03 gennaio 2006

Il virus Sony approda sulla stampa mainstream

Dopo che tutta la rete ne parla da mesi, la vicenda del virus (o meglio, malware) Sony fa la sua timida scomparsa sui mezzi di stampa tradizionale: l'edizione online di Repubblica ha pubblicato ieri un timidissimo articolo di Ernesto Assante intitolato "Attenzione, nel cd c'è una spia e la Sony Bmg è costretta a pagare", peraltro subito sparito sia dalla home page che dalla sezione specializzata del giornale.

Tra l'altro l'articolo è oltremodo lacunoso e si sofferma solo su una delle tante nefandezze commesse da Sony per impedire ai propri clienti di effettuare una copia del cd (anche se il malcapitato cliente non ne aveva la minima intenzione). La notizia su cui si sofferma Repubblica è più sulla condanna inflitta dallo Stato del Texas per aver violato la privacy dei clienti Sony, mentre aveva sottaciuto quando la notizia di tale reato si era diffusa in rete.

Inoltre, a leggere l'articolo di Assante, sembra che il merito della scoperta del malware Sony sia da far risalire alla Microsoft (!), in quanto opera di un suo dipendente: Mark Russinovich. Beh, può essere che in passato Russinovich abbia lavorato per la Microsoft, ma attualmente è titolare di una sua società, la Sysinternals. Risulta piuttosto bizzarro questo accostamento con Microsoft, che sa tanto di propaganda (mitica una laccata e prostrata recensione della nuova versione di Windows fatta dal "giornalista" Turani).

Ma, sopratutto, vengono sottaciuti i tanti altri misfatti di Sony:
  1. che vi sono in giro altri 20 milioni di cd con un malware differente (MediaMax della SunComm) da quello XCP della First4Internet preso in considerazione;
  2. che entrambi i malware si installano ad insaputa del cliente;
  3. che entrambi i malware compromettono in funzionamento del PC su cui i CD Sony vengono ascoltati;
  4. che vi sono altre azioni penali intraprese contro Sony da altri stati, sia americani che europei;
  5. che la Sony stessa ha violato i diritti d'autore di altre società, scopiazzando vergognosamente pezzi di codice open source.

Altrettanto lacunoso se non fazioso, è l'articolo del Sole 24 Ore dedicato allo stesso evento: parte descrivendo la condanna di Sony e finisce con la solita giaculatoria sulle brillanti azioni della guardia di finanza contro la pirateria, che si riduce alla caccia allo scaricatore di canzonette.

Su queste tematiche si misura tutta l'inadeguatezza della stampa tradizionale, avvezza a filtrare e "porgere" le notizie in base agli interessi in gioco, che raramente sono quelli dei lettori. E non vi è dubbio che su questa vicenda il network dei blogger ha reso un migliore servizio ai consumatori.

Articolo precedente della serie: Tabella comparativa tra le diverse infezioni dei cd Sony

1 commento:

Anonimo ha detto...

L'articolo è qui:

http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/scienza_e_tecnologia/cdspia/cdspia/cdspia.html

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