15 marzo 2010

Formigoni dalla A alla Z/ O come Oil for Foods

Premesso che chi vota a destra di questi tempi mi fa schifo, eccone qui uno dei tanti esempi di malcostume, per non dire di peggio: la vicenda Oil for Food in cui superman Firmigoni è rimasto invischiato ed in cui, come nel caso Mills, viene sanzionato il corrotto ed è palese di chi è la responsabilità morale e politica della corruzione.


La vicenda Oil for Food rimane un'ombra sulla presidenza formigoniana della Regione Lombardia. Proviamo a ricostruire con ordine questa complessa storia.

Il programma Oil for Food viene inaugurato dall’Onu nel 1996 e, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto permettere all'Iraq, paese fiaccato da anni di sanzioni seguite alla prima guerra del Golfo, di vendere petrolio in cambio di forniture umanitarie, cibo e medicinali. Sulla vicenda ha indagato la Procura di Milano, mettendo sotto inchiesta uno stretto collaboratore di Formigoni, Marco Mazarino De Petro.

L’indagine si è chiusa e nell’estate del 2009 è stata emessa la sentenza: due anni di carcere a De Petro, in primo grado, per corruzione internazionale di funzionari dello Stato; condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep, la società petrolifera che grazie ai buoni uffici di De Petro e ai rapporti di Formigoni con il ministro degli esteri iracheno Tarek Aziz, ha sostenuto l’indagine Onu, ha ricevuto il petrolio di Saddam, violando le regole internazionali.

La vicenda nasce da un’indagine Onu su Oil for Food affidata ad un comitato indipendente presieduto dall’ex capo della Federal Reserve, Paul Volcker che accerta come nel programma si siano create ampie sacche di corruzione, a beneficio reciproco del regime iracheno e di aziende straniere compiacenti. Queste ultime ottenevano provviste di greggio a prezzi estremamente convenienti in cambio di laute tangenti ai funzionari iracheni e, in ultima analisi, al regime iracheno. L’operazione avviene aggirando l’embargo e vede il coinvolgimento e l’intermediazione di politici occidentali. L’unico politico a cui la commissione dedica un capitolo del Rapporto finale (Report on Program manipulation) è Roberto Formigoni.

Il suo nome appare in connessione allo scandalo nel gennaio 2004, quando un giornalista del Sole 24Ore, Claudio Gatti, insieme al collega del Financial Times Mark Turner, scrive delle prime risultanze di un’indagine sul malfunzionamento del programma ONU, mettendo in rapporto il presidente della Regione Lombardia con l’allora fiduciario per i rapporti con l’Irak, Marco Mazarino De Petro, e le società COGEP e NRG Oil. De Petro, ciellino storico, ex sindaco di Chiavari, ex deputato è uno stretto collaboratore di Formigoni. È De Petro ad occuparsi dei rapporti tra la Somo, l’ente iracheno del petrolio, e la società Cogep. È lo stesso Formigoni, come testimonia un fax riprodotto nel rapporto ONU, a raccomandare a Tarek Aziz, allora numero due del regime, le due aziende italiane. Grazie all’interessamento di Formigoni, a loro sarebbero arrivati in tutto 24,5 milioni di barili di oro nero.

Ma cosa porterebbe Formigoni secondo l’indagine Onu a raccomandare queste due aziende? E perché non altre? La Cogep fa capo ai Catanese, famiglia di imprenditori non nuova alle cronache giudiziarie: negli anni ottanta furono coinvolti in pieno nello scandalo dei petroli (o scandalo dei 2000 miliardi) che si configurava nella megaevasione ai danni del fisco dell'accisa (tassa statale prevista per la produzione e il trattamento dei prodotti petroliferi) e l'immissione di ingenti quantitativi di carburante in una fitta rete di contrabbando. Nonostante il passato poco limpido di questa famiglia, De Petro, accompagnò personalmente i dirigenti della società italiana in Iraq per la firma del contratto con il Regime di Saddam. Con quale scopo? Le indagini hanno dimostrato che la Cogep oltre che pagare somme a funzionari iracheni ha versato ingenti somme nei conti correnti di una società off-shore di nome Candonly, che, si scoprirà, era controllata dallo stesso De Petro.

Il Tribunale di Milano, a seguito del processo incardinato sulle indagini del pm Alfredo Robledo, a giugno 2009 condanna in primo grado Marco Mazarino De Petro a due anni per corruzione internazionale. Con lui vengono condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep. Formigoni, a quanto si apprende, non entra mai nel registro degli indagati, ma la sua responsabilità politica è innegabile. De Petro, definito allo scoppiare dell’indagine «un antico collaboratore», è in realtà ancora in quel momento una persona molto vicina al presidente della Regione, sia professionalmente che umanamente.

