26 ottobre 2006

Chi ci lascia/ Bruno Lauzi

Iniziare una collaborazione ad un blog in questa maniera non era certo previsto. La mia iniziazione avrebbe dovuta essere un pensiero su Paul McCartney epigono di Al Bano. Ma non si può far finta di niente e dimenticare che oggi la notizia più importante è stata quella della morte di Bruno Lauzi. Più importante di quella dell'esecutivo battuto in Senato su un decreto legge. Perchè tanto quelli sono e rimangono - da entrambi le parti - piccola gente e poca cosa . Mentre invece Lauzi era sì piccolo, ma solo di statura. Parlando con mio padre questo pomeriggio , mi ha ricordato delle cose sul suo conto che se non avessi una memoria tipo colabrodo, avrei dovuto ricordare per conto mio.

Bruno Lauzi era veramente una persona molto buona, molto umana, completamente l'opposto di quella razzaccia con tanto di pelo sullo stomaco che frequenta e vive nell'ambiente. E questo non lo dico perchè è successo quello che è successo, sia ben chiaro. Una persona che aveva voglia di ridere e di far sorridere, sempre allegro, con una joie de vivre e con uno spiccato sense of humour veramente da grande umorista, a metà tra Marcello Marchesi e Walter Chiari.
Tanto che lo si evince perfettamente da certi testi pregni di umorismo graffiante ed intelligente. Un artista che ha fatto di tutto, anche le canzoni per bambini, riuscendo ad essere intelligente ed arguto là dove pochi sarebbero riusciti.

Un uomo controcorrente: nel 1970, quando tutti sposano per convenienza la causa della sinistra, lui sceglie la strada più pericolosa, ispida e controproducente: fare comizi e prodigarsi per il PLI (Partito Liberale). All'epoca era una cosa assolutamente fuori dalla norma. Al massimo potevi andare alle Feste dell'Amicizia, ma eri guardato come un mezzo deficiente. Il PLI era davvero impensabile per un artista: quasi una parolaccia. Ma meglio essere preso a fischi da qualche "stupidello" che vivere una vita che non ti appartiene e andare a letto con la coscienza che ti rimbomba dentro la testa. Quando nel 1969 l'Italia è presa dai conati di Mao, lui se ne esce fuori con una caustica canzone quale ARRIVANO I CINESI (Arrivano i cinesi e mangiano felici le quaglie e le pernici che avevi preso tu. Arrivano i cinesi e fanno un 48, si piazzano in salotto e non se ne vanno più). L'ironia è chiara e lampante. Nel 1977, in piena recrudescenza politica in stile P38, scrive IO CANTERO' POLITICO. Una canzone intelligentissima ma tremenda, che fa masticare amaro molti. Mai nel coro, sempre al di fuori e con orgoglio. Questo è quello che dovrebbe essere un uomo.

Certo, tutto questo si ripercuote sulla carriera, su premi non avuti, partecipazioni mancate etc. etc. Ma non importa. La cosa buffa è che quest'anno volevano dargli il premio Tenco. Un premio che avrà comunque ma che andranno a ritirare i suoi amici di sempre e cioè Gianfranco Reverberi, Gino Paoli e Giorgio Calabrese. Mi fanno ridere figuri tipo Mogol, che su ogni cosa devono sempre dire la loro. Se stesse un pochettino zitto, farebbe più bella figura e preserverebbe quel poco di credibilità che gli è rimasta. Quello che più mi dispiace è che, finita l'onda di emozione dei primi giorni e i discorsetti di facciata, su certi artisti, poco a poco scende l'oblio. Avete più sentito parlare di Sergio Endrigo, tanto per fare un nome? E quello che mi fa paura è che qui, mano a mano se ne stanno andando tutti, tutti quelli che valgono qualcosa e ci lasciano nelle mani (per modo di dire) di gente come Tiziano Ferro, Paolo Meneguzzi, Laura Pausini e mondezza simile. Vorrei proporre un cambio a chi di dovere: che ne direbbe di tre al prezzo di uno?
Piccolo uomo non andare via...? E' proprio vero che le canzoni sono solo canzoni e la vita è un'altra cosa.

Bruno Lauzi Compilation

Bruno Lauzi: IO CANTERO' POLITICO
Bruno Lauzi: RITORNERAI
Umberto Bindi: IO E IL MARE
Ornella Vanoni: DETTAGLI
Mia Martini: PICCOLO UOMO
Delia: QUANTE VOLTE ANCORA
Bruno Lauzi: DEVO ASSOLUTAMENTE SAPERE
Bruno Lauzi: AH, L'AMORE!
Bruno Lauzi: IL TUO AMORE
Fratelli La Bionda: CHI


Articolo precedente della serie: Arthur Lee

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Addio Bruno, è tristissimo pensare che non "Ritornerai"... Stefano

Anonimo ha detto...

Grazie, Christian, per aver ricordato la sua vicinanza al PLI nonostante non fosse "comoda"... Per molti di noi, giovani liberali di allora, è stato un simbolo, uno stimolo, un esempio di anticonformismo e coraggio. Grazie ancora da Aldamaria, una vecchia liberale

Gericus ha detto...

Non vedo il motivo di chiamare "figuri" artisti del calibro di Mogol il quale mi onoro di aver conosciuto e di averci composto tre o quattro pezzi. Ho avuto poi la gioia di lavorare anche con Bruno (alla Ricordi di via Berchet a Milano) il quale mi ha scritto uno spiritosissimo testo per una mia canzone. Persona splendida e disponibilissima, come del resto lo è anche il grande Mogol. Su alcuni punti dunque,riguardo alle mezze calzette che oggi popolano il mondo discografico siamo d'accordo ma su altri, purtroppo no, perchè spari nel mucchio senza sapere quello che dici. E questo non mi piace.

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