10 dicembre 2006

I regali per Natale: Mina - Canzonissima 1968

In questi giorni mi è venuta l’idea di consigliare qualche bel cd a chi non è ancora sicuro di cosa comprare agli amici o ai parenti per le prossime feste natalizie. Qualcosa che duri nel tempo, che non si faccia ascoltare per quei primi venti giorni e poi mai più per il resto della vita. Che non ammuffisca nel reparto dedicato ai cd della vostra discoteca. Ma trovare qualcosa di decente è davvero impresa ardua. Poi, considerando che l'80% dei cd usciti in questi giorni non sono altro che raccolte di successi o interi cd di cover di brani già esistenti, perchè non consigliare qualcosa che esiste sul mercato già da tempo?

E visto che ho ricevuto molti messaggi di persone offese per il modo in cui avevo trattato Mina (ma avete letto bene cosa avevo scritto??) mi sono detto: perchè non parlare di un album che invece mi piace? E visto che sto preparando l'articolo per il periodo natalizio che si occuperà del dicembre 1968, ho pensato di suggerirvi uno degli album più belli in assoluto di Mina, CANZONISSIMA '68, legato a doppio filo alla trasmissione abbinata alla Lotteria di Capodanno di cui è stata mattatrice insieme a Walter Chiari e Paolo Panelli dal 5 ottobre 1968 al 6 gennaio 1969. Perchè parlarne? Perchè chi non avesse questo disco o volesse fare un regalo di classe, raffinato e fuori dal coro, comprandolo, non sbaglierebbe di certo. Il prezzo oscilla a seconda di dove lo si acquista, tra gli 11 e i 15 euro.

La prima canzone dell’album è anche la sigla d'apertura della trasmissione che però in quel frangente non è cantata da Mina ma da tutto il cast dei cantanti e dai bambini dell'Antoniano: ZUM ZUM ZUM.
Il singolo di Mina vende circa 250.000 copie e viene tallonato dalla versione della Vartan, che nell’ultimo mese dell’anno prende il sopravvento sul 45 giri della PDU. La canzone la conosciamo tutti, è stata scritta da Antonio Amurri e Bruno Canfora ed è una sigla che più sigla di così si muore! Frase topica: la canzone che mi passa per la testa, non so bene cosa sia dove quando l’ho sentita di sicuro so soltanto che fa zum zum zum zum zum. Voto: 7

Passiamo alla seconda traccia, IO INNAMORATA (di Giorgio Calabrese ed Augusto Martelli). Una canzone che se fosse stata cantata ed incisa da Barbra Streisand staremmo ancora tutti qui a tesserne le lodi. Un arrangiamento straordinario, imponente, da perfetto finale di una tipica commedia musicale di Broadway. Cantata in un modo talmente perfetto da rendere quasi allibito l’ascoltatore più attento (per chi se ne intende, la pelle d’oca è assicurata). Credo sia la più bella esecuzione mai incisa su disco da quando esiste la fonografia in Italia. Verso il finale c’è un repentino cambio di tono tra una frase e l’altra per il quale se non si è più che “quadrati” musicalmente si rischia di non rientrare perfettamente nel giro armonico. Un inciso dissonante e l’armonia si fa più oscura, la voce la percorre per poi rientrare sulla linea melodica principale dove il pezzo si riapre concludendosi in modo arioso. Difficoltà canora (o d’intonazione) che orecchie più esperte non mancheranno di notare.
Frase topica: un grande amore non ha mai perché e nasce e muore quando nasce e muore e la tua storia quando tocca a te, la reciti e la vivi, però non te la scrivi. Cantata e recitata alla perfezione. Che dire? Voto: 10

SACUMDI’ SACUMDA’ di Carlos Imperial (tradotta da Paolo Limiti), titolo originale: NAO VEM QUE NAO TEM, cantata da Wilson Simonal in Brasile e da Brigitte Bardot e Marcel Zanini in Francia (TU VEUX, TU VEUX PAS).
E’ la storia di una donna che viene avvicinata dal diavolo il quale cerca di tentarla in ogni modo, promettendole cose da far invidia ad un re. Ma lei rinuncia per amore del suo amato. Grande Paolo. Frase topica: con te c’è venuta tanta gente, ma il mio amore non ha niente, quindi resto insieme a lui. Ciao diavolo ciao! Voto:8

