a pagare anche se tu non vuoi. Un solo esempio: quando tu acquisti un qualsiasi prodotto in un supermercato, nel prezzo stai pagando la campagna pubblicitaria ed implicitamente, i diritti d'autore per la colonna sonora utilizzata; ma anche quando salvi su un cd le foto delle tue vacanze, stai pagando i diritti d'autore perchè lo stato ti considera un criminale a priori, e ti tassa. E quelle tasse, in proporzione, vanno a finanziare anche il "bizzarro" stile di vita di M.Jackson.
Un saluto.

gparker ha detto...

Se il diritto d0autore è valido fino a 70 anni dopo la morte dell'autore ci sarà un motivo, cioè se all'origine fu deciso così ci sarà stata una ragione, che magari ora ha poco senso di esistere ma allora era ragionevole.
Non si può ragionare sul diritto d'autore pensando a Michael Jackson perchè quello è l'1% degli artisti che percepiscono i diritti, è un caso fuori dal normale di qualcuno con un successo incredibile, dunque ogni cosa che lo riguarda è sproporzionata. Dato quanto vende i suoi dischi dovrebbero costare meno, perchè che se ne fa di tutti quei soldi? Però i dischi costano quel che costano (e non parlo dei prezzi italiani) perchè ci sono moltissimi artisti che ci sopravvivono appena e quel prezzo per loro è legittimo, come è legittimo il diritto d'autore esercitato in questa maniera che gli consente davvero di "sopravvivere".

chartitalia ha detto...

Ri-caro ri-gparker,
beh se tutte le tue argomentazioni si riducono a: se è così è perchè una ragione ci deve essere, a quest'ora potremmo ancora indossare il gonnellino dei centurioni o continuare a credere che il sole giri intorno alla terra...
va beh, te lo fornisco io un motivo perchè il diritto d'autore dura 70 anni dopo la morte dell'autore: i grandi editori (le major), grazie ad un'azione di lobby che agisce su organismi sovranazionali quali WTO, WIPO, OCSE, e simili, riescono a far passare normative che poi, a cascata, i vari stati nazionali si trovano costretti ad approvare.
Tieni presente che all'origine (sino all'inizio dello scorso secolo) la durata del copyright era di 14 anni dalla pubblicazione dell'opera e che in un secolo l'anno estesa di un secolo e che questa è la tendenza in atto: ogni X anni viene estesa di X anni, portando la durata del diritto d'autore ad un tempo illimitato.

E sempre per parlare delle origini, questo è l'articolo della costituzione americana (tuttora in vigore) che disciplina il diritto d'autore: "Congress shall have the power to promote the progress of science and useful arts, by securing for limited times, to authors and inventors, the exclusive right to their respective writings and discoveries" [trad. lett: Il Congresso avrà il potere si promuovere il progress della scienza e delle arti utili, assicurando per un tempo limitato, ad autori e inventori, il diritto esclusivo sulle rispettive opere].

Capito caro amico? Il diritto d'autore non ha niente a che vedere con la proprietà individuale (è mio e ne faccio quello che voglio) ma è solo un mezzo per promuovere il progresso della scienza e delle arti, assicurando ai vari autori, per un periodo limitato, dei diritti di sfruttameto esclusivo.

Beh, il periodo limitato è passato da 14 anni ad oltre 1 secolo in meno di 1 secolo. Rinnovo la domanda: a cosa servono i diritti d'autore?