12 marzo 2006

I soliti ignoti

Non so se avete mai visto il film "I soliti ignoti", una delle migliori commedie italiane: la narrazione di un tentativo di rapina nella Roma dei primi anni '60 da parte di una banda scalcagnata che finisce per farsi "du spaghi" nel bel mezzo del colpaccio, che per penetrare nella stanza aperta divelle le pareti, e cose così. Beh, a leggere le imprese degli "spioni" arruolati per far vincere le elezioni regionali a Storace siamo al puro avanspettacolo.

Ecco l'elevato dialogo tra due spioni alle prese con un problema più arduo della quadratura del cerchio: come denunciare anonimamente le "irregolarità" della Mussolini.

P. "Hai tu una scheda non riconducibile a qualcuno? devo mandare un telegramma che deve essere anonimo"
G. "Anonimo lo posso fare anche da un bar"
P. "Però il telegramma ti addebitano il costo su una bolletta"
G. "Ma scusa se vado alla posta a farlo e non do i miei documenti?"
P. "Certo che ti chiedono i documenti, se vado da un pony express ho paura che non faccio in tempo e in ogni caso mi chiedono i documenti, porca puttana non so come fare. Tutto fatto bene tutto lavorato, tutto costruito e adesso non so come cazzo fare. E se freghi il telefonino a qualcuno?"
G. "Eh si può fare, lo frego a qualcuno".
P. "Fai sta cosa e poi glielo fai ritrovare".
G. "E' un bel casino... lettera anonima niente?"
P. "Se potevo imbustà 'na lettera avevamo risolto, ma non gli arrivava domani".


E poi il nome dell'operazione, "Qui Quo Qua", indicativo dei testi su cui si sono formati i protagonisti della vicenda e dei loro datori di lavoro, la Banda Bassotti, suppongo.

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