25 marzo 2010

Formigoni dalla A alla Z/ V come Voucher

Premesso che chi vota destra di questi tempi mi fa schifo, in quest'altra puntata della saga formigoniana vediamo come il nostro eroe impersoni un perfetto Robin Hood al contrario, rubando ai poveri per dare ai ricchi delle scuole e delle cliniche private.


Con il termine voucher Formigoni ha inteso in questi anni promuovere e sostenere la cosiddetta “libertà di scelta” dei lombardi nel rivolgersi alle strutture che svolgono servizi pubblici. In altre parole sostenere con ricchi contributi i privati che operano nella sanità, le cliniche convenzionate per esempio, molte delle quali sotto inchiesta per truffa al sistema sanitario nazionale (vedi Santa Rita), o nella scuola, cioè gli istituti che coltivano le nuove élite della buona borghesia milanese e lombarda di cui tutto penseremmo tranne che abbiano bisogno di un sostanzioso contributo pubblico per poter accedere all’istruzione privata.

E invece Formigoni ha superato anche le menti più feconde. E complessivamente dal 2001 a oggi ha concesso circa 400 milioni di euro di contributi a famiglie benestanti sotto la forma del famigerato buono scuola, un’integrazione per pagare rette che costano diverse migliaia di euro l’anno. Una voce presente anche nell’ultimo bilancio di Regione Lombardia, dal titolo eloquente: «Contributi alle famiglie per l'accesso e la libera scelta dei percorsi educativi» (leggi scuole - private - paritarie, oltre agli 8.326.415 euro per le «spese di gestione delle scuole materne autonome» nel 2009).

La previsione per 2009 era di 45.000.000, mentre la cifra effettivamente stanziata e liquidata alle famiglie è stata di 64.000.000. Il 50% in più di quanto preventivato. Una cifra colossale. Nel frattempo alla scuola pubblica sono andate solo le briciole: tenendo presente che chi frequenta le scuole private è circa un decimo della popolazione studentesca totale, alle famiglie degli studenti che frequentano le scuole pubbliche è stato destinato un contributo pari a poco più di un terzo: circa 20 milioni di euro. Un bell’affare. Per pochi s’intende.

Quanto al merito del buono scuola, ricorda la collega Sara Valmaggi, «è del tutto incomprensibile che una famiglia con reddito Isee non superiore a 15.458 euro abbia diritto a una dote di 120 euro se frequenta la scuola primaria pubblica e di 500 euro se è iscritto alla paritaria; nel caso della secondaria di primo grado il rapporto è di 220 a 700 euro e in quello della secondaria superiore è di 320 a 1000 euro. Stesso reddito, stesse voci di spesa, ma trattamento molto diverso».

Ma la cosa che più lascia perplessi è la discriminazione nell’accesso al buono: se vai alla privata non devi produrre granché per quel che riguarda la documentazione reddituale, puoi anche essere un nababbo, con appartamento di super lusso in pieno centro, fuoriserie nel garage e reddito da 200 mila euro l’anno ma a Formigoni non importa: il contributo te lo dà lo stesso. E pazienza se chi ne ha reale bisogno ne dovrà fare a meno.

Come scrive il consigliere regionale Luciano Muhlbauer in un dossier di Rifondazione Comunista, Formigoni «ha truccato le regole del gioco. Cioè, mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee – il riccometro – per poter accedere a un piccolo contributo, i richiedenti il buono scuola godono di un meccanismo inventato ad hoc per loro, denominato “indicatore reddituale”, dove i limiti di reddito sono molto più tolleranti e, soprattutto, dove non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare, che immobiliare.

E il risultato di questo trucco è tanto stupefacente, quanto indecente, considerato che oltre 4mila beneficiari del buono scuola dichiarano al fisco addirittura un reddito tra 100mila e 200mila euro annui oppure che altri risultano residenti nella zone più prestigiose e costose delle nostre città, come per esempio Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni a Milano».

(da "Il libro grigio della giunta Formigoni" di Giuseppe Civati & Carlo Monguzzi)

Puntate precedenti:
U come Uccelli
T come Ticket e Tasse per Tutti
S come Santa Rita
R come Razzismo istituzionale
Q come Quarto mandato (a casa)
P come Pannelli solari
O come Oil for Food
N come Nuova sede, vecchi sprechi
M come Malpensa
L come L'Aquila
I come Idrogeno
H come Haiti
G come Giustizia ad orologeria
F come Ferro (poco) e smog (parecchio)
E come Eluana
D come Diritti negati
C come Comunione e Liberazione
B come Bonifiche (e Bonifici)
A come Arese
Cielo grigio su, cielo grigio giù

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