NE’ COME NE’ PERCHE’di Antonio Amurri e Bruno Canfora. Altra stupenda canzone cantata in maniera incredibile. Anche qui, arrangiamento da mille e una notte. Che forse molti potranno trovare eccessivo o demodé, ma che uno come Bruno Canfora ce l’ha nel sangue. E se non avesse approfittato di un’interprete con la capacità vocale della Mina di quel periodo, non avrebbe avuto mai occasione di scriverli, arrangiamenti di questo tipo. La protagonista realizza improvvisamente che colui che ha accanto è la cosa più importante nella sua vita. E di questo sentimento vuole renderne partecipe la gente che le passa accanto e che invece (giustamente) è indifferente ed inconsapevole , ma sente di “scoppiare” se non potrà gridare ugualmente questa sua gioia. Testo bello ma con qualche ingenuità, musica fenomenale, interpretazione straordinaria. Frase topica: gente che passi indifferente sapessi nel mio cuore cosa c'è , è mio, e so che vuole bene solo a me, soltanto a me, per sempre a me .. e non voglio chiedermi nè come nè perchè ma voglio finalmente che si stringa forte a me, a me. Voto:9 e mezzo.

UN COLPO AL CUORE di Giancarlo Bigazzi e Mario Capuano. Accoppiata stramba per un paroliere all’epoca legato al colosso CBS/CGD ed un musicista come Capuano allora legato alla Durium (dal 1969 in poi, alla RCA). La canzone era uscita originariamente nella versione cantata da Mario Zelinotti. In aprile, il cantante romano era nei negozi con il singolo partecipante al Disco Per L’Estate che gli avrebbe dovuto dare il lancio definitivo dopo circa cinque anni di alti e bassi e (diciamolo pure) jella nera dovuta ad accoppiamenti sanremesi che invece di aiutarlo l’hanno messo in seria difficoltà. Ma quando ti dice male, non c’è niente da fare. Mina, (in certi casi fredda e spietata) la sente e se ne innamora e decide di lanciarla come singolo per l’estate ’68 (accoppiato a ALLEGRIA, versione di UPA NEGUINHO e sigla di AUTORADUNO ESTATE 1968). Quante probabilità ha adesso Mario Zelinotti, di farsi ascoltare dal grande pubblico con quella stessa canzone? Da uno a dieci, potremmo azzardare un meno 1. E difatti così è stato. Povero Mario.
La canzone è molto bella, scritta molto elegantemente (la qual cosa sorprende non poco chi scrive, avvezzo alle bigazzate classiche a cui ci ha abituato il nostro). Orchestrata magnificamente da un Augusto Martelli al top e cantata allo stesso modo da una Mina in stato di grazia, UN COLPO AL CUORE rende il triplo nella versione della cantante e dieci volte di più sul versante delle vendite. Bigazzi e Capuano ringraziano, Zelinotti un po’ meno. Frase topica: da quando non ci sei non mi succede più di ridere per niente come quando c’eri tu. Da troppo tempo ormai, è il solito tran tran, la stessa strada quattro volte al giorno senza te. Voto:9

LA VOCE DEL SILENZIO: di Paolo Limiti ed Elio Isola. C’è anche la firma di Mogol il quale sembra non abbia scritto neanche un rigo. La storia andò così: vigilia di Sanremo 1968. Dionne Warwick ha la canzone adatta. Paolo Limiti ha scritto un testo molto bello, scritto pensando alla madre e alla sua solitudine dopo la scomparsa del padre. La CGD impone la firma di Mogol e come spesso accade, senza dover neanche prendere in mano una penna, Mister Rapetti si trova co-autore di un pezzo che da lì a poco tempo sarà un grandissimo successo nel mondo (per mano di Dionne Warwick) e in Italia per merito di Mina. Tanto grande che durante un Castrocaro l’organizzazione decide di far cambiare il brano che i partecipanti portano in massa alla manifestazione (21 su 23).
La canzone è molto introspettiva. La protagonista interroga se stessa e il suo passato. E nel silenzio assoluto in cui formula questi pensieri ci svela che proprio dal silenzio possono arrivare delle risposte, immaginando (o forse no) voci di persone che non ci sono più e rendendosi conto che in realtà non l’hanno mai veramente abbandonata e che vivono dentro di lei, giorno dopo giorno. Un testo bellissimo, scritto con maestria e raffinata eleganza da un giovane Paolo Limiti (28 anni all’epoca). Frase topica: ed improvvisamente ti accorgi che il silenzio ha il volto delle cose che hai perduto... ed io ti sento amore, ti sento nel mio cuore, stai riprendendo il posto che tu non avevi perso mai. Voto:9 (se non ci fosse stata quella facile rima cuore-amore sarebbe stato un nove e mezzo)

