11 agosto 2005

Classifica Film: Stagione 1954/55

Il trionfatore della stagione (dall'agosto 1954 al luglio 1955) è un grande sforzo produttivo internazionale dell'Italia, effettuato da Dino De Laurentiis e Carlo Ponti per una coproduzione Lux Film e Paramount e girato in uno sfavillante Technicolor (all'epoca, i film erano ancora in buona parte in bianco e nero) e diretto dal veterano Mario Camerini che, malato di gotta, lo diresse da una barella. Si avvale di un cast internazionale di tutto rispetto che include Kirk Douglas nel ruolo di Ulisse, Anthony Quinn nel ruolo del procio Antinoo e Silvana Mangano nel doppio ruolo di Penelope e della maga Circe (fotografata sempre in avvolgenti sfumature verdastre, uno dei colori primari del Technicolor); mentre tra i comprimari da segnalare un giovane Franco Interlenghi nel ruolo di Telemaco, Rossana Podestà nel ruolo della dolce Nausicaa, Piero Lulli in quello di Achille ed uno sconosciuto Alberto Lupo confuso tra i proci. Ulisse si inserisce a pieno titolo nel filone allora imperante del "kolossal" storico-mitologico di matrice hollywoodiana che tutto fagocitava - storia, bibbia, leggenda, miti "veri" od inventati di sana pianta - in un minestrone inverocondo. Non vi fu vicenda storica più o meno leggendaria, episodio biblico o mito greco che non venne rivisitato e ridotto all'estetica del Cinemascope: Sansoni, Cesari, Ercoli, Cleopatre, Minotauri, Ciclopi e, se non bastavano, se ne inventavano di altri quali Macisti e Ursus. Il fenomeno fu piuttosto rilevante perchè una parte rilevante della produzione italiana dalla metà dei '50 alla metà dei '60 si finanziò tramite la produzione di film storico-mitologici che non tradivano quasi mai al box office. Ma lo vedremo meglio nelle prossime "puntate". Per ora, questa è la classifica dell'annata.


- Box Office Italia -
I 20 maggiori incassi della stagione 1954/55


  1. Ulisse di Mario Camerini;
    Kirk Douglas - Silvana Mangano - Anthony Quinn - Rossana Podestà

  2. Da qui all'eternità (From here to eternity) di Fred Zinnemann;
    Burt Lancaster - Montgomery Clift - Deborah Kerr - Frank Sinatra - Donna Reed - Ernest Borgnine

  3. Pane, amore e gelosia di Luigi Comencini;
    Gina Lollobrigida - Vittorio De Sica - Marisa Merlini - Tina Pica - Roberto Risso

  4. I cavalieri della Tavola Rotonda (Knights of the round table) di Richard Thorpe;
    Robert Taylor - Ava Gardner - Mel Ferrer - Anne Crawford - Stanley Baker

  5. I gladiatori (Demetrius and the gladiators) di Delmer Daves;
    Victor Mature - Susan Hayward - Michael Rennie - Anne Bancroft - Debra Paget - Ernest Borgnine

  6. L'ammutinamento del Caine (The Caine mutiny) di Edward Dmytryck;
    Humphrey Bogart - Josè Ferrer - Van Johnson - Fred MacMurray - Robert Francis - May Wynn - Lee Marvin

  7. Sette spose per sette fratelli (Seven brides for seven brothers) di Stanley Donen;
    Howard Keel - Jane Powell - Russ Tamblyn - Jacques D'Amboise - Jeff Richards - Julie Mewmeyer

  8. Sinuhe l'egiziano (The Egyptian) di Michael Curtiz;
    Edmund Purdom - Jean Simmons - Victor Mature - Michael Wilding - Peter Ustinov - Bella Darvi

  9. Desirée (Desirée) di Henry Koster;
    Marlon Brando - Jean Simmons - Merle Oberon - Michael Rennie - Cameron Mitchell

