11 gennaio 2006

Cosa sto ascoltando: Faber Amico Fragile - Tributo a Fabrizio De Andrè

Ultimamente ho fatto un lungo viaggio in auto ed ho dimenticato di rinnovare il set di "cd da viaggio". Tra quelli disponibili in auto ho rispolverato ed ascoltato "ad libitum" il doppio cd registrato dal vivo a Genova il 12 marzo 2000 al teatro Carlo Felice, intitolato Faber Amico Fragile, forse il più bel tributo alla memoria del più grande cantautore italiano.

Diciamo subito che il disco è piuttosto opinabile artisticamente, ma ha un valore simbolico ed "emozionale" elevatissimo. Inizialmente, infatti, la registrazione era stata prevista solo come un ricordo per i cantanti, ma data la buona qualità del suono e la richiesta, ne è stato tratto il doppio cd live, ad oltre tre anni dall'evento. Diverse interpretazioni lasciano a desiderare, sopratutto se si è affezionati alla versione originale. Ma è è comunque molto godibile se ci si diverte ad osservare come i vari interpreti hanno adattato gli splendidi pezzi di Faber ai loro stilemi.

Insomma: disco mediocre, ma evento eccezionale. Che si può descrivere con le parole di Massimo Bubola: "solo in morte del più grande la musica italiana è riuscita a raggrupparsi attorno a un progetto, diventato disco". Ed il "cast" degli artisti artefici del tributo non è assolutamente male: da Vasco Rossi ad Adriano Celentano, da Jovanotti a Ornella Vanoni, da Edoardo Bennato a Loredana Bertè, da Zucchero a Gino Paoli, ecc. ecc.

Qui sotto la tracklist presentata con un breve commento e, al solito, in ordine di gradimento (riferito eminentemente all'accoppiata brano-interpretazione e non al solo brano). Tra parentesi il numero di traccia, considerando che i due CD non sono indicati come 1 e 2 ma come bianco (b) e nero (n). Nota: dal disco, per motivi ignoti, manca il brano interpretato dalla figlia Luvi De Andrè, Rimini, eseguita a chiusura del concerto.

UNA STORIA SBAGLIATA - Loredana Bertè (7, n)
Esagerata. Urlata. Sinanche sguaiata. La Bertè è riuscita a trasformare questo pezzo di De Andrè (dedicato alla vicenda Pasolini) in un suo tipico brano ma senza sfigurare rispetto all'originale.

KHORAKHANE’ - Fiorella Mannoia (3, n)
Forse la migliore esecuzione dell'intero lotto ed una delle più belle canzoni di Faber dell'ultimo periodo. La sua interpretazione non è inedita ma la voce della Mannoia continua a mantenersi splendida.

HO VISTO NINA VOLARE - Zucchero (3, b)
Anche questo splendido pezzo dell'ultimo De Andrè è reso con stile personale da Zucchero, che ha avuto l'intelligenza di non stravolgere il brano ed il gusto di una interpretazione "corretta".

AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI- Franco Battiato (6, b)
Il brano non viene completato a causa delle lacrime di Battiato, vinto dall'emozione. Certo, non è la sua interpretazione migliore dal punto di vista musicale, ma riassume bene l'atmosfera dell'evento.

CANZONE DEL PADRE - Oliviero Malaspina (10, n)
E' il brano forse più siginficativo da Storia di un impiegato del 1973. Oliviero Malaspina è un cantautore poco noto, vincitore di 2 edizioni del Premio Recanati e collaboratore di Cristiano De Andrè in due album: Sul confine e Scaramante.

LA BALLATA DELL’AMORE CIECO - Francesco Baccini (8,n)
Feroce e disperato pezzo che costituisce uno dei tanti capolavori (forse poco noto) del primo De Andrè. Baccini ha il merito di riproporla senza strafare.

INVERNO - Cecilia Chailly (11, b)
Curriculum di gran prestigio per questa figlia d'arte ed esponente di spicco della musica contemporanea, eccellente artista. Qui si produce in un toccante e non banale omaggio ad uno dei brani meno amati da Faber.

VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE - Eugenio Finardi (12, b)
Grande capolavoro (uno dei miei preferiti) del repertorio di Faber, qui reso con gusto e misura da Finardi.