VORREI CHE FOSSE AMORE di Amurri e Canfora. Fa il paio con DUE NOTE. Scritta dagli stessi autori (e con l’aggiunta di Faele), riprende abbastanza da vicino lo stile e le caratteristiche della canzone del 1960, pur non assomigliandole affatto nella melodia. E’ solo questione di “mano”. Il testo ricalca vagamente il quasi coetaneo (di DUE NOTE) NESSUNO AL MONDO. Molto bello, ma pecca di qualche ingenuità nella prosa, che quasi non si nota perché si viene immediatamente rapiti dalla grande orchestra di Bruno Canfora, dalla grandissima ariosità della musica e dalla voce di una magnifica Mina. Sigla finale di CANZONISSIMA 1968, tra le sigle finali più belle sentite in 52 anni di Rai. Lei vorrebbe ricambiare con tutta sé stessa il bene che le dà il suo uomo, perché è la cosa che lui vorrebbe (e che meriterebbe) di più. Ma non ha ancora capito se il sentimento che prova sia veramente amore anche se tutto fa intendere che lo sia. Happy end. Frase topica: se c’è una cosa al mondo che non ho avuto mai è tutto questo bene che mi dai, vorrei che fosse amore, ma proprio amore amore, la cosa che io sento per te. Voto 9

QUAND’ERO PICCOLA di Franco Migliacci, Bruno Zambrini e Luis Enriquez. Terzetto targato RCA a triplo nodo che con Mina, generalmente non hanno mai avuto a che fare. Colonna sonora di un film che pochi hanno visto, quel VATICAN STORY che in Italia è meglio conosciuto col titolo A QUALSIASI PREZZO, interpretato da Klaus Kinski, Walter Pidgeon e Ira Furstenberg. Canzone molto delicata, evocativa, intimista. E’ una donna che si sente lontana dal suo uomo sebbene lo abbia accanto a sè. Progetti diversi, mete differenti. E riafforano le paure infantili della solitudine e del buio. Frase topica: quand’ero piccola, dormivo sempre al lume di una lampada per la paura della solitudine, paura che non mi ha lasciato mai nemmeno adesso che sei qui. Quel nemmeno adesso che sei qui, cantata come fa lei, vale da solo un 8 e mezzo.

DEBORAH di Pallavicini e Conte. Canzone sanremese di Wilson Pickett e Fausto Leali, qui cantata da Mina. L’anello debole dell’album. Sebbene la interpreti con grinta, non convince tanto quanto il duo Pickett-Leali. Forse se non l’avessero fatta per primi loro due non ci sarebbe confronto diretto e Mina ne sarebbe uscita come sempre vincitrice. Ma non è propriamente il suo genere. La sua voce, sebbene grintosa e carica, è ancora troppo borghese per un brano di questa portata. Ce la sentireste un’Ornella Vanoni cantare PROUD MARY? Io no. Come non sento Mina parte integrante in questa canzone. Forza troppo la voce per renderla moderna e “beat” a tutti i costi, forse per essere più vicina ad un pubblico giovane. Cosa sbagliata perché Mina non ha bisogno di correre incontro alle canzoni. Solitamente sono loro che le si modellano addosso come una nuova pelle dopo la muta. Come il lutto non si addice ad Elettra, così il rhythm and blues non si addice a Mina.
Il testo “esiste” perché ogni canzone è normale che lo abbia ma non vuol dire nulla. Sono una serie di immagini da trip che si accavallano, visionarie e psichedeliche, dove ci sono prati di sabbia ed ali di fuoco, occhi di ghiaccio e occhi di luna. Frase topica: lunghe ali di fuoco han coperto la luna sopra di me e su prati di sabbia corro piangendo cercando lui.
Voto: fra il 6 e il 7.