  10. Sabrina (Sabrina) di Billy Wilder;
    Audrey Hepburn - Humphrey Bogart - William Holden

  11. Giulietta e Romeo di Renato Castellani;
    Laurence Harvey - Susan Shentall - Enzo Fiermonte - Flora Robson

  12. Controspionaggio (Betrayed) di Gottfried Reinhardt;
    Clark Gable - Victor Mature - Lana Turner - Luois Calhern

  13. Fronte del porto (On the waterfront) di Elia Kazan;
    Marlon Brando - Eva Marie Saint - Karl Malden - Rod Steiger - Lee J. Cobb

  14. La lancia che uccide (Broken lance) di Edward Dmytryck;
    Spencer Tracy - Richard Widmark - Jean Peters - Katy Jurado - Robert Wagner

  15. Mogambo (Mogambo) di John Ford;
    Clark Gable - Ava Gardner - Grace Kelly - Donald Sinden

  16. Carosello napoletano di Ettore Giannini;
    Leonide Massine - Achille Millo - Clelia Matania - Paolo Stoppa - Sophia Loren - Maria Fiore - Tino Buazzelli - Tina Pica - Giacomo Rondinella - Vittorio Caprioli

  17. L'oro di Napoli di Vittorio De Sica;
    Eduardo De Filippo - Vittorio De Sica - Totò - Sophia Loren - Paolo Stoppa - Silvana Mangano - Tina Pica

  18. Il re dei barbari (Sign of the pagan) di Douglas Sirk;
    Jeff Chandler - Ludmilla Tcherina - Jack Palance - Rita Gam

  19. Operazione Mistero (Hell and high water) di Samuel Fuller;
    Richard Widmark - Bella Darvi - Victor Francen - Cameron Mitchell - Gene Evans

  20. Prima dell'uragano (Battle cry) di Raoul Walsh;
    Van Heflin - Aldo Ray - Mona Freeman - Tab Hunter - Dorothy Malone


NB: Fare riferimento alla nota metodologica per le fonti utilizzate e per i dettagli su come la classifica è stata ottenuta.

Commento alla classifica

La stagione più "antica" di cui abbiamo recuperato i dati è quella del 1954/55, comprendente i film che hanno trionfato al botteghino, più o meno tra Agosto 1954 e Luglio 1955.

Siamo in pieni Anni '50, nel periodo forse di massimo splendore economico del cinema: altri tipi di intrattenimento erano ancora di là da venire e la televisione era posseduta in Italia da pochi eletti, anche se in America già iniziava a far sentire la sua minaccia sul cinema, tant'è che i produttori furono costretti ad inventarsi il Cinemascope per differenziarsi maggiormente dal piccolo schermo. Il cinema era sicuramente lo spettacolo più popolare, con sale di ogni ordine e grado: prime, seconde e terze visioni, cinema parrocchiali e cinema all'aperto (arene estive) sparse in ogni angolo della penisola.

All'epoca, il genere cinematografico che più andava per la maggiore è il kolossal storico, puerili fumettoni ambientati in epoche remote: dalla Grecia mitologica al basso Medioevo, passando per l'antica Roma, l'Egitto faraonico ed il deserto arabico. Ma in classifica sono presenti un po' tutti i generi: dai melodrammoni americani, alla nascente commedia all'italiana, dagli immancabili western ai musical, alla commedia sofisticata.

I film americani, allora come adesso, imperversano (15 film in classifica nelle prime 20 posizioni) imponendo il loro cattivo gusto e dettando i canoni dell'estetica cinematografica. Tant'è che il film trionfatore della stagione, Ulisse, il fim "italiano" più costoso del dopoguerra, è l'iniziatore di quella produzione italiana di stile hollywoodiano di cui il produttore Dino De Laurentiis è sempre stato il massimo propugnatore. E secondo il modello hollywoodiano, il poema omerico viene banalizzato ed adattato alla fruizione di un bambino di 6 anni, che è l'età media di riferimento per i produttori statunitensi. E' il film che affermò definitivamente la fresca signora De Laurentiis (Silvana Mangano) come star internazionale cui, per darle maggiore visibilità sullo schermo, venne affidato il doppio ruolo di Penelope e Circe. Un cult i dialoghi tra lei e Douglas, dove si vede chiaramente che lei parla in italiano (tra l'altro doppiata) e lui che risponde in inglese.

