05 marzo 2006

Scene da un pentagramma

L'altra sera in quel di Magenta (MI) hanno riaperto il cineforum. Sì, quella cosa tipica degli anni '70 in cui, una comunità di appassionati della "settima arte", dopo la proiezione di un film, perlopiù settimanale, si intratteneva a discuterne meriti o demeriti. Il cineforum come fenomeno sociale è stato definitivamente affossato nel Fantozzi di Paolo Villaggio dalla scena della proiezione de "La corazzata Potemkin" e da quel cialtronesco "è una cagata pazzesca".

L'altra sera, dicevo, in una cittadina lumbard è stato riaperto il cineforum. Come negli anni '70. Quando si usciva di più la sera, si vedeva meno televisione, si aveva voglia di partecipazione. Mi piace pensare che la riapertura del cineforum sia un po' l'indice del ritorno ad uscire di più, a vedere meno televisione e ad essere meno spettatori passivi.

La serata di apertura è stata un po' speciale: uno spettacolo organizzato dal Progetto Mistarte intitolato Scene da un pentagramma, spettacolo musicale che incrocia diverse arti: il cinema (ovviamente), la musica attraverso la reinterpretazione in stile jazz di celebri colonne sonore, ed il teatro attraverso scene che richiamano le atmosfere dei film da cui sono tratti i brani musicali.

Naturalmente la serata è stata dominata dalle performance musicali del quartetto jazz che ha riarrangiato in modo molto accattivante pezzi arcinoti quali Amado mio, Over the rainbow, Moon River, La vita è bella o Besame Mucho. Eccellenti i musicisti del quartetto: Andrea Cassano al contrabasso, Alberto Stagnoli al violino e Fabio Coppini al pianoforte, nonostante la tendenza all'invasività di quest'ultimo.

Ma l'assoluta protagonista della serata è stata la voce solista Camilla, una vera e propria, piacevolissima sorpresa. Nome completo, Camilla Lessona, è stata per un paio d'anni una delle nuove proposte sanremesi, precisamente nel 1996 e 1997, dove presentò rispettivamente "Zerotretresette" (ammiccante ad uno dei primi prefissi TIM) e "Come ti tradirei", brani passati quasi del tutto inosservati.

Camilla aveva avuto una qualche notorietà nel 1995 con il suo primo singolo, "Non c'è ragione", abbastanza programmato nelle stazioni radio, così come altri brani quali "Il mio fuoco" e "Il mio primo desiderio", entrambi del 2000.

Ma la performance di Camilla dell'altra sera è piuttosto differente dallo stile dance/hip-hop dei suoi dischi. Dotata di una eccezionale voce dal piacevolissimo timbro sopranile, Camilla ed i suoi accompagnatori hanno reinventato brani arci-famosi che correvano il rischio di tediare per la troppa notorietà. Uno dei tanti talenti sprecato dalla scarsa capacità dei discografici italiani, che non avrebbe niente da invidiare alle celebrate ed osannate Norah Jones o Diana Krall che invece vendono dischi a palate. Vabbe', che colonia saremmo altrimenti.

La rassegna cinematografica vera e propria inizia martedì prossimo, quando è in programma il film-documentario "Un'ora sola ti vorrei" di Alina Marazzi, presentato al festival di Locarno nel 2002 e che da allora circola in Italia e all'estero raccogliendo elogi dalla critica e commosse reazioni del pubblico.

Mi sembra una scelta eccellente: coraggiosa, di qualità e non risaputa. Martedì cinema.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Fantozzi non dice che è "una boiata pazzesca", ma "una cagata pazzesca". È ontologicamente e semanticamente diverso. Stefano

chartitalia ha detto...

Grazie per la precisazione filologica. Già corretto.

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