04 febbraio 2006

Chi ci lascia: Romano Mussolini

Romano Mussolini è morto nella notte di ieri all'età di 79 anni. Rappresenta certamente un pezzo di storia italiana dell'intero Novecento, anche se spesso per interposta persona. Non avesse avuto quel cognome, lo ricorderemmo per essere stato tra i pionieri del non affollatissimo panorama jazz italiano. Ma le sue parentele lo intrecciano inestricabilmente con la storia della politica e del costume, tanto che potrebbe essere al centro di una vera e propria Dynasty italiana. Vediamo.

Intanto è il 4° dei 5 figli del dittatore fascista Benito Mussolini e Rachele Guidi (Donna Rachele), insieme a Edda, Vittorio, Bruno e Anna Maria. Suo zio, Galeazzo Ciano, marito di Edda, fu braccio destro e ministro degli Esteri nel periodo della alleanza italo-tedesca che condusse alla Seconda Guerra Mondiale (morì fucilato per ordine del suocero Benito).

Romano sposò Anna Maria Scicolone, sorella di Sofia Scicolone, in arte Sophia Loren. E' stato quindi cognato di una vera e propria icona del costume italiano, il cui mito dura tuttora.

Da Anna Maria Scicolone è nata la figlia Alessandra, esponente di primo piano della Destra italiana e fondatrice di un proprio partito, Azione Sociale, ancorato naturalmente ai miti fascisti. La figlia Alessandra viene quindi ricordata per essere contemporaneamente la nipote della Loren (di cui cercò di ripercorrere le orme tentanto una carriera da starlette ma si fermò a qualche copertina scollacciata) e la nipote del Duce (di cui sta cercando di mantenere vivo il culto, con risultati altrettanto incerti), ma non come la figlia di Romano.

E questo restare un po' nell'ombra è forse stato il dato caratterizzante dell'esistenza di Romano. Da quando, nel primo dopoguerra si rifugiò a Ischia con la madre Rachele ed iniziò ad esibirisi in orchestre locali sotto pseudonimo (il più famoso dei quali fu Romano Full). Suonò con musicisti quali Ugo Calise, Carlo Loffredo, Nunzio Rotondo e Lino Patruno, dai quali mutua la cifra stilistica del "dixie" che sarebbe divenuto un po' il suo marchio di fabbrica.

Fu solo negli anni '60 che iniziò ad usare il suo vero nome, incidendo con la sua band "Romano Mussolini All Stars", con cui pubblicò quello che resta forse il suo disco maggiormente significativo: Jazz a Studio 7 (eletto miglior disco dell'anno per il 1963).

Sino a tentare di recuperare pienamente le sue radici, pubblicando in tempi recenti un paio di libri di memorie: Il Duce, mio padre e Ultimo Atto.

In occasione della nascita del partito della figlia, ha composto le musiche dell'inno: "Libertà d'azione", in cui porta a sintesi l'eredità politica del padre Benito, la sua professione di musicista, ed il presente politico della figlia, autrice del testo.

Articolo precedente della serie: Wilson Pickett

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Onore a Romano

Anonimo ha detto...

il mio papà me ne parlava bene,si può essere nostalgici per tanti motivi,perche ti ricorda la gioventù,cose positive,c'era la miseria nera e la guerra,ma piu' bontà!!!

Anonimo ha detto...

ONORE AD UN ITALIANO CHE AMO' LA NOSTRA PATRIA.



CAMERATA MUSSOLINI:PRESENTE!!!!

Anonimo ha detto...

HO AVUTO L'ONORE DI CONOSCERLO IN UN LOCALE JAZZ DI ROMA. MAI DIMENTICHERO IL SUO SORRISO, L'UMORISMO SEMPRE PRESENTE E ATTIVO.NEI SUOI CONCERTI OLTRE AD ASCOLTARE UN'ECCELLENTE MUSICA IN QUANTO SI ACCOMPAGNIVA A DEI BRAVISSIMI MUSICISTI DEL TAGLIO DI RONSCIGLIONE GIORGIO E GEGE MUNARI. RICORDO CHE DURANTE UN CONCERTO UNA CANTANTE GLI CHIESE UN ACCORDO IN RE MINORE ALZANDOSI DAL PIANOFORTE DISSE: NO NON LO PUOI CHIEDERE AD UN MONARCA COME ME!! CI FU UNA RISATA GENERALE. ROMANO SEI STATO UN GRANDE E LO RTSERAI IN ETERNO. GRAZIE

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