L'altro film italiano di ambizioni storiche in classifica (11°), Giulietta e Romeo di Renato Castellani, non è ancora intriso dei canoni hollywoodiani ed, al confronto, risulta di una spettacolarità raffinata (ambientazione, personaggi, usi e costumi ancorati alla tradizione pittorica del Quattrocento di Uccello, Carpaccio, Botticelli), tant'è che vinse il Leone d'Oro alla Mostra di Venezia del 1954, pur non essendo sicuramente il film migliore in gara (era l'anno di Senso, La strada e Fronte del porto).

Per gli altri 3 film italiani in classifica siamo invece nella più pura italianità, o meglio, napoletanità in quanto tutti di ambientazione partenopea. Pane, amore e gelosia (3° incasso della stagione) è il fortunato sequel del fortunatissimo Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini, che viene considerato un po' l'iniziatore della commedia "all'italiana" che avrebbe trionfato al botteghino nei decenni successivi.
Gli altri due (16° e 17°) hanno addirittura un richiamo napoletano nel titolo stesso: Carosello napoletano, sgargiante e fantasiosa cavalcata in chiave musicale attraverso la storia, i costumi e il folclore napoletano, e L'oro di Napoli di De Sica, 4 episodi che rievocano il pittoresco mondo dei "bassi" napoletani (famoso l'episodio Pizze a credito, che contribuì a creare il mito della pizza napoletana, e di Sofia Loren).

Come si diceva, i kolossal storico-mitologici imperversano: oltre ai citati "Ulisse" e "Giulietta e Romeo", nei primi 20 se ne contano altri 5, tutti di produzione americana. I cavalieri della Tavola Rotonda e I gladiatori (rispettivamente 4° e 5°) sono due sequel girati precipitosamente per sfruttare il successo e recuperare abiti e set cinematografico di altri due film che avevano trionfato al botteghino nelle annate precedenti (rispettivamente Ivanohe e La tunica). Citiamo un solo particolare per dare un'idea del livello di tali film: in una sequenza di battaglia del primo, si vede sullo sfondo passare tranquillamente un furgone.
In Sinuhe l'egiziano (8° posto) è l'antico Egitto ed i suoi faraoni ad essere ridotto ai canoni hollywoodiani (non si capisce mai se si tratta di un film storico o di una sua parodia), mentre in Desirée (9° posto) tocca al periodo napoleonico, con uno schifato Marlon Brando che da quel film iniziò ad odiare Hollywood ed il suo sistema.
Ed in Il re dei barbari (18° posto), tocca ai barbari del V secolo, ed in particolare ad Attila ed ai suoi Unni, ad essere falcidiati dall'estetica delle mega-produzioni.

Ma gli anni '50 sono anche il periodo del massimo livello raggiunto dalla guerra fredda, combattuta con le armi della propaganda piuttosto che con quelle convenzionali. Ed il cinema era ovviamente l'arma principale. Non si contano i film di spionaggio, guerra, di critica sociale e sinanche di fantascienza che alludevano più o meno goffamente al male incarnato dal blocco politico antagonista. In questa annata ne troviamo un po'.
Il più significativo è sicuramente Fronte del porto (13° posto), celebrato film che impose sia un Marlon Brando all'apice della sua forma sia il celebre Metodo recitativo dell'Actor's Studio di New York che ebbe una influenza devastante su generazioni e generazioni di attori. Elia Kazan è un regista che sicuramente sa fare cinema, ma altrettanto sicuramente ce l'aveva personalmente con i "comunisti", tanto che in quegli anni denunciò 8 attori al Comitato per le Attività Antiamericane del senatore repubblicano McCarty che per loro significava la fine della carriera: insomma, una pura caccia alle streghe, come sarebbe stato poi chiamatao quell'infame periodo della storia americana.
Scopertamente di propaganda è invece il film 19° in classifica, Operazione Mistero, con un plot senza capo nè coda dal solo evidente antisovietismo (farfuglia di un complotto cinese contro gli USA).

