22 agosto 2006

Il vestito di Angelina Jolie

Questo paragrafo, tratto da Gomorra di Roberto Saviano (ed. Strade Blu - Mondadori) mi ha molto colpito e ve ne propongo un breve estratto. A detta dell'autore, non è un racconto ma una cronaca.

"Io e Pasquale legammo molto. Quando parlava dei tessuti sembrava un profeta. Nei negozi era pignolissimo, non era possibile neanche passeggiare, si piantava davanti a ogni vetrina insultando il taglio di una giacca, vergognandosi al posto del sarto per il disegno di una gonna. Era capace di prevedere la durata della vita di un pantalone, di una giacca, di un vestito. Il numero esatto di lavaggi che avrebbero sopportato quei tessuti prima di ammosciarsi addosso.

Pasquale mi iniziò al complicato mondo dei tessuti. Avevo cominciato anche a fequentare casa sua. La sua famiglia, i suoi tre bambini, sua moglie mi davano allegria. Erano sempre attivi ma mai frenetici. Anche quella sera i bambini più piccoli correvano per la casa scalzi. Ma senza fare chiasso.

Pasquale aveva acceso la televisione, cambiando i vari canali era rimasto immobile davanti allo schermo, aveva strizzato gli occhi sull'immagine come un miope, anche se ci vedeva benissimo. Nessuno stava parlando ma il silenzio sembrò farsi più denso. Luisa, la moglie, intuì qualcosa, perchè si avvicinò alla televisione e si mise le mani sulla bocca, come quando si assiste a una cosa grave e si tappa un urlo.

In tv Angelina Jolie calpestava la passerella della notte degli Oscar indossando un completo di raso bianco, bellissimo. Uno di quelli su misura, di quelli che gli stilisti italiani, contendendosele, offrono alle star. Quel vestito l'aveva cucito Pasquale in una fabbrica in nero ad Arzano. Gli avevano detto solo: 'Questo va in America'. Pasquale aveva lavorato su centinaia di vestiti andati negli USA. Si ricordava bene quel tailleur bianco. Si ricordava ancora le misure, tutte le misure. Il taglio del collo, i millimetri dei polsi. E il pantalone. Aveva passato le mani nei tubi delle gambe e ricordava ancora il corpo nudo che ogni sarto immagina. Un nudo senza erotismo, disegnato nelle sue fasce muscolari, nelle sue ceramiche d'ossa. Un nudo da vestire, una mediazione tra muscolo, ossa e portamento. Era andato a prendersi la stoffa al porto, lo ricordava ancora bene quel giorno. Gliene avevano commissionato tre, di vestiti, senza dirgli altro. Sapevano a chi erano destinati, ma nessuno l'aveva avvertito.

In giappone il sarto della sposa dell'erede al trono aveva ricevuto un rinfresco di Stato; un giornale berlinese aveva dedicato sei pagine al sarto del primo cancelliere donna tedesco. Pagine in cui si parlava di qualità artigianale, di fantasia, di eleganza. Pasquale aveva una rabbia, ma una rabbia impossibile da cacciare fuori. Eppure la soddisfazione è un diritto, se esiste un merito questo dev'essere riconosciuto. Sentiva in fondo, in qualche parte del fegato o dello stomaco, di aver fatto un ottimo lavor e voleva poterlo dire. Sapeva di meritarsi qualcos'altro. Ma non gli era stato detto niente. Se n'era accorto per caso, per errore. Una rabbia fine a se stessa, che spunta carica di ragioni ma di queste non può far nulla. Non avrebbe potuto dirlo a nessuno. Neanche bisbigliarlo davanti al giornale del giorno dopo. Non poteva dire: 'Questo vestito l'ho fatto io'. Nessuno avrebbe ceduto ad una cosa del genere.