ANDREA (Massimo Bubola (11, n)
Bubola è anche l'autore di questo trascinante brano del "periodo di mezzo" di De Andrè (Rimini, 1978). Presenza pressochè obbligatoria per un omaggio a Faber, di cui è stato uno dei più stretti collaboratori.

SIDUN - Mauro Pagani (12, n)
Stesso discorso per Mauro Pagani, strettissimo collaboratore di Faber per Creuza de Ma e Le nuvole. Il brano è un canto straziante su un genitore che assiste alla morte violenta di suo figlio.

GEORDIE - Mercanti di Liquore (13, b)
I Mercanti di Liquore sono uno dei gruppi italiani più interessanti degli ultimi tempi (sopratutto per un disco inciso in collaborazione con Marco Paolini). Specializzati in reinterpretazioni di brani di De Andrè, qui si producono in una ritmatissima esecuzione di Geordie, brano della tradizione popolare britannica, riportato al successo qualche anno fa in versione remix da Gabry Ponte.

CREUZA DE MA - Mauro Pagani / Cristiano De Andrè (13, n)
Doverosa presenza del figlio Cristiano, oltre che di Mauro Pagani (collaboratore di lunga data di Faber, prima con i Quelli, poi con la PFM ed infine come solista). Il brano è forse il più noto tra quelli scritti in dialetto genovese.

FIUME SAND CREEK - Ligabue (15, b)
Ligabue è uno dei più sopravvalutati autori della scena musicale italiana ed il confronto con le canzoni di Faber è impietoso. Qui si limita ad una corretta interpretazione del brano tratto da "Indiano".

IL PESCATORE - P.F.M. (4, b)
La Premiata Forneria Marconi ha contribuire ad imprimere una svolta rilevante nell'evoluzione artistica di De Andrè. Intanto perchè nella seconda metà degli anni '70 inaugurò la stagione dei suoi megaconcerti dal vivo con un tour rimasto epico (da cui furono tratti 2 album live). Poi perchè riaraggiarono completamente (e splendidamente) alcuni dei brani più classici di Faber, riportandoli a nuova vita. Questo brano è uno di questi e viene riproposto con arraggiamento ovviamente identico.

HOTEL SUPRAMONTE - Roberto Vecchioni (14, b)
Con questo brano inizia la serie di brani che sembrano più dell'interprete che di De Andrè, facendo rimpiangere gli originali. Forse incide il fatto che Vecchioni non è tra i nostri interpreti preferiti.

AMICO FRAGILE - Vasco Rossi (2, n)
Il brano apre il secondo cd della raccolta (quello nero) ed è preceduto da una presentazione "recitata" da Vasco di come la canzone nacque e fu scritta. Dovrebbe essere il pezzo più significativo dell'album (tant'è che ne fornisce il titolo) ma il confronto tra il rocker emiliano ed il cantautore genovese è devastante (per il primo).

KING (Gian Piero e Roberta Alloisio (14, n)
Il brano non sarebbe neanche male, ma ha poco con De Andrè: se non che canta di una storia di droga in Genova.

LA GUERRA DI PIERO - Adriano Celentano (2, b)
E' il brano che apre l'intera raccolta e mai scelta fu più infelice. Perchè la prima traccia è un disastro completo e riconosciuto: Celentano fu costretto ad abbandonare il palco tra i fischi del pubblico perchè dimenticava completamente i versi della canzone. Ma da grande "dritto" qual è, Celentano ricorre all'autoironia e, dopo aver incluso la testimonianza delle sue amnesie e dei sacrosanti fischi ricevuti, commenta che avrebbe fischiato anche lui se si fosse trovato in platea, solo che quel giorno si trovava sul palco. Dopodichè segue la reincisione in studio dello stesso brano, fornendo una interpretazione pulita e dignitosa. E' il secondo brano presente sul disco a non concludersi (ma per ragioni apposte a quelle di Battiato) ma è l'unico brano inciso in studio. E' quindi scarsamente rappresentativo del concerto-tributo.

CANZONE PER L’ESTATE - Edoardo Bennato (8, n)
Sì, sembra decisamente un brano di Bennato, nel suo tipico stile one-man band. Intepretazione quindi abbastanza sguaiata: peerchèè non rieeesci più a volaaareee...

LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO - Gino Paoli (5, b)
Brutta e maniera esecuzione di uno dei massimi capolavori del primo periodo di De Andrè. Inutile anche come tributo.

