19 marzo 2010

Formigoni dalla A alla Z/ Q come Quarto mandato (a casa)

Premesso che chi vota questa destra di questi tempi mi fa schifo, Formigoni è lo specchio del declino della Lombardia di questi ultimi 15 anni, corrispondenti ai suoi tre mandati. Quello che inizierebbe con una sua eventuale elezione sarebbe il quarto, completando il classico ventennio di triste memoria: l'ennesima illegalità, in quanto semplicemente esiste una legge che limita il numero dei mandati a due. Ma tant'è...

Perché Formigoni si candida per la quarta volta e nessuno dice niente? Formigoni è in carica dal 1995 e, dal 2000, è stato eletto con il sistema dell'elezione diretta del presidente. Come scrive Vittorio Angiolini, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Milano, “lo scopo del disposto legislativo” di cui stiamo parlando “è quello di evitare l’accumulo di potere personale di chi ricopra troppo lungamente la carica”. E allora, la norma introdotta nel 2004 (“previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”), impone una riflessione a cui non ci si può sottrarre. Nel 2004, Formigoni era in carica per il primo mandato, la legge indicò il limite dei due mandati, Formigoni si ricandidò per il secondo, sapendo che, per legge, si trattava del suo ultimo mandato. Nessuna retroattività, quindi, ma l'assunzione di un dato storico.

Angiolini conclude: «…Ne discende che il divieto di rielezione dell’art. 2, comma 1 lett. f) della legge numero 165 del 2004 ben può trovare applicazione da subito, senza per questo manifestare alcun effetto da bollare come retroattivo, nel caso di chi, come l’attuale Presidente della Lombardia Roberto Formigoni, per fatto storico pacifico ha già ricoperto quella medesima carica per due mandati consecutivi, in base ad elezione popolare diretta (2000-2005 e 2005-2010); e ciò ancorché lo stesso art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 sia entrato in vigore solo dopo l’inizio del primo (2000-2005) dei due mandati che il Presidente ha ricevuto in passato, in virtù della disciplina allora vigente.

Il ragionare diversamente vorrebbe dire d’altronde non solo posticipare enormemente nel tempo (al 2015) l’effetto di un divieto di rielezione già in vigore dal 2004, frustrandone sino ad allora la ratio limitatrice dell’acquisizione di una posizione di personale vantaggio sui potenziali contendenti da parte di chi ricopre lungamente la carica, ma vorrebbe dire anche tradire la ragione di fondo per cui in genere è stabilito il principio di irretroattività delle leggi.

La ragione di fondo del principio di irretroattività delle leggi, anche come rappresentata dalla giurisprudenza, è nella salvaguardia della buona fede come ignoranza incolpevole di modificazioni che potrebbero sopraggiungere, e dunque nella salvaguardia di “situazioni maturate e consolidatesi attraverso forme e modalità che non possono venir meno in conseguenza di fatti sopravvenuti” (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 18 dicembre 1990 n. 11985). Una tale ragione di fondo di tutela della buona fede non ha, in maniera persino intuitiva, nulla ha che spartire con la situazione del Presidente Formigoni, il quale sin dal 2004, e dunque ancor prima della conclusione del primo dei due mandati consecutivamente ricevuti ed espletati alla Presidenza della Regione, perfettamente conosceva l’impedimento ad una successiva terza rielezione
».

Mistero. Perché Formigoni possa candidarsi per la quarta volta nonostante la legge dica il contrario è un mistero anche per Beppe Severgnini, del Corriere della Sera: «Robbie Formigoni veleggia oltre il 60% dei consensi, leggo. Leggo meno su un'altra questione: l'attuale governatore si può candidare al quarto mandato? Alcuni giuristi pensano di no. Formigoni è infatti in carica dal 1995 e, dal 2000, è stato eletto con il sistema dell'elezione diretta; ma dal 2004 c'è una nuova norma («previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto»). La questione è complessa, ma mi sembra che il dibattito sia debole e avvenga solo all'interno del Pd lombardo. Altrove non se ne parla, neppure nel centrosinistra; anche perché Vasco Errani, potente governatore dell'Emilia-Romagna, ha un problema simile. Quindi, prepariamoci a salutare Robbie IV».

Il manifesto fa discutere e in aula non c’è mai. Il manifesto è quello di Formigoni. Lo slogan è: «Roberto, uno di noi» (noi chi, noi di CL?). Il suo viso è “pixellato” (boh) con i visi di 500 persone che, come in un puzzle, vanno a comporre il suo volto. Lo slogan elettorale è curioso. Intanto, perché è stato usato, per le elezioni europee, da un europarlamentare del Pd, Antonio Panzeri. E cinque anni fa lo stesso slogan fu adottato dal consigliere Gianfranco Concordati, eletto in Regione con la lista dell'Ulivo. Anche nella destra ce n'è più d'uno, di «uno di noi» (a Bergamo, ad esempio, il sindaco l’hanno scorso adottò lo stesso slogan). Insomma, uno di noi, anche negli slogan di cui si appropria.

Nello specifico, poi, il fatto che sia “uno di noi” (nel senso di noi consiglieri) è del tutto discutibile: in aula si è fatto vedere molto poco, nonostante si sia dichiarato molto spesso presente. Se leggiamo, infatti, i dati sulle presenze dei consiglieri che partecipavano davvero alle sedute, ecco quanto riportato ufficialmente dal Consiglio regionale, a poche sedute dal termine della legislatura: La media del Pd – considerando il dato che riguarda i 13 consiglieri eletti nella lista Uniti nell'Ulivo che hanno completato la legislatura (Adamoli, Benigni, Civati, Concordati, Gaffuri, Mirabelli, Oriani, Porcari, Prina, Sarfatti, Tosi, Valmaggi, Viotto) – è di 142,84 sedute, per una percentuale del 97,17%. Giuseppe Civati in particolare totalizza 145 presenze su 147 sedute.

Altri gruppi del centrosinistra: Mario Agostinelli (Sel): 136/147; Carlo Monguzzi (prima Verdi, ora Pd): 146/147; Stefano Zamponi (Idv): 136/147. E «Roberto, uno di noi?» in che posizione si colloca? Il suo è il dato più interessante: in aula non c'è mai, parola di consiglieri, ma risulta essere stato presente 104 volte su 147. Come ha fatto? Era presente in spirito? Qualche malizioso sostiene, spiegandoci i dati, che firmasse la presenza, senza poi partecipare alla seduta. Ma non vogliamo crederci. No, non possiamo. Davvero.

(da "Il libro grigio della giunta Formigoni" di Giuseppe Civati & Carlo Monguzzi)

Puntate precedenti:
P come Pannelli solari
O come Oil for Food
N come Nuova sede, vecchi sprechi
M come Malpensa
L come L'Aquila
I come Idrogeno
H come Haiti
G come Giustizia ad orologeria
F come Ferro (poco) e smog (parecchio)
E come Eluana
D come Diritti negati
C come Comunione e Liberazione
B come Bonifiche (e Bonifici)
A come Arese
Cielo grigio su, cielo grigio giù

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