15 agosto 2005

La guerra degli editori: capitolo Google Print

Qualche giorno avevamo pubblicato un intervento sulle curiose politiche delle biblioteche di chiudere esattamente quando tutti avrebbero più tempo libero (o almeno, così succede a Milano). Pensate se il patrimonio (gelosamente?) custodito nelle biblioteche fosse disponibile in rete, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, agosto ed altre festività comandate incluse. Un'utopia, ovviamente.

Beh, mica tanto. E' esattamente quello che si prefigge di fare il progetto Google Print: digitalizzare l'immenso patrimonio di conoscenza seppellito all'interno delle blioteche ed accessibile (Agosto e festività a parte) a pochi fortunati con disponibilità di tempo e di vicinanza geografica alle limitate locazioni dove tale conoscenza risiede fisicamente, quindi indicizzarlo e farlo ricercare dai visitatori online esattamente come attualmente si ricercano i contenuti all'interno delle pagine web. Un'idea semplicissima, che tanti stanno già realizzando da tempo (ad es., il progetto Manuzio di LiberLiber), solo con tanta volontà e scarsi messi. La grandiosità dell'idea di Google è data dai suoi ingenti mezzi a disposizione (200 milioni di dollari stanziati). Potrebbe essere la volta buona per trasformare quest'altra utopia in realtà.

Google aveva iniziato facendo le cose in grande: inizia stipulare degli accordi con quattro delle più ricche e famose biblioteche del mondo - l'Università di Stanford, l'Università del Michigan, l'Università di Harvard e la biblioteca pubblica di New York - ed inizia a digitalizzare alcuni dei libri raccolti, per i quali il diritto d'autore era scaduto. Già, il solito "diritto d'autore".

Non solo, Google aveva posto molta attenzione nel trattare i diritti d'autore, senza alcuna volontà di infrangerli, prendendo opportune precauzioni ed offrendo agli editori un eccezionale strumento pubblicitario per promuovere libri che, viceversa, sarebbero destinati all'oblio se non al macero (e sullo scandalo dei milioni di libri mandati al macero dagli editori ci ripromettiamo di tornare in un prossimo intervento), come traspare dal seguento paragrafo che riportiamo integralmente dal sito di Google Print:

"We respect copyright law and the tremendous creative effort authors put into their work. So you'll only able to see a limited portion – in some cases only a few sentences – of books that are still under copyright. If the book has no copyright restrictions and is considered public domain, then you can browse the entire book. In general, Google Print aims to help you discover books, not read them from start to finish. It's like going to a bookstore and browsing – only with a Google twist."

Posizione limpida: nessuna violazione di copyright per i libri protetti, ma solo una sorta di "sfogliamento elettronico" per consentire al visitatore di farsi un'idea del libro, nè più nè meno di quello che succede quando ci si reca in una normale libreria, in modo da favorirne l'acquisto.

Beh, neanche questo va bene ai "detentori dei diritti": gli editori, ovviamente (mica gli autori). L'Associazione degli editori americani ha infatto accusato Google di violazione del copyright ed ha intimato di fermare il progetto almeno per 6 mesi, in attesa di chiarire la questione dei diritti.

Ovviamente non siamo in grado di valutare se Google abbia o meno infranto qualche sorta di "diritto". Ciò che rileviamo è che, ancora una volta, il diritto d'autore, e la banda degli editori in particolare, sia attualmente l'ostacolo più grosso alla realizzazione di uno dei più grandi sogni dell'umanità: avere tutto lo scibile umano a portata di... mouse.

1 commento:

anne ha detto...
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