Molto fiorenti all'epoca, considerando anche la vicinanza termporale, erano i film bellici (ed ovviamente patriottardi) sulla Seconda Guerra Mondiale. Quelli al 2° (Da qui all'eternità) ed al 20° posto (Prima dell'uragano) trattano della guerra nel Pacifico contro i giapponesi ma sono più altro dei drammoni concentrati sugli amori, le umiliazioni e le rivincite presonali piuttosto che sul teatro di guerra. Entrambi mediocri, nonostante la pioggia di oscar per il primo.
Un altro film in classifica (Controspionaggio, 12° posto) si concentra invece sul teatro di guerra europeo: una dimenticabile storia di spionaggio ambientata nel 1943 tra i partigiani olandesi.
Pur essendo di ambientazione militare, L'ammutinamento del Caine (6° posto), è invece un bel dramma sul tema delle nevrosi dei capi militari e se sia giusto o meno ribellarsi di fronte al loro evidente squilibrio mentale. Il regista Edward Dmytryck, altro delatore di colleghi alla suddetta Commissione per le Attività Americane, non era forse il più adatto per la regia, preoccupato com'era più di non mettere in imbarazzo la marina militare, che di ragionare sulla tematica.

Gli altri film, pur nei loro alti e bassi, testimoniano comunque della ricchezza di generi di cui dispone il cinema americano e che ne fanno la forza. Al 7° posto uno dei vertici della commedia musicale, Sette spose per sette fratelli, ammirevole fusione di canto e danza, eleganza, ritmo, scatto, con pezzi di Johnny Mercer e Gene De Paul: un cult la costruzione della fattoria a ritmo di balletto (coreografie dovute ad uno dei maestri del genere, Michael Kidd).
Al 10° possto uno dei vertici della commedia brillante hollywoodiana, Sabrina del maestro del genere, Billy Wilder: da gustarsi dalla prima all'ultima scena. Recentemente è stato rifatto con Harrison Ford nel fu ruolo di Humphrey Bogart e Julia Ormond nel fu ruolo di Audrey Hepburn. Lasciatelo perdere e procuratevi l'originale.
Al 14° posto uno dei tanti western anni '50 (stranemente poco presenti nelle prime posizioni di quest'annata): La lancia che uccide, manierato e dimenticabile drammone che non aggiunge nulla al genere.
Ed infine al 15°, Mogambo di John Ford, insolito film dell'osannato regista di western, qui alle prese con un film del filone esotico-turistico ambientato in Kenia, dove Clark Gable si trova conteso tra Ava Gardner e Grace Kelly.


Oltre i primi 20

Dei successivi film in classifica segnaliamo quelli che, per un verso o per un altro, sono rimasti maggiormente nella memoria collettiva.