FANTASIA di Giorgio Calabrese e Geoff Stephens (autore di grossi hits d’oltremanica e fondatore della New Vaudeville Band).
Canzone un po’ troppo sofisticata per essere orecchiabile.
Una cosa così se la poteva permettere solo quella Mina, la Mina di quegli anni. Il testo è un progredire di immagini e di pensieri. Delle fantasie, per l’appunto. Della protagonista che in questo momento vive senza di lui e si rifugia nella fantasia di vederlo tornare da un momento all’altro. Frase topica: un sogno fa vedevo te come al solito accanto a me anche se io so che sei a duecento chilometri da me.
Arrangiamento ottimo. Voto 8.

NIENTE DI NIENTE. Altro adattamento italiano di una canzone del gruppo dei Delfonics (BREAK YOUR PROMISE). Uno di quei casi (non rari in Italia) in cui la seconda versione è meglio dell’originale. Ma qui siamo ad un livello molto alto. La versione originale è cantata in falsetto dal lead vocal del gruppo di colore (in stile Stylistics) e non rende – naturalmente – come l’adattamento italiano. Sempre Giorgio Calabrese e sempre Augusto Martelli. A cominciare dal rullo iniziale della batteria, molto migliore dell’originale. Una donna si domanda perché il suo innamorato non chieda mai spiegazioni su quello che lei fa quando lui non c’è. Possibile che non provi mai un briciolo di gelosia? Un conto è fidarsi, ma fino a questo punto le pare un pochettino esagerato. Il dubbio che l’assale è che a lui in realtà non importi niente di niente di lei. Testo elegante, quasi snob. Mina, nel cantarlo, acuisce questa impressione creando un’atmosfera di classe sopraffina. Il movimento delle mani e l’espressione del viso (mentre la canta durante una puntata di Canzonissima) ha quasi più incisività del testo. Frase topica: lo so che tu ti fidi di me ma non mi è chiaro... sarò diffidente però, lo sai che penso di tanto in tanto? Che non te ne importa niente di niente. Voto 9.

E SONO ANCORA QUI di Amurri e Canfora. La cosa che caratterizza pesantemente la musica di Canfora e conseguentemente i suoi arrangiamenti, è l’impressione che quasi tutte le sue composizioni sembrino scritte per diventare delle sigle televisive. La qual cosa in parte è vera ma limita un po’ troppo la sua produzione. Come questa (bellissima) E SONO ANCORA QUI. Una specie di pre-sigla allo spazio musicale occupato settimanalmente da Mina all’interno della trasmissione di CANZONISSIMA ma che poi non venne utilizzata (se non in forma di canzone in una puntata). Bella, sfarzosa ed elegante. Una dichiarazione d’amore verso il pubblico e la musica. Le titubanze e le emozioni che si provano ogni volta che si entra in scena qui vengono rese perfettamente grazie ad un testo semplice e diretto cantato in maniera – come al solito - magnifica. Frase topica: e sono ancora qui e non mi sembra vero, cosa sarebbe la mia vita senza musica e senza voi. Verrebbe da dire: cosa sarebbe di questa canzone se non fosse stata cantata da Mina. Probabilmente non sarebbe nemmeno nata, creata su misura per la Tigre di Cremona. Voto: tra l’8 e il 9.

Il minutaggio totale di tutte queste canzoni è di appena 36 minuti e 28. Sembra incredibile: un album così bello, 12 canzoni che durano in totale soltanto trentasei minuti. E pensare che ci sono dei dischi che durano circa 80 minuti e che dopo appena due, ti viene già voglia di gettarli dalla finestra! Uno di quei dischi che non dovrebbe mai mancare in nessuna discoteca degna di questo nome.

Un disco per Natale, va bene. Ma che duri per sempre.

1 commento:

Anonimo ha detto...

"Deborah" è stata scritta da "GIORGIO CONTE" e non da Paolo come avete scritto