31 dicembre 2005

Le cover di HitParadeItalia

Paolo Dossena, paroliere specializzato nella traduzione di brani stranieri in italiano ed in forza alla RCA sul finire degli anni '60, detiene un record piuttosto singolare: è forse l'unico che è riuscito a percepire i diritti d'autore per le parole (inesistenti) di un brano strumentale. Eh già, perchè il nostro eroe ha tradotto esclusivamente il titolo di un brano (ripeto, stumentale) dei Procol Harum: da Repent Walpurgis a Fortuna (quale attinenza avessero i due titoli non è dato sapere).

Tale aneddoto costituisce forse l'apice di un fenomeno che ha imperversato per diversi decenni in Italia e a cui abbiamo dedicato una nuovissima sezione su hitparadeitalia.it: le cover, cioè la riproposizione in lingua italiana di brani stranieri. Il fenomeno è molto articolato e meriterebbe un intero volume. Qui ci limitiamo a rintracciarne le origini.

In una vecchia rivista diffusa dall'UNCLA, datata 1955 e intitolata "La vetrina delle canzoni", si legge quanto segue:

In una recente riunione la « UNCLA » (Unione Nazionale Compositori Librettisti ed Autori) ha preso in esame il problema del dilagare della musica straniera nei programmi di musica leggera che vengono eseguiti in Italia. L'Associazione correrà senza alcun dubbio ai ripari di fronte a questa minaccia di invasione e si auspica che i rimedi siano tali e così efficaci per cui la musica straniera eseguita in Italia sia soltanto quella di sicuro valore artistico e di consacrato successo.

Abbiamo fatto una profonda indagine per cercare di chiarire e mettere a fuoco la «vexata quaestio». Circa la responsabilità, ognuno dice la sua; la si addossa:

1) agli autori nostrani di grande nome che, staccatisi a un certo momento dai grandi editori e divenuti editori di se stessi, non sono stati più in grado - forse proprio a causa della nuova attività - di creare dei successi tali da vincere la concorrenza della miglior fattura straniera, obbligando così i vecchi editori a ricorrere all'estero per accaparrarsi i migliori prodotti dell'editoria internazionale;

2) agli onnipotenti direttori d'orchestra in sale da ballo piccole o grandi, modeste o pretenziose, che per smania di ostentazione di una cultura musicale universale impongono alle orecchie e al gusto del pubblico la musica straniera di qualsiasi fattura, anche non di prim'ordine;

3) ai numerosi films stranieri, musicali e non, che vengono introdotti in Italia;

4) ai dischi stampati da case straniere che vengono importati e venduti senza alcuna limitazione in Italia;

5) al pubblico, malato di esterofilia, che, sempre in maggior numero, richiede all'orchestrale nominativamente i pezzi, stranieri sentiti vuoi alla radio, vuoi nei viaggi oltre frontiera; ed infine ad altre cause di minore importanza che crediamo superfluo elencare.

Sono tutte ragioni valide che si possono accettare senza riserve: tutti hanno ragione. Ma noi non vogliamo sindacare se i carichi di responsabilità siano dell'uno piuttosto che dell'altro; noi vogliamo solo batterci perchè il dilagare della musica straniera in casa nostra venga arginato.


Il "disperato" appello era firmato da tale Aldo Locatelli. L'industria discografica non era ancora un business, il Rock'n'roll era appena nato negli Stati Uniti, e ci sarebbe voluto ancora qualche anno prima che arrivasse in Italia. I Beatles andavano ancora a scuola, e nessuno avrebbe potuto prevedere la British invasion di lì a un decennio.

Eppure, la lobby degli autori ed editori musicali affila le armi e cerca di correre ai ripari per arginare la concorrenza straniera. Il protezionismo della SIAE fa sì che per ogni brano straniero eseguito, trasmesso o acquistato in Italia, sia pure in edizione originale, una parte consistente dei diritti venga versata all'autore della versione italiana.

Non tanto quindi per venire incontro alla scarsa conoscenza delle lingue da parte dei consumatori di musica leggera di quegli anni, quanto per necessità di trattenere in Italia le royalties relative ai brani di origine straniera, nasce il fenomeno delle cover.

È vero che cover in termini musicali vuol dire innnanzitutto la ripresa, da parte di un qualsiasi artista, di un brano già portato al successo da un altro. In questo senso, sono da considerare cover le innumerevoli versioni di classici quali Stardust, 'O sole mio o Yesterday. Il significato più particolare che si intende dare al termine cover nel caso in questione è invece la sistematica opera di traduzione e adattamento in lingua italiana di tutto il materiale musicale proveniente dall'estero (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti innanzitutto), lavoro che è andato avanti fino ai primi anni '70 quando, forse per le pressioni delle multinazionali del disco, viene stabilita una diversa ripartizione delle quote dei diritti d'autore.

Molti ricordano i brani dei primi Bee Gees, da Massachusetts a Words, brani che (rigorosamente in versione originale) hanno avuto un discreto successo commerciale anche in Italia. Ebbene, i diritti di questi brani sono serviti ad assicurare una dignitosa sopravvivenza al nostro Gino Paoli che, negli anni in cui la sua carriera sembrava essere finita per sempre, era riuscito a pubblicarne la versione italiana attraverso la sua casa di edizioni musicali (la Senza Fine).

Non è dato sapere quanto abbia fatturato Mogol elaborando improbabili e talvolta grottesche traduzioni dei versi dei Beatles, ad esempio. E che dire del citato Paolo Dossena, che ha accumulato una fortuna depositando la versione italiana (consistente nel solo titolo!) di un brano strumentale dei Procol Harum che tutti conosciamo appunto come Fortuna, mentre il titolo originale era Repent Walpurgis?

Ecco, a partire dagli anni '70 e nel giro di poco tempo, l'interesse per le "versioni italiane" svanisce, anche perché ormai le novità inglesi e americane compaiono sul nostro mercato in contemporanea con l'estero, e gli acquirenti di musica sono divenuti più critici e più esigenti. Più smaliziati, insomma.

Come già anticipato qualche mese fa, HitParadeItalia ha deciso di elaborare un altro grande progetto: catalogare per autore e interprete tutte le cover che questi "grandi" dell'editoria musicale italiana hanno partorito nel secolo scorso. Una vera impresa, non c'è che dire. Contiamo sul contributo di chi ci legge e desidera arricchire la nostra base di dati.

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