Dei successivi film in classifica segnaliamo quelli che, per un verso o per un altro, sono rimasti maggiormente nella memoria collettiva.
  • Senso, di Luchino Visconti; con: Alida Valli - Farley Granger - Massimo Girotti.
    Film culto, forse il migliore di Luchino Visconti che, per una volta, riesce a conciliare gusto del melodramma e visione critica della storia. Strepitoso l'uso del colore, dovuto ad Aldo Tonti (deceduto durante le riprese) e Robert Krasker (cui si deve anche la fotografia di Giulietta e Romeo di Castellani).
  • La strada, di Federico Fellini; con: Giulietta Masina - Anthony Quinn.
    Altro film culto, che consacrò internazionalmente il talento di Federico Fellini. Pluripremiato in ogni parte del mondo, tra cui l'oscar per il miglior film straniero. Da lì in poi gli spettatori si divisero in "felliniani" ed "antifelliniani" (io sono tra i primi...).
  • La finestra sul cortile (Rear window), di Alfred Hitchcock; con: James Stewart - Grace Kelly, Raymond Burr.
    Forse il classico più classico di tutti i classici di Hitchcock: un capolavoro di economia e di ingegnosità. Film dell'indiscrezione e dell'intimità violata, di puro voyerismo. E con una Grace Kelly in una forma strepitosa: delizia allo stato puro. L'avrò visto 6 o 7 volte, ma se domani lo rifanno in Tv credo di ritrovarmi ancora lì ipnotizzato a rivederlo. Nella parte dell'assassino, l'icona degli avvocati penalisti americani: Perry Mason (l'attore Raymond Burr).
  • Il grande caldo (The big heat), di Fritz Lang; con: Glenn Ford, Gloria Grahame, Lee Marvin.
    Uno dei migliori film noir di tutti i tempi, da parte dello splendido Fritz Lang del periodo americano, con la scena cult del caffè bollente, con cui Lee Marvin sfigura Gloria Grahame, vera eroina della storia.
  • E' nata una stella (A star is born), di George Cukor; con: Judy Garland - James Mason.
    Apoteosi e riflessione critica sullo star-system riassumibile in "Un stella muore, un'altra nasce: viva il cinema!". Memorabile interpretazione di Judy Garland, al suo primo ruolo drammatico, che naturalmente non fu premiata con l'Oscar, causando l'abbandono di gran parte degli ospiti presenti alla cerimonia.
  • La contessa scalza (The barefoot contessa), di Joseph L. Mankiewicz; con: Ava Gardner - Humphrey Bogart - Edmond O'Brien - Rossano Brazzi - Valentina Cortese.
    Uno dei vertici del melodramma passionale a forti tinte: un altro film (insieme a E' nata una stella) su Hollywood che racconta Hollywood.
  • Grisbi (Touchez pas au grisbi), di Jacques Becker; con: Jean Gabin - Jeanne Moreau - Delia Scala - Lino Ventura.
    Uno dei classici film noir francesi, storia della amicizia virile tra due gangster che vogliono chiudere la carriera con un colpo grosso.
  • Delitto perfetto (Dial M for Murder), di Alfred Hitchcok; con: Grace Kelly - Ray Milland.
    Uno dei tanti esercizi da virtuoso di Hitchcock: il film si svolge interamente in un salotto, sfruttando al massimo la piece teatrale da cui è tratto. Ancora Grace Kelly a rendere leggiadro il film.
  • Il selvaggio (The wild one), di Laszlo Benedek; con Marlon Brando - Mary Murphy - Lee Marvin.
    Il film è piuttosto mediocre, ma Marlon Brando in giubbotto di pelle nera ed occhiali scuri è una icona che ha fatto epoca, così come la sequenza iniziale dei Black Angels che avanzano su una strada asfaltata della California come un minaccioso squadrone di cavalieri teutonici.
  • Johnny Guitar (Johnny Guitar), di Nicholas Ray; con Joan Crawford - Sterling Hayden.
    Film "eccessivo" per definizione: dal colore di Harry Stradling al lirismo barocco che lo pervade da cima a fondo, alla graffiante parodia della caccia alle streghe comuniste del senatore McCarty. Famosissima la canzone eponima del film dovuta al prolifico compositore Victor Young, e portata al successo da Peggy Lee.
  • L'arte di arrangiarsi, di Luigi Zampa; con: Alberto Sordi - Marco Guglielmi.
    Film che fotografa uno degli sport nazionali: quello di cambiar casacca ad ogni mutar di vento politico. Una delle migliori caratterizzazioni del primo Sordi.
  • Magnifica ossessione, di Douglas Sirk; con: Jane Wyman - Rock Hudson.
    Il primo mélo del regista che sarebbe diventuo un maestro del genere: un misto di kitsch, follia e letteratura dozzinale.
  • L'ultimo Apache (Apache), di Robert Aldrich; con: Burt Lancaster - Jean Peters.
    Film importante, con toni nuovi grazie al regista Aldrich, della generazione successiva a quella dei masetri del western Ford, Mann e Hawks.. Minor mito, minor compiacimento, ma grande efficacia di racconto, con soluzioni registiche che il western non aveva mai espresso, come il piano sequenza in cui Burt Lancaster si trova di notte in mezzo a una città e vede cose incomprensibili: ristoranti, tintorie, abiti di donne.