La notte degli Oscar, Angelina Jolie indossa un vestio fatto ad Arzano da Pasquale. Il massimo ed il minimo. Milioni di dollari e seicento euro al mese. Quando tutto ciò che è possibile è stato fatto, quando talento, bravura, maestria, impegno, vengono fusi in un'azione, in una prassi, quando tutto questo non serve a mutare nulla, allora viene la voglia di stendersi a pancia sotto sul nulla, nel nulla. Sparire lentamente, farsi passare i minuti sopra, affondarci dentro come fossero sabbie mobili. Smettere di fare qualsiasi cosa. E tirare, tirare a respirare. Nient'altro. Tanto nulla può mutare condizione: nemmeno un vestito fatto ad Angelina Jolie e indossato la notte degli Oscar.
"

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Pascà a 'mmidia ve fa o sang amaro e vuje vulite spenn seicient euro e 'mmericine?

Domani o o juorno appresso salimm 'ncopp o Municipio e parlamme cò donna Rosa. Addà passà a nuttata Pascà!
Chella, donna Rosa, è scetata assaje e tiene o biseniss cò Don Pacenza, in Calabria.

Non dicite niente a nisciuno Pascà ma chella tiene e 'mmane sopra ai fondi UE.
Basta che fate la domandina Pascà e ve mettite in commercio pure vuje. Con una griffe tutta vostra.

E dopo facimme 'o vestito a Sofia Loren Pascà. O vero!

Anonimo ha detto...

scandaloso! non comprate più abiti griffati... perckè regalare soldi agli stilisti quando poi il merito è della gente comune! meditate gente meditate

Anonimo ha detto...

E' uno schifo, ma mi chiedo come mai la polizia non faccia niente se lo sa uno scrittore come fanno a non saperlo loro?
Comunque il vestito era di Marc Bouwer lo dice lui stesso sul suo sito nella sezione sightsings.

Anonimo ha detto...

E' tempo che sostengo che non esiste il mercato del falso perchè non si possono produrre oggetti di una certa industrializzazione semplicemente copiando.
Quelli che vengono chiamati impropriamente falsi vengono prodotti dalle stesse fabbriche magari evidando controlli qualitativi varii.
Ora , che poi le stesse ditte , producessero TUTTO il loro prodotto , ed addirittura anche pezzi 'unici' attraverso il ''sistema'' . . . . bhe ! questo l'ho saputo ora . Io !
Non dovremmo prendercela con i vù cumprà , dovremmo viceversa impedire questo schifo.

Anonimo ha detto...

logica conseguenza è che non sono tanto i vù cumprà a vendere falsi quanto

sono le firme che sfruttano il ''sistema'' che spacciano per 'originali' pezzi che non originali più dei tanto decantati falsi.

FrancescoFranco ha detto...

Nel caso specifico, penso che sia un poco enfatizzato, questo accade per lavorazioni più "povere", che ormai vengono commissionate in Cina.
http://neapoliscallsnapoli.ilcannocchiale.it/p

Anonimo ha detto...

io credo ke sia una cosa scandalosa far passare x proprio un indumento fatto da uno individuo comune...ed e proprio qst ke intendiamo x pagare un abito x la firma...nn si paga l abito in se ma la firma...qst stilisti si prendono il merito di un abito nn fatto da loro..e uno skifo nn compriamo le firme basta.

Mari ha detto...

Sto leggendo Gomorra adesso,l'ho comprato ieri mattina alla stazione di Napoli prima di salire sull'eurostar per Milano.Ne ho lette solo 160 di pagine,dormicchiavo un pò,ma ritengo che sia un libro che debba leggere tutta l'Italia.In quanto campana io alcune cose le sapevo già( qui tutti lo sanno già!!!!)ma non in modo così approfondito certo........che rabbia...una rabbia che conosco da tempo.....se Pasquale fosse nato altrove oggi si chiamerebbe Giorgio Armani.........
Un saluto da Mari.

Anonimo ha detto...

L'abito in questione è di una bellezza accecante...questo per fare i complimenti a Pasquale! l'ho trovato facilmente sul web, è una "creazione" di un certo Mark Bauer il quale non ha neppure avuto il pudore di togliere le foto dal suo sito di Angelina Jolie sorridente agli oscar indossando l'abito! forse gomorra non è ancora uscito negli USA o forse il pudore non è di casa Bauer!!!

Anonimo ha detto...

Grande Roberto Saviano .... ora nessuno puo' dire nn sapevo ...nn avevo capito ... la verità é sotto gli occhi di tutti ... ed é solo per questo che il processo Spartacus s é concluso con 16 ergastoli ... e vafammocc ...

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