05 febbraio 2006

Date a Dio quel che è di Dio

... ed a Cesare quel che è di Cesare. Questa è una delle poche cose che la mia confusa educazione religiosa mi consente di ricordare. Beh, la domanda è: di chi è il copyright, di Dio o di Cesare? E' quanto c'è da chiedersi dopo la sorprendente presa di posizione del Vaticano che ha messo il copyright sulle parole del Papa, che devono essere pagate per essere pubblicate.

Sarebbe da non crederci se non fosse tutto vero, come si può desumere dall'annuncio ufficiale siglato dal Segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, che potete leggere qui, e di cui riportiamo un estratto (un dubbio: che vogliano invocare il copyright anche sui comunicati stampa?):

"Sono affidati alla Libreria Editrice Vaticana, quale Istituzione collegata alla Santa Sede, l'esercizio e la tutela, in perpetuo e per tutto il mondo, di tutti i diritti morali d'autore e di tutti i diritti esclusivi di utilizzazione economica, nessuno escluso od eccettuato, sopra tutti gli atti e i documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio Magistero."

In sostanza, la Chiesa ribadisce di riservarsi tutti i diritti e privilegi concessi dalle attuali leggi sul copyright e che le farà rispettare. Cosìcchè, ad esempio, se qualcuno immettesse in una rete P2P una omelia del Papa, rischia la galera. Così come rischiano penalmente ed economicamente, tutti i giornalisti che dovranno chiedersi, d'ora in poi, se citeranno qualche parola dell'Annunciatore della Parola: andremo per avvocati, dovrò pagare danni, avrò rogne e problemi?

Ed è esattamente questo che si chiede uno scrittore di provata fede cattolica, Vittorio Messori, che in questo articolo si rivela molto, ma molto critico verso questa decisione del Vaticano.

E Messori aggiunge: "La Chiesa è un’organizzazione fondata sulla parola, per comando di Cristo: andate e predicate. Esiste per annunciare la parola. Quanto più questa parola circola, tanto più la vocazione della Chiesa è compiuta. L’idea di mettere una tassa sulla parola... La parola di colui che è l’interprete principale del Vangelo!
Vogliamo stoppare la circolazione del messaggio del Papa, che parla Urbi et Orbi, e metterlo sotto una mannaia economica?
"

E quali sono le tariffe. Beh, sembra che per l'uso di qualche decina di righe di due omelie di Ratzinger in una guida al pontificato, la richiesta sia stata di 15.000 euro di acconto e il 15% al netto su ogni copia. Va beh, posso capire che la parola di Dio non ha prezzo, ma 15.000 euro... così poco?

A me comunque sembra che Gesù avesse usato una qualche forma di Creative Commons o di copyleft...

Articolo precedente della serie: Il Centro Cattolico Cinematografico

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