Oltre la classifica

A parte i film che hanno avuto fortuna al box office, ci piace segnalare e ricordare i film di culto, o comunque interessanti, usciti nella stagione 1954/55. La gran parte sono stati dei totali insuccessi, ma non per questo non si sono imposti nel tempo come capolavori assoluti. Li riportiamo in ordine di personale gradimento.

  • I sette samurai (Shichi-nin no Samurai), di Akira Kurosawa; con: Takashi Shimura - Toshiro Mifune.
    Splendido affresco corale del grande regista giapponese, incentrato sulla straordinaria galleria dei sette, ciascuno dei quali rappresenta un diverso aspetto della moralità e del comportamento dei samurai. Rifatto, e banalizzato, in chiave western ad Hollywood con il titolo I magnifici sette.

  • Gli amanti crocifissi (Chikamatsu Monogatari), di Kenji Mizoguchi; con: Kazuo Hasegawa - Kyoko Kagawa.
    Capolavoro assoluto di Mizoguchi: tragica storia di passione, inno alla libertà dell'amore che si oppone alla rigida gerarchia di una società medioevale dove ciascuno ha il suo posto.

  • Viaggio in Italia, di Roberto Rossellini; con: Ingrid Bergman - George Sanders - Anna Proclemer.
    Insieme a La paura, film culto per la critica francese ed uno dei migliori del Rossellini non neo-realista. Influenzò notevolmente il cinema del decennio successivo, ed i classici sull'incomunicabilità di Antonioni in particolare.

  • Cronache di poveri amanti, di Carlo Lizzani; con: Marcello Mastroianni - Anna Maria Ferrero - Antonella Lualdi.
    Dall'omonimo romanzo di Pratolini, un bell'affresco sul sorgere ed affermarsi del fascismo a Firenze. Forse il solo film di Lizzani degno di essere visto. Il governo democristiano dell'epoca intervenne per non farlo premiare al Festival di Cannes.

  • L'itendente Sansho (Sansho Dayu), di Kenji Mizoguchi; con: Kinuyo Tanaka - Yoshiaki Kanayagi - Kyoko Kagawa.
    3° Leone d'argento consecutivo a Venezia per Mizoguchi dopo La vita di O-Haru (1952) e I racconti della luna pallida d'agosto (1953). Un affresco storico di alto rigore stilistico sui temi dell'ingiustizia, della violenza e dello sfruttamento.

  • La paura, di Roberto Rossellini; con: Ingrid Bergman - Mathias Wieman.
    Travagliato e sfortunato film di Rossellini, quarto ed ultimo interpretato da Ingrid Bergman, è sicuramente il più moderno. Praticamente ignorato all'epoca da critica e pubblico, è divenuto nel tempo un classico dell'incomunicabilità e dell'incomprensione della vita di coppia.

  • Hobson il tiranno, di David Lean; con: Charles Laughton - Brenda De Banzie - John ills.
    Il valore del film è dato più dalla interpretazione di Laughton (istrione di genio) che al calligrafico Lean. Viene indicato come uno dei migliori film inglesi del decennio.

  • Ordet (Ordet), di Carl Theodor Dreyer; con: Henrik Malberg - Preben Lendorff Rye - Birgitte Federspiel - Emil Hass Christensen.
    Penultimo film del grande regista danese, è un'opera di liturgica e solenne bellezza, girata quasi per intero in interni in un'astratta dimensione spazio-temporale. Certo, non è un film per le masse...

Introduzione e nota metodologica sulle classifiche.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il discorso fatto su "Ulisse" mi sembra alqaunto esagerato. Il minestrone è venuto dopo. Quello è semplicemente un fim sull' eroe di Itaca.
Però, "I cavalieri della tavola rotonda" che posto. Non l' avrei mai detto. "Sette spose per sette fratelli" e "Sabrina" in top ten. Bene.

Anonimo ha detto...

Pardon! Rileggendo l' articolo ho visto che intendevi un discorso più generale!

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