10 agosto 2005

Wikipedia: un'utopia realizzata

Wiki in linguaggio hawaiiano significa "veloce". Tale termine è entrato a far parte della terminologia informatica recente ed indica un programma web che permette a chiunque di aggiungere contenuti. Ciò perchè quattro anni fa Larry Singer, filososo, Ben Kovitz, informatico e Jim Wales, imprenditore, diedero vita alla prima enciclopedia "aperta" on-line, che chiamarono, appunto, Wikipedia, in onore alla velocità con cui è possibile costruirla. Sì, costruirla, e non solo consultarla.

Già, perchè wikipedia consente a chiunque di inventarsi redattore di questa sterminata opera collettiva: basta avere una competenza qualsiasi, un pizzico di passione ed un collegamento ad internet e si possono creare nuove voci o modificare quelle esistenti. E le modifiche apportate sono immediatamente disponibili in linea per la consultazione. Ah, il tutto rigorosamente free. Che, a seconda dei propri gusti, può essere tradotto come gratis o come libero. "L'enciclopedia libera" è infatti l'epigrafe che accompagna il logo di wikipedia. Libera dall'oppressione dei diritti d'autore, per esempio. Tutti gli articoli di wikipedia sono rilasciate sotto la licenza GNU Free Documentation License, ciò significa che i testi possono essere copiati, riprodotti, distribuiti, modificati ed anche venduti, a patto di mantenere la medesima licenza e di citare le fonti. Non sono quindi ammessi contributi coperti da diritti d'autore.

Il successo di wikipedia è devastante: quasi 2 milioni di voci già disponibili on line, che crescono al ritmo del 7% mensile (pari al 225% annuo), in 195 lingue differenti. Se vi collegate alla home page di Wikipedia potete avere un'idea diretta dei numeri raggiunti. La versione inglese di wikipedia naturalmente è la più sviluppata con oltre 600.000 voci, seguita da quella tedesca con 270.00 e francese con oltre 130. Numeri da far impallidire le due maggiori enciclopedie di riferimento in lingua inglese: 80.000 per la Enciclopedia Britannica su carta e 4.500 per la Encarta su digitale. Al riguardo, anche la "povera" versione italiana risulta un gigante, con le sue 50.000 voci e passa.

Certo, la forza di wikipedia potrebbe coincidere con il suo limite: la facilità con cui è possibile aggiungere e modificare voci ha insito il rischio di mettere in circolazione informazioni inaccurate o errate. Ma gli anticorpi del sistema esistono e sinora hanno funzionato egregiamente: ogni pezzo di informazione immesso viene passato al setaccio dagli altri utenti e corretto o rigettato immediatamente. Insomma, si applica quella che gli scienzati chiamano swarm intelligence, "intelligenza dello sciame", che in natura si applica a comunità quali le api e le formiche: l'intelligenza della comunità non è data da un determinato membro privilegiato ma nasce in modo collettivo, grazie ad un meccanismo molto importante chiamato retroazione positiva.

E le cose più interessanti di questo scorcio di secolo stanno avvenendo esattamente nella stessa direzione: lo sviluppo esplosivo di Internet, l'affermazione di un sistema operativo quale Linux. Entrambi esempi di entità che si sono sviluppate grazie allo sforzo collettivo e spontaneo dei singoli utenti piuttosto che a quello di qualche entità centralizzata.

Wikipedia, Internet e Linux sono tutti esempi riusciti di utopie. Utopie che nascono dalle esigenze profonde della conoscenza umana, trasformate in progetti concreti: il conoscere inteso come un processo dinamico, aperto a tutti, e frutto non solo di un impegno individuale, ma anche di una profonda collaborazione e di un intenso confronto tra menti disposte a condividere abilità e intelligenza.

Naturalmente, aspettiamoci dei tentativi di affossamento di tali utopie da parte delle lobby di editori e detentori di "diritti" vari: gli attacchi ad internet sono sotto gli occhi di tutti; quelli a linux li sta portando avanti la SCO; quelli a wikipedia potrebbero prendere la forma di attacchi vandalistici ai contenuti pubblicati, sfruttando la capacità per chiunque di modificarli.

Certo è che, se tali modelli si impongono su scala universale, il diritto d'autore come l'abbiamo conosciuto sinora, diverrà un ferrovecchio di cui gli stessi "detentori" non sapranno bene cosa farsene.

2 commenti:

Orlando R ha detto...

Caro ChartItalia

Avrai sicuramente seguito le polemiche suscitate da un commento, uscito su Civiltà Cattolica di luglio, a proposito dei "punti deboli" di Wikipedia.
Proprio per la sua apertura a qualsiasi collaborazione, per la sua "democraticità" (le mie conoscenze su un determinato argomento valgono come quelle di qualsiasi altro collaboratore a Wikipedia), il gesuita Antonio Spadaro ritiene inaffidabile il lavoro "wiki".

La rete, e gli stessi utenti internet (intesi sia come collettività che come singoli) costituiscono per la Chiesa, e per chiunque ritenga di poter esercitare un controllo sulle informazioni, un inevitabile pericolo. Di qui l'etichetta di "relativismo", e l'atavica paura della Chiesa Cattolica di perdere il controllo sulla cultura e sui contenuti delle informazioni.
Non illudiamoci: la strada è ancora lunga, se solo pensiamo a come siano riusciti anche recentemente a oscurare e a boicottare i quattro referendum. Bisogna ancora darsi da fare per proporre e far accettare un cambiamento delle regole anche della cultura, e di questo desidero pubblicamente ringraziarti, anche per questo blog che è la dimostrazione del tuo quotidiano "accanimento" in questo senso, per un impegno che va al di là del semplice argomento musicale, da cui ha preso vita tutto il progetto, e al quale anch'io spero di dare un modesto contributo, proprio nello spirito "wiki" che mi ha animato fin dal primo momento in cui ho accettato di collaborare.

chartitalia ha detto...

Caro Orlando,
certo che ho letto l'articolo del gesuita Spadaro. Ma ritengo che sia stato ampiamente travisato e pochi lo hanno letto per intero, accontendandosi dei giudizi e delle interpretazioni riportate dalla stampa. Se lo si legge per intero (riporto qui per comodità il link all' articolo originale), ci si rende conto che in realtà è una eccellente analisi del fenomeno wiki, con evidenziazione dei limiti, certo, ma anche dei tanti pregi.

Dopodichè siamo d'accordissimo sulla valutazione di parte (nel senso di partigiana) della gerarchia cattolica ma, essendo chiaramente di parte, mi sembra più "onesta" di quella di tanti altri presunti osservatori imparziali.

Per il resto, conosco benissimo sullo spirito "wiki" che ci anima: per ora continuiamo nel nostro percorso. E ci è di conforto pensare che, prima o poi, quando non riusciremo a farlo avanzare come vogliamo, tutto quanto abbiamo creato ed accumulato non andrà disperso ma potrà essere accolto e sviluppato da una enciclopedia aperta come wikipedia.

1 abbraccio

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