LA CATTIVA STRADA (Jovanotti (4, n)
Discorso analogo a quello di Bennato. Jovanotti è bravo a far diventare suo il pezzo di De Andrè. Purtroppo si pensa più al fatto che sta cantando Jovanotti e non si pensa che il pezzo è di Faber.

SIGNORE IO SONO IRISH - Vittorio De Scalzi (5, n)
Il brano più rappresentativo del famoso album Senza orario senza bandiera scritto da Faber per i New Trolls nel 1968. L'impressione è che De Scalzi voglia fare più un tributo a se stesso piuttosto che a De Andrè.

LA ROMANCE DE MARINELLE - Roberto Ferri (9, b)
Boh. L'unica nota caratteristica è che il famoso brano che regalo la popolarità defintiva a De Andrè è cantato in francese. Nient'altro.

LA BALLATA DEL MICHE’ - Teresa De Sio (10, b)
Decisamente poco riuscita. Forse la cantante napoletana è stata coinvolta per la collaborazione avuta con Faber in un brano intitolato Un libero viaggiare.

BOCCA DI ROSA - Ornella Vanoni (8, b)
Tra le pià brutte interpretazioni dell'album, maxime l'arrangiamento. Lo splendido pezzo di De Andrè diventa una marcetta insulsa che ci si augura finisca presto.

VIA DEL CAMPO - Enzo Jannacci (6, n)
Questa davvero non finisce mai. Dilatata in modo insopportabile da uno Jannacci che si crede un grande interprete e si permette di inserire dei versi recitati che risultano piuttosto risibili.

Articolo precedente della serie: A Kind of Blue di Miles Davis

10 commenti:

Anonimo ha detto...

ma chi e' che ha scritto la... "recensione"?
mah, secondo me mentre scriveva ascoltava un altgro disco.
poi quel commento sul "rocker emiliano"... ma x favore!
che tristezza......

Anonimo ha detto...

daccordissimo col precedente "anonimo"...ma chi è l'autore di questa recensione?? un consiglio...cambia mestiere!

Anonimo ha detto...

E' meglio che tu non ascolti piu' questo album. Non vorrei tu avessi in seguito altre impressioni.
Ricorda che questo concerto era piaciuto tantissmo a Dori Ghezzi.

Ciao

pbm ha detto...

una piccole nota: la canzone cantata con Teresa de Sio si intitola Un libero cercare.
poi sui giudizi sono quasi d'accordo ma attenzione a non ricadere del deandreismo da sbarco post-mortem, per favore. grazie.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Sono daccordo con gli altri, ho avuto modo di scoprire questo album solo di recente, e seppur qualche brano sia " pesante " credo che questo progetto sia riuscito. Se pensa queste cose di questi artisti, chissà cosa direbbe della Tatangelo o di Syria...

Dax amico fragile ha detto...

sono abbastanza d'accordo su tutto tranne in 3 punti:
A mio parere sia Ligabue che Bennato hanno cantato molto bene: Il primo con un'interpretazione non facile, molto sentita e assolutamente non banale. Il secondo l'ha certamente fatta "sua" ma senza snaturarla troppo...
Il terzo punto è: Vasco Rossi nn meritava neanche di essere lì...

Anonimo ha detto...

Conosco bene questo album e sono piuttosto d'accordo su molti punti, eccezion fatta per Ligabue, che ha fatto una senz'altro dignitosa interpretazione. Vasco, come è stto detto, non vedo perchè compaia in questo album, e poi la parte recitata all'inizio è proprio un insulto. Non mi è dispiaciuto poi Gino Paoli, a differenza di Jannacci e della sua interpretazione strascicata di una delle prime canzoni del Faber da me ascoltate. In generale però il tributo è riuscito nel suo intento...p.s. per "anonimo":vorrei vedere se un fan di de andrè parlasse bene della tatangelo...senza deandreismo post-mortem, per carità, che accuse volano...

Anonimo ha detto...

Iniziate a sciacquarvi la bocca quando parlate di Vasco Rossi.

Anonimo ha detto...

Teresa De Sio è salernitana, è di Cava dè Tirreni .. tanto per precisare. Per il resto, De Andrè è De Andrè, inutile fare paragoni .. bello il tributo in sè.

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