I due militano in CL, posseggono in società con altri uno yacht di 15 metri e 400 cavalli e una portata di 15 persone di nome Obelix, hanno trascorso molte vacanze insieme. E De Petro è stato raccomandato dallo stesso Formigoni a Tarek Aziz come rappresentante degli interessi di aziende italiane, ha sostenuto l’indagine Onu. Insomma, se Formigoni ha cercato di allontanare da sé le ombre negando ogni addebito, la sua responsabilità politica è chiarissima.

Il 12 giugno 2009, Gianni Barbacetto scrive (Societacivile.it): C'è una sentenza a cui sono stati dedicati solo brevi trafiletti sui giornali. Eppure coinvolge un politico di prima grandezza, che punta addirittura alla successione di Silvio Berlusconi. La sentenza è quella del processo Oil for Food, il politico è Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. […] Roberto Formigoni, in nome della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, braccio destro di Saddam, ha ricevuto contratti per 24,5 milioni di barili: la più massiccia tra le assegnazioni fatte a soggetti italiani. Poiché Formigoni non fa il petroliere, i contratti sono stati gestiti da aziende suggerite dal governatore: la Cogep della famiglia Catanese e la Nrg Oils di Alberto Olivi. Così una piccola impresa come la Cogep si è trovata di colpo a passare dalle autobotti alle petroliere. In cambio, secondo l'inchiesta sviluppata a Milano dal pm Alfredo Robledo, avrebbe pagato tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani.

La Nrg Oils avrebbe pagato invece almeno 262 mila dollari. I Catanese (benché la loro Cogep fosse già stata coinvolta nello scandalo dei petroli e i suoi titolari fossero già stati condannati nel 1982 per contrabbando internazionale) sono tra i fondatori della Compagnia delle Opere, l'associazione d'imprese promossa da uomini di Cl, e questo è bastato, evidentemente, per far scattare la segnalazione di Formigoni a Saddam. A partire dal 1997, Saddam e Aziz concedono succulenti contratti alla piccola Cogep, che "ringrazia" Formigoni versando dal 1998 al 2003 oltre 700 mila dollari sui conti di una società estera, la Candonly, controllata da Marco Mazarino De Petro, il fiduciario di Formigoni per i rapporti con l'Iraq di Saddam. Come giustifica De Petro tutti quei soldi? «Sono il compenso per la mia consulenza». Ma è difficile capire in che cosa sia consistita quella consulenza, visto che De Petro può esibire soltanto una relazione stilata nel 1996, tre paginette dalla sintassi difficile, in cui strologa di un «accordo petroil for food».

Ora è arrivata la sentenza. La prima condanna europea per quello scandalo: due anni di carcere a De Petro, in primo grado, per corruzione internazionale di funzionari dello Stato; condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep. E Formigoni? Era già da tempo uscito dall'inchiesta. Ma a prescindere dal piano giudiziario, le responsabilità morali e politiche delle azioni di Mazarino De Petro ricadono su di lui. Come Berlusconi per il caso David Mills: lì, se Mills è il corrotto, Berlusconi è il corruttore; in Oil for food, se Mazarino De Petro è il corruttore, la responsabilità morale e politica del suo operato è del politico per conto del quale De Petro operava, cioè Formigoni. È semplice e chiaro. Qualcuno l'ha detto? Qualcuno l'ha scritto? E ancora: Candonly era una società riferibile di fatto ai Memores Domini, il "gruppo adulto" di Comunione e liberazione di cui Formigoni è l'esponente più in vista. Dove sono andati a finire i soldi di Candonly? Chi li ha utilizzati? Perché Formigoni non lo spiega? E perché nessuno glielo chiede?

(da "Il libro grigio della giunta Formigoni" di Giuseppe Civati & Carlo Monguzzi)

Puntate precedenti:
N come Nuova sede, vecchi sprechi
M come Malpensa
L come L'Aquila
I come Idrogeno
H come Haiti
G come Giustizia ad orologeria
F come Ferro (poco) e smog (parecchio)
E come Eluana
D come Diritti negati
C come Comunione e Liberazione
B come Bonifiche (e Bonifici)
A come Arese
Cielo grigio su, cielo grigio giù

1 commento:

Anonimo ha detto...

ma che strano...scandali, corruzioni...Peccato pero' che ieri si e' concluso definitivamente il processo OIL FOR FOOD e nessuno ne fa menzione.
gia', per mancanza di prove e annullamento delle accuse....
cosi', giusto per